Marò: Il M5S chiede lo stop alla partecipazione dell'Italia alle operazioni anti-pirateria, si rispetti il decreto missioni

Ennesimo nulla di fatto sulla questione Marò. La Corte suprema indiana ha respinto le istanze per l’attenuazione delle proprie condizioni di libertà provvisoria di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò pugliesi trattenuti in India da ormai tre anni. Ciononostante, continua l’immobilismo del Governo Renzi che continua a mostrarsi inerme dinanzi all’atteggiamento dello stato indiano e le prese di posizione perennemente annunciate ma mai rispettate. Dura la replica dei 5 Stelle che, con il deputato pugliese Emanuele Scagliusi e gli altri colleghi M5S in Commissione Affari esteri stamane ha ribadito la propria posizione sull’intricata vicenda.

L’articolo 3 comma 4 del Decreto Missioni che questo Parlamento ha convertito in legge lo scorso ottobre, parla chiaramente. C’è scritto che, se non si fosse risolta la questione relativa ai due marò, l’Italia non avrebbe partecipato alle missioni antipirateria. Invece, il Governo Renzi continua a far finta di niente. L’Esecutivo di Matteo Renzi continua ad ingannare i cittadini italiani ed i nostri due marò pugliesi. Come se non bastasse, l’arbitrato internazionale non esiste. Infatti, nonostante le rassicurazioni arrivate il 14 aprile scorso dall’allora Ministro degli Esteri Federica Mogherini, la procedura non è mai stata attivata. Lo ha candidamente ammesso oggi il suo successore Gentiloni, parlando genericamente di opzione sul tavolo. Una decisione che costituisce un’autentica vessazione nei confronti dei nostri due marò e che palesa il fallimento del semestre europeo a guida Renzi. Il castello di bugie è crollato. Questo, per l’Italia, è un giorno triste e buio.

#M5S: Che ci fa l'italiano Emra Gasi nel CIE di Bari?



Non si placa lo stupore, misto a rabbia, dell’opinione pubblica sulla vicenda che riguarda Emra Gasi, un ragazzo di 22 anni nato a Napoli da genitori serbi, da sempre vissuto in Italia ma attualmente detenuto al Centro di Identificazione e Espulsione di Bari, in attesa che il decreto di espulsione notificatogli dalla Prefettura di Venezia diventi esecutivo.
Una situazione che noi del M5S abbiamo subito definito inaccettabile, tanto da presentare un’interrogazione parlamentare, a prima firma della mia collega, Deputata Spessotto, dove si chiede al Ministro dell’Interno di assumere al più presto tutte le iniziative di competenza che consentano il rilascio di Emra e il suo ritorno a casa.
 
Emra Gasi è stato fermato la scorsa settimana a San Donà di Piave, dove risiede dal 2000, per un ordinario controllo di polizia. Era in possesso della sua carta di identità italiana ma le autorità di polizia hanno contestato al ragazzo la mancanza del permesso di soggiorno. A seguito del fermo, il Prefetto di Venezia ha firmato lo scorso 25 novembre un decreto di espulsione per Emra Gasi e, dopo due giorni, è stata convalidata dal Giudice di pace di Bari la sentenza di trattenimento del ragazzo presso il CIE di Bari, dove risulta trattenuto da una settimana, mentre si avviano le procedure per il rimpatrio nel paese d'origine dei suoi genitori, la Serbia.
 
“Il decreto di espulsione a cui è stato sottoposto Emra Gasi – ha commentato la mia collega Arianna Spessotto - come sostenuto dall’avvocato difensore del ragazzo, presenterebbe gravi profili di illegittimità dal momento che nel provvedimento è stato inserito il numero di passaporto della madre di Emra, nata in Serbia, e non gli estremi del documento del ragazzo, in possesso di un regolare certificato di nascita e carta di identità italiani. Non a caso Emra Gasi risulta sconosciuto alle autorità serbe e la Repubblica di Serbia ha comunicato all’avvocato e ai familiari del ragazzo che non è mai stato registrato presso la loro anagrafe.”
 
Emra Gasi era già stato fermato nel 2013 dalla stessa questura di Venezia che, in quell’occasione, aveva dato seguito ad alcuni accertamenti che avevano dimostrato come il ragazzo fosse nato regolarmente in Italia. Al contrario, a seguito del nuovo ultimo fermo di polizia non sono stati, invece, effettuati ulteriori accertamenti ed è stato emesso un decreto di espulsione riportante luogo di nascita ed estremi del passaporto non corrispondenti a quelli del ragazzo.
 
Siamo di fronte ad una violazione di diritti umani che ha dell’incredibile. Come se non bastasse, Emra risulta positivo all’epatite C, ha un handicap cognitivo certificato dal suo medico curante e le sue condizioni di salute appaiono incompatibili con la detenzione presso il Cie di Bari, necessitando il ragazzo di urgenti cure mediche. Abbiamo chiesto al Ministro Alfano se non ritenga necessario ed oltremodo urgente assumere al più presto tutte le iniziative di competenza che consentano il rilascio di Emra, il suo ritorno a casa e la revoca del decreto di espulsione. D’altronde, il Ministro Alfano non è nuovo a vicende che riguardano la violazioni di diritti umani, come ha dimostrato nel caso della Sig.ra Shalabayeva e nel caso delle cariche della polizia agli operai dell’Ast di Terni. Noi, continuiamo a far pressione affinché Emra possa tornare a casa sua e riabbracciare al più presto i suoi familiari.

M5S il decennale conflitto in Sudan ha anche cause occidentali


La situazione nel Sudan occidentale è tuttora segnata da diffusa violenza e impunità. Sono ormai trascorsi più di dieci anni dall’inizio del conflitto ed è tuttora difficile calcolare il numero dei morti di questo genocidio. Dopo aver audito in sede di Comitato permanente per i diritti umani il professor Mukesh Kapila, rappresentante speciale per l’Aegis Trust per la prevenzione dei crimini contro l’umanità, noi del Movimento 5 Stelle della Commissione Affari Esteri abbiamo presentato una risoluzione, a mia prima firma, con cinque punti atti ad arginare il genocidio in corso in Sudan.

I quattro ospedali nella zona controllata dai ribelli sono stati bombardati dal Governo sudanese nel mese di giugno 2014. Si tratta di un chiaro crimine di guerra, oltre che una palese violazione dei diritti umani. Le missioni di peacekeeping dell’ONU in Sudan hanno gravemente fallito e, oggi, il Paese africano non è più una minaccia per la sicurezza del solo continente ma del mondo intero, poiché proliferano terrorismo, malattie e commercio illegale di armi. Le sanzioni applicate da Stati Uniti e parte dell’Ue risultano essere vaghe e facilmente eludibili.
Diversi Paesi, infatti, promuovono singolarmente azioni commerciali, taluni segretamente, altri addirittura ignorano completamente e pubblicamente le sanzioni. Vengono, inoltre, tenute conferenze che incoraggiano il commercio tra il Sudan ed i Paesi dell’Unione europea”. Sono circa 7 milioni i sudanesi coinvolti da un tentativo di pulizia etnica in diverse zone del Paese: una delle situazioni di crisi umanitaria tra le peggiori al mondo.

Con la risoluzione depositata, impegnamo il Governo a promuovere, nelle sedi internazionali, un approccio onnicomprensivo verso i processi politici in Sudan ed a supportare i mandati di arresto della Corte criminale internazionale contro Omar al-Bashir e altri esponenti del regime di Khartoum.
Invitiamo, inoltre, l’Italia a promuovere, presso le Nazioni Unite, sanzioni economiche, finanziarie e commerciale nonché un embargo sugli armamenti contro il Sudan per ridurre il potenziale bellico del regime sudanese, utilizzato contro il proprio popolo.
Chiediamo anche di isolare dal punto di vista diplomatico il Paese africano. Abbiamo anche chiesto di ritirare l’ambasciatore italiano a Khartoum. Un’azione che bisogna suggerire agli altri Stati membri dell’Ue per sostituirli con ufficiali incaricati di minor livello. Sarebbe un segnale politico molto forte, di una Europa non più disposta a tollerare il comportamento del Sudan dell’ultimo decennio.

È necessario, infatti un segno di discontinuità rispetto alla politica ambigua adottata, fino ad oggi, dai Paesi occidentali nei confronti del regime sudanese. Chiediamo al Governo italiano di far propri questi impegni e di promuoverli a livello internazionale, dando il giusto risalto ad una situazione che oramai è divenuta insostenibile e che rischia presto di esser fuori controllo. Eventualità che avrebbe ampie ripercussioni sull’Italia, attraverso i flussi migratori, dato che il confine dell’Europa è divenuto oramai il Sahara.

un momento dell'audizione del Prof. Mukesh Kapila in sede di Comitato permanente per i diritti umani


Approfondimenti
Beppegrillo.it Il genocidio del Darfur

M5S La proposta di legge per l'istituzione del CNIDU è realtà






La giustizia sociale è il motivo principale per cui il Movimento 5 Stelle si fa promotore di una proposta di legge per l'istituzione di una Commissione indipendente per la tutela dei Diritti Umani in Italia, quella da me appena depositata.

“La diseguaglianza è il killer del Pil, poiché porta con sé un calo della crescita e una maggiore instabilità”. Sono parole del Premio Nobel Joseph Stiglitz. Una società ingiusta, in cui ci sono gravi forme di ingiustizia sociale, non potrà dunque raggiungere condizioni di vero sviluppo economico. Quando i ricchi (ovvero l'un per cento più ricco della popolazione) si appropriano del 25 per cento del reddito, scoppia la "bomba atomica economica". È successo con la Grande Crisi degli anni '30 e, con la Grande Recessione di questo secolo, s’indebolisce la classe media e crollano i consumi. Lo sostiene in Nobel nel suo teorema, chiaro e lucido come una formula chimica o una relazione fisica: se l'indice di Gini (ovvero l'indicatore di diseguaglianza inventato da un economista italiano, appunto Corrado Gini) aumenta, dunque aumenta la diseguaglianza, il "moltiplicatore" degli investimenti diminuisce e dunque il Pil frena. La diseguaglianza sociale si trasforma in recessione economica. 
E' grazie a questo teorema che si capisce, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia fondamentale la tutela e la promozione e la protezione dei diritti umani anche in paesi sviluppati come il nostro, che tuttavia denota grandi differenze sociali. Poi c'è il vergognoso ritardo dell'Italia di 14 anni rispetto alla risoluzione della Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e tutte le raccomandazioni dei Comitati ONU che chiedono all’Italia di rispettare i Principi di Parigi
Fino ad oggi anche in sistemi democratici avanzati, la protezione dei diritti umani è prevalentemente intesa in termini di garanzia successiva alle violazioni dei diritti, garanzia affidata alle strutture giurisdizionali (costituzionali e ordinarie) col compito di accertare i fatti, condannare i colpevoli, indennizzare le vittime, quando ormai le violazioni sono avvenute. Invece è fondamentale prevenire queste violazioni. In Italia finora i diritti umani non sono ancora riusciti, come dimostrano i dati sulla violenza intrafamiliare, sul razzismo e la xenofobia, a divenire cultura diffusa di base. Attualmente, i diritti umani non riescono ad uscire dalle stanze dei giuristi, dei filosofi del diritto e dall'opportunismo politico per farsi patrimonio permanente dell’opinione pubblica e dei media che troppo spesso si ricordano dei Diritti Umani solo in occasione di gravi emergenze mediatiche o di fatti di cronaca. 
Per trasformare la tutela dei diritti in realtà abbiamo depositato alla Camera dei Deputati la Proposta di Legge per l'istituzione della CNIDU (Commissione Nazionale Indipendente per la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali) scritta direttamente dai cittadini grazie a “LEX”, la prima piattaforma on-line di Democrazia Diretta della storia della Repubblica, in cui la base di partenza della proposta, elaborata dai componenti della III commissione Esteri, è stata sottoposta al contributo degli cittadini sulla piattaforma del MoVimento 5 Stelle per 60 giorni. Una partecipazione straordinaria, quella della rete, ricca di spunti, riflessioni e suggerimenti che si sono tradotti in queste principali migliorie apportate alla proposta:
- Risparmio di risorse economiche: l'abolizione degli organismi “doppione” sia centrali e locali, con competenze in materia di protezione di diritti umani favorisce il contenimento delle spese. Oggi in Italia si opera con una incredibile dispersione economica, settorializzazione, e proliferazione di un folto novero di organi governativi che a vario titolo si occupano di diritti delle donne, diritti dei bambini, diritti dei migranti, diritti delle persone con disabilità e di istituzioni locali e regionali in tema di tutela di diritti umani. É utile, a questo fine, ottimizzare le risorse eliminando questi enti e utilizzando queste risorse per la commissione nazionale. Per esempio, la proposta di legge abroga il Comitato Interministeriale dei diritti umani, perché è un comitato composto da ministri, avente il compito di garantire un’efficace attività di indirizzo e coordinamento strategico in materia di tutela di diritti umani; esattamente quello che farebbe il CNIDU;
- Massima trasparenza: la Commissione è tenuta a rendere pubblici i provvedimenti adottati e può, a suo insindacabile giudizio, rivolgersi direttamente all’opinione pubblica per pubblicizzare le proprie opinioni, i provvedimenti adottati e le politiche perseguite e realizzate;

- Massima accessibilità:
tutto deve essere accessibile alle persone con disabilità fisiche e sensoriali (ciechi, ipovedenti, sordi e ipoudenti) anche attraverso il web, miglior garanzia di partecipazione dal basso ai processi democratici.
- Cultura dei diritti umani: la commissione promuove la cultura dei diritti umani nei programmi scolastici delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, attraverso campagne informative e materie di studio ufficiali sul tema dei diritti umani;

- Tolleranza zero:
la Commissione propone al Governo di valutare, nei casi di palese e grave violazione dei diritti umani, la possibilità di annullamento di ogni tipo di contratto stipulato con il soggetto che ha commesso la violazione.

Grazie al vostro contributo, questa proposta è migliorata notevolmente e la CNIDU, meccanismo di democrazia partecipativa previsto dall'architettura del sistema dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, ne esce notevolmente rafforzata.

Adesso questa proposta verrà sottoposta all'iter legislativo affinché possa entrare a far parte dell'ordinamento italiano. La prima azione è quella di spingere per la calendarizzazione della proposta in Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera. Successivamente, passerà al vaglio dell'Aula di Montecitorio e successivamente dovrà essere approvata anche dal Senato. Un percorso lungo, che spesso ha visto arenarsi diverse proposte di legge ma che, siamo fiduciosi, questa proposta riuscirà a superare visto anche l'interesse espresso (almeno “a parole”) nei confronti di questa proposta anche da parte degli esponenti di altri gruppi politici ed il grande interesse suscitato nella società civile, nelle associazioni e nelle ONG.
Ora il contributo di tutti è ancora più importante! Affinché questa proposta non venga bloccata è importante che se ne parli e che si inviti il Parlamento ad avviare l'iter legislativo il prima possibile.

Approfondimenti
Proposta di legge: Istituzione della Commissione Nazionale Indipendente per la promozione e la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali

#M5S Il Centro di identificazione ed espulsione all'attenzione del Governo Renzi


Le condizioni del Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) di Bari, dove crescono i rischi di un’epidemia nonché ultimamente teatro di episodi al limite del rispetto dei diritti umani, mi hanno spinto, anche in qualità di vicepresidente del Comitato Diritti Umani a Montecitorio, a presentare una interrogazione parlamentare sul caso. Negli ultimi tempi si susseguono, infatti, episodi di disperazione che si traducono in atti di autolesionismo da parte degli stranieri che, senza conoscerne il motivo, sono costretti a restare nel CIE in attesa di essere identificati ed espulsi.

Nel gennaio scorso l’ordinanza del giudice civile del Tribunale di Bari aveva ordinato al Ministero dell’Interno di eseguire entro il termine perentorio di 90 giorni, già trascorsi, i lavori necessari e indifferibili per garantire condizioni minime di rispetto dei diritti umani nel CIE di Bari. La perizia tecnica, pubblicata in una relazione del dicembre 2013, evidenziava le pessime condizioni interne della struttura per le manchevolezze imputabili soprattutto alle modalità costruttive dell’immobile e che incidono sulla situazione degli ambienti e, conseguentemente, sulla loro vivibilità da parte degli occupanti.

Al Governo Renzi chiediamo delucidazioni sullo stato dei lavori affinché vengano garantite le condizioni minime di rispetto dei diritti umani, come definiti dalla stessa ordinanza del giudice civile del Tribunale di Bari nello scorso gennaio, e soprattutto i motivi che, ad oggi, ritardano l’esecuzione di tali lavori. I centri di identificazione ed espulsione hanno la funzione di consentire accertamenti sull'identità di persone trattenute in vista di una possibile espulsione e si propongono di evitare la dispersione degli immigrati irregolari sul territorio e di consentire la materiale esecuzione, da parte delle forze dell’ordine, dei provvedimenti di espulsione emessi nei confronti degli irregolari. 

Naturalmente, in uno scenario in cui il numero dei reclusi è di gran lunga superiore a quello consentito dagli spazi e dalle strutture disponibili, il rischio è anche quello di epidemie. Per questo motivo ho anche chiesto al Ministro della Salute Lorenzin quali misure intenda adottare per evitare che nel CIE di Bari si diffondano malattie che mettano a repentaglio la salute degli ospiti stessi, degli operatori sanitari e del personale militare e civile presente. In qualità di vice presidente del Comitato permanente dei diritti umani, sento il dovere di vigilare su situazioni simili che dimostrano sia l’incapacità del Governo di gestire tali criticità, sia la superficialità mostrata dalle Istituzioni quando di fronte a situazioni che mettono a repentaglio la salute non solo di chi lavora nei CIE ma anche dei cittadini di Bari e dintorni. Non sono pochi, infatti, i casi in cui si assiste alla fuga degli immigrati in attesa di espulsione che, non resistendo a condizioni di vita tali, sono disposti a tutto pur riacquistare la loro libertà.

Approfondimenti
Interrogazione a risposta scritta

#M5S Virus ebola: poca chiarezza sulle risorse utilizzate dall’Italia

L’Italia è in prima linea per combattere il virus Ebola ed aiutare i Paesi africani coinvolti. Lo ha ribadito il sottosegretario agli Esteri Mario Giro, in risposta alla mia interrogazione, a distanza di pochi giorni dall’interpellanza urgente della collega Giulia Grillo che chiedeva delucidazioni in merito alle iniziative intraprese dall’Italia per fronteggiare il virus Ebola dal punto di vista sanitario. In Commissione Affari Esteri, invece, abbiamo chiesto a quanto ammontino le risorse che l’Italia ha complessivamente stanziato per contrastare la diffusione del virus nonché il dettaglio relativo al coinvolgimento delle ONG, al numero di progetti e alle risorse umane coinvolte ai fini della prevenzione.

Sin da quest'estate – ha dichiarato il Sottosegretario Giro nella sua risposta – dal Ministero Affari Esteri è stato avviato un programma, per un importo complessivo di circa 1,7 milioni di euro, articolato in due contributi: uno per l’Organizzazione mondiale della sanità (440mila euro) e un’iniziativa bilaterale per il finanziamento delle attività condotte dalle ONG italiane presenti nella regione (1,2 milioni di euro), per un totale di 36 operatori umanitari italiani coinvolti e l’invio di personale medico italiano proveniente dall’Istituto Spallanzani di Roma. Dalla risposta si è anche appreso che, attraverso la base Onu di Brindisi, l’Italia ha finanziato con oltre 20 mila euro la spedizione in Sierra Leone di materiale ed attrezzature mediche di facile consumo destinate a due ONG italiane. Il Paese africano è uno dei Paesi maggiormente colpiti e potrà beneficiare di aiuti pari a 730.000 euro per sensibilizzare la popolazione locale.

È assurdo che sia necessario fare un’interrogazione parlamentare per sapere come vengono spesi i soldi pubblici. Sul sito del Ministero degli Affari Esteri, infatti, poco si legge in merito a quanto comunicato dal sottosegretario Giro. Come se non bastasse, i pochi dati riportati, non fanno altro che aumentare la confusione tra i cittadini. Non vi è alcuna traccia dei progetti finanziati, nessun elenco delle risorse economiche ed umane utilizzate. Solo titoli e numeri.

I cittadini, secondo il Governo Renzi, devono prendere atto che un’ingente somma di denaro è stata stanziata dall'Italia ma non gli è dato sapere per cosa, per quali risorse, con che precisi obiettivi. Il sottosegretario Giro ha poi annunciato che, oltre alle risorse stanziate anche dal decreto Missioni, è pronto un pacchetto da 50 milioni di euro, annunciato proprio dal premier Renzi nel corso della consultazione in videoconferenza tenutasi il 15 ottobre scorso con i rappresentanti del Quint, il gruppo informale composto dai ministri degli Esteri di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti. Cosa sia stato fatto dal Governo Renzi sul territorio nazionale per fronteggiare il virus Ebola, però, non è dato sapere. Il dettaglio delle informazioni da noi richieste è fondamentale per evitare pericolosi allarmismi tra i cittadini o addirittura di essere sorpresi dagli eventi esterni.

È necessario sensibilizzare tutti quanti per far comprendere la gravità e l’importanza di essere concentrati sulla questione. Invece, non solo il Presidente del Consiglio non ne ha ancora parlato pubblicamente ma ha pure previsto, con la Legge di Stabilità 2015, tagli al Ministero della Salute per 11,3 milioni di euro che, nel giro di tre anni, saliranno a 33,3 milioni.

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#M5S Monitoraggio Elezioni di Midterm USA 2014: Whasington DC, 4 novembre 2014


Quelle di martedi 4 novembre sono state le elezioni di mid-term per il rinnovamento di un terzo del senato e la totalità della camera. Un confronto culminato con un trionfo dei repubblicani e, guarda caso, sullo sfondo si riaffaccia la famiglia Bush. Il prossimo candidato repubblicano alla presidenza per le elezioni del 2016 potrebbe essere il fratello minore di George W. Bush, John Ellis detto Jeb, sette anni più piccolo, già governatore della Florida. Dalla sponda democratica invece è Hillary Clinton a scaldare i muscoli per la scalata alla presidenza. Ebbene si, l'America che si era liberata con la guerra e la rivoluzione della monarchia inglese, sembra avere un debole per le dinastie.

Una casta che, nel corso del tempo, si arrichisce e si rafforza, si appropria delle cariche pubbliche, le rende ereditarie, mutuando lo schema tipico dei regimi monarchici. Sono numerosi infatti i casi di "figli di", "nipoti di", "mogli di", che sono stati in corsa per il voto del 4 novembre. Per il senato, in Alaska si è ripresentato Mark Begich (figlio del deputato Nick), in Louisiana Mary Landrieu (figlia dell'ex-sindaco di New Orleans Moon), in Arkansas Mark Pryor (figlio del senatore David), in Kansas Pat Roberts (figlio di Wesley che fu presidente del Partito repubblicano), in Kentucky Alison Lundergan Grimes (figlia del potente politico locale Jerry Lundergan).

In Georgia si è candidata a governatore Jason Carter, nipote del presidente Jimmy, che fu prima governatore egli stesso della Georgia. In Michigan Debbie Dingell si candida a ereditare il seggio alla camera del marito John, che si ritira dopo oltre 58 anni alla House. La Casa Bianca, è stata occupata da un Bush o da un Clinton per venti degli scorsi ventisei anni. Nel 2008 Barack Obama ha interrotto la scia, ma si direbbe, solo temporaneamente, e comunque senza evidenti miglioramenti.

In pratica sembra di essere allo stadio con tifosi divisi in rossi e blu dove non è previsto altro colore, con il campionato vinto ad anni alterni da una delle due squadre, senza sostanziali differenze per il paese. Obama nel 2015, dopo 2 mandati, avrà terminato il suo lavoro come hanno fatto i suoi predecessori ed allora toccherà al prossimo dell'altra squadra, fresco ed allenato nel solito clan, sempre con le stesse promesse ed i soliti slogan.
Molto spesso le due squadre hanno obiettivi comuni, ad esempio, la preventivata sconfitta di Barack Obama, avrebbe il "merito" di accellerare l'iter del TTIP. Infatti, fino ad ora, a frenare l'accordo transatlantico di libero scambio commerciale, ci sono stati sì le numerose divergenze di vedute tra Usa ed Europa su singoli capitoli del trattato, come l'agricoltura. Ma anche i problemi interni alla politica americana che hanno ostacolato non di poco le possibilità negoziali del presidente americano. Infatti le frange più protezioniste del parlamento americano si trovano proprio nel partito democratico. Una divisione che Obama oggi potrebbe bypassare scendendo a patti direttamente col "nemico" repubblicano, vincitore il 4 novembre.

Chi sono gli elettori negli USA? Le stranezze della più grande democrazia al mondo. Proviamo ad entrare in qualche tecnicismo. Quasi tutti pensano che, così come avviene in Europa, siano elettori tutti i cittadini americani maggiorenni. Infatti non tutti sanno che, negli Usa, si può esercitare il diritto di voto solo se ci si è preventivamente registrati, con un ampio margine di tempo. E nella maggioranza degli Stati è necessario dichiarare la propria affiliazione partitica. In pratica bisogna registrarsi o come democratici, o come repubblicani, o come indipendenti. Le norme sulle registrazioni cambiano da Stato a Stato. In ogni caso le registrazioni vengono vagliate da apposite commissioni, che cancellano le persone con precedenti penali, quelle interdette dai pubblici uffici o comunque ritenute non idonee ad esercitare il diritto di voto. È ormai ben noto, il caso della Florida nelle elezioni presidenziali del 2000. Quell'anno la commissione preposta cancellò ben 57.000 registrati, in grande maggioranza neri ed ispanici. Bush vinse in Florida (dopo ripetuti riconteggi) con 538 voti di scarto su Al Gore, ed i delegati della Florida furono decisivi per eleggere il presidente. Il sistema elettorale è ultra-maggioritario (diverse volte si è tentato di proporlo anche in Italia) in cui i "grandi elettori" (coloro che eleggono il presidente ogni 4 anni) non vengono eletti proporzionalmente ai voti ottenuti, bensì secondo il principio "winner takes all". Chi vince in ogni singolo Stato si prende tutti i delegati. Questo spiega il perché le campagne elettorali si concentrano negli stati giudicati incerti come il North Carolina, l'Ohio e la ricorrente Florida. In più l'affluenza si mantiene sempre sotto il 50%, sembra che gli americani siano consci dell'impossibilità di cambiarle in maniera apprezzabile la politica del Paese con il voto, rassegnati alla natura oligarchica ed elitaria della loro "democrazia".
Altra stranezza è rappresentata dal voto anticipato, in ben 31 stati è possibile votare anticipatamente senza bisogno di alcuna motivazione. Nell'Oregon è possibile farlo, ma solo per posta, in altri stati è possibile il voto per email (si può votare anche più volte cambiando idea, viene presa in considrazione l'ultima scelta). Insomma, più che un sistema federale sembra un gran caos. "Last but not least", per completezza d'informazione bisogna ricordare la raccolta dei fondi, dei singoli candidati e dei partiti, che vanno ad alimentare spese elettorali (di cui potete vederne la suddivisione in categorie, nella seconda foto) da capogiro, dietro le quali spesso si palesano le solite lobby. La democrazia negli USA: l'incubo ad aria condizionata. Da molto tempo si sente parlare del modello bipolare americano, la "sana" alternanza tra democratici e repubblicani. I giorni che ho passato in America come osservatore internazionale per seguire le elezioni di mid-term per il rinnovo di un terzo del Senato e della totalità della Camera, mi hanno permesso di osservare in modo ravvicinato, la macchina micidiale e spietata della democrazia americana. Gli USA hanno un sistema elettorale ultra-maggioritario in cui ognuno dei 50 stati elegge il suoi due senatori fino a comporre il centenarium senatoriale ed i deputati in proporzione alla popolazione, fin qui nulla di strano.

La stranezza è che mentre in Italia, abbiamo diversi partiti, movimenti e formazione politiche, nelle due Camere della "più grande democrazia al mondo" siedono solo 2 gruppi politici, repubblicani e democratici, blu e rossi. Questo perché in ogni circoscrizione viene eletto il candidato che prende la maggioranza dei voti ( alcuni stati prevedono il ballottaggio nel caso non si raggiunga il 50% più uno dei voti, altri no) che nella stragrande maggioranza dei casi appartiene ad uno dei due schieramenti, e nel caso vinca un "indipendente" può solo scegliere in quale dei due gruppi confluire. Tutta la popolazione statunitense si riconosce in questi 2 schieramenti? Niente affatto, anzi la maggior parte della popolazione non si riconosce più e non va a votare, in queste elezioni di midterm hanno votato meno del 50% degli aventi diritto. Questo perché in America ormai anche un bambino capisce che entrambi gli schieramenti sono espressione delle lobby dominanti e che non fanno quindi gli interessi della popolazione. Obama aveva vinto nelle scorse elezioni perché aveva illuso le classi più basse, facendo credere loro che avrebbe cambiato la loro condizione. Promesse che non ha mantenuto, per ovvie ragioni ed adesso quelle stesse classi non sentendosi più rappresentate, non si sono recate al voto. Quindi in america sono aumentate a causa della crisi le persone deluse dalla politica, che non si riconoscono più nel rosso o nel blu, ma che non vanno a votare a causa della consapevolezza del sistema elettorale bipolare blindato. Adesso capite perché i politicanti di casa nostra tentano da sempre di importare il sistema elettorale a stelle e strisce in Italia? E' l'unico modo per mettere a tacere il dissenso. Su questo si basa il patto del Nazareno, che tenterà di stravolgere la costituzione e modificare la legge elettorale, l'Italicum, il "superporcellum" con ballottaggio e super-premio di maggioranza. Ha un unico obiettivo: mettere a tacere il dissenso perché chiunque vincerà sarà espressione di uno dei due poli: il finto centrodestra berlusconiano o il finto centrosinistra renziano che, come succede negli USA, sono palesemente espressione delle lobby dominanti italiane ed europee. Lascerebbero, a chiunque dissenta da questi 2 poli un solo sfogatoio, il non voto, che come si è visto nelle recenti elezioni americane, fa comodo al sistema: "Hai il diritto di votare, se non lo eserciti è un tuo problema".
Forse con un sistema elettorale proporzionale la situazione sarebbe diversa. Da sempre i sistemi proporzionali garantiscono rappresentatività; infatti su questo e sulle preferenze si basa il "Democratellum" la proposta di legge elettorale del M5S. In Italia il duopolio Renzusconiano ha ancora il terzo incomodo, il movimento 5 stelle. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?) noi neppure.






#M5S Caso Diaferio: L’emblema della cattiva gestione degli enti italiani all'estero


Salvatore Diaferio era un cittadino romano, di 68 anni, originario di Margherita di Savoia (Foggia). Faceva il gelataio e aveva deciso di andare in Messico sicuro di poter fare fortuna. Arrivato nel Paese centramericano i primi di luglio, aveva cercato fortuna, ma è presto scivolato nell’indigenza, vivendo per strada o all’aeroporto di Cancùn. Viveva di elemosina, per raccogliere qualche moneta per il biglietto di ritorno in Italia. Voleva tornare a casa. Si era rivolto anche al Consolato italiano per chiedere aiuto e il “prestito consolare” che gli permettesse di ottenere un credito dal consolato, da poter poi onorare una volta rientrato in patria, dove aveva un libretto postale con qualche risparmio. Ma nulla, il prestito non gli è stato concesso e mentre l’Ambasciata cercava parenti in Italia disposti a pagargli il biglietto di ritorno, Salvatore, il 30 settembre, si è accasciato a terra per un malore, morendo poi stroncato da un infarto, di fronte al Consolato italiano a Playa del Carmen. Un altro episodio che rivela la superficialità con la quale vengono gestite le sedi di rappresentanza italiane in Messico.

Il Console ha svelato retroscena non proprio esaltanti. Ha raccontato che nel dicembre 2010, per far partire un aereo con a bordo il ministro Prestigiacomo, visto il blocco della torre di controllo che autorizzava solo voli con carico completo di carburante, l’Ambasciata aveva chiesto di precipitarsi lì e di pagare, anticipando di tasca sua quasi 4.000 dollari di carburante. Per il signor Diaferio, indigente, solo indifferenza dall’Ambasciata alle richieste del Console. E dal momento che quest’ultimo è stato rimosso dall’incarico proprio in concomitanza con il caso Diaferio e delle sue dichiarazioni, abbiamo chiesto al Ministero degli Esteri di chiarire la dinamica della vicenda e di sapere quando abbia intenzione di riaprire la sede consolare di Playa del Carmen, chiuso a tre giorni dalla morte di Diaferio con decreto ministeriale. Una decisione che ha messo in difficoltà più di 15.000 italiani e più di una decina di migliaia di turisti che, al momento, non hanno alcuna rappresentanza consolare.

Quesiti ai quali il sottosegretario Mario Giro ha replicato sostenendo che il signor Diaferio stesso non aveva voluto fornire la lista dei nominativi e che, in un secondo momento, si era ricreduto facendo tuttavia perdere tempo prezioso al Consolato. Un tempo che si è rivelato fatale. Giro ha poi slegato la vicenda Diaferio dalla chiusura dello stesso Consolato di Playa del Carmen: gli italiani potranno andare a Cancun, a circa 70 km di distanza.

Mi auguro che in tempi rapidissimi venga ripristinata la situazione, al momento a totale danno degli italiani in Messico. Se fino a ieri era un dovere, dopo la morte del signor Diaferio diventa un obbligo morale nei confronti di tutti i cittadini italiani residenti in Messico e di quelli che ancora guardano con ammirazione il nostro Paese”.

Approfondimenti

#M5S Approvata la ratifica sul protocollo di modifica della COTIF


Con la ratifica ed Esecuzione del Protocollo di modifica della convenzione relativa ai trasporti internazionali ferroviari (COTIF) del 9 maggio 1980, fatta a Vilnius il 3 giugno 1999 si approva la revisione della convenzione che regola i trasporti internazionali ferroviari tra i Paesi dell’Unione europea, Vicino Oriente, cioè la regione geografica che si estende dalla sponda orientale del Mar Mediterraneo all'Iraq e alla Penisola Arabica, e il Maghreb. Questa revisione della COTIF è stata proposta per assicurare l’uniformità del diritto di trasporto internazionale, alla luce del nuovo quadro legislativo comunitario in materia ferroviaria. A tal fine, infatti, l’Assemblea plenaria dell’OTIF ha adottato nuovo Protocollo che modifica il testo della COTIF, visti i cambiamenti politici, economici e giuridici intervenuti in molti Stati membri che richiedono di stabilire e sviluppare prescrizioni uniformi a livello internazionale per eliminare ostacoli nel passaggio di frontiera al trasporto internazionale ferroviario.

Gli obiettivi di questa convenzione si individuano nella distinzione di responsabilità tra i gestori dell'infrastruttura e le imprese di trasporto. Si punta ad uno sviluppo organico del trasporto ferroviario internazionale con il superamento degli ostacoli giuridici e tecnici a questo relativi. Non di poco conto è la ridefinizione delle condizioni relative al risarcimento dei danni in caso di incidente o di ritardo del treno. A tale ultimo proposito, la relazione illustrativa del disegno di legge osserva proprio come le principali modifiche alla Convenzione del 1980 e strumenti allegati riguardino il contratto di trasporto internazionale per ferrovia di viaggiatori e precisamente gli articoli 29, 30 e 32. Più in dettaglio, il nuovo articolo 29 circoscrive con precisione la riparazione ai soli danni fisici, laddove la precedente formulazione si riferiva genericamente ad altri danni; il nuovo articolo 30 eleva l'importo massimo di risarcimento in caso di morte o ferimento, massimale che viene più che raddoppiato; l'articolo 32, introdotto ex novo dal Protocollo del 1999, prevede la possibilità, su istanza di parte, del risarcimento di eventuali spese di alloggio e assistenza in caso di soppressione, ritardi o mancate corrispondenze tra i treni, rinviando tuttavia alla normativa nazionale per ciò che concerne la quantificazione del danno.

il Protocollo emendativo del 1999 in senso stretto consta di 7 articoli, la cui importanza risiede tuttavia nei testi allegati che esso modifica, ossia quello della Convenzione, del Protocollo sui privilegi e immunità dell'OTIF, e delle appendici relative:

- al contratto di trasporto internazionale per ferrovia dei viaggiatori;
- al contratto di trasporto internazionale per ferrovia delle merci;
- al trasporto internazionale ferroviario delle merci pericolose;
- ai contratti di utilizzazione di veicoli nel traffico internazionale ferroviario;
- al contratto di utilizzazione dell'infrastruttura nel traffico internazionale ferroviario;
- alla convalida di norme tecniche e l'adozione di prescrizioni tecniche uniformi applicabili al materiale ferroviario destinato ad essere utilizzato nel traffico internazionale;
- all'ammissione tecnica di materiale ferroviario utilizzato in traffico internazionale.

L’approvazione della ratifica ed esecuzione di questo protocollo di modifica permetterà di avere basi contrattuali comuni e unanimemente accettate e condivise, da cui dovrebbe derivare una maggiore certezza in ambito di diritto internazionale, applicabile alle diverse situazioni. Sul piano commerciale, dovrebbero determinarsi regole comuni, ad esempio circa la gratuità di determinate operazioni. Le imprese più piccole saranno maggiormente tutelate nei loro diritti, rispetto a quelle più grandi e più in generale si ridurrà la possibilità, per i soggetti più forti o in posizione di monopolio, di derogare ai principi espressi. Altresì, dovrebbe aumentare la competitività internazionale per le imprese italiane oltre che a fornire un contributo allo sviluppo potenziale delle attività nel settore.

In ambito UE la ratifica ed esecuzione permetterà di partecipare in modo proattivo all'azione di innalzamento dei livelli di interoperabilità e sicurezza oltre che allo sviluppo della normativa tecnica relativa al trasporto ferroviario in generale ed a quello delle merci pericolose in particolare. Non firmare positivamente questa ratifica, porterebbe all’Italia un danno d'immagine alla credibilità del Paese visto che il Protocollo di Vilnius, base della nuova Convenzione, è stato firmato ed accettato dall'Italia già nel 1999. Saremmo inoltre impossibilitati a partecipare attivamente e con l'espressione di voto, al processo formativo di accordi e testi formulati all'interno dei comitati tecnici quali ad esempio quello relativo alle regole per il trasporto di merci pericolose per ferrovia (RID), oppure a quello che gestisce la creazione di norme comuni per i trasporti ferroviari in termini di interoperabilità e sicurezza, per citarne alcuni. Andremmo incontro ad un impedimento allo sviluppo concorrenziale del mercato nel settore del trasporto ferroviario penalizzando le imprese italiane nei confronti dei competitori europei. Infine, il configurarsi da parte dell'Italia nei confronti dell’Unione europea di un disattendimento di quanto previsto dall'articolo 4, paragrafo 3, del Trattato sull'Unione europea, potrebbe ingenerare l'avvio di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia promossa da parte della Commissione europea. Infatti, non potendo contare sul voto dell'Italia in seno ad alcuni Comitati, ciò costituirebbe un effettivo indebolimento dell'Unione nel consesso OTIF.

Per questi motivi, noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo votato favorevolmente questa ratifica. In questo modo, chissà che un giorno questo Paese sarà costretto ad uniformarsi alle norme europee e anche i cittadini italiani, soprattutto al Sud, potranno viaggiare in condizioni più consone ad un Paese che si ritiene all’avanguardia. Per ora i pendolari viaggiano come sardine, i treni sono spesso in ritardo al cospetto di risarcimenti sfuggenti, e le reti infrastrutturali ancora nettamente inadeguate, soprattutto sulla dorsale adriatica. Nell’attesa di un Governo Italiano che ascolti i cittadini, confidiamo nell’Europa. 

Ecco il video del mio intervento

https://www.youtube.com/watch?v=Kj0gmytd5eM&feature=youtu.be

#M5S Scandalo Kipoint: Per poste e Governo è tutta colpa degli imprenditori


Continua senza sosta la mia battaglia al fianco degli ex affiliati KIPOINT, sul piede di guerra per veder riconosciuto il loro diritto al risarcimento. Ma sia Poste Italiane, con il suo Amministratore delegato Francesco Caio, sia il viceministro per lo Sviluppo Economico De Vincenti preferiscono non rispondere alle sollecitazioni, limitandosi ad addossare le colpe agli imprenditori, rei di non essere stati in grado di gestire al meglio i loro punti vendita. L’Ing. Caio, infatti, ha evitato di rispondere alle mie domande sui danni causati da KIPOINT alle famiglie coinvolte. Poi è stata la volta del viceministro De Vincenti, il quale, a nome del Governo, si è limitato a motivare le numerose chiusure che hanno riguardato i punti vendita KIPOINT legandole all'insorgenza di problemi a carattere personale ed imprenditoriale dei singoli franchisee.

È da gennaio scorso che mi sto occupando del caso KIPOINT, la rete di negozi in franchising di SDA Gruppo Poste italiane che opera come centro servizi per spedizioni, servizi di imballaggio, invio fax, copisteria, stampa digitale, mailing e come rivenditore a catalogo di prodotti di cancelleria e cartoleria. Dopo la chiusura di oltre 100 franchisee tra il 2005 ed il 2010, tra cui solo in Puglia quasi il 50% di quelli aperti, gli ex affiliati hanno richiesto il risarcimento dei danni contrattuali ed extracontrattuali, dal momento che la società avrebbe ingannato gli aspiranti franchisee con una serie di messaggi di pubblicità ingannevole.

La resistenza di PosteShop è veramente inaccettabile. Le informazioni ingannevoli sono chiarissime e dichiarate dall'AGCOM, la concorrenza sleale pure. Tra l'altro si continua a permettere che Poste Italiane sovvenzioni SDA Express Courier, controllata al 100% da Poste e a sua volta detentrice del 100% di Kipoint, che ormai da anni è cronicamente in grave default finanziario. E chi li paga i debiti? Poste Italiane, che già nel 2011, ha coperto con un 'aiutino' di 107 milioni di euro. Si, 107 milioni di euro di soldi pubblici.

Sia nell’audizione informale tenuta dall’AD di Poste in Commissione Trasporti alla Camera sia nell’interrogazione a risposta immediata con il viceministro dello Sviluppo Economico De Vincenti in Commissione Attività Produttive, ho chiesto se fossero al corrente della situazione in cui versano più di un centinaio di famiglie che hanno riposto in KIPOINT i sacrifici di una vita. Purtroppo sia Poste che il Governo hanno dimostrato, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, il loro disinteresse nei confronti dei cittadini e dei piccoli imprenditori. Addirittura, anche i dirigenti del gruppo Kipoint sostengono che le chiusure di molti punti vendita siano dovute a incapacità imprenditoriale. Io sostengo, invece, che l’incapacità era tutta nell'idea imprenditoriale così come è stata concepita. Basti pensare che sono stati chiusi anche i progetti pilota di Milano e Roma, gestiti direttamente dal gruppo Kipoint delle Poste italiane. Non mi è rimasto che ribadire l’estrema e immediata necessità che il Governo si prenda le proprie responsabilità e s'impegni a sollecitare Poste italiane ad aprire tavoli di trattativa per definire, anche a saldo e stralcio, le singole posizioni al fine di porre rimedio definitivamente a questo pasticcio, invece di fare orecchie da mercante ed ignorare le molteplici azioni e istanze. In questo modo, si potranno evitare problemi maggiori scongiurando il rischio, sempre più vicino per alcuni, di essere costretti a vendere la propria unica casa.

https://www.youtube.com/watch?v=M5FoylHkB2o

Approfondimenti
Poste: il Parlamento chiede, l'AD Caio non risponde
Interrogazione a risposta in commissione

#M5S: I parlamentari pugliesi restituiscono agli italiani oltre 600 mila euro


 "L’avevamo promesso sui palchi in campagna elettorale e continuiamo imperterriti a mantenere la parola data agli elettori italiani, nonostante i costi della politica non siano più una priorità del Governo Renzi e pare siano stati accantonati nel dibattito pubblico del Paese. Noi parlamentari pugliesi del M5S, dieci tra deputati e senatori, infatti, abbiamo provveduto alla rendicontazione dell’ultimo trimestre (da aprile a giugno 2014), contribuendo ancora una volta con quasi 110 mila euro al Fondo per le Piccole e Medie Imprese, così da permettere il conferimento di prestiti alle aziende italiane e sostenere l’economia ed i posti di lavoro nazionali".

Il fondo ha già permesso, difatti, di far erogare dagli istituti di credito ben 91 milioni di euro di prestiti a favore di startup innovative e incubatori certificati, con notevoli incrementi nell’ultimo periodo. I deputati Giuseppe L’Abbate, Giuseppe D’Ambrosio, Diego De Lorenzis, Francesco Cariello, Emanuele Scagliusi, Giuseppe Brescia ed i senatori Lello Ciampolillo, Barbara Lezzi, Daniela Donno e Maurizio Buccarella, oltre a rifiutare tutte le indennità ulteriori previste per le cariche istituzionali all’interno delle commissioni parlamentari, hanno rinunciato a 525.660,09 euro da metà marzo 2013, data di inizio dell’attuale Legislatura, a marzo 2014. Una cifra che, aggiunta agli ulteriori 109,702,58 euro, portano il totale dei soldi restituiti agli italiani a 635.362,67 euro. Soldi non spesi che, se incassati come da sempre fatto dai politici dei partiti, costituirebbero per giunta reddito non tassato.

“Il nostro è un minimo contributo alle imprese del nostro Paese tartassate ogni giorno di più da una politica che mira allo spot, allo slogan e non ad azioni concrete. Non ci resta che invitare tutti gli interessati ad approfondire i meccanismi di funzionamento del fondo sul sito www.fondidigaranzia.it/imprese.html: si parla di soldi certi a disposizione di tutti gli italiani che possono aiutare chi è in difficoltà. Quel che diciamo, facciamo e continueremo a fare. Nonché invitare i politicanti dei partiti a passare dalle parole contro i costi della politica finalmente ai fatti. Li abbiamo visti spesso emulare le nostre iniziative, le nostre proposte di legge ed addirittura i nostri emendamenti, ci auguriamo sinceramente che vogliano emularci anche questa volta”. La scelta del M5S su “dove versare le eccedenze” si è focalizzata, sin dall’inizio, su un fondo che consentisse l’applicazione di più favorevoli condizioni economiche quando una piccola e media impresa italiana chiede un finanziamento ad una banca o ad un intermediario finanziario. Ma come funziona? Il Fondo interviene a garanzia del finanziamento concesso: l’impresa che ha bisogno di un finanziamento può, dunque, chiedere alla banca di garantire l’operazione mediante la garanzia offerta dal fondo e, pertanto, in relazione alla quota garantita che in alcuni casi può arrivare al 100%, l’intervento dell’intermediario finanziario (banca o confidi) è a rischio zero. Anche in caso di insolvenza da parte dell’impresa, il suo credito verrebbe risarcito dal fondo centrale di garanzia e, in caso di esaurimento fondi, direttamente dallo Stato. Tutte le piccole e medie imprese (compresi artigiani e professioni) possono rivolgersi alla propria banca di fiducia e “pretendere” che l’Istituto chieda la garanzia del Fondo PMI sul credito concesso, piuttosto che pretendere che l’azienda procuri altre garanzie".

#M5S: Ri-partiamo oggi con le certezze del Circo Massimo #italia5stelle


Stanco ma felice. Sono queste le sensazioni che ho avvertito questa mattina, dopo i tre giorni al Circo Massimo.
Non troverò mai le parole adatte per descrivere appieno le emozioni che ho avvertito ammirando il "senso di comunità” dei cittadini a 5 stelle, esploso in tutte le sue forme nell’arena del Circo Massimo. Quello che lega tutta questa gente (sia quella presente che quella connessa via web o davanti alla TV) è la certezza di sapere qual è la soluzione ai problemi di quest’Italia, che sembra stia annaspando nella ricerca di una via d'uscita alla crisi economica e sociale. Portavoce provenienti da tutti i livelli (Comuni, Regioni, Parlamento ed Europarlamento) e cittadini, pronti a scambiarsi idee, buone pratiche, iniziative di successo e risultati raggiunti ma anche critiche e propositi. Proprio come si fa nelle piazze e nei bar, senza scorta o auto blu. Un rapporto diretto, senza intermediazione. Mi è capitato di parlare con gente mai vista prima e di rendermi conto, nel mezzo del discorso, che usavamo un linguaggio comune in cui ricorrevano le stesse idee. Usavamo le stesse parole che legano il MoVimento 5 stelle: parole come comunità, partecipazione, trasparenza e onestà. Ammettiamolo. Siamo la forza politica meno organizzata, più informale, più spontanea che ci sia, che però attraverso le storie più strane lega tutta una serie di persone a delle stesse idee, delle stesse intenzioni, delle stesse aspirazioni. Tante strade che si intrecciano verso un'unica meta.

Questi tre giorni sono e saranno da interpretare attentamente anche per chi non c'era, perché spiegano la fine della politica tradizionale, cioè spiegano perché la politica non risponde più ai problemi, perché si sta andando verso una evoluzione. Non esiste più infatti un partito tradizionale a cui un cittadino libero si rivolge e dice: "Eccomi! Voglio la tessera, voglio partecipare attivamente. Ditemi cosa posso fare. Devo attaccare i volantini per le prossime elezioni? Serve una mano per la raccolta firma a favore dell'acqua pubblica?" Questo non c’è più nei partiti tradizionali. Non è un caso se poi nel Partito Democratico, assistiamo ad un calo nel numero delle tessere. Il PD è orami un partito che ha un leader ma che non ha una base. 
Nel MoVimento 5 Stelle l'organizzazione orizzontale, senza vertici e segreterie. Il cittadino si sente ancora attivo e partecipe. Ho ancora in mente quei volontari che per tre giorni hanno raccolto senza sosta qualche carta o qualche mozzicone di sigaretta (in realtà non erano tantissime vista la civiltà ed il rispetto per l'ambiente dimostrato dal popolo a cinque stelle) trovato sul suolo. Un lavoro encomiabile, senza nessuna intenzione di profitto, ma col solo scopo di partecipare alla costruzione di un mondo migliore.

Tutti partecipano, ciascuno dando il proprio contributo a questa cosa di cui si condividono le iniziative e le decisioni. Per la prima volta ci si sente partecipi nelle istituzioni che cominciano a non essere più qualcosa di avverso, ma diventano un passaggio essenziale per la gestione della propria vita, dell’ambiente e della propria salute. Proprio quella della partecipazione è una delle vittorie già ottenute dal Movimento 5 Stelle a prescindere da tutto quello che il futuro ci riserva, e fa parte di una visione positiva che il Movimento ha riportato in Italia. Non so a voi, ma a me piace un sacco!

Porto questo a casa, di ritorno dal Circo Massimo: la certezza di appartenere a qualcosa per la quale vale la pena spendersi. Far parte di un'idea largamente condivisa, che esprime la volontà di migliorare riconoscendo i propri errori, di agire, di fare quel che è giusto (e non solo quello che conviene).

Lo so, da soli sembra difficile cambiare questo sistema. Ma per poter spiccare il volo c’è un grande Movimento popolare che dice: “Ri-partiamo oggi, facciamolo tutti insieme!”. Così tutto è possibile, anche governare questo Paese.

#M5S: Meeting Autunnale Assemblea Parlamentare OSCE: Ginevra, 3-5 ottobre 2014



Nella sessione Autunnale dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE, appena svoltasi a Ginevra dal 3 al 5 ottobre scorsi, ho avuto modo di partecipare alla discussione di temi di scottante attualità che, direttamente o indirettamente, interessano la comunità internazionale. “Da Vancouver a Vladivostock”, non è una idea di viaggio, ma sono i due estremi che delimitano l'area OSCE, l'organismo internazionale con la più ampia platea di stati partecipanti.

Crisi Russia - Ucraina
Così capita, nel corso dei tre giorni, di ascoltare nella sessione sulla crisi ucraina il parere dei parlamentari russi, di quelli americani e di quelli ucraini, tutti insieme, “costretti” ad ascoltarsi ed a dialogare gli uni con gli altri. 
"Perché abbiamo l'OSCE se certe nazioni non rispettano la sovranità, l'integrità e la libertà degli altri stati?” questa la frase pronunciata da Mike McIntyre in apertura dei lavori. L'osservazione sarebbe ineccepibile e pienamente condivisibile se non fosse stato un deputato statunitense a pronunciarla. Non si può infatti ignorare la storia recente (e non solo) della politica estera americana, fatta di ingerenze militari ed economiche su altri stati. Dal Canada al Kazakistan passando per il Portogallo e la Georgia: molti parlamentari hanno espresso la propria opinione, tra cui il presidente della Duma russa Sergei Naryshkin: "Non vedo soluzioni alla crisi ucraina, se non quella politica". A questa affermazione ha risposto il capo della delegazione ucraina Oleg Zarubinskyi dicendo che “la pace non è fatta per coloro che la vogliono solo a parole” chiedendo un monitoraggio a tre del confine Russo-Ucraino con il supporto dell'OSCE. Concreto, invece, l'intervento della parlamentare tedesca Doris Barnett: "Con l'arrivo dell'inverno, non sarà l'ostinazione a riscaldare le case della gente". Con questa frase, Doris ha invitato urgentemente i membri del Parlamento Russo ed Ucraino a ritornare insieme al tavolo delle trattative per arrivare alle soluzioni auspicate dall'Assemblea Parlamentare.

Mediterraneo ed Immigrazione
Nel dibattito su Mediterraneo e immigrazione si riesce invece a dialogare in modo più proficuo, coinvolgendo sia i paesi europei che quelli dell'altra sponda del Mediterraneo, fino ad arrivare a soluzioni comuni. Infatti proprio nella sessione di luglio a Baku è stata approvata una risoluzione sull'immigrazione proposta dalla mia collega Cristina De Pietro (M5S). Una risoluzione a 5 stelle approvata da gli oltre 50 paesi aderenti all'OSCE: un ottimo esempio di come le buone idee sanno farsi strada anche in contesti non semplici da affrontare.

Medio Oriente
Grande interesse ed attenzione ha suscitato anche il tema caldo della situazione del Medio Oriente, una delle aree più martoriate del pianeta. Sono stati evidenziati gli elementi più evidenti dell'instabilità politica culturale e religiosa in molti stati di quella regione. Sotto la lente il conflitto in Siria, che con l'avvento dell'Isis si è complicato notevolmente, destabilizzando molti stati della regione del Mediterraneo con notevoli ripercussioni anche sui partner OSCE della stessa regione come Algeria, Marocco e Tunisia. Non è stato tralasciato il tema dell'emergenza umanitaria, anche grazie all'intervento del Presidente della Croce Rossa Internazionale, che ha ribadito come queste situazioni post-conflitto devono essere affrontate anche dall'Europa con scopo cooperativo ed in stretto rapporto con gli organismi internazionali.

Cambiamento climatico e rapporto tra sviluppo tecnologico e ambiente
Il dibattito si è aperto con l'affermazione della deputata kirghisa Roza Aknazarova: “Dobbiamo fare in modo che le promesse fatte oggi, domani o il prossimo anno, siano seguite da un piano di azione concreto per evitare di ripetere le fallimentari negoziazioni di Copenaghen di 5 anni fa”. Ottimo lo spunto del deputato Austriaco: “L'utilizzo di energia nucleare è una minaccia per l'ambiente e per tutti gli stati! Per aumentare la sicurezza potremmo dare un'auto elettrica ad ogni famiglia”. Anche la delegata Svedese ha espresso il suo parere manifestando la sua preoccupazione: “La quantità di armi nel mondo è impressionante e senza controllo. Attualmente non sappiamo quante armi sono in circolazione”. Ha poi continuato: “Le guerre sono diverse rispetto al passato. Si utilizzano anche armi non convenzionali e questo è un rischio che bisogna evitare, promuovendo l'adesione degli stati al trattato per la regolamentazione del commercio di armi ed al trattato di non proliferazione nucleare.”

Si è discusso anche della regolamentazione delle società private che forniscono servizi di carattere militare e legati alla sicurezza indicando il ruolo essenziale dell'OSCE in questo settore. I relatori hanno evidenziato l'importanza del Documento di Montreal, una convenzione per l'unificazione di alcune norme relative al trasporto aereo internazionale, e del Codice di condotta internazionale per i servizi privati e di sicurezza (International Code of Conduct for Private Security Service Providers, ICoC) che definisce standard e principi professionali basati sul rispetto dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale umanitario. Questo documento, sottoscritto da circa 600 società di sicurezza private e unico nel suo genere, è nato nel 2010 come il frutto di un’iniziativa lanciata dalla Svizzera con diverse parti. Gode del sostegno delle società di sicurezza private, di svariate associazioni professionali, di organizzazioni umanitarie e della società civile.

In questa tre giorni di Ginevra è emersa, chiara, la necessità da parte dell'OSCE, dell'Europa e del Medio oriente, di far prevalere la cooperazione tra gli Stati rispetto agli interessi economici. Questa è la risposta che si deve ricercare con tutti i mezzi politici e diplomatici a disposizione. E' necessario concentrarsi sulla condivisione delle norme che contribuiscono alla risoluzione dei conflitti, e sugli sforzi necessari per sviluppare la dimensione sociale, lo sradicamento della povertà, l'impegno ed il dinamismo verso i partner africani.






































Approfondimenti
i video del meeting: http://goo.gl/rAVrGl

#M5S Dl Stadi: Investiamo nella cultura sportiva, non nella repressione!




Con l'ennesima fiducia del Governo Renzi, l'Aula della Camera ha approvato il Dl stadi con 289 voti sì, 144 no e 2 astenuti. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato e deve essere approvato entro il 21 ottobre. 
Il decreto legge 22 agosto 2014, n. 119, reca disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonché per assicurare la funzionalità del Ministero dell’Interno trattasi di un ennesimo decreto omnibus. Infatti, con l’obiettivo di combattere la violenza durante le manifestazioni sportive, amplia ed inasprisce le misure di contrasto ai fenomeni d’illegalità e di violenza connessi agli eventi sportivi, potenziando, allo stesso tempo, le possibilità delle società nel garantire la sicurezza degli impianti sportivi. Non solo.
Il decreto interviene anche sul problema dell’immigrazione e asilo introducendo nuove misure e fondi per l'accoglienza dei migranti in Italia e la gestione dei flussi migratori. Come al solito si intravvede un intreccio di fondi, un aumento di risorse, variamente dedicati ed assegnati, dei quali, pur comprendendo la finalità, forse anche condividendola, ci sarebbe piaciuto conoscere meglio e nel dettaglio l’utilizzo, l’entità delle spese, la loro assegnazione. Assegna, infine, risorse per la polizia di stato ed i vigili del fuoco, finalizzate all’acquisto di autovetture, attrezzature, equipaggiamenti nonché alla ristrutturazioni delle sedi. Ma voglio soffermarmi nel dettaglio sulla questione stadi.
Dopo gli ultimi episodi di violenza che hanno portato all’uccisione di un tifoso cinque mesi fa, anche questo governo come quelli scorsi si è adoperato per dare l’ennesimo segnale di tolleranza zero che segue a ruota quelli passati. Nel frattempo il bilancio del calcio italiano è salito a 22 vittime in 50 anni di scontri, feriti e violenze.

Ora, l'inasprimento generalizzato delle pene alle condotte che determinano il DASPO sicuramente risulta politically correct. Infatti, si prevede l’applicazione anche nei confronti di soggetti che risultano condannati o denunciati anche per tutti i delitti contro l’ordine pubblico, nonché per i delitti di comune pericolo mediante violenza. Vengono altresì rivisti i termini di durata del DASPO, stabilendo che la durata minima di tale divieto è di tre anni, mentre va da un minimo di cinque ad un massimo di otto anni per i soggetti recidivi. Viene infine introdotto il daspo al gruppo, che sanziona tutti i partecipanti ad atti di violenza, e il daspo per 3 anni ai 'capi' dei gruppi. In tema di striscioni negli stadi, con la conversione in legge di questo decreto, potranno essere puniti con DASPO anche coloro che introducono negli impianti sportivi, non solo cartelli e striscioni, ma anche altre scritte o immagini che incitino alla violenza e ancora, il divieto di trasferta, l’arresto in flagranza differita e cosi’ via. Insomma, poche novità e fondamentalmente inasprimento delle misure già esistenti. Leggendo questo decreto mi viene il dubbio che si stia ancora parlando di sport e di gioco del calcio. Piuttosto sembra la preparazione alla prossime battaglie domenicali tra lo Stato e gli ultrà. Nel frattempo, la violenza svuota gli stadi, e fatto scappare i veri appassionati. La criminalità organizzata è entrata negli stadi perché ritiene spendibile la violenza che alcuni tifosi sanno utilizzare. Questo ha trasformato il calcio in una questione di ordine pubblico dove ogni domenica le forze dell’ordine lavorano per garantire sicurezza a milioni di tifosi che vanno a vedere le partite nella continua sfida, anche solo verbale, con le frange estreme per le quali le forze dell’ordine, come rappresentanti dello stato, sono il nemico. Infatti secondo questi “diversamente tifosi”, lo Stato è colui che li opprime e non gli lascia la libertà.

Ma io dico: qualcuno si è mai chiesto se queste misure repressive siano sufficienti o addirittura efficaci? Qualcuno ha mai pensato che questa gente sia cresciuta nella disattenzione di club ed istituzioni che hanno sempre preferito glissare sul problema senza affrontarlo in modo deciso e costruttivo? La potenza simbolica che oggi hanno gli ultras gli viene data per pigrizia, per quieto vivere. Lo stadio oggi è un luogo speciale, gestito da un gruppo di privati che fanno quello che vogliono. E’ una zona franca all’interno delle città, dove tutto è permesso. Le misure più drastiche adottate finora come il divieto di trasferta, la tessera del tifoso hanno ridotto i sintomi ma non hanno curato la malattia.

Secondo un censimento della polizia di stato sono oltre 5.000 i provvedimenti di DASPO in essere, mentre negli ultimi due anni il numero di feriti, arresti e denunce è salito considerevolmente.

In Italia la politica della tolleranza zero è stato solo uno slogan. Spesso con la parola tolleranza zero si fa riferimento al modello inglese. Niente di più sbagliato! “Modello inglese” significa rivoluzione degli stadi che oltremanica è stata avviata negli anni 90! “Modello inglese” significa rivoluzione della cultura sportiva a partire dalle scuole!

In inghilterra gli stadi moderni hanno cambiato l’idea di curva con poltroncine che sostituiscono i posti in piedi; ci sono spazi dello stadio studiati in modo diverso per fare in modo che non si possa agire come hooligans e ci sono steward il cui livello di competenza è totalmente diverso da quello degli steward italiani che vengono messi negli stadi, senza avere reale contezza di come si gestisca l’ordine pubblico. In Inghilterra è prevista una precisa percentuale di steward in rapporto alla capienza dello stadio. Qualora il club interessato non sia in grado di garantire la presenza del numero minimo di addetti imposto dalla legge, si troverà di fronte a due sole possibilità: o riduce la capienza fino al numero di spettatori corrispondente agli steward in servizio, oppure richiede l’intervento delle forze di Polizia all’interno dello stadio, però pagando allo Stato il relativo costo.

Qualche accenno in questo senso si vede. Infatti, con l’approvazione del decreto legge in esame, le società di calcio italiane dovranno finanziare i costi sostenuti per il mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico in occasione degli eventi medesimi, ed in particolare per la copertura dei costi delle ore di lavoro straordinario e dell'indennità di ordine pubblico delle Forze dell'ordine con gli introiti complessivi derivanti dalla vendita dei biglietti e dei titoli di accesso emessi in occasione degli eventi sportivi. Ma considerata la fuga dagli stadi di cui parlavo poc’anzi, non so se e chi ha fatto due calcoli per capire se questi soldi basteranno. Di certo, sarebbe stato più ragionevole attingere dai diritti tv che garantiscono coperture molto più ampie.

Una novità di rilievo, a mio avviso, è poi quella relativa alle frodi nelle competizioni sportive. Viene aumentata la reclusione fino a sei anni e la multa fino a 4.000 euro per chiunque offra denaro a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al leale svolgimento della competizione. In tutto questo, le società sportive avranno il dovere morale, non secondario, di allontanare gli atleti che avranno permesso tale frode. Oltre a questo, i club devono impegnarsi per adeguare gli impianti alle norme di sicurezza. Il decreto infatti semplifica le procedure amministrative per gli interventi di messa a norma degli impianti di calcio, che sono finalizzati ad implementare standard di sicurezza più elevati. A tal proposito, saluto con favore l’obbligatorietà della videosorveglianza negli stadi, obbligatoria anche per la Lega Pro. 
Insomma, qualche misura positiva c’è. Quello che manca è un approccio diverso, in antitesi a quello fallimentare avuto negli anni scorsi. I dati sono oggettivi e se non si è riusciti ad ottenere dei risultati con la repressione di questi ultimi anni, non è l’inasprimento delle pene che porterà i risultati.

In questo paese dove la scuola e la cultura vengono sempre sbattuti all’ultimo posto nella scala delle priorità, è proprio da li che bisogna partire. E’ necessario investire un po’ di tempo e di risorse nella cultura sportiva e nell’educazione della prossima generazione di atleti e tifosi. Tutto questo, insieme a degli impianti sportivi all’avanguardia sono a mio avviso gli ingredienti essenziali per far ripartire un mondo incancrenito da interessi particolari e personali e dalla pigrizia di chi ha sottovalutato gli aspetti negativi derivanti da tale gestione. Forse così si riuscirà anche a debellare quella cultura del sospetto ormai radicata in questo Paese. Quella cultura del sospetto che spinge alcuni di noi ad utilizzare queste istituzioni per sfogare la propria frustrazione sportiva con atti di sindacato ispettivo che riguardano partite di calcio. Il calcio è un gioco, un divertimento. E' nostro dovere fare tutto il possibile affinchè resti tale, per noi stessi, per le famiglie, per i bambini, e le future generazioni.

#M5S: L'Italia assuma una posizione più decisa con la Turchia



Mercoledi scorso, con una interrogazione a risposta immediata in Commissione Affari Esteri ho messo all’attenzione della Presidenza e di quella dei colleghi presenti, la situazione drammatica che in queste ore sta interessando il cantone di Kobanê. Il popolo curdo in Siria da alcuni anni ha creato una regione autonoma, il Rojava, formata da tre cantoni. Uno dei tre cantoni, il Kobanê appunto, è sotto attacco di un’offensiva in serie dell’Isis che ha costretto migliaia di famiglie a fuggire dalle loro abitazioni. E’ precisamente dal 15 settembre scorso che le armate terroriste dell’Is stanno attaccando il cantone di Kobanê su tre diversi fronti, con estrema durezza e con armi pesanti sequestrate all’esercito iracheno. lo Stato Islamico è riuscito ad avanzare grazie alle armi pesanti di cui può disporre (cannoni, carri armati, razzi Katyusha e missili), e traendo vantaggio da questa lotta impari.

Purtroppo, l'alleato chiave della NATO in Medio Oriente, la Turchia, risultava anche il più inaffidabile nella lotta ai jihadisti dell'Is. Infatti, nonostante avesse posizionato una quarantina di carri armati a ridosso della frontiera con la Siria, al confine siriano nei pressi di Mursitpinar, non aveva firmato la dichiarazione di Jeddah, con cui Stati Uniti, i Paesi del Golfo Persico, l'Egitto, l'Iraq, la Giordania e il Libano si impegnavano a combattere il Califfato, negando anche l'utilizzo delle sue basi. Il Paese turco non era voluta entrare nella coalizione guidata dagli Stati Uniti per sconfiggere i combattenti dell'Isis, mentre decine di suoi cittadini erano ostaggio dei jihadisti dopo essere stati rapiti dal consolato di Mosul, nel nord dell'Iraq. Aveva tollerato gli attacchi dell’Is contro la città di Kobanê ed era ritenuta colpevole di favorirlo, fornendo segretamente ed illegalmente armi e carri armati. Inoltre, le forze di sicurezza e i soldati turchi avevano attaccato con durezza le persone che si erano radunate al confine in solidarietà con la resistenza della città, con il risultato di aver procurato morti e feriti. 

Per questi motivi, avevo chiesto al Sottosegretario Giro quali iniziative il Governo intendesse adottare, di concerto con i partner internazionali, affinché fosse scongiurata una nuova carneficina nella città di Kobane anche sollecitando la Turchia a tenere un atteggiamento di contrapposizione avverso lo Stato lslamico e di protezione nei confronti delle migliaia della popolazione in fuga dai villaggi occupati nel cantone di Kobane.

La risposta? Purtroppo mi è sembrata un po vaga e generica. Ci saremmo aspettati una presa di posizione più decisa dal momento che siamo nel semestre di presidenza italiano della UE e che la Mogherini ricopre il ruolo di Lady PESC (la signora della Politica Estera e di Sicurezza Comune).

Siamo difronte all’ennesima dimostrazione della perdita di influenza da parte dell’Italia nello scenario internazionale, figlia di una politica estera assente e priva di una visione. Mentre noi parliamo, centinaia di migliaia di persone sono di fronte a un serio pericolo di genocidio ma non si è ancora vista una minima azione da parte dell’Italia. C’è l'esigenza nell’immediato di scongiurare una nuova carneficina nella città di Kobane assediata in queste ore dall’isis. La comunità internazionale deve intervenire in queste aree, ma non esiste il solo intervento armato o la consegna di armi (come è stato fatto il 20 agosto). Il Governo dovrebbe portare avanti queste proposte, che abbiamo elaborato con l’aiuto della associazioni di Curdi in Italia. E’ necessario incalzare il nostro alleato NATO, lo ricordo, la Turchia affinchè:

- favorisca il riconoscimento dell’autonomia dei tre Cantoni Curdi (Aleppo, Robane, Rojava), così da poter garantire un afflusso di aiuti dirette non mi filtrati dal governo centrale Siriano;
- tolga le armi all’IS, perché quelle utilizzate sono le armi recuperate in Iraq, per combattere nelle tre zone;
- la smetta di aiutare IS, perché fino ad oggi questo è successo e di evitare l’intervento Turco nei cantoni Curdi perché questo potrebbe sviluppare ulteriori disequilibri nell’area.

Aggiornamento del 3 Ottobre '14
Ora, pare che dopo aver ottenuto il rilascio degli ostaggi, il presidente Erdogan abbia tutte le intenzioni di assumere un atteggiamento più duro nei confronti del gruppo islamista. Proprio qualche ora fa il Parlamento turco ha approvato una mozione che autorizza il governo a inviare le forze armate in Siria e a ad accogliere le truppe di paesi alleati sul territorio turco, oltre a permettere l’uso della base NATO per lanciare raid contro i terroristi del Califfo nero in Siria e Iraq. La mozione, approvata con una valanga di voti dopo un aspro dibattito, si tradurrà in un maggiore coinvolgimento della Turchia nelle operazioni della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro i jihadisti dello Stato islamico e di altri gruppi estremisti attivi in Siria e in Iraq. Grazie alla maggioranza parlamentare costituita dal suo partito, l’islamico Akp, e ai voti favorevoli dei lupi, i nazionalisti di destra del Mhp, il presidente Erdogan, potrà d’ora in poi smentire i suoi detrattori locali e stranieri che lo accusano di ambiguità, se non complicità con i jihadisti dell’Isis. Tuttavia, la posizione di Ankara resta ambigua poiché di mezzo ci sono i reiterati sospetti di finanziamenti a gruppi jihadisti (incluso l'Is), il flusso continuo di terroristi dalla Turchia e i molti interessi politici ed economici turchi nella regione, primi fra tutti la questione curda.

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