#M5S KIPOINT: Pacco, doppiopacco e contropaccotto














Sabato 11 Gennaio ho avuto il piacere d’incontrare due cittadini che mi hanno parlato di una truffa ai danni di tante famiglie italiane, che nessuno dei media di regime (finanziati con soldi pubblici) ha avuto la sensibilità di affrontare.

KIPOINT S.p.A. nasce nel 2002 ed è, ancora oggi, la rete di negozi in franchising di SDA Gruppo Poste Italiane che opera come centro servizi per spedizioni nazionali e internazionali, servizi di imballaggio, servizi di fotocopisteria ed invio fax, stampa digitale, mailing e direct mailing e come rivenditore a catalogo di prodotti di cancelleria e cartoleria.

Grazie all’avallo di Sviluppo Italia (oggi Invitalia) che proponeva tra i marchi convenzionati KIPOINT, il progetto riesce in qualche anno a costruire una cospicua rete di affiliati desiderosi di combattere le difficoltà economiche affidandosi a due nomi di garanzia: Poste Shop e Sviluppo Italia.

Purtroppo, tra il 2005 e il 2010 oltre 100 franchisee chiudono il proprio punto vendita KIPOINT dal momento che le previsioni di fatturato di 200.000 euro annuo “a regime”, sono risultate a dir poco azzardate, inattendibili e infondate. Solo in Puglia, su 16 negozi aperti finora, 7 sono già chiusi: quasi il 50%. A completare il quadro ci sono anche i due centri pilota, di Milano e Roma, chiusi per le stesse ragioni.

In soccorso dei malcapitati è intervenuta l’Associazione CODICI di Pescara che si è fatta portavoce di oltre 100 piccoli imprenditori affiliati al franchising KIPOINT per denunciare Poste Shop Spa. Infatti, il 30 Marzo 2010, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Bollettino n.13 del 19/4/2010 provv. n. 20951) ha condannato a una sanzione amministrativa pecuniaria di 100.000 euro Posteshop Spa per aver ingannato gli aspiranti franchisee con una serie di messaggi definibili nella «fattispecie di pubblicità ingannevole»;

Dopo che il TAR del Lazio ha confermato la sentenza dell’Antitrust, con l’Ordinanza Collegiale n. 201206636, in data 21/12/2012 il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio e rinviato a una pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Nel frattempo, la maggior parte dei piccoli imprenditori che avevano aderito a KIPOINT, hanno perso decine di migliaia di euro in investimenti e rischiano di vendere la propria prima abitazione per rispettare gli impegni economici presi con gli istituti di credito.

E’ assurdo come Sviluppo Italia (oggi Invitalia), che agisce su mandato del Governo, abbia potuto indicare tra i propri convenzionati un marchio senza aver prima verificato la bontà dei business plan. Troppo facile, a “danno compiuto”, cancellare il marchio dalla propria lista di convenzionati. Chi si occupa adesso degli imprenditori in difficoltà?

A tal proposito, ho depositato un’interrogazione dove chiedo al presidente del Consiglio quali provvedimenti intenda adottare per affrontare le difficoltà in cui versano più di un centinaio di aderenti e delle rispettive famiglie. Inoltre quali siano stati i requisiti che, fino a qualche anno fa, hanno permesso al marchio KIPOINT di figurare tra i franchisor convenzionati con l’allora Sviluppo Italia e quali siano le ragioni per le quali oggi KIPOINT non sia più tra questi. Infine, se il Presidente del Consiglio non ritiene urgente valutare l’erogazione in tempi rapidissimi di uno stanziamento sufficiente a consentire ai franchisee danneggiati di ottemperare agli impegni economici intrapresi, evitando soluzioni limite, quali la vendita della prima casa. Ho poi contattato la Corte di Giustizia Europea per sapere a che punto sia la CAUSA C-52/13 ed ho appreso che il prossimo passo è la sentenza ma i tempi di attesa sono ancora ignoti.

Sto monitorando gli sviluppi della vicenda e sono in attesa del riscontro dalla Corte di Giustizia Europea. Chiedo a tutti coloro che sono stati coinvolti in questa vicenda di inviarmi eventuali informazioni utili.

#vinciamonoi

Ecco qui la mia interrogazione: clicca qui
https://lh4.googleusercontent.com/-u74vJhZwLJ8/Uvn_m7VzGHI/AAAAAAAAAxE/PfziOBdiyHM/h120/kipointGdM.png
L'articolo de "La Gazzetta del Mezzogiorno" di venerdi 8 febbraio

L'articolo de "Il Mattino di Foggia" di sabato 9 febbraio
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