#M5S Si alla Ratifica della Convenziona Aja del 1996

La convenzione dell’Aja del 1996, firmata dall’Italia nel 2003, detta regole uniformi tra tutti gli stati contraenti per quanto riguarda la competenza, la legge applicabile, l’esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori. Con questa ratifica, si regolamenta il riconoscimento della kàfala e l’introduzione della possibilità di affidamento internazionale. Anche se altri colleghi lo hanno già ricordato in sede di discussione generale – è bene sottolineare all’interno di quale ambito deve essere inquadrato il presente disegno di legge governativo, con cui si ratifica una convenzione che, a parere del Gruppo parlamentare del M5S, va indiscutibilmente nella direzione di aumentare il livello di protezione dei minori ovunque essi si trovino.

Negli ultimi anni questa ratifica è stata sollecitata da più parti. Infatti, molti sono stati i progetti di legge di iniziativa parlamentare presentati (anche nella precedente legislatura):

- diverse associazioni che si occupano della tutela dei minori, ascoltate anche in sede di audizione in Commissione, hanno evidenziato la necessità di procedere con la ratifica della Convenzione;
- una sentenza della Corte di Cassazione del settembre 2013 ne ha auspicato la ratifica proprio al fine di dare rilievo al superiore interesse dei minori, che non devono subire disparità di trattamento in ossequio al principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione;
- con una decisione del 2008 il Consiglio dell’UE ha autorizzato gli Stati membri a ratificare la Convenzione proprio per dare vita ad un corpo omogeneo di disposizioni per la tutela internazionale dei minori, prospettando – da ultimo nel mese di giugno dello scorso anno – anche la possibile apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Inoltre, riteniamo che si otterrebbe il risultato di applicare in modo uniforme le norme sulla competenza e sulla legge applicabile con riguardo agli strumenti di tutela dei minori assicurando così ai soggetti interessati – nonché agli operatori del diritto – la conoscibilità delle regole giuridiche e, dunque, la prevedibilità delle soluzioni. Proprio in quest’ottica devono essere considerate le norme destinate a regolare la competenza, la legge applicabile ed il riconoscimento automatico delle misure di protezione.

In estrema sintesi la Convenzione interviene sui seguenti aspetti:

a) Si individua l’autorità giudiziaria competente ad emettere misure di protezione dei minori, salvo poche eccezioni, nell’autorità del luogo di residenza abituale del minore.

b) In merito alla legge applicabile si sceglie, quale criterio di collegamento generale (anche qui salvo limitate eccezioni) quello della lex fori ossia la legge del luogo di residenza del minore;

c) Infine la convenzione prevede il riconoscimento automatico delle misure di protezione emesse in un paese contraente (salvo che per le cosiddetta ipotesi di assistenza giuridica o di kàfala). Le principali norme di attuazione (in particolare gli articoli 4 e 5 del d.d.l.) si concentrano proprio sulla kàfala, istituto giuridico derivante dal diritto islamico.

Con la kàfala, un soggetto può promettere, davanti a un giudice o a un notaio, di curare e mantenere un minore sino al raggiungimento della maggiore età, assumendo così l’obbligo di provvedere alla sua cura, senza con ciò creare un vincolo di filiazione o interrompere i rapporti tra il minore e la famiglia di origine. Questo istituto ha creato problemi di coordinamento con due istituti giuridici di diritto italiano:

a) con la normativa sulle adozioni internazionali perché la kàfala non crea un rapporto di filiazione come l’adozione e pertanto non consentirebbe l’applicazione della convenzione, già ratificata dall’Italia, del 29 maggio 1993;

b) con la normativa vigente in Italia in materia di ricongiungimento familiare. In Italia la giurisprudenza maggioritaria ha già in più occasioni prospettato aperture all’ingresso della kàfala nell’ordinamento giuridico italiano, senza che da ciò possa derivare una violazione dell’ordine pubblico internazionale o la violazione dei principi di diritto internazionale privato di cui alla legge 218/1995. A ciò si aggiunga che si tratta di un istituto non del tutto sconosciuto al diritto processual-internazionalistico poiché anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989 considera la Kàfala tra le misure di protezione sostitutive accanto all’adozione ed all’affidamento familiare.

Durante i lavori preparatori ci siamo ovviamente posti la problematica in merito alle conseguenze della ratifica sulla previgente disciplina, soprattutto con riguardo ai rischi per l’abuso e l’aggiramento di norme di diritto interno (relative in particolare all’affidamento dei minori ed alle adozioni internazionali).

Tuttavia, una serie di considerazioni ci hanno portato a valutare positivamente, nel complesso, la ratifica oggetto di discussione.

- In primo luogo già il campo di applicazione della convenzione, delineato all’articolo 4, è comunque circoscritto in quanto, pur ricomprendendo, da un lato, l’attribuzione e la revoca della responsabilità genitoriale, la tutela e la cura dei minori, le misure di protezione, esclude espressamente, dall’altro lato, tutta una serie di materie come l’accertamento dello stato di filiazione, l’adozione, la materia dell’asilo e dell’immigrazione. Difatti con la Kàfala, in capo al minore non si crea un vincolo di parentela o di filiazione; il minore non acquista il cognome di chi ne ha ottenuto l’assistenza, né acquisisce alcun diritto in merito agli aspetti successori. Infine, il minore, al compimento della maggiore età, non acquista diritti in merito all’acquisto della cittadinanza italiana.

- In secondo luogo la Convenzione dell’Aja del 1996 pur stabilendo, nella generalità dei casi, il riconoscimento automatico delle misure di protezione dei minori all’interno degli Stati contraenti, prevede una serie di eccezioni tra cui proprio le ipotesi di assistenza giuridica e di kàfala: ciò in quanto trattasi di misure di affidamento cosiddette “extra familiari” del minore con collocamento in una famiglia diversa da quella di origine: ciò, evidentemente, necessita di una serie di cautele e di maggiore attenzione proprio per scongiurare strumentalizzazioni ed abusi qualora non si fosse certi che la misura sia stata adottata per salvaguardare il superiore interesse del minore. Di conseguenza, in queste ipotesi, le norme di attuazione del d.d.l. (nello specifico gli articoli 4 e 5) sanciscono procedure aggravate che coinvolgono una serie di soggetti deputati a verificare la sussistenza di tutti i requisiti normativamente richiesti, nonché a valutare se la misura di protezione sia stata adottata proprio nell’esclusivo interesse del minore. A tal riguardo, l’Italia ha individuato correttamente quali autorità interverranno in questo processo di autorizzazione della misura in favore del minore. Sto parlando del Dipartimento per la Giustizia minorile presso il Ministero della Giustizia ed il CAI, ossia la Commissione per le Adozioni internazionali (quando il minore versi in condizione di abbandono).

- In terzo luogo si consideri che, ai sensi del disegno di legge, gli unici provvedimenti stranieri con cui vengono disposte le misure di protezione in favore dei minori ritenuti suscettibili di essere autorizzati dalle autorità italiane, sono solo e soltanto quelli adottati da autorità giudiziarie (e non ad esempio provvedimenti di tipo notarili) proprio in considerazione del fatto che solo il procedimento giudiziario è in grado di assicurare il rispetto dei diritti essenziali e la reale protezione dei minori.

Nel complesso il Movimento 5 stelle ritiene che la convenzione in esame sia uno strumento molto importante ed utile per elevare il grado di protezione dei minori. In commissione abbiamo presentato una serie di emendamenti che, in parte, sono stati, previa riformulazione, approvati: si tratta di modifiche emendative che sono frutto del lavoro delle associazioni che da anni si occupano di queste problematiche e che hanno interessato aspetti tutt’altro che marginali come, per esempio, l’ascolto del minore. Ora, ferma restando l’esigenza e l’opportunità di ratificare la convenzione in esame, il Movimento 5 stelle intende sottolineare una questione che è rimasta, anche a seguito delle audizioni in Commissione, inevasa. Parlo dell’articolo 12 del disegno di legge governativo, secondo il quale l’attuazione dalle disposizioni contenute nella presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che le pubbliche amministrazioni vi provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili. Tale norma, a nostro parere, si scontra con le funzioni ed i compiti che vengono attribuiti dagli articoli 4 e 5 del d.d.l. al Dipartimento per la giustizia minorile presso il Ministero della Giustizia ed alla Commissione per le adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Si tratta, come detto, delle disposizioni con cui si dà attuazione agli articoli 33 e seguenti della Convenzione che dettano la disciplina in materia di affidamento o assistenza legale del minore tramite kàfala. A noi risulta, ad esempio, che annualmente la Commissione per le adozioni internazionali istruisce circa 3500 procedimenti di adozione; di conseguenza, con le modifiche legislative di attuazione della Convenzione dell’Aja, potrebbe aumentare sensibilmente il carico di lavoro dell’amministrazione con il rischio di ingolfare l’iter amministrativo-burocratico e rendere così impossibile perseguire gli obiettivi di tutela e protezione del minore. Alla nostra richiesta in Commissione all’ex Ministro Kyenge, audita in qualità di Presidente della Commissione per le adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ed alla Dott.ssa Chinnici (capo del Dipartimento per la giustizia minorile) abbiamo chiesto se siano in possesso di studi o dati in merito al numero di nuove pratiche che le autorità indicate nel d.d.l. dovrebbero istruire a seguito della presente ratifica. Purtroppo, a queste domande non abbiamo ricevuto risposta.

Per tale motivo il movimento 5 stelle ha presentato un ordine del giorno finalizzato ad impegnare il governo a verificare a seguito della ratifica l’idoneità, dal punto di vista numerico, dell’attuale organico di risorse umane impiegato presso il Dipartimento per la giustizia minorile nonché presso la Commissione per le adozioni internazionali. Alla luce di quanto esposto il gruppo parlamentare del movimento 5 stelle voterà favorevolmente al presente disegno di legge in quanto trattasi di provvedimento legislativo che va verso un più elevato grado di tutela per i minori.

Ecco il mio intervento integrale:

http://youtu.be/0XIBCrGxhd4

#M5S Decreto legge 66/2014, molto più di 80 euro

Martedi 17 giugno, alla Camera si è discusso sul Decreto legge 66/2014, il famoso "Decreto IRPEF, quello sugli 80 euro per intenderci. Come ormai ci hanno abituato, anche in questo decreto hanno inserito altri temi che poco o nulla hanno a che fare con il decreto in sè.

Infatti, leggendo approfonditamente la parte relativa al Ministero degli Affari Esteri, quello di competenza della mia Commissione, ho scoperto che oltre all'aumento del contributo amministrativo di 73,50 euro per il rilascio del passaporto ordinario (da sommare al costo del libretto) e alla soppressione dell'assegno di rappresentanza che in sostanza toglie delle risorse ai dipendenti per metterle nelle mani dei dirigenti diplomatici attraverso l'istituzione di un fondo da 15 milioni di euro per il 2015 e di 13 milioni a decorrere dal 2016, c'è ben altro.

Infatti, l'art. 16 bis presenta delle anomalie che mi hanno fatto sorgere non poche perplessità. La lettera b dell'art. 16 bis da la possibilità di rimborsare le spese sostenute direttamente dal capo dell'ufficio all'estero o da personale da questi dipendente in modo forfettario, cioè con una autocertificazione che permette di spendere milioni di euro senza alcun controllo.

Inoltre, Il comma 3 sempre dell’art. 16 bis, ridetermina in aumento il contingente di "contrattisti" di cui all’articolo 152 del Dpr 5 gennaio 1967, n. 18 nella misura di 2.600 unità per l’anno 2015, 2.650 unità per il 2016 e 2.700 unità a decorrere dal 2017. Tuttavia, l'incremento degli costi che appare del tutto sproporzionato e non giustificato rispetto agli oneri derivanti da tale incremento.

E' assurdo come la Maggioranza abbia preferito inserire questa "riformetta" sulla rete Consolare attraverso i tre articoli a prima firma del Senatore Tonini nel Decreto Legge, piuttosto che presentare una proposta di legge organica e largamente condivisa.

Purtroppo, non è stato possibile presentare degli emendamenti visto che il Governo Renzi ha posto la questione di Fiducia per la tredicesima volta in 3 mesi. Di conseguenza, ho presentato un Ordine del Giorno (OdG) a mia prima firma per cercare di ovviare a tali anomalie.

Ecco, qui di seguito, l'Ordine del giorno AC 2433 a prima firma Scagliusi:

La Camera, 
premesso che:

nel corso dell'esame del decreto-legge n.66 del 2014 in prima lettura al Senato è stato introdotto, tra gli altri, l'articolo 16-bis concernente 'Norme in materia di personale del MAE';

il comma 1 del medesimo articolo, alla lettera b) inserisce nel Dpr 5 gennaio 1967, n. 18 (Ordinamento dell’Amministrazione degli affari esteri), dopo l’articolo 53, il nuovo articolo 53-bis, concernente le attività per la promozione all’estero dell’Italia. Nella fattispecie, il comma 2 dell’art. 53-bis istituisce un apposito Fondo nello stato di previsione del Ministero degli affari esteri (MAE), le cui risorse saranno ripartite tra gli uffici all’estero con uno o più decreti del MAE, senza specificare le modalità di tale ripartizione; tra l'altro, per le spese collegate all'attuazione di questo articolo è previsto un rimborso anche sulla base di costi medi forfettari che per ogni Paese sono determinati dall'Amministrazione degli affari esteri, anche se non se ne comprende la ratio;

il comma 3 dell’art. 16-bis, invece, ridetermina, in aumento, il contingente di cui all’articolo 152 del citato Dpr nella misura di 2.600 unità per l’anno 2015, 2.650 unità per il 2016 e 2.700 unità a decorrere dal 2017;

l'articolo 152 del Dpr n. 18 del 1967 prevedeva che le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari di prima categoria e gli istituti italiani di cultura possono avvalersi di personale a contratto, previa autorizzazione dell’Amministrazione centrale degli affari esteri, nel limite di un contingente complessivo di 2.277 unità;

la valutazione degli oneri che l’incremento di tale contingente comporta è pari a 2.176.000 euro per il 2015, in 3.851.520 euro per il 2016 e in 6.056.064 euro a decorrere dal 2017;

appare sproporzionato e non giustificato il rapporto tra le unità di personale a contratto previste in aumento nel triennio 2015-17 e la relativa valutazione degli oneri derivanti da tale incremento,

impegna il Governo a fornire una dettagliata relazione al Parlamento sulle modalità della ripartizione del Fondo di cui al nuovo articolo 53-bis introdotto nel decreto-legge 66/2014 e sui criteri adottati nella valutazione relativa all’ammontare progressivo degli oneri relativi al contingente previsto dal comma 3 dell'articolo 16-bis.

Sono certo che rimarrete sorpresi ma posso dirvi che il Governo ha accettato tale mia richiesta di impegno. Addesso, staremo a vedere se e quando ci daranno le spiegazioni richieste. Vi terrò aggiornati.

#M5S Marina Militare, una risorsa nazionale da tutelare

Le recenti dichiarazioni rilasciate dal Capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, secondo cui almeno otto militari del corpo armato sono risultati positivi al test della tubercolosi hanno destato stupore ed apprensione. I militari erano, molto presumibilmente, impiegati nelle operazioni della missione “Mare Nostrum”. Una vicenda su cui noi del MoVimento 5 Stelle vogliamo vederci chiaro e, pur considerando che la positività al test non implica che la malattia sia stata contratta, abbiamo espresso le nostre preoccupazioni nell'interrogazione ai Ministri Roberta Pinotti (Difesa) e Beatrice Lorenzin (Salute) a mia prima firma, con la quale chiediamo al Governo Renzi di “chiarire quali siano le azioni che intende intraprendere per garantire la tutela della salute del personale civile e militare impegnato nelle operazioni di soccorso nel Mediterraneo.
Chiediamo all'Esecutivo, inoltre, di specificare l’unità su cui hanno prestato servizio gli otto militari risultati positivi. Infine, vogliamo sapere se il Governo è al corrente di altri casi di positività alla tubercolosi tra i militari coinvolti in  missioni internazionali, specialmente in luoghi dove il focolaio della tbc è ancora latente e non del tutto debellato.

Dispiace leggere che qualcuno consideri questo atto ispettivo frutto di un "allarmismo fine a se stesso". Ritengo che interessarsi e cercare di tutelare i nostri Militari di Marina (cosi' come tutti i militari delle altre forze armate) sia un atto dovuto per la loro incolumità e come riconoscenza per tutto il lavoro che i "Nostri" svolgono giornalmente per tutelare noi cittadini. Naturalmente sarò il primo a gioire nel momento in cui sarò rassicurato dai Ministri della Difesa e della Salute, non appena e soprattutto se risponderanno alla mia interrogazione.

#M5S Una Commissione Nazionale per la promozione e la vigilianza dei diritti umani è un segno di civiltà


Qualcuno di voi ricorderà che, di ritorno da Ginevra con la Delegazione del Comitato Diritti Umani della Camera, segnalavo il mancato recepimento dell'Italia della risoluzione 48/134 del 1993 che impegna gli Stati ad istituire organismi nazionali, autorevoli ed indipendenti, per la promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Un annoso problema per l'Italia quello del recepimento di direttive internazionali che spesso ci porta a pagare sanzioni a causa della lentezza della classe politica nel fare il proprio lavoro. È assurdo che l'Italia su un tema come la tutela dei diritti umani abbia un ritardo ventennale (http://goo.gl/rEWWaO).

Detto fatto. Mi sono messo al lavoro e con una proposta di legge presentata dalla Commissione Affari Esteri (a mia prima firma) depositata qualche giorno fa, ho chiesto l'stituzione di una Commissione nazionale indipendente volta alla promozione e alla vigilanza dei diritti umani in Italia.
Sui diritti umani l'Italia rischia di rimanere al palo. Il nostro Paese e' tra i pochi nell'Unione europea a non aver ancora un'autorita' indipendente garante dei diritti umani. Il nostro codice penale non contempla il reato di tortura e la delicatissima questione dei diritti di migranti e rifugiati politici, oggi, resta un nodo per molti versi irrisolto.
Per questo, abbiamo avanzato una proposta di legge che regoli l'istituzione di una Commissione nazionale indipendente per la tutela e la promozione dei diritti umani in Italia. Anche questa volta ci tocca sopperire alla negligenza mostrata dai governi che ci hanno amministrato negli ultimi 20 anni.

Invitiamo dunque il governo e tutte le forze politiche in Parlamento ad impegnarsi per calendarizzare quanto prima la nostra Pdl
.
Cosi' adempieremo agli obblighi assunti con la Conferenza mondiale di Vienna svoltasi nel '93 e non ci faremo trovare impreparati nel prossimo 'Processo di Revisione Universale' dell'Onu, previsto a novembre 2014. Nell'ultimo, di 4 anni fa, proprio le Nazioni Unite ci chiesero l'istituzione di una commissione ad hoc per la tutela delle liberta' fondamentali.
Il MoVimento Cinque Stelle, nel tentativo di evitare il perpetuarsi di questa situazione anche di imbarazzo internazionale, ha maturato la convinzione che occorra contribuire all'istituzione di una Commissione nazionale efficace e trasparente, con funzioni di formazione e informazione, coordinamento, controllo e impulso legislativo della complessa materia dei diritti umani, diritti che sono innanzitutto universali, indivisibili, interdipendenti e che coinvolgono ambiti sempre nuovi, dai diritti civili e politici a quelli economici e sociali, culturali e ambientali.
Gli accresciuti impegni internazionali dell'Italia, la sua partecipazione a numerose missioni umanitarie, il suo ruolo di punta nella battaglia contro la pena di morte e per l'istituzione della Corte penale internazionale permanente rendono tale istituzione imprescindibile ed improcrastinabile. Solo un'istituzione nazionale indipendente, infatti, potrà essere in grado di contribuire a monitorare lo stato dei diritti umani nel mondo in modo coerente, costante, obiettivo e non frammentario e soggetto a varie contingenze e convenienze.
E' opportuno ricordare che sia alla Camera (Chaouki, A.C. 1004) che al Senato (Fattorini, A.S. 865) è stata depositata una proposta di legge per l'istituzione di una Commissione Indipendente per la protezione e la promozione dei Diritti Umani. Tuttavia, abbiamo voluto dare maggiore trasparenza ed efficacia con la nostra proposta che armonizza gli emolumenti del personale coinvolto, esclude per presidenti e membri della commissione la possibilità di avere un conflitto di interessi, rafforza il ruolo dei Parlamentari (che rappresentano i cittadini) ed introduce la procedura di recall, secondo la quale, a metà mandato, il presidente, i membri della commissione ed i subordinati possono essere valutati dagli stessi elettori ed eventualmente rimossi, qualora non stiano rispondendo appieno al compito conferitogli.
La proposta di legge sarà ora pubblicata sul sistema operativo del MoVimento Cinque Stelle "LEX" dove ogni cittadino iscritto al portale potrà proporre i suoi suggerimenti che saranno poi presi in considerazione dalla Commissione Affari Esteri per apportare eventuali modifiche al testo base.
Vogliamo un futuro dove i fatti di Genova del 2001, le violazioni commesse nei confronti di numerosi detenuti e liberi cittadini, le discriminazioni e i trattamenti denigratori condotti nelle carceri italiane non si verifichino piu' e, ove certi orrori dovessero ripetersi, che vengano puniti e perseguiti nella giusta misura.

https://www.youtube.com/watch?v=yJXtEOYoE0c&list=UUQMR0q4wNM8Rbe7W0UlX1jg&index=3

#M5S Adozioni Congo: rimangono bloccati ancora 7 bambini adottati da coppie italiane

Sembrava che tutti fossero felici e contenti il 28 maggio scorso, quando un aereo dell’Aeronautica Militare proveniente da Kinshasa (RD Congo) atterrava a Ciampino con a bordo i 31 bambini congolesi adottati dalle famiglie italiane. Peccato però che, proprio durante il volo, la vicepresidente della Commissione Adozioni Internazionali, Silvia Della Monica, ha affermato che ci sono altre sette coppie italiane la cui vicenda non è stata risolta. Sette bambini, infatti, che erano stati autorizzati sin dal primo ottobre scorso dalla Direzione Generale della Migrazione (DGM) della Repubblica Democratica del Congo a lasciare il paese africano, sono ancora bloccati lì.

Un lieto fine che ci auguravamo da tempo ma che, purtroppo, non coinvolge tutte le coppie. Per questo sono tornato a chiedere al Presidente del Consiglio Renzi, attraverso una interrogazione parlamentare, le motivazioni che costringono all’attesa le 7 coppie italiane e cosa intenda fare il Governo per risolvere quanto prima questa assurda situazione. In fondo, vista la smania di foto, sarà una ulteriore occasione per il Ministro Boschi per mettersi in mostra.
Tra lo stupore generale, infatti, sul volo da Kinshasa c’era anche il Ministro per le Riforme e i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi. Un capitolo, quello delle adozioni in Congo, che nulla ha a che fare con il suo Ministero e che ha lasciati interdetti sia l’ex Ministro Kyenge (che si era occupata della vicenda) sia l’attuale Ministro degli Esteri Mogherini.

Ma visto il suo interesse per la vicenda, nato negli ultimi giorni, non ho potuto fare a meno di indirizzare la mia interrogazione anche al suo Ministero. Mi auguro che possa contare sul feeling con il Presidente Renzi per convincerlo a ritornare in Congo e chiudere definitivamente la vicenda, con un lieto fine che coinvolga tutte le coppie italiane. Auspico – conclude il deputato pugliese – che venga data la giusta attenzione anche alle pratiche di adozione delle sette famiglie che non hanno ancora potuto abbracciare i loro figli adottivi”.
















Approfondimenti:
- La mia prima interrogazione in commissione: clicca qui
- L'articolo di Net-UnoTV: http://goo.gl/iQ6U2v
- L'articolo di Brindisiliber.it: http://goo.gl/SrBZ6E