#M5S Lama San Giorgio: Finalmente si ascoltano i cittadini


Finalmente qualcosa si muove sull’annosa questione di Lama San Giorgio. Due distinti incontri in due differenti sedi istituzionali, ma con in comune la stessa mission: risolvere la questione dello sversamento dei reflui in lama San Giorgio per evitare il disfacimento di uno dei più significativi siti ambientali in Terra di Bari e, allo stesso tempo, per scongiurare la sanzione europea per non aver ancor adempiuto agli obblighi della direttiva comunitaria sui depuratori.

Il confronto andato in scena tra il comitato «Salviamo lama San Giorgio», rappresentanti di associazioni, movimenti e cittadini di Rutigliano, Casamassima, Sammichele, Triggiano e Noicattaro e l’assessore Giovanni Giannini e quello davanti al prefetto di Bari tra i rappresentanti di Acquedotto Pugliese (Aqp), Regione e i sindaci di Rutigliano e Casamassima confermano la posizione maggiormente condivisa tra i cittadini.

La linea è quella di proporre come soluzione alternativa allo scarico l’area di lama Cupa a Casamassima dove è stato realizzato più di venti anni fa un invaso per raccogliere le acque di falda provenienti da pozzi artesiani con annessa rete idrica di distribuzione per l’utilizzo in agricoltura. Un invaso di proprietà della Regione mai entrato in funzione. Determinante è l’apertura della Regione e di Aqp, disponibili a valutare soluzioni alternative allo scarico nel vallone Guidotti. I tecnici di Aqp hanno chiesto tre mesi per preparare un nuovo progetto.

Apprendo con soddisfazione che l’assessore Giannini sia parso favorevole all’alternativa proposta dal Comitato Salviamo lama San Giorgio che prevede il coinvolgimento di Lama Cupa, attualmente abbandonata a se stessa. Questa è la dimostrazione che quando i cittadini fanno sentire la loro voce, le istituzioni non possono fare altro che ascoltare e muoversi di conseguenza. Sono fiducioso che su lama San Giorgio si possa giungere ad una soluzione condivisa. Tra l’altro, con la mia interrogazione di oltre un anno fa, che non ha ancora ricevuto risposta, auspicavo proprio il rispetto della legge regionale n. 21 del 2008 che prevede la partecipazione attiva dei cittadini alla progettazione di opere di recupero ambientale. Ritengo che ora, in questo clima di collaborazione tra gli enti interessati e la comunità locale, si debba cercare di elevare gli obiettivi a tre punti chiave: la definitiva sospensione dello scarico in falda delle acque reflue di Casamassima, il recupero di Lama San Giorgio quale territorio di pregio della nostra zona, ma anche il riutilizzo delle acque a scopi irrigui riqualificando l’area di Lama Cupa. Naturalmente, soprattutto in merito a quest’ultimo obiettivo è fondamentale fare informazione sottolineando che il riutilizzo è possibile senza danneggiare in alcun modo l’attività agricola dei fruitori. Mentre un anno fa sembrava assurdo pensare ad alternative rispetto alla soluzione imposta dal Governo regionale, questi incontri dimostrano che quando si coinvolgono le comunità locali nella ricerca di soluzioni, prevale la parte costruttiva che dà vita a progetti di buon senso. 

Approfondimenti:

#M5S Il decreto "Sblocca Italia" toglie la voce alle comunità locali sul progetto TAP


Per il sottosegretario Delrio, il gasdotto si farà nonostante l’opposizione dei cittadini pugliesi. E mentre continua l’affannosa ricerca di consenso del consorzio energetico, rischia di scoppiare un caso diplomatico internazionale.

“Noi garantiremo che gli impegni presi su alcune grandi opere, come il TAP, vadano a buon fine”. Lapidario e determinato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio che ha annunciato la realizzazione del Trans-Adriatic pipeline, il gasdotto destinato a portare il gas azero in Puglia nonostante l’opposizione delle comunità locali. Una presa di posizione che trova in disaccordo il MoVimento 5 Stelle, il quale si schiera nuovamente a difesa degli interessi dei cittadini pugliesi.

Il TAP è la dimostrazione di quanto siano forti le pressioni internazionali che, dinanzi al profitto, se ne infischiano dell’opposizione delle comunità locali che subiranno questo progetto. Il progetto TAP oltre ad essere inutile e dannoso per l’Italia intera, ora si rivela persino imbarazzante mettendo in luce tutte le sue contraddizioni: l’Italia che stringe accordi con paesi dittatoriali come l’Azerbaigian che rischia di far scoppiare un caso diplomatico internazionale per una presunta bozza, su cui il Governo Renzi ha preso tempo, per il ritorno della regione del Nagorno Karabakh sotto il controllo di Baku

Ma anche la sinistra europea in silenzio perché Tony Blair svolge il ruolo di consulente del progetto e, infine, l’affannosa ricerca del consorzio energetico di accaparrarsi il consenso locale, provando a finanziarie feste, sagre e squadre di calcio.
Anche se inserito dal Governo nello “Sblocca Italia” il TAP è un progetto non gradito alle comunità locali e non apporterà alcun beneficio all’Italia intera. Sono finiti i tempi delle grandi strategie geopolitiche internazionali, dedite prettamente al profitto di pochi, sulla pelle dei cittadini. Terremo alta l’attenzione e sosteremo i pugliesi nell’opposizione a questo inutile ed insidioso progetto. Mentre ci aspettiamo che Governo e maggioranza mantengano la promessa di valutare approdi alternativi: non avranno mica parlato in passato solo per accattivarsi la cittadinanza locale. La procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), infatti, è alla sua fase conclusiva davanti alla commissione ministeriale. L’iter autorizzativo non è ancora concluso, ma il Sottosegretario Delrio sembra aver già deciso che il progetto TAP verrà realizzato ad ogni costo.

Alcuni approfondimenti:

#M5S Nessun monitoraggio dello Stato sulle adozioni nazionali

Dopo essermi occupato delle adozioni internazionali dalla Bielorussia e dal Congo, ho presentato una interrogazione parlamentare per avere informazioni sulla Banca Dati Nazionale che sarebbe dovuta essere operativa, per legge, già dal 2001. Nonostante una condanna del Tar del Lazio ad ottobre 2012, che ordinava al dipartimento di giustizia minorile di provvedere entro 90 giorni, non ci sono state novità rilevanti. Saranno i Ministeri della Giustizia e del Lavoro, dunque, a chiarire la situazione alle numerose famiglie che hanno lamentato disservizi.

Purtroppo a distanza di 13 anni dalla legge pare che la banca dati funzioni ancora a macchia di leopardo e che, ad oggi, non tutti i Tribunali per i minorenni l'abbiano resa operativa. Senza dimenticare un limite strutturale del sistema affido/adozione: gli enti autorizzati non hanno la possibilità di incrociare i dati delle famiglie disponibili all'adozione, con i bambini effettivamente adottabili. Dico ‘pare’ perché l'accesso alle informazioni contenute nella banca dati è riservato ai magistrati dei tribunali per i minorenni e delle procure presso i tribunali per i minorenni cui sia attribuita la trattazione dello specifico procedimento di adozione nonché ai magistrati degli altri uffici della giurisdizione minorile autorizzati dal capo dell'ufficio. Secondo la relazione sullo stato di attuazione della legge recante modifiche alla disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori al 31 dicembre 2010, presentata al Presidente del Consiglio lo scorso dicembre 2013 dall’ex Ministro della giustizia e dall’ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali, i minorenni accolti temporaneamente presso i servizi residenziali familiari e socioeducativi e le famiglie affidatarie sono 29.309. Purtroppo queste sono stime di dati presi a campione da quei tribunali per minorenni che hanno potuto rispondere. Gli altri, come dichiara la stessa relazione, non hanno potuto fornire dati per mancanza di personale. Se da un lato, dunque, il Governo afferma l’entrata in funzione della Banca Dati Nazionale, ho chiesto l’aggiornamento dei dati sul numero di giovani (neonati, bambini ed adolescenti) ospitati in strutture di accoglienza e delle coppie disponibili all’adozione al 31 maggio 2014. Ad introdurre le modifiche alla disciplina dell’adozione per favorire il diritto del minore di avere una famiglia e per far sì che le condizioni di indigenza dei genitori non siano di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia è intervenuta anche la legge 28 marzo 2001, n. 149. A tal proposito ho chiesto di conoscere le iniziative che il Governo sta adottando. Anche gli enti locali, dovrebbero attivarsi al fine di sostenere le famiglie a rischio e prevenire l'abbandono, consentendo al minore di essere educato dalla propria famiglia.

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