Tremiti: La Croazia non rispetta i trattati e arresta i pescatori italiani [video]


Dopo la seconda guerra mondiale abbiamo ceduto l'isola della Pelagosa, dell'arcipelago delle Tremiti, alla ex Jugoslavia. Con questo trattato però era concesso agli italiani di poter comunque pescare nelle sue acque molto ricche. Ad oggi, sebbene sia subentrata la Croazia la Convenzione non è stata modificata, eppure i pescherecci che vengono trovati a pescare nella zona della Pelagosa vengono bloccati, confiscati e i pescatori arrestati: di questo abbiamo avuto conferma dalle carte ottenute delle diverse Capitanerie di porto. E così gli italiani si trovano a essere preda delle istituzioni croate che non stanno rispettando la convenzione, in barba ai Trattati e ai rapporti istituzionali fra gli Stati.
Sollecitata dalla nostra consigliera regionale Rosa Barone, la Capitaneria di porto di Molfetta aveva risposto il 27 luglio 2016, segnalando tra gli altri, il caso del motopeschereccio MAVERIK:

"alle 21.30 del 7 giugno 2011 il Motopesca «MAVERIK», con cinque membri di equipaggio, navigava verso Sud con le reti immerse in acqua e circa 500 kg di pesce a bordo. Si avvicinava una motovedetta della polizia croata che intimava al motopesca di fermare i motori e di salpare la rete. Il comandante del motopesca verificava l'esatta posizione dell'imbarcazione, che risultava essere a circa 13 miglia a sud rispetto all'isola di Pelagosa. Alle ore 3.30, dopo aver salpato le reti, il vento da sud faceva scarrocciare il Motopesca verso terra (croata) e a bordo salivano tre poliziotti croati. Alle 4, il Motopesca MAVERIK sotto ordine dei poliziotti si dirigeva verso l'isola croata di Viso. Alle 10.15 del 7 giugno 2011 l'unità entrava in porto dell'isola di Viso. Durante la mattinata i poliziotti perquisivano il Motopesca. I militari, inoltre, procedevano al sequestro del quantitativo di pescato presente ancora nella rete, che risultava essere pari a circa 30 chilogrammi. Mentre, il prodotto presente a bordo, frutto dell'attività di pesca svolta in acque italiane, risultava essere pari a circa 470 chilogrammi. Tale quantitativo veniva riconosciuto dall'autorità croata come pescato in acque italiane. Durante la giornata, a turno, i marinai venivano identificati e ascoltati. Il giorno dopo, veniva dato avvio al processo per direttissima contro i cinque marittimi presso l'ufficio giudiziario di Viso. La sentenza stabilì la condanna dei marittimi ad una sanzione pecuniaria complessiva di euro 22.000 (commutata in cauzione per una somma pari a euro 21.750) e al sequestro del Motopesca per il reato di pesca in acque territoriali dello Stato croato. A esito del pagamento della cauzione, il magistrato autorizzava il rilascio dei marittimi. Il Motopesca, sottoposto a sequestro, veniva trasferito dall'isola di Viso, in una base militare di Spalato. Successivamente, il motopesca veniva ormeggiato nella predetta base militare e sottoposto a misura cautelativa (sequestro). Venivano effettuati rilievi fotografici di tutte le attrezzature esistenti a bordo da parte della polizia croata. I legali rappresentanti (reperiti in loco) preannunciavano all'autorità competente croata di proporre appello alla decisione del giudice di primo grado. La misura cautelativa (sequestro) veniva sospesa fino all'esito dell'appello. I marittimi venivano espulsi dallo Stato croato per un periodo di 12 mesi e rientravano nel porto di Ancona con un traghetto di linea il giorno 11 giugno 2011. Il peschereccio successivamente veniva dissequestrato e rientrava in porto a Molfetta."

Sulla base deIla risposta della Capitaneria, il 5 agosto 2016 depositai un'interrogazione a risposta scritta, cui peraltro non ha fatto seguito alcun riscontro, nella quale evidenziavo la questione riguardante lo sconfinamento di pescherecci appartenenti alla marineria di Molfetta in acque straniere (Croazia per la precisione), a 9 miglia nautiche dall'Isola di Pelagosa.

Tuttavia, il 23 febbraio 2017 la consiglieri regionale Rosa Barone riceveva dalla stessa Capitaneria di porto una comunicazione con la quale, informandola riassuntivamente di alcune vicende correlate allo sconfinamento di pescherecci appartenenti alla marineria di Molfetta in acque straniere, rettificava quanto scritto nella citata precedente relazione, affermando che: «Da successivi atti pervenuti presso la Capitaneria di porto di Molfetta risulta che, a seguito della confisca da parte delle autorità croate, il peschereccio fu messo all'asta e acquistato da parte dello stesso Murolo Giuseppe per una somma di 750.000 kune. Effettuato il pagamento del 5 per cento di tale importo (37.500 kune), a titolo di acconto in data 21 settembre 2000, fu autorizzata la partenza del M/p in data 22 settembre 2000 per lasciare le acque territoriali croate.

Per questo, ho depositato una ulteriore interrogazione, nella quale chiedo al governo quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo affinché la Croazia rispetti gli accordi internazionali in materia ed in particolare permetta alle imbarcazioni italiane di agire in sicurezza, e per tutelare i diritti dei cittadini italiani coinvolti. I nostri pescatori vanno tutelati.

Guarda il video

https://www.youtube.com/watch?v=wgurt8sXsAQ&feature=youtu.be

Uno stato non ha amici ma interessi [video]


Questo il mio intervento in aula in dichiarazione di voto sulle missioni internazionali:

"E' un periodo in cui cambiano gli equilibri internazionali tra i vari Paesi. Negli Usa il Presidente Trump chiede di rivedere il ruolo della NATO e l’Europa rischia di uscire ancora più frammentata dalle prossime elezioni nazionali in Francia, Olanda e Germania dopo la gestione fallimentare di questi ultimi anni. Cosa succede invece in Italia? Qui da noi è tutto fermo! Abbiamo il “brodino riscaldato” del Governo Gentiloni, che ha come unico scopo quello di mantenere lo status quo e fare in modo che gli italiani vadano alle urne il più tardi possibile, aumentando il rischio che il nostro Paese resti il fanalino di coda nel futuro politico del nostro continente. Mentre si tagliano i fondi per la sanità, per le politiche sociali, per la scuola e, mentre la disoccupazione continua ad aumentare, il Partito Democratico ha bloccato il Parlamento e l’intero Paese in attesa del proprio congresso e di risolvere le proprie beghe interne al partito, costringendo un intero Paese all’immobilismo.

Ma un paio di cose le hanno fatte Sig. Presidente. E tra quelle poche cose fatte: il piano salva-banche con cui in una notte hanno dato 20 miliardi alle banche, fatte fallire sempre dal PD, e l’aumento della spesa per le missioni militari all’estero. Un aumento dell’8% rispetto al 2016, in totale quasi 1 miliardo e mezzo. In politica estera, dove oggi siamo rappresentati da Angelino “combinaguai” Alfano i nostri alleati ci considerano un piccolo paese uscito sconfitta dalla seconda guerra mondiale. Abbiamo una sovranità limitata e gestita direttamente da USA, NATO ed Unione Europea. Infatti, sembra ci sia una certa predisposizione da parte del Governi italiani nel giocare a Risiko per conto terzi. L'Italia ha un elevato numero di militari all’estero! In quasi tutti gli scenari di guerra c’è almeno una nostra pedina, ma non per nostri interessi diretti. Spesso siamo in guerre che non ci appartengono e che portano più svantaggi che vantaggi alla nostra causa. Guerre che vanno nella direzione opposta rispetto all’interesse dell’Italia e degli Italiani. Gli stati non hanno amici ma interessi e gli italiani fanno fatica a capire perché dovremmo difendere quelli altrui quando non coincidono con i nostri. Inoltre, il Paese è vulnerabile non solo per ragioni militari, economiche e finanziarie ma anche morali. Anzi è vulnerabile principalmente per motivi morali: paghiamo cattiva amministrazione, lassismo e corruzione della classe politica.

Avete inviato militari ai confini con la Russia, nei Paesi baltici, per imposizione Nord atlantiche, quando invece fare l’interesse degli italiani vorrebbe dire scongelare immediatamente i rapporti con la Russia ed eliminare le sanzioni, viste le ingenti perdite di quote in termini di export agroalimentare che stanno subendo le imprese italiane. Lo stesso si può dire per la nostra presenza in Afghanistan dove l'Italia è presente con 900 uomini ad Herat e in IRAQ dove siamo presenti dal 2003, a seguito dell’invasione americana, con 1500 uomini, di cui 5/600 a presidio della diga di Mousul, appaltata ad una azienda italiana. In altre parole signor Presidente, i nostri uomini fanno vigilanza alla diga per una azienda privata. In Libia, invece, ci siamo dal 2011 quando ci siamo accodati a francesi ed inglesi, che hanno bombardato senza neanche avvisarci, nonostante il rapporto privilegiato che l’allora governo italiano stingeva con Gheddafi.

E' giunto il momento in cui l’Italia deve farsi promotrice di un tavolo di pace e riprendersi il ruolo chiave che ha sempre avuto nel Paese nordafricano, soprattutto dopo il fallimento da parte degli inviati ONU. Ma su questo Gentiloni ed Alfano dormono, attendono che siano gli altri a fare la prima mossa. Abbiamo militari in giro per il mondo ma la guerra ce l’abbiamo in casa. Siamo soli e in affanno nella gestione dei flussi migratori. Siamo un bersaglio sensibile per i terroristi! Vi ricordo che gli attentati in Europa sono stati realizzati da lupi solitari e foreign fighter di ritorno. Quello che si poteva fare da subito già con questo atto, era ottimizzare l’uso di mezzi e uomini abbandonando alcune missioni inutili per concentrare le risorse sulla difesa interna, dei nostri confini. Sarebbe stato opportuno investire più risorse in sicurezza interna, evitando ulteriori tagli alle forze dell’ordine e privilegiando un lavoro maggiore da parte dell’intelligence che avrebbe favorito gli scambi con i Paesi europei e balcanici. Invece, questo rifinanziamento rappresenta un'ulteriore occasione persa per il nostro Paese.

La maggioranza in Parlamento ha dimostrato ancora una volta di essere succube del governo e non c’è stata possibilità concreta per le opposizioni di intervenire su questa relazione. L'ennesima dimostrazione che questo Parlamento continua a ripetere gli errori del passato. Per questo, Sig. Presidente, esprimo a nome del M5S il voto contrario a questo decreto. Le missioni internazionali devono diventare uno strumento a servizio della politica estera e al servizio degli interessi dei cittadini italiani, non un modo per privare risorse alla nostra sicurezza interna.

Ma gli italiani sig. Presidente sanno che una speranza ancora c'è: quella di poter avere una politica estera indipendente con un Governo a cinque stelle".


https://www.facebook.com/Scagliusi.Emanuele/videos/vb.172934526199125/742195115939727/?type=3&theater
 

Nessun limite ai passaporti per il personale di volo

I piloti e gli assistenti di volo hanno spesso necessità di viaggiare per motivi di servizio da e verso Paesi tra di loro incompatibili, come per esempio Israele e Arabia Saudita. Non sempre, però, riescono a recarsi presso la Questura di residenza in tempo utile per “commutare” il passaporto. E, come se non bastasse, la durata continua della turnazione lavorativa rende impossibile una pianificazione dei visti presenti sul passaporto, o della compatibilità con il Paese di scalo del passaporto detenuto al momento della partenza. Cavilli nostrani che pongono la categoria del personale navigante italiano in una situazione di svantaggio rispetto ai loro omologhi colleghi europei.

Per rimediare a questa anomalia, ho presentato una proposta di legge che potrà conferire anche maggiori possibilità di impiego al personale di volo italiano. Considerando la situazione generale di crisi in cui versa il settore aeronautico il personale di bordo di cittadinanza italiana è ulteriormente penalizzato in quanto, a differenza dei colleghi europei, non può richiedere più passaporti, vedendosi così costretto, in alcuni casi, a rifiutare proposte di lavoro. Il decreto 303/33 del 2010, che integra la legge 1185 del 1967, disciplina i casi speciali ma pone il limite al rilascio di un solo secondo passaporto. Tuttavia, l’articolo 9 della stessa legge già prevede speciali disposizioni nell’interesse generale del lavoro italiano all’estero e per la tutela dei lavoratori.

Secondo gli uffici competenti in materia di rilascio passaporti al Ministero dell’Interno e al Ministero degli Affari Esteri la questione del rilascio e della detenzione contemporanea di tre o più passaporti è solo un problema tecnico di procedura e non un problema legislativo. Per questo, ho depositato una proposta di legge che non prevede alcuna limitazione al numero dei passaporti e non indica alcun limite di detenzione contemporanea dei passaporti per il personale di volo: comandanti, piloti e assistenti di volo. Sono convinto che questa proposta possa presto trovare il parere favorevole degli altri gruppi parlamentari visto che non prevede alcun costo aggiunto e visto che si tratta di una proposta di buon senso che da un lato aumenta le possibilità di lavoro per cittadini italiani e, dall’altro non va ad intaccare la sicurezza del nostro Paese.

Chi è iscritto al nostro sistema operativo Rousseau può suggerire miglioramenti e modifiche.


https://www.youtube.com/watch?v=4jYq28izufk

Adozioni internazionali: Storia a lieto fine per una coppia polignanese

Quando si pensava che la burocrazia e lo sfinimento erano in procinto di prendere il sopravvento sulla voglia di adottare di due genitori polignanesi, è arrivata la buona notizia. Dopo cinque anni di documenti, visite mediche ripetute, adempimenti burocratici e soldi versati, una coppia di polignanesi è riuscita a realizzare il sogno di accogliere, questa volta per sempre, il bambino bielorusso con cui avevano un legame speciale ormai da anni, uguale a quello che si crea tra genitori e figlio.

E’ dalla tragedia di Chernobyl dell’86 che tra Italia e Bielorussia si è creato un ponte di solidarietà che ha visto migliaia di famiglie in tutta Italia accogliere bambini bielorussi orfani e/o bambini le cui famiglie non potevano permettersi di sostenere i costi delle cure per i propri figli. Da lì in molti casi è “scoccata la scintilla” e molte coppie hanno deciso di adottare uno dei bambini accolti, grazie anche all’unico accordo bilaterale sulle adozioni internazionali che la Bielorussia ha siglato ad oggi, appunto con l’Italia. Tra queste, c’è anche la coppia polignanese che dopo aver conosciuto un bambino di 7 anni nel 2012, è stata catturata dal suo affetto ed ha deciso di avviare le pratiche per l’adozione. “Per noi è stata una scelta naturale – parla commosso il padre, 37enne polignanese - dopo aver avuto il piacere di accogliere il nostro bambino negli ultimi cinque anni, tre mesi in estate e un mese in inverno. Purtroppo, non è stato affatto facile vista l’assoluta assenza di supporto da parte dello stato italiano. Spesso ci siamo sentiti soli davanti ad una procedura estenuante e complessa ma che alla fine si dimentica in fretta difronte alla soddisfazione di poter abbracciare tuo figlio. E’ un’esperienza che consiglio a tutti, con l’auspicio che lo stato italiano faccia qualcosa per rendere più agevole l’iter adottivo”.

Ormai da 4 anni, come membro della commissione affari esteri, mi occupo di adozioni internazionali e delle difficoltà dei genitori di tutta Italia nel portare a termine un’adozione internazionale. La chiamata dei genitori polignanesi mi ha commosso. Devo ringraziare loro perché per primi mi hanno segnalato la situazione in cui versa il mondo delle adozioni internazionali in Italia. La loro storia mi ha permesso di approfondire la questione e rendermi conto di quanto inefficiente sia la gestione della Commissione Adozioni Internazionali (CAI), l’ente pubblico che si occupa di adozioni internazionali in Italia. Sono ormai quattro anni che in tutti i modi ho cercato un dialogo con la ex presidente Silvia Della Monica e con l’attuale presidente Maria Elena Boschi ma ho trovato davanti a me un muro di omertà e di arroganza. Non è un caso che le adozioni internazionali siano calate del 50% in Italia negli ultimi 5 anni. Per fortuna, nel caso della coppia polignanese, è stato sufficiente sentire l’ambasciatore italiano che ho conosciuto in un mio precedente viaggio istituzionale a Minsk per essere rassicurato sul fatto che la procedura fosse in dirittura d’arrivo. Da li a poche ore, le informazioni sono state confermate dalla telefonata gioiosa dei miei concittadini. Li ringrazio a nome della comunità per il loro bel gesto e sono fiero di poterlo sottolineare.

Quello che hanno fatto questi due genitori, nonostante le difficoltà incontrate, è la dimostrazione che l’amore non conosca confini, né biologici e né geografici. Purtroppo, a seguito dell’esito del referendum, immagino che i prossimi saranno mesi di ulteriore stallo per la CAI. Spero che, con un nuovo governo, ci sia maggiore attenzione a questi genitori, la cui generosità andrebbe sostenuta, non ignorata. Noi del M5S ce la stiamo mettendo tutta.

Sottrazione Internazionale di minori: La Convenzione dell'Aja va aggiornata


La battaglia per contrastare la sottrazione internazionale di minori non deve conosce soluzione di continuità. Dopo aver incontrato alcuni addetti ai lavori, aver sentito numerosi genitori e raccolto le problematiche legate al fenomeno della sottrazione internazionale, ho dapprima depositato una proposta di legge (insieme al collega Bonafede) per inasprire le pene di chi è colpevole di sottrazione internazionale di minori. Successivamente ho presentato una interrogazione al Ministro della Giustizia e adesso torno alla carica con una interpellanza alla Camera dei Deputati per chiedere al Governo di farsi promotore in sede internazionale di alcune modifiche alla Convenzione dell’Aja, in vista della scadenza del suo rinnovo quinquennale.

Le sottrazioni internazionali di minori, che si verificano nel caso in cui un minore viene illecitamente trasferito all'estero o illecitamente trattenuto all'estero (mancato rientro), sono innumerevoli nel nostro Paese così come nel resto dell'Europa e presentano aspetti assai diversi tra loro. Tra gli accordi internazionali che riguardano la sottrazione di minori vi è la Convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980, ratificata da 93 Paesi, che si pone, tra gli obiettivi, quelli di consentire il ritorno del minore nello Stato di residenza abituale e di garantire il diritto del minore ad incontrare il genitore dal quale è stato illecitamente sottratto, regolamentandone la modalità di frequentazione anche nel Paese estero. Ad oggi, la Convenzione è l'unico strumento giuridico internazionale cui è possibile ricorrere per i casi di sottrazione o per la regolamentazione del diritto di cura parentale dei minori sottratti e portati coattivamente, a grande distanza dal contesto familiare in cui sono nati e cresciuti, in Paesi non appartenenti all'Unione Europea.

Purtroppo, nel tempo si sono evidenziate alcune criticità nella Convenzione che vanno assolutamente corrette per tutelare i minori, salvaguardare il diritto dei genitori ed evitare che eventuali controversie possano costituire un elemento di forte turbamento nei rapporti tra gli Stati interessati. Entrando nel merito degli articoli, si evince che la Convenzione prevede che il genitore del minore sottratto sia obbligato a presentare l'istanza presso l'autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato in cui il minore si trova, laddove invece sarebbe opportuno poter presentare l'istanza nello stato di origine della famiglia. Questo aprirebbe scenari diversi e favorevoli in quanto, innanzitutto sarebbe un deterrente per il genitore reo dell’allontanamento forzato. Inoltre, il genitore a cui viene sottratto il minore non sarebbe più obbligato a rivolgersi a un'autorità straniera, ma a quella del luogo dove il bambino aveva per ultimo la residenza abituale e i propri affetti più cari.

Anche l'Associazione Adiantum la pensa così: “Il minore sottratto viene catapultato in un vortice di circostanze che determinano cambiamenti incisivi nella propria vita di bambino: variazioni del clima, del paesaggio, delle mura domestiche, dell'alimentazione, della lingua parlata, dei rapporti sociali, del gioco, dell'emulazione, della scuola e delle condizioni economiche (spesso disagiate). Tutto ciò segna l'inizio di un calvario sia affettivo che legale, dal momento che il bambino trascorre molto tempo prima di rivedere (o anche sentire telefonicamente) il genitore a cui è stato sottratto, in ciò acutizzando un forte senso di abbandono che lo seguirà per tutta la vita. Ci auguriamo vivamente che il Governo prenda in considerazione gli impegni proposti da Scagliusi e che, in tempi brevi si riescano a trovare soluzioni efficaci a questo problema”.

APPROFONDIMENTI

Referendum: ho chiesto all'OSCE di monitorare il voto del 4 dicembre in Italia

 
Il 4 dicembre 2016, gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi su una riforma che prevede un radicale stravolgimento di oltre 40 articoli della Carta costituzionale. Per questo, in qualità di membro della Commissione Affari Esteri e dell’OSCE, ho inviato tramite il Presidente del gruppo parlamentare M5S alla Camera, Andrea Cecconi, una richiesta all’OSCE, affinché valuti l’opportunità di avviare una specifica missione di osservazione elettorale nel corso della prossima votazione e contestualmente ho depositato una mozione a mia prima firma che impegna il Governo italiano a richiedere il suddetto monitoraggio.

Già coinvolto attivamente in alcuni monitoraggi elettorali negli ultimi tre anni, cioè da quando sono deputato e anche membro della delegazione OSCE, ho ritenuto opportuno avanzare questa richiesta proprio perché l’attività di monitoraggio elettorale costituisce una componente fondamentale della politica dell’Unione Europea per la promozione dei diritti umani e della libertà di opinione e di voto. Dal 1994 l’Italia ha fornito alle varie operazioni di monitoraggio elettorale condotte dall’OSCE/ODIHR circa 500 esperti in materia elettorale che hanno partecipato alle missioni di osservazione o di supervisione elettorale condotte in numerosi Paesi partecipanti dell’OSCE. Questa volta, riteniamo che sia proprio il nostro Paese ad aver bisogno di un sostegno da parte dell’OSCE per garantire ai cittadini italiani elettori la libertà di voto.

L’attività di monitoraggio elettorale costituisce una componente fondamentale della politica dell’Unione Europea per la promozione dei diritti umani e della libertà di opinione e di voto. Le immagini viste sul web che a Napoli, in occasione delle scorse amministrative, documentavano ancora una volta anomalie e scambi sospetti all’esterno dei seggi elettorali sono ancora tristemente nitide. Per non parlare di ciò che in passato, in altre città o Regioni, si è verificato anche e soprattutto all'interno dei seggi. Il rapporto Democracy Index, stilato annualmente dal settimanale "The Economist", per l’anno 2014, metteva l’Italia al 29° posto tra tutti i paesi del mondo su una classifica che misura il grado di democrazia all’interno degli Stati, tra il Botswana e il Sudafrica.

Sarà una giornata importantissima, che chiamerà alle urne milioni di italiani. Per questo abbiamo inviato una lettera al direttore dell’ODIHR, Michael Georg Link, chiedendo che l’OSCE invii una sua delegazione per vigilare sullo svolgimento del voto referendario nelle zone maggiormente a rischio. La garanzia di un voto libero e trasparente deve essere il principio cardine di ogni democrazia. Attendiamo la risposta del Dott. Link, sperando che avalli la nostra richiesta.

APPROFONDIMENTI

Adozioni Internazionali: Finalmente si vede la Della Monica, restano le perplessità



Alla Camera dei deputati, in Commissione Giustizia, si è svolta l’audizione di Silvia Della Monica, Vice Presidente della Commissione per le adozioni internazionali, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni ed affido. Davanti alla sorpresa dei presenti, la Della Monica ha sciorinato tutti i risultati raggiunti dalla CAI, la sua determinazione a difesa dei minori ed il suo istinto protettivo che le ha permesso di tutelare la Commissione e la sua credibilità all’estero, evitando di riunire la commissione per ben 2 anni al fine di preservarla da conflitti d’interesse interni che ne avrebbero danneggiato la gestione.

Sono contento di aver finalmente visto dal vivo la Dott.ssa Della Monica dopo averla inseguita per due anni e mezzo, non perché ci tenessi ad incontrarla ma perché ci sono migliaia di famiglie assolutamente insoddisfatte e preoccupate per l’immobilismo della CAI dall’inizio della sua gestione.

Fa abbastanza sorridere che la Della Monica parli di risultati positivi quando il mondo delle adozioni internazionali da qualche tempo a questa parte, sta vivendo una vera e propria crisi. Secondo gli ultimi dati disponibili sul sito della CAI, dal 2010 al 2014 abbiamo assistito ad un calo del 50%. Ma lei ha parlato dell’aumento avuto nel 2015 rispetto all’anno prima: cioè 5 bambini in più. Ritengo questa sia stata una mancanza di rispetto nei confronti dei genitori e di tutti i presenti che avevano chiesto la sua audizione con l’obiettivo di cogliere eventuali suggerimenti da adottare a livello legislativo, per superare l’empasse. “In merito ai rimborsi, invece, fermi al 2011 e con tantissime famiglie in attesa, la Della Monica si è limitata a dire che c’è un ente terzo che si occupa di rimborsare le famiglie.

Questo lo verificherò quanto prima. Quello che è certo, è che nella legge di stabilità 2016 sia stato istituito un apposito fondo che prevede 15 milioni di euro all’anno a partire dal 2016 anche per i rimborsi alle famiglie. Se ha aggiornamenti in merito, le sarei grato di apprenderli oggi perché ci sono decine e decine di famiglie che attendono notizie su questo. Infine, mi risulta alquanto difficile da digerire quanto detto dalla Dott.ssa Silvia Della Monica in merito alla sua decisione di non far riunire la Commissione Adozioni Internazionali perché ha ritenuto che qualcuno all’interno della Commissione fosse in palese conflitto di interessi perché legato a qualche ente autorizzato. E’ inaccettabile che migliaia di famiglie non abbiano ricevuto informazioni e assistenza adeguata nella loro richiesta, a volte disperata, di informazioni perché la ex presidente della CAI si sia arbitrariamente arrogata il diritto di fare di un ente pubblico, sotto la presidenza del Consiglio dei Ministri, un proprio ufficio privato, a conduzione privata. Mi auguro che il presidente del Consiglio, anche a voce della Ministra Boschi che audiremo giovedi alla Camera, dia delle spiegazioni in merito alle parole della Della Monica”.


https://www.youtube.com/watch?v=I0l3Nf6fpTU&feature=youtu.be



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