#M5S Congo: l'ennesimo flop del Governo delle grandi intese


http://emanuelescagliusi.blogspot.it/2014/01/congo-coppie-adozioni-kyenge-letta.html


Stanno via via tornando in patria le 24 coppie di italiani che un paio di mesi fa si erano recate in Repubblica del Congo.

In data 27 settembre 2013, la Direzione Nazionale delle Migrazioni del Congo, ha informato tutte le ambasciate dei Paesi di accoglienza della sospensione per 12 mesi, a partire dal 25 settembre, del rilascio dei permessi di uscita per i bambini adottati dalle famiglie straniere. Poi nel successivo ottobre, le autorità del Congo, hanno permesso la creazione di una lista di coppie, con documentazione valida precedente al 25 settembre 2013, che avrebbero avuto il permesso di recarsi nel Paese per portare a compimento l'adozione dei bambini. I primi di novembre, dopo essersi recata a Kinshasa per un incontro con le autorità competenti, la Ministra anche Presidente della Commissione adozioni internazionali, assicurava che sarebbero state ripristinate immediatamente tutte le pratiche di adozione che avevano già ottenuto l'approvazione definitiva delle autorità locali. Quindi nonostante la comprovata regolarità e completezza della documentazione presentata dai genitori la situazione è attualmente in una fase di stallo che non ha consentito ai genitori di tornare in Italia con i bambini.

Quello che mi chiedo è se il Ministro Kyenge sia al corrente che le adozioni internazionali sono disciplinate dalla Convenzione dell'Aja, cui hanno aderito quasi tutti gli stati del mondo tranne quelli africani e musulmani (con l'eccezione del Sudafrica e pochi stati affini) per ragioni legate al fatto che nelle culture africane è inconcepibile che un bambino venga affidato ad estranei, poiché il concetto di famiglia è allargato non solo ai parenti anche più lontani, ma anche al clan, alla tribù, e in ultima istanza alla nazione intera.

La Repubblica Democratica del Congo non ha sottoscritto la Convenzione dell'Aja né un trattato bilaterale con l'Italia in tema di adozioni. Le poche pratiche che pure giungono a conclusione in questo Stato dipendono dai giudici locali, e sono spesso oggetto di forti contestazioni per le ragioni sopraddette. Personalmente, non appena ho ricevuto le segnalazioni di tante persone, mi sono interessato alla vicenda e credo di poter dire che siamo difronte all’ennesima dimostrazione di debolezza ed inadeguatezza del nostro Governo. Infatti, dopo qualche giorno ho depositato un’interrogazione a risposta scritta per chiedere delucidazioni al ministro Kyenge. Tuttavia, conoscendo i tempi biblici sulle risposte alle interrogazioni scritte e considerato che sulla questione sono stati già presentati vari atti di sindacato ispettivo (tra i quali un’interpellanza urgente ed un’interrogazione a risposta immediata) ai quali il ministro ha dato risposte del tutto insoddisfacenti, ho deciso di riformulare l’interrogazione sperando in una risposta più esaustiva e convincente. In questi giorni si apprende che le coppie stanno tornando a casa perché sono scaduti i visti e perché le pratiche sono state bloccate. Inoltre il Congo vive un periodo di disordini legato ad una guerra civile. 

Bisogna garantire che queste coppie, a cui va tutta la mia solidarietà, riescano quanto prima a ritornare in Congo per portare in Italia i loro figli adottivi. Tra gli italiani tornati “a mani vuote” ci sono anche i coniugi baresi Massimo De Toma e Roberta Roselli che non hanno potuto portare a Bari la loro bimba Elisabeth. Ai genitori assicuriamo che noi faremo il possibile affinché la situazione si risolva quanto prima e possano riabbracciare i propri figli in Italia.












Ecco la mia interrogazione al ministro Kyenge: clicca qui

#M5S In india per i nostri due Marò pugliesi



È ancora in alto mare la vicenda dei fanti del Reggimento San Marco (i due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre). Nei giorni scorsi, infatti, alcune indiscrezioni pubblicate dal quotidiano “Hindustan Times” hanno riportato la notizia che i due militari pugliesi sono stati rinviati a giudizio e rischierebbero la pena capitale. Questo sarebbe il frutto di un mini-vertice tenuto tra i ministri indiani dell’Interno e della Giustizia. Ma dinanzi ad una operazione probabilmente mediatica, viste le imminenti elezioni in India, e alle notizie non certe sui due marò, insieme a due miei colleghi della Commissione Affari Esteri, il Capogruppo Manlio Di Stefano e Daniele Del Grosso, ho deciso di prendere di petto la situazione e di partire alla volta di New Delhi.

È giunta l’ora di vederci chiaro. Purtroppo paghiamo l’inefficacia e la mancanza di credibilità di questo Governo che, con l’inviato speciale Staffan De Mistura, ci aveva garantito il ritorno a casa dei marò per Natale. De Mistura, invece, non è riuscito a cavare un ragno dal buco. Non capisco cosa sia cambiato dalla lettera del 21 marzo scorso indirizzata al nostro Ministro degli Affari Esteri dove l’Ambasciata indiana rassicurava il Governo italiano sulla sorte dei due militari. Prendiamo atto dell’impegno profuso dal Presidente del Consiglio ma, a giudicare dai risultati ottenuti finora temiamo l’ennesimo nulla di fatto. Per approfondire la questione e ottenere chiare e precise informazioni partiremo per New Delhi tra pochi giorni.

Diverse fonti mettono in connessione la vicenda dei “marò” con un’altra vicenda che riguarda Italia ed India: quella degli elicotteri Agusta-Westland. Rimane aperta, infatti, con la possibilità di un arbitrato internazionale, la tormentata questione degli elicotteri, dopo la cancellazione della commessa da parte dell’India che ha già sospeso i pagamenti, ipotizzando la violazione da parte della consociata Finmeccanica delle clausole di correttezza dopo le recenti notizie di corruzione di alcuni funzionari. Sembrano inevitabili i collegamenti con il caso dei due marò e con la delicata questione diplomatica-giudiziaria cui ha dato luogo.

La sensazione è quella di un gioco condotto dai governi dei due Paesi per limitare i danni e salvare la faccia con un sofferto compromesso su elicotteri e marò. L’8 gennaio era prevista l’udienza del processo a Nuova Delhi ma, proprio in concomitanza con l’accettazione dell’arbitrato da parte del Ministro della Difesa Indiano sugli elicotteri, è stata rinviata al 30 gennaio.

Mi auguro che, come per il caso Shalabayeva, non si giochi con la vita di esseri umani per interessi economici”. Da evitare, è l'adozione del “SUA Act” che, oltre a capovolgere l'onere della prova, estende l'azione della polizia nelle acque internazionali e presenta i due militari italiani come dei terroristi.

Ecco alcuni siti che hanno dato la notizia:
 

 

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