#M5S In Serbia elezioni regolari. Ma la campagna elettorale?

Durante le elezioni del 16 marzo monitorate dall’OSCE con una delegazione della quale ho fatto parte, la Serbia (come ampiamente pronosticato) ha premiato il partito conservatore filoeuropeista SNS (Srpska Napredna Stranka - Partito Progressista Serbo) guidato da Aleksandar Vučić con il 48,44% dei voti. Già vicepremier e ministro della difesa, Vučić ha centrato un vero e proprio plebiscito con, al secondo posto staccatissimo, il Partito socialista col 14,05%.



In un Parlamento monocamerale formato da 250 seggi ed un sistema elettorale proporzionale, con liste bloccate e soglia del 5%, il dato politico è che si tratta di un risultato senza precedenti come percentuale di consensi e che il neo premier era stato ministro dell’informazione sotto Milosevic (secondo molti controllerebbe anche molti dei media nazionali, come sottolineano le opposizioni).




Queste elezioni erano già annunciate come l’investitura a premier di Aleksandar Vučić il quale, sin dalle elezioni del 2012 e la nomina a “primo vicepresidente del governo”, non ha lavorato ad altro che alla costruzione della propria immagine per una futura successione di governo. Al contrario di un Renzi qualunque però, Vučić ha cercato l’investitura popolare tramite le urne, perché sapeva di non avere molta concorrenza.

La Serbia, una nazione giovane, fresca di indipendenza (2006); ma negli occhi e nelle cicatrici di Marko, il presidente del seggio, si legge quello che le parole non dicono. Le espressioni dei Serbi sono come i palazzi di Belgrado bombardati dalla NATO negli anni novanta. Mi è capitato spostandomi per Belgrado di seggio in seggio, di imbattermi in questi edifici bombardati, ancora lì, come se il tempo si fosse fermato. Ferite aperte, proprio li di fianco al grattacielo brillante che si erge nella skyline della Capitale, ormai “Mitteleuropea”. È evidente lo sforzo di questo Paese nello scrollarsi di dosso le macerie del comunismo di Tito, di Slobodan Milošević e gli scheletri delle recenti guerre, in una precipitosa rincorsa al sogno dell'Unione Europea.

"Questa è una scuola storica" mi dice Marko guardandomi negli occhi. "Il presidente Aleksandar Vučić, da giovane frequentava questa scuola; nel nostro quartiere ne siamo orgogliosi". Vučić è il Vicepremier uscente e Ministro della difesa; riconfermato da queste elezioni, leader del partito filoeuropeista SNS progressista nel nome, ma di fatto di tradizione conservatrice. "Qui non esiste più la distinzione tra destra e sinistra" mi racconta Vladanka, l'interprete che ci accompagna in giro per i seggi. "Lo scorso governo era formato e sostenuto da un’alleanza tra i principali partiti conservatori e socialisti; con tutta probabilità sarà così anche nel prossimo".


La vera competizione in questa tornata elettorale è in realtà per il secondo posto; si da per scontata la vittoria del partito di Vučić. Scontata è anche la finalità di tutti i principali partiti: l'avanzamento più rapido possibile verso l'UE.

L’Europa sembra essere la priorità della Serbia. Ma essa non può risolvere tutti i nodi, così come non l’ha fatto per la Romania, la Bulgaria, l’Ungheria e da ultimo la Croazia, tutti paesi confinanti con Belgrado e con problematiche interne che vanno ben oltre le possibilità dell’Unione Europea.
Mentre assistiamo alle operazioni di conteggio delle schede elettorali Miroslav, l’autista mi sussurra: "È assurdo come UE e USA, utilizzino due pesi e due misure per quello che sta accadendo in Crimea e per quello che è accaduto in Kosovo. Se permettono loro di rendersi indipendenti, domani altre decine di regioni in tutta la zona euroasiatica chiederanno di farlo: la Catalogna, la Scozia ed anche la vostra Padania." Anche lui sostiene che dietro la contesa del caso Ucraino ci sono i soli interessi, il gas, il petrolio e le basi militari presenti sul territorio: "la base militare russa in Crimea è l'unico sbocco sul Mar Nero per la Russia e Putin farà di tutto per non cederlo ad Obama."


In definitiva, devo dire che le operazioni di voto si sono svolte con molta tranquillità. Nel briefing finale prima del ritorno in Italia, noi osservatori OSCE ci siamo detti soddisfatti della regolarità di questa tornata elettorale, tutte le linee guida per le elezioni sono state rispettate nella stragrande maggioranza dei seggi censiti. Unica singolarità, le cabine elettorali sono diverse da quelle italiane. Da noi vengono utilizzate cabine enormi in cui è preservata al massimo la privacy ma si favorisce la pratica del voto di scambio (vedi foto alle schede elettorali). Invece in Serbia viene semplicemente appoggiato un divisorio in cartone su un tavolo, che non garantisce al massimo la segretezza del voto.



Resta un dato di fatto: la mancanza di trasparenza nella gestione e nella proprietà dei Media. L'OSCE a tal proposito ha realizzato un report analitico dove critica ampiamente le diseguaglianze di trattamento tra i vari partiti politici, evidenziando il chiaro favoritismo riservato al partito del Premier. Immaginate di assistere ad una televendita continua sbilanciata maggiormente su un solo prodotto, sempre lo stesso: alla fine quale prodotto comprereste? Non so a voi, ma a me questa situazione ricorda un po' quello che avviene in Italia.

Per approfondimenti: http://www.osce.org/odihr/elections/serbia/116460


Il resoconto sul monitoraggio elettorale durante le elezioni in Serbia e sulla situazione in Crimea

https://www.youtube.com/watch?v=TqrIyW4asP4#t=49