#M5S Assemblea Parlamentare OSCE: Vienna, 13 e 14 Febbraio 2014




Come delegato italiano OSCE ho partecipato a Vienna, il 13 e 14 febbraio, alla più importante Assemblea internazionale per la sicurezza, impegnata a garantire la pace, la democrazia e la stabilità a oltre un miliardo di persone e che racchiude 57 Stati dal Nord America, all’Europa e all’Asia. Si è parlato di diritti umani, dello stato di diritto nei Paesi dell’area OSCE, di Xenofobia e della attuale situazione dell’Ucraina.

Giovedi 13 febbraio, dopo aver partecipato al dibattito sui diritti umani, davanti ai rappresentanti di tutti i 57 Stati sono riuscito, come membro della Commissione diritti umani ed insieme alla delegazione italiana, a portare all’attenzione dell’intera Assemblea e del presidente Ranko Krivokapic (montenegrino con grandi simpatie per l’Italia) la questione dei due Marò Latorre e Girone, poiché la violazione dei diritti umani da parte dell’India che si sta perpetuando a discapito dei due italiani rappresenta un precedente pericoloso per tutti i Paesi occupati nella missione antipirateria in acque internazionali”.

Si è poi passati allo stato di diritto nei Paesi dell’Area OSCE. Mi preme sottolineare che per colpa della corruzione, lo stato di diritto è in pericolo anche in stati, ritenuti relativamente solidi come ad esempio l’Italia. Non a caso, qualche giorno fa l'Unione Europea ha lanciato l'allarme: la corruzione vale 120 miliardi di cui la metà in Italia. La Commissione ha sottolineato che le leggi italiane sono "insufficienti" e che le norme “ad personam” per i politici hanno favorito il fenomeno. La corruzione mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche e nello Stato di diritto, danneggia l'economia europea e priva gli Stati di un gettito fiscale necessario in periodo di crisi. In Italia i costi diretti legati alla corruzione sono pari a 60 miliardi all'anno, circa il 4% del Pil. Mi duole dirlo ma negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo smantellamento della giustizia, processi civili e penali che non danno ne certezza sulle pena, ne sulla durata dei processi. A questo si aggiunge il problema del sovraffollamento delle carceri, sul quale sono intervenuto qualche giorno fa in aula. In italia non viene mai risolto in modo strutturale, ma periodicamente rimandato tramite indulti, che liberano mafiosi e scontano le pene dei colletti bianchi.

Non minore seguito ha avuto il dibattito del 14 febbraio sulla Xenofobia. In un contesto come quello OSCE che si basa su diverse peculiarità culturali, religiose ed etniche, si dovrebbe lavorare per limitare fenomeni come il razzismo e la xenofobia al fine di evitare l’individualismo che porta verso l’intolleranza ed al rifiuto del diverso. Sicuramente non è di aiuto la crisi economica che attanaglia i governi, le istituzioni, ma soprattutto i cittadini dell'area OSCE.

Premesso che l’Unione Europea ha come obiettivi principali la promozione della pace e del benessere dei popoli, sottolineo quanto siamo lontani oggi da questi obiettivi a causa dell’austerità economica degli ultimi anni. A mio avviso, l’austerità economica in Europa ha accentuato l’individualismo, la mancanza di solidarietà, ha portato le persone a pensare prima al proprio orticello. E’ di queste giorni la vittoria del “si” contro l’immigrazione in Svizzera, che mette a rischio il lavoro di 65mila frontalieri, anche italiani, che lavorano ogni giorno in Svizzera. Sono certo che i lavoratori hanno portato idee, innovazione, cultura e creatività al paese elvetico, quindi non possono essere considerati solo un costo, ma devono essere tutelati come risorsa.
Mi chiedo, come si può parlare del benessere dei popoli se si continua a riferirci solo a parametri economici e non sociali?

Da sempre sostengo che il miglior sistema per combattere i pericoli di estremismo, xenofobia e radicalismo sia quello di migliorare le condizioni di vita ed il benessere dei cittadini in modo concreto, e non solo con risoluzioni che restano spesso solo sulla carta. Collaborando e tutelando la diversità, l'area OSCE può crescere veramente e far crescere gli individui e le comunità che ne fanno parte. Nella mia vita personale ho sempre tratto insegnamenti da chi non vive come e dove vivo io. La diversità è una ricchezza che va preservata. Solo in questo modo si può crescere veramente, come individui e come comunità.

Infine, nella giornata conclusiva c’è stato anche un dibattito dettato dalla corrente situazione che sta affliggendo l’Ucraina. Le regioni orientali russofone non accettano la destituzione del presidente, Viktor Yanukovich, appena decretata dal Parlamento di Kiev; mentre le regioni occidentali più "europee" accolgono con sollievo la liberazione di Yiulia Tymoshenko, condannata a sette anni di carcere, e amnistiata dal Parlamento trasformatosi in una Convenzione rivoluzionaria. Purtroppo, le proteste sono il risultato di uno stato in bilico tra il presidente filorusso Viktor Yanukovich e i cittadini in Piazza Maidan che spingono affinché il paese si sottragga alla sfera di influenza Russa entrando nell’Unione Europea. Dal 17 gennaio, le dimostrazioni popolari hanno ripreso drammatico vigore in concomitanza con la promulgazione da parte dei Presidenti Yanukovich di un pacchetto normativo che ha introdotto forti limitazioni per le manifestazioni pubbliche e che ha suscitato vivaci reazioni tra le opposizioni. Sono ancora negli occhi di tutti noi le immagini devastanti che la rete ha diffuso in questi giorni. I morti, i feriti, i bambini indifesi, le donne, la disperazione di chi ha perso i propri cari nella lotta per la dignità. Oltre ad esser inorridito dalle immagini viste in questi giorni credo che tutto questo sia inaccettabile. Bisognerà vedere se la ‘nuova Ucraina, stabilizzatasi un minimo, sarà disposta ad accettare quelle che Putin giudica condizioni vitali: «Il rispetto dell’accordo sulla flotta del Mar Nero, l’assenza di negoziati con la Nato e il rispetto della popolazione russofona dell’Ucraina». Intanto, ritengo doveroso che tutte le organizzazioni internazionali, OSCE compresa, siano vigili e pronti ad intervenire per scongiurare lo spargimento di sangue a cui tutto il mondo ha assistito in questi giorni. Noi del MoVimento Cinque Stelle siamo sempre stati per la democrazia partecipativa, per le decisioni prese dal basso e non da pochi nelle segrete stanze. In cuor mio sento di sostenere coloro che stanno lottando per avere diritto di scegliere. Tuttavia, condanno tutto ciò che è violenza e sottolineo che la non violenza e l’informazione libera siano la soluzione, l’unica soluzione.