#M5S Adozioni internazionali: E' necessaria una riforma

L'adozione internazionale è l'adozione di un minore di cittadinanza non italiana, dichiarato adottabile dalle autorità del suo Paese. Viene perciò fatta in quel Paese, davanti alle autorità e secondo le leggi nazionali ed internazionali ivi vigenti. Perché questa adozione sia efficace in Italia è necessario seguire procedure particolari, stabilite dalle leggi italiane ed internazionali. Lo strumento principale su cui si basano le procedure per l'adozione internazionale è rappresentato dalla Convenzione dell'Aja per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale del 29 maggio 1993, che prende in esame la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale. L'Italia ha aderito a questa convenzione ratificandola con la legge n. 476 del 1998, che modifica la legge n. 184 del 1983. Essa rappresenta una garanzia sia per tutelare i diritti dei bambini e di chi desidera adottarli, sia per sconfiggere qualsiasi traffico di minori che possa instaurarsi attraverso il meccanismo delle adozioni. In Italia la Commissione per le adozioni internazionali (CAI) è l'autorità da cui dipende l'applicazione della Convenzione dell'Aja.

Negli ultimi anni il fenomeno dell’abbandono dei minori nel mondo è in costante crescita. Secondo delle stime dell’Unicef si è passati da 145 milioni di bambini dichiarati in stato di abbandono nel 2004 ai 168 milioni del 2009. Ciò nonostante, l’adozione internazionale è in crisi. Dopo una tendenza positiva avutasi dal 2006, le idoneità all’adozione internazionale dichiarate dai Tribunali per i minorenni sono drasticamente diminuite: infatti, nel 2006 sono stati registrati ben 6.237 decreti di idoneità ottenuti dalle coppie, scesi a 4.509 nel 2009 e a 4.000 nel 2012.

Sicuramente tra le ragioni vanno considerate le procedure amministrative, spesso piuttosto farraginose, e i tempi eccessivi, e dagli esiti incerti, che caratterizzano i procedimenti di adozione. L'adozione internazionale permette di accogliere a far parte integrante della propria famiglia bambini di altri Paesi, con cultura, lingua, tradizioni diverse. Inizia con un'indagine sulle famiglie che fanno specifica richiesta di adozione internazionale, per valutarne le potenzialità genitoriali, raccogliendo informazioni sulla loro storia personale, familiare e sociale. La coppia in possesso del decreto di idoneità deve rivolgersi ad uno degli enti autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali, che svolge le pratiche necessarie per tutta la complessa procedura. Solo gli enti autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali sono legittimati ad occuparsi delle pratiche in materia di adozione internazionale, sulla base di precisi requisiti.

Una volta ricevuta dall'autorità straniera la proposta di incontro con il minore da adottare, l'ente autorizzato ne informa gli aspiranti genitori adottivi e li assiste per tutte le visite necessarie. Se gli incontri della coppia con il minore si concludono positivamente, viene emanato da parte della competente autorità giudiziaria straniera il provvedimento di adozione.

L'ente autorizzato trasmette successivamente tutti gli atti relativi all'adozione alla Commissione per le adozioni internazionali, che ne verifica la correttezza formale e sostanziale. In caso di esito positivo dei controlli, la Commissione per le adozioni internazionali rilascia la «autorizzazione nominativa all'ingresso e alla permanenza in Italia del minore adottato.

La procedura di adozione si conclude, 2 - 3 o a volte anche 4 anni dopo, con l'ordine da parte del tribunale per i minorenni di trascrizione del provvedimento di adozione nei registri di stato civile. Infine, la Commissione autorizza l'ingresso del bambino adottato in Italia e la sua permanenza, dopo aver certificato che l'adozione sia conforme alle disposizioni della Convenzione dell'Aja.

Un altro motivo della crisi delle adozioni internazionali va senz’altro imputato ai rilevanti costi che le famiglie devono sopportare quando intraprendono questo percorso e che contribuiscono negativamente, soprattutto in un periodo di grave crisi economica quale quello che stiamo vivendo. Proprio per far fronte agli elevati costi, nel 2005 è stato istituito un ‘Fondo di sostegno delle Adozioni Internazionali’, finalizzato al rimborso di parte delle spese sostenute per l’adozione di un bambino straniero nel corso dell’anno precedente, le cui funzioni sono state successivamente assorbite dal Fondo per le Politiche della Famiglia, destinato a finanziare anche il sostegno delle adozioni internazionali. Tuttavia, si apprende dalla stampa che sarebbero stati erogati rimborsi fino alle adozioni concluse nell’anno 2010, mentre per quanto concerne le adozioni concluse nel 2011 ad oggi non sarebbe stato erogato alcun rimborso. Infine, relativamente alle adozioni concluse nell’anno 2012 ancora non sarebbe stato emesso alcun Decreto.

E’ evidente che l’interruzione della misura del rimborso a favore delle famiglie adottive costituisca un grave ostacolo per tante coppie italiane altrimenti decise ad adottare, rischiando altresì di configurare una disparità di trattamento tra cittadini, con un’ulteriore ingiusta penalizzazione nei confronti di tante coppie più fragili economicamente ma che credono fermamente nel diritto di ogni bambino ad avere una famiglia.

Peraltro, le recenti vicende della cronaca hanno messo in luce come spesso i tempi incerti nelle procedure di adozione dipendano non solo dalla procedure italiane farraginose, e che necessitano di un aggiornamento, ma anche dalle incerte condizioni politiche dei paesi di origine dei bambini, dove talvolta si assiste ad improvvise chiusure o limitazioni nelle procedure di adozione in corso.

Mi preme ricordarlo, anche perché me ne sono occupato personalmente, che è avvenuto sia per le adozioni di minori dalla Bielorussia (4/03482) che per i minori provenienti dal Congo (5/01698 e 4/05067). Mentre nel primo caso fortunatamente le cose si sono risolte del tutto, per il secondo siamo ancora in attesa della definitiva soluzione visto che è necessario portare in Italia anche gli altri bambini che, con sentenze emesse nella Repubblica Democratica del Congo, sono stati dati in adozione ad altre sette coppie italiane che tuttavia sono ancora in attesa.

Fondamentale in questi casi dovrebbe essere il ruolo svolto dalla Commissione per le Adozioni Internazionali che collabora con le autorità centrali per le adozioni internazionali degli altri Stati. 

Storicamente si sa che a molti bambini il diritto all’infanzia non è stato, né è oggi, assicurato, per varie ragioni, individuali, economiche, politiche e sociali. Si tratta di una grande questione che coinvolge tutti gli aspetti della vita di una società, nel passato come nel presente.

Ciò nonostante, è ampiamente condiviso che il diritto dei minori ad avere una famiglia è assolutamente prioritario rispetto a qualsiasi altra logica, e per il minore il diritto a conservare la propria famiglia non può essere messo in discussioni dalle condizioni di povertà e di disagio, su cui invece lo Stato o le regioni sono chiamati ad intervenire concretamente. In Italia, la legge 28 marzo 2001, n. 149, ha introdotto alcune modifiche alla disciplina dell'adozione che sottolineano il diritto del minore ad avere una famiglia, mentre evidenziano che “Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia”. Per questo, lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze, devono sostenere i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire l'abbandono e di consentire al minore di essere educato nell'ambito della propria famiglia.

Tuttavia, non mancano richieste per una riforma della legge sulle adozioni internazionali. Infatti, secondo alcune associazioni, la revisione della norma attuale è indispensabile per dare speranza all'esercito di famiglie che potrebbe fare dell'adozione la scelta di vita, ma la cui speranza viene distrutta dalla burocrazia. È assurdo e mortificante che per adottare un bambino si debbano aspettare 3 o 4 anni, con spese enormi.

Mentre il nostro Governo è impegnato a concedere l’Immunità ai nuovi Senatori, a pensare alla riforma del senato e ad altre riforme finalizzate alla salvaguardia delle poltrone dei nominati, la crisi delle adozioni internazionali, richiede una revisione della materia, per una maggiore e migliore cooperazione sia in materia di responsabilità genitoriale che di misure di protezione dei minori. Purtroppo Sig. Presidente, la parola “riforma”, associata all’adozione internazionale, sembra abbia esaurito il suo appeal, mentre si fanno sempre più pressanti le voci di chi, in antitesi a chi con le adozioni internazionali ci lavora quotidianamente, sostiene che un cambiamento non sia necessario. Improvvisamente, il “riflettere su quanto sia farraginosa e confusa la procedura per le adozioni internazionali”, come detto proprio dal Presidente del Consiglio circa un mese fa, non è più una priorità. Insomma, la legge sulla adozione internazionale va bene così com’è. La promessa del ministro Boschi, fatta alle migliaia di famiglie in trepida attesa di un miglioramento delle condizioni dell’adozione internazionale, purtroppo sembra essere caduta nel dimenticatoio.

Di ritorno dal Congo, il Ministro Boschi assicurava che si stava lavorando per affrontare il problema delle adozioni, rendendole più agevoli. “A giugno – diceva - nell’ambito della riforma del Terzo Settore, metteremo mano anche alla riforma dell’adozione internazionale”. L’intenzione del governo trovava conferma lo stesso giorno con un nuovo tweet del premier Renzi: “Benvenuti #acasa. Ora, con la riforma del Terzo Settore, ancora più attenzione alle adozioni internazionali”. La verità è che sulla questione delle adozioni internazionali è calato il silenzio.

Aspettando di capire a quale Giugno si riferiscano e in attesa di una riforma il più possibile condivisa con le parti sociali interessate, noi del Movimento 5 Stelle voteremo a favore della Mozione Quartapelle (1/00326), poiché condividiamo la necessità di:

- reperire tutte le risorse necessarie per erogare i rimborsi relativi alle procedure di adozione concluse nel 2011 e quelli relativi al 2012;

- istituire un apposito fondo, ai fini del sostegno di quelle coppie che sopportano un aggravamento ulteriore dei costi a causa dell’inatteso allungarsi delle procedure laddove la Commissione per le Adozioni Internazionali non riesca nel suo intento di mediazione.

E’ altresì necessario presentare una relazione dettagliata al Parlamento sullo stato dell’arte delle relazioni in corso e degli accordi bilaterali sottoscritti e ratificati in questa materia, al fine di ottenere un quadro chiaro e aggiornato, che riduca il più possibile lo stato di incertezza delle procedure di adozione nei confronti di determinati paesi e offra utili elementi al Parlamento in vista di una possibile riforma delle procedure in materia.

Per le adozioni ancora non concluse positivamente, infine, (e mi riferisco in particolare alle coppie ancora in attesa di adottare i minori Congolesi), è necessario un segnale chiaro da parte del Governo (anche in virtù della decisione del Pres. Renzi di tenere la delega per le adozioni internazionali), atto a risolvere tutti quei casi che sono fermi o rallentati e che si possono risolvere solo se il Governo mantiene iniziativa diplomatica costante e discreta in questi Paesi. 


Ecco il mio intervento in dichiarazione di voto in merito alle mozioni sulle Adozioni Internazionali

https://www.youtube.com/watch?v=USFI-PHSI00