#M5S Approvata la ratifica sul protocollo di modifica della COTIF


Con la ratifica ed Esecuzione del Protocollo di modifica della convenzione relativa ai trasporti internazionali ferroviari (COTIF) del 9 maggio 1980, fatta a Vilnius il 3 giugno 1999 si approva la revisione della convenzione che regola i trasporti internazionali ferroviari tra i Paesi dell’Unione europea, Vicino Oriente, cioè la regione geografica che si estende dalla sponda orientale del Mar Mediterraneo all'Iraq e alla Penisola Arabica, e il Maghreb. Questa revisione della COTIF è stata proposta per assicurare l’uniformità del diritto di trasporto internazionale, alla luce del nuovo quadro legislativo comunitario in materia ferroviaria. A tal fine, infatti, l’Assemblea plenaria dell’OTIF ha adottato nuovo Protocollo che modifica il testo della COTIF, visti i cambiamenti politici, economici e giuridici intervenuti in molti Stati membri che richiedono di stabilire e sviluppare prescrizioni uniformi a livello internazionale per eliminare ostacoli nel passaggio di frontiera al trasporto internazionale ferroviario.

Gli obiettivi di questa convenzione si individuano nella distinzione di responsabilità tra i gestori dell'infrastruttura e le imprese di trasporto. Si punta ad uno sviluppo organico del trasporto ferroviario internazionale con il superamento degli ostacoli giuridici e tecnici a questo relativi. Non di poco conto è la ridefinizione delle condizioni relative al risarcimento dei danni in caso di incidente o di ritardo del treno. A tale ultimo proposito, la relazione illustrativa del disegno di legge osserva proprio come le principali modifiche alla Convenzione del 1980 e strumenti allegati riguardino il contratto di trasporto internazionale per ferrovia di viaggiatori e precisamente gli articoli 29, 30 e 32. Più in dettaglio, il nuovo articolo 29 circoscrive con precisione la riparazione ai soli danni fisici, laddove la precedente formulazione si riferiva genericamente ad altri danni; il nuovo articolo 30 eleva l'importo massimo di risarcimento in caso di morte o ferimento, massimale che viene più che raddoppiato; l'articolo 32, introdotto ex novo dal Protocollo del 1999, prevede la possibilità, su istanza di parte, del risarcimento di eventuali spese di alloggio e assistenza in caso di soppressione, ritardi o mancate corrispondenze tra i treni, rinviando tuttavia alla normativa nazionale per ciò che concerne la quantificazione del danno.

il Protocollo emendativo del 1999 in senso stretto consta di 7 articoli, la cui importanza risiede tuttavia nei testi allegati che esso modifica, ossia quello della Convenzione, del Protocollo sui privilegi e immunità dell'OTIF, e delle appendici relative:

- al contratto di trasporto internazionale per ferrovia dei viaggiatori;
- al contratto di trasporto internazionale per ferrovia delle merci;
- al trasporto internazionale ferroviario delle merci pericolose;
- ai contratti di utilizzazione di veicoli nel traffico internazionale ferroviario;
- al contratto di utilizzazione dell'infrastruttura nel traffico internazionale ferroviario;
- alla convalida di norme tecniche e l'adozione di prescrizioni tecniche uniformi applicabili al materiale ferroviario destinato ad essere utilizzato nel traffico internazionale;
- all'ammissione tecnica di materiale ferroviario utilizzato in traffico internazionale.

L’approvazione della ratifica ed esecuzione di questo protocollo di modifica permetterà di avere basi contrattuali comuni e unanimemente accettate e condivise, da cui dovrebbe derivare una maggiore certezza in ambito di diritto internazionale, applicabile alle diverse situazioni. Sul piano commerciale, dovrebbero determinarsi regole comuni, ad esempio circa la gratuità di determinate operazioni. Le imprese più piccole saranno maggiormente tutelate nei loro diritti, rispetto a quelle più grandi e più in generale si ridurrà la possibilità, per i soggetti più forti o in posizione di monopolio, di derogare ai principi espressi. Altresì, dovrebbe aumentare la competitività internazionale per le imprese italiane oltre che a fornire un contributo allo sviluppo potenziale delle attività nel settore.

In ambito UE la ratifica ed esecuzione permetterà di partecipare in modo proattivo all'azione di innalzamento dei livelli di interoperabilità e sicurezza oltre che allo sviluppo della normativa tecnica relativa al trasporto ferroviario in generale ed a quello delle merci pericolose in particolare. Non firmare positivamente questa ratifica, porterebbe all’Italia un danno d'immagine alla credibilità del Paese visto che il Protocollo di Vilnius, base della nuova Convenzione, è stato firmato ed accettato dall'Italia già nel 1999. Saremmo inoltre impossibilitati a partecipare attivamente e con l'espressione di voto, al processo formativo di accordi e testi formulati all'interno dei comitati tecnici quali ad esempio quello relativo alle regole per il trasporto di merci pericolose per ferrovia (RID), oppure a quello che gestisce la creazione di norme comuni per i trasporti ferroviari in termini di interoperabilità e sicurezza, per citarne alcuni. Andremmo incontro ad un impedimento allo sviluppo concorrenziale del mercato nel settore del trasporto ferroviario penalizzando le imprese italiane nei confronti dei competitori europei. Infine, il configurarsi da parte dell'Italia nei confronti dell’Unione europea di un disattendimento di quanto previsto dall'articolo 4, paragrafo 3, del Trattato sull'Unione europea, potrebbe ingenerare l'avvio di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia promossa da parte della Commissione europea. Infatti, non potendo contare sul voto dell'Italia in seno ad alcuni Comitati, ciò costituirebbe un effettivo indebolimento dell'Unione nel consesso OTIF.

Per questi motivi, noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo votato favorevolmente questa ratifica. In questo modo, chissà che un giorno questo Paese sarà costretto ad uniformarsi alle norme europee e anche i cittadini italiani, soprattutto al Sud, potranno viaggiare in condizioni più consone ad un Paese che si ritiene all’avanguardia. Per ora i pendolari viaggiano come sardine, i treni sono spesso in ritardo al cospetto di risarcimenti sfuggenti, e le reti infrastrutturali ancora nettamente inadeguate, soprattutto sulla dorsale adriatica. Nell’attesa di un Governo Italiano che ascolti i cittadini, confidiamo nell’Europa. 

Ecco il video del mio intervento

https://www.youtube.com/watch?v=Kj0gmytd5eM&feature=youtu.be

#M5S Scandalo Kipoint: Per poste e Governo è tutta colpa degli imprenditori


Continua senza sosta la mia battaglia al fianco degli ex affiliati KIPOINT, sul piede di guerra per veder riconosciuto il loro diritto al risarcimento. Ma sia Poste Italiane, con il suo Amministratore delegato Francesco Caio, sia il viceministro per lo Sviluppo Economico De Vincenti preferiscono non rispondere alle sollecitazioni, limitandosi ad addossare le colpe agli imprenditori, rei di non essere stati in grado di gestire al meglio i loro punti vendita. L’Ing. Caio, infatti, ha evitato di rispondere alle mie domande sui danni causati da KIPOINT alle famiglie coinvolte. Poi è stata la volta del viceministro De Vincenti, il quale, a nome del Governo, si è limitato a motivare le numerose chiusure che hanno riguardato i punti vendita KIPOINT legandole all'insorgenza di problemi a carattere personale ed imprenditoriale dei singoli franchisee.

È da gennaio scorso che mi sto occupando del caso KIPOINT, la rete di negozi in franchising di SDA Gruppo Poste italiane che opera come centro servizi per spedizioni, servizi di imballaggio, invio fax, copisteria, stampa digitale, mailing e come rivenditore a catalogo di prodotti di cancelleria e cartoleria. Dopo la chiusura di oltre 100 franchisee tra il 2005 ed il 2010, tra cui solo in Puglia quasi il 50% di quelli aperti, gli ex affiliati hanno richiesto il risarcimento dei danni contrattuali ed extracontrattuali, dal momento che la società avrebbe ingannato gli aspiranti franchisee con una serie di messaggi di pubblicità ingannevole.

La resistenza di PosteShop è veramente inaccettabile. Le informazioni ingannevoli sono chiarissime e dichiarate dall'AGCOM, la concorrenza sleale pure. Tra l'altro si continua a permettere che Poste Italiane sovvenzioni SDA Express Courier, controllata al 100% da Poste e a sua volta detentrice del 100% di Kipoint, che ormai da anni è cronicamente in grave default finanziario. E chi li paga i debiti? Poste Italiane, che già nel 2011, ha coperto con un 'aiutino' di 107 milioni di euro. Si, 107 milioni di euro di soldi pubblici.

Sia nell’audizione informale tenuta dall’AD di Poste in Commissione Trasporti alla Camera sia nell’interrogazione a risposta immediata con il viceministro dello Sviluppo Economico De Vincenti in Commissione Attività Produttive, ho chiesto se fossero al corrente della situazione in cui versano più di un centinaio di famiglie che hanno riposto in KIPOINT i sacrifici di una vita. Purtroppo sia Poste che il Governo hanno dimostrato, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, il loro disinteresse nei confronti dei cittadini e dei piccoli imprenditori. Addirittura, anche i dirigenti del gruppo Kipoint sostengono che le chiusure di molti punti vendita siano dovute a incapacità imprenditoriale. Io sostengo, invece, che l’incapacità era tutta nell'idea imprenditoriale così come è stata concepita. Basti pensare che sono stati chiusi anche i progetti pilota di Milano e Roma, gestiti direttamente dal gruppo Kipoint delle Poste italiane. Non mi è rimasto che ribadire l’estrema e immediata necessità che il Governo si prenda le proprie responsabilità e s'impegni a sollecitare Poste italiane ad aprire tavoli di trattativa per definire, anche a saldo e stralcio, le singole posizioni al fine di porre rimedio definitivamente a questo pasticcio, invece di fare orecchie da mercante ed ignorare le molteplici azioni e istanze. In questo modo, si potranno evitare problemi maggiori scongiurando il rischio, sempre più vicino per alcuni, di essere costretti a vendere la propria unica casa.

https://www.youtube.com/watch?v=M5FoylHkB2o

Approfondimenti
Poste: il Parlamento chiede, l'AD Caio non risponde
Interrogazione a risposta in commissione

#M5S: I parlamentari pugliesi restituiscono agli italiani oltre 600 mila euro


 "L’avevamo promesso sui palchi in campagna elettorale e continuiamo imperterriti a mantenere la parola data agli elettori italiani, nonostante i costi della politica non siano più una priorità del Governo Renzi e pare siano stati accantonati nel dibattito pubblico del Paese. Noi parlamentari pugliesi del M5S, dieci tra deputati e senatori, infatti, abbiamo provveduto alla rendicontazione dell’ultimo trimestre (da aprile a giugno 2014), contribuendo ancora una volta con quasi 110 mila euro al Fondo per le Piccole e Medie Imprese, così da permettere il conferimento di prestiti alle aziende italiane e sostenere l’economia ed i posti di lavoro nazionali".

Il fondo ha già permesso, difatti, di far erogare dagli istituti di credito ben 91 milioni di euro di prestiti a favore di startup innovative e incubatori certificati, con notevoli incrementi nell’ultimo periodo. I deputati Giuseppe L’Abbate, Giuseppe D’Ambrosio, Diego De Lorenzis, Francesco Cariello, Emanuele Scagliusi, Giuseppe Brescia ed i senatori Lello Ciampolillo, Barbara Lezzi, Daniela Donno e Maurizio Buccarella, oltre a rifiutare tutte le indennità ulteriori previste per le cariche istituzionali all’interno delle commissioni parlamentari, hanno rinunciato a 525.660,09 euro da metà marzo 2013, data di inizio dell’attuale Legislatura, a marzo 2014. Una cifra che, aggiunta agli ulteriori 109,702,58 euro, portano il totale dei soldi restituiti agli italiani a 635.362,67 euro. Soldi non spesi che, se incassati come da sempre fatto dai politici dei partiti, costituirebbero per giunta reddito non tassato.

“Il nostro è un minimo contributo alle imprese del nostro Paese tartassate ogni giorno di più da una politica che mira allo spot, allo slogan e non ad azioni concrete. Non ci resta che invitare tutti gli interessati ad approfondire i meccanismi di funzionamento del fondo sul sito www.fondidigaranzia.it/imprese.html: si parla di soldi certi a disposizione di tutti gli italiani che possono aiutare chi è in difficoltà. Quel che diciamo, facciamo e continueremo a fare. Nonché invitare i politicanti dei partiti a passare dalle parole contro i costi della politica finalmente ai fatti. Li abbiamo visti spesso emulare le nostre iniziative, le nostre proposte di legge ed addirittura i nostri emendamenti, ci auguriamo sinceramente che vogliano emularci anche questa volta”. La scelta del M5S su “dove versare le eccedenze” si è focalizzata, sin dall’inizio, su un fondo che consentisse l’applicazione di più favorevoli condizioni economiche quando una piccola e media impresa italiana chiede un finanziamento ad una banca o ad un intermediario finanziario. Ma come funziona? Il Fondo interviene a garanzia del finanziamento concesso: l’impresa che ha bisogno di un finanziamento può, dunque, chiedere alla banca di garantire l’operazione mediante la garanzia offerta dal fondo e, pertanto, in relazione alla quota garantita che in alcuni casi può arrivare al 100%, l’intervento dell’intermediario finanziario (banca o confidi) è a rischio zero. Anche in caso di insolvenza da parte dell’impresa, il suo credito verrebbe risarcito dal fondo centrale di garanzia e, in caso di esaurimento fondi, direttamente dallo Stato. Tutte le piccole e medie imprese (compresi artigiani e professioni) possono rivolgersi alla propria banca di fiducia e “pretendere” che l’Istituto chieda la garanzia del Fondo PMI sul credito concesso, piuttosto che pretendere che l’azienda procuri altre garanzie".

#M5S: Ri-partiamo oggi con le certezze del Circo Massimo #italia5stelle


Stanco ma felice. Sono queste le sensazioni che ho avvertito questa mattina, dopo i tre giorni al Circo Massimo.
Non troverò mai le parole adatte per descrivere appieno le emozioni che ho avvertito ammirando il "senso di comunità” dei cittadini a 5 stelle, esploso in tutte le sue forme nell’arena del Circo Massimo. Quello che lega tutta questa gente (sia quella presente che quella connessa via web o davanti alla TV) è la certezza di sapere qual è la soluzione ai problemi di quest’Italia, che sembra stia annaspando nella ricerca di una via d'uscita alla crisi economica e sociale. Portavoce provenienti da tutti i livelli (Comuni, Regioni, Parlamento ed Europarlamento) e cittadini, pronti a scambiarsi idee, buone pratiche, iniziative di successo e risultati raggiunti ma anche critiche e propositi. Proprio come si fa nelle piazze e nei bar, senza scorta o auto blu. Un rapporto diretto, senza intermediazione. Mi è capitato di parlare con gente mai vista prima e di rendermi conto, nel mezzo del discorso, che usavamo un linguaggio comune in cui ricorrevano le stesse idee. Usavamo le stesse parole che legano il MoVimento 5 stelle: parole come comunità, partecipazione, trasparenza e onestà. Ammettiamolo. Siamo la forza politica meno organizzata, più informale, più spontanea che ci sia, che però attraverso le storie più strane lega tutta una serie di persone a delle stesse idee, delle stesse intenzioni, delle stesse aspirazioni. Tante strade che si intrecciano verso un'unica meta.

Questi tre giorni sono e saranno da interpretare attentamente anche per chi non c'era, perché spiegano la fine della politica tradizionale, cioè spiegano perché la politica non risponde più ai problemi, perché si sta andando verso una evoluzione. Non esiste più infatti un partito tradizionale a cui un cittadino libero si rivolge e dice: "Eccomi! Voglio la tessera, voglio partecipare attivamente. Ditemi cosa posso fare. Devo attaccare i volantini per le prossime elezioni? Serve una mano per la raccolta firma a favore dell'acqua pubblica?" Questo non c’è più nei partiti tradizionali. Non è un caso se poi nel Partito Democratico, assistiamo ad un calo nel numero delle tessere. Il PD è orami un partito che ha un leader ma che non ha una base. 
Nel MoVimento 5 Stelle l'organizzazione orizzontale, senza vertici e segreterie. Il cittadino si sente ancora attivo e partecipe. Ho ancora in mente quei volontari che per tre giorni hanno raccolto senza sosta qualche carta o qualche mozzicone di sigaretta (in realtà non erano tantissime vista la civiltà ed il rispetto per l'ambiente dimostrato dal popolo a cinque stelle) trovato sul suolo. Un lavoro encomiabile, senza nessuna intenzione di profitto, ma col solo scopo di partecipare alla costruzione di un mondo migliore.

Tutti partecipano, ciascuno dando il proprio contributo a questa cosa di cui si condividono le iniziative e le decisioni. Per la prima volta ci si sente partecipi nelle istituzioni che cominciano a non essere più qualcosa di avverso, ma diventano un passaggio essenziale per la gestione della propria vita, dell’ambiente e della propria salute. Proprio quella della partecipazione è una delle vittorie già ottenute dal Movimento 5 Stelle a prescindere da tutto quello che il futuro ci riserva, e fa parte di una visione positiva che il Movimento ha riportato in Italia. Non so a voi, ma a me piace un sacco!

Porto questo a casa, di ritorno dal Circo Massimo: la certezza di appartenere a qualcosa per la quale vale la pena spendersi. Far parte di un'idea largamente condivisa, che esprime la volontà di migliorare riconoscendo i propri errori, di agire, di fare quel che è giusto (e non solo quello che conviene).

Lo so, da soli sembra difficile cambiare questo sistema. Ma per poter spiccare il volo c’è un grande Movimento popolare che dice: “Ri-partiamo oggi, facciamolo tutti insieme!”. Così tutto è possibile, anche governare questo Paese.

#M5S: Meeting Autunnale Assemblea Parlamentare OSCE: Ginevra, 3-5 ottobre 2014



Nella sessione Autunnale dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE, appena svoltasi a Ginevra dal 3 al 5 ottobre scorsi, ho avuto modo di partecipare alla discussione di temi di scottante attualità che, direttamente o indirettamente, interessano la comunità internazionale. “Da Vancouver a Vladivostock”, non è una idea di viaggio, ma sono i due estremi che delimitano l'area OSCE, l'organismo internazionale con la più ampia platea di stati partecipanti.

Crisi Russia - Ucraina
Così capita, nel corso dei tre giorni, di ascoltare nella sessione sulla crisi ucraina il parere dei parlamentari russi, di quelli americani e di quelli ucraini, tutti insieme, “costretti” ad ascoltarsi ed a dialogare gli uni con gli altri. 
"Perché abbiamo l'OSCE se certe nazioni non rispettano la sovranità, l'integrità e la libertà degli altri stati?” questa la frase pronunciata da Mike McIntyre in apertura dei lavori. L'osservazione sarebbe ineccepibile e pienamente condivisibile se non fosse stato un deputato statunitense a pronunciarla. Non si può infatti ignorare la storia recente (e non solo) della politica estera americana, fatta di ingerenze militari ed economiche su altri stati. Dal Canada al Kazakistan passando per il Portogallo e la Georgia: molti parlamentari hanno espresso la propria opinione, tra cui il presidente della Duma russa Sergei Naryshkin: "Non vedo soluzioni alla crisi ucraina, se non quella politica". A questa affermazione ha risposto il capo della delegazione ucraina Oleg Zarubinskyi dicendo che “la pace non è fatta per coloro che la vogliono solo a parole” chiedendo un monitoraggio a tre del confine Russo-Ucraino con il supporto dell'OSCE. Concreto, invece, l'intervento della parlamentare tedesca Doris Barnett: "Con l'arrivo dell'inverno, non sarà l'ostinazione a riscaldare le case della gente". Con questa frase, Doris ha invitato urgentemente i membri del Parlamento Russo ed Ucraino a ritornare insieme al tavolo delle trattative per arrivare alle soluzioni auspicate dall'Assemblea Parlamentare.

Mediterraneo ed Immigrazione
Nel dibattito su Mediterraneo e immigrazione si riesce invece a dialogare in modo più proficuo, coinvolgendo sia i paesi europei che quelli dell'altra sponda del Mediterraneo, fino ad arrivare a soluzioni comuni. Infatti proprio nella sessione di luglio a Baku è stata approvata una risoluzione sull'immigrazione proposta dalla mia collega Cristina De Pietro (M5S). Una risoluzione a 5 stelle approvata da gli oltre 50 paesi aderenti all'OSCE: un ottimo esempio di come le buone idee sanno farsi strada anche in contesti non semplici da affrontare.

Medio Oriente
Grande interesse ed attenzione ha suscitato anche il tema caldo della situazione del Medio Oriente, una delle aree più martoriate del pianeta. Sono stati evidenziati gli elementi più evidenti dell'instabilità politica culturale e religiosa in molti stati di quella regione. Sotto la lente il conflitto in Siria, che con l'avvento dell'Isis si è complicato notevolmente, destabilizzando molti stati della regione del Mediterraneo con notevoli ripercussioni anche sui partner OSCE della stessa regione come Algeria, Marocco e Tunisia. Non è stato tralasciato il tema dell'emergenza umanitaria, anche grazie all'intervento del Presidente della Croce Rossa Internazionale, che ha ribadito come queste situazioni post-conflitto devono essere affrontate anche dall'Europa con scopo cooperativo ed in stretto rapporto con gli organismi internazionali.

Cambiamento climatico e rapporto tra sviluppo tecnologico e ambiente
Il dibattito si è aperto con l'affermazione della deputata kirghisa Roza Aknazarova: “Dobbiamo fare in modo che le promesse fatte oggi, domani o il prossimo anno, siano seguite da un piano di azione concreto per evitare di ripetere le fallimentari negoziazioni di Copenaghen di 5 anni fa”. Ottimo lo spunto del deputato Austriaco: “L'utilizzo di energia nucleare è una minaccia per l'ambiente e per tutti gli stati! Per aumentare la sicurezza potremmo dare un'auto elettrica ad ogni famiglia”. Anche la delegata Svedese ha espresso il suo parere manifestando la sua preoccupazione: “La quantità di armi nel mondo è impressionante e senza controllo. Attualmente non sappiamo quante armi sono in circolazione”. Ha poi continuato: “Le guerre sono diverse rispetto al passato. Si utilizzano anche armi non convenzionali e questo è un rischio che bisogna evitare, promuovendo l'adesione degli stati al trattato per la regolamentazione del commercio di armi ed al trattato di non proliferazione nucleare.”

Si è discusso anche della regolamentazione delle società private che forniscono servizi di carattere militare e legati alla sicurezza indicando il ruolo essenziale dell'OSCE in questo settore. I relatori hanno evidenziato l'importanza del Documento di Montreal, una convenzione per l'unificazione di alcune norme relative al trasporto aereo internazionale, e del Codice di condotta internazionale per i servizi privati e di sicurezza (International Code of Conduct for Private Security Service Providers, ICoC) che definisce standard e principi professionali basati sul rispetto dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale umanitario. Questo documento, sottoscritto da circa 600 società di sicurezza private e unico nel suo genere, è nato nel 2010 come il frutto di un’iniziativa lanciata dalla Svizzera con diverse parti. Gode del sostegno delle società di sicurezza private, di svariate associazioni professionali, di organizzazioni umanitarie e della società civile.

In questa tre giorni di Ginevra è emersa, chiara, la necessità da parte dell'OSCE, dell'Europa e del Medio oriente, di far prevalere la cooperazione tra gli Stati rispetto agli interessi economici. Questa è la risposta che si deve ricercare con tutti i mezzi politici e diplomatici a disposizione. E' necessario concentrarsi sulla condivisione delle norme che contribuiscono alla risoluzione dei conflitti, e sugli sforzi necessari per sviluppare la dimensione sociale, lo sradicamento della povertà, l'impegno ed il dinamismo verso i partner africani.






































Approfondimenti
i video del meeting: http://goo.gl/rAVrGl

#M5S Dl Stadi: Investiamo nella cultura sportiva, non nella repressione!




Con l'ennesima fiducia del Governo Renzi, l'Aula della Camera ha approvato il Dl stadi con 289 voti sì, 144 no e 2 astenuti. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato e deve essere approvato entro il 21 ottobre. 
Il decreto legge 22 agosto 2014, n. 119, reca disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonché per assicurare la funzionalità del Ministero dell’Interno trattasi di un ennesimo decreto omnibus. Infatti, con l’obiettivo di combattere la violenza durante le manifestazioni sportive, amplia ed inasprisce le misure di contrasto ai fenomeni d’illegalità e di violenza connessi agli eventi sportivi, potenziando, allo stesso tempo, le possibilità delle società nel garantire la sicurezza degli impianti sportivi. Non solo.
Il decreto interviene anche sul problema dell’immigrazione e asilo introducendo nuove misure e fondi per l'accoglienza dei migranti in Italia e la gestione dei flussi migratori. Come al solito si intravvede un intreccio di fondi, un aumento di risorse, variamente dedicati ed assegnati, dei quali, pur comprendendo la finalità, forse anche condividendola, ci sarebbe piaciuto conoscere meglio e nel dettaglio l’utilizzo, l’entità delle spese, la loro assegnazione. Assegna, infine, risorse per la polizia di stato ed i vigili del fuoco, finalizzate all’acquisto di autovetture, attrezzature, equipaggiamenti nonché alla ristrutturazioni delle sedi. Ma voglio soffermarmi nel dettaglio sulla questione stadi.
Dopo gli ultimi episodi di violenza che hanno portato all’uccisione di un tifoso cinque mesi fa, anche questo governo come quelli scorsi si è adoperato per dare l’ennesimo segnale di tolleranza zero che segue a ruota quelli passati. Nel frattempo il bilancio del calcio italiano è salito a 22 vittime in 50 anni di scontri, feriti e violenze.

Ora, l'inasprimento generalizzato delle pene alle condotte che determinano il DASPO sicuramente risulta politically correct. Infatti, si prevede l’applicazione anche nei confronti di soggetti che risultano condannati o denunciati anche per tutti i delitti contro l’ordine pubblico, nonché per i delitti di comune pericolo mediante violenza. Vengono altresì rivisti i termini di durata del DASPO, stabilendo che la durata minima di tale divieto è di tre anni, mentre va da un minimo di cinque ad un massimo di otto anni per i soggetti recidivi. Viene infine introdotto il daspo al gruppo, che sanziona tutti i partecipanti ad atti di violenza, e il daspo per 3 anni ai 'capi' dei gruppi. In tema di striscioni negli stadi, con la conversione in legge di questo decreto, potranno essere puniti con DASPO anche coloro che introducono negli impianti sportivi, non solo cartelli e striscioni, ma anche altre scritte o immagini che incitino alla violenza e ancora, il divieto di trasferta, l’arresto in flagranza differita e cosi’ via. Insomma, poche novità e fondamentalmente inasprimento delle misure già esistenti. Leggendo questo decreto mi viene il dubbio che si stia ancora parlando di sport e di gioco del calcio. Piuttosto sembra la preparazione alla prossime battaglie domenicali tra lo Stato e gli ultrà. Nel frattempo, la violenza svuota gli stadi, e fatto scappare i veri appassionati. La criminalità organizzata è entrata negli stadi perché ritiene spendibile la violenza che alcuni tifosi sanno utilizzare. Questo ha trasformato il calcio in una questione di ordine pubblico dove ogni domenica le forze dell’ordine lavorano per garantire sicurezza a milioni di tifosi che vanno a vedere le partite nella continua sfida, anche solo verbale, con le frange estreme per le quali le forze dell’ordine, come rappresentanti dello stato, sono il nemico. Infatti secondo questi “diversamente tifosi”, lo Stato è colui che li opprime e non gli lascia la libertà.

Ma io dico: qualcuno si è mai chiesto se queste misure repressive siano sufficienti o addirittura efficaci? Qualcuno ha mai pensato che questa gente sia cresciuta nella disattenzione di club ed istituzioni che hanno sempre preferito glissare sul problema senza affrontarlo in modo deciso e costruttivo? La potenza simbolica che oggi hanno gli ultras gli viene data per pigrizia, per quieto vivere. Lo stadio oggi è un luogo speciale, gestito da un gruppo di privati che fanno quello che vogliono. E’ una zona franca all’interno delle città, dove tutto è permesso. Le misure più drastiche adottate finora come il divieto di trasferta, la tessera del tifoso hanno ridotto i sintomi ma non hanno curato la malattia.

Secondo un censimento della polizia di stato sono oltre 5.000 i provvedimenti di DASPO in essere, mentre negli ultimi due anni il numero di feriti, arresti e denunce è salito considerevolmente.

In Italia la politica della tolleranza zero è stato solo uno slogan. Spesso con la parola tolleranza zero si fa riferimento al modello inglese. Niente di più sbagliato! “Modello inglese” significa rivoluzione degli stadi che oltremanica è stata avviata negli anni 90! “Modello inglese” significa rivoluzione della cultura sportiva a partire dalle scuole!

In inghilterra gli stadi moderni hanno cambiato l’idea di curva con poltroncine che sostituiscono i posti in piedi; ci sono spazi dello stadio studiati in modo diverso per fare in modo che non si possa agire come hooligans e ci sono steward il cui livello di competenza è totalmente diverso da quello degli steward italiani che vengono messi negli stadi, senza avere reale contezza di come si gestisca l’ordine pubblico. In Inghilterra è prevista una precisa percentuale di steward in rapporto alla capienza dello stadio. Qualora il club interessato non sia in grado di garantire la presenza del numero minimo di addetti imposto dalla legge, si troverà di fronte a due sole possibilità: o riduce la capienza fino al numero di spettatori corrispondente agli steward in servizio, oppure richiede l’intervento delle forze di Polizia all’interno dello stadio, però pagando allo Stato il relativo costo.

Qualche accenno in questo senso si vede. Infatti, con l’approvazione del decreto legge in esame, le società di calcio italiane dovranno finanziare i costi sostenuti per il mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico in occasione degli eventi medesimi, ed in particolare per la copertura dei costi delle ore di lavoro straordinario e dell'indennità di ordine pubblico delle Forze dell'ordine con gli introiti complessivi derivanti dalla vendita dei biglietti e dei titoli di accesso emessi in occasione degli eventi sportivi. Ma considerata la fuga dagli stadi di cui parlavo poc’anzi, non so se e chi ha fatto due calcoli per capire se questi soldi basteranno. Di certo, sarebbe stato più ragionevole attingere dai diritti tv che garantiscono coperture molto più ampie.

Una novità di rilievo, a mio avviso, è poi quella relativa alle frodi nelle competizioni sportive. Viene aumentata la reclusione fino a sei anni e la multa fino a 4.000 euro per chiunque offra denaro a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al leale svolgimento della competizione. In tutto questo, le società sportive avranno il dovere morale, non secondario, di allontanare gli atleti che avranno permesso tale frode. Oltre a questo, i club devono impegnarsi per adeguare gli impianti alle norme di sicurezza. Il decreto infatti semplifica le procedure amministrative per gli interventi di messa a norma degli impianti di calcio, che sono finalizzati ad implementare standard di sicurezza più elevati. A tal proposito, saluto con favore l’obbligatorietà della videosorveglianza negli stadi, obbligatoria anche per la Lega Pro. 
Insomma, qualche misura positiva c’è. Quello che manca è un approccio diverso, in antitesi a quello fallimentare avuto negli anni scorsi. I dati sono oggettivi e se non si è riusciti ad ottenere dei risultati con la repressione di questi ultimi anni, non è l’inasprimento delle pene che porterà i risultati.

In questo paese dove la scuola e la cultura vengono sempre sbattuti all’ultimo posto nella scala delle priorità, è proprio da li che bisogna partire. E’ necessario investire un po’ di tempo e di risorse nella cultura sportiva e nell’educazione della prossima generazione di atleti e tifosi. Tutto questo, insieme a degli impianti sportivi all’avanguardia sono a mio avviso gli ingredienti essenziali per far ripartire un mondo incancrenito da interessi particolari e personali e dalla pigrizia di chi ha sottovalutato gli aspetti negativi derivanti da tale gestione. Forse così si riuscirà anche a debellare quella cultura del sospetto ormai radicata in questo Paese. Quella cultura del sospetto che spinge alcuni di noi ad utilizzare queste istituzioni per sfogare la propria frustrazione sportiva con atti di sindacato ispettivo che riguardano partite di calcio. Il calcio è un gioco, un divertimento. E' nostro dovere fare tutto il possibile affinchè resti tale, per noi stessi, per le famiglie, per i bambini, e le future generazioni.

#M5S: L'Italia assuma una posizione più decisa con la Turchia



Mercoledi scorso, con una interrogazione a risposta immediata in Commissione Affari Esteri ho messo all’attenzione della Presidenza e di quella dei colleghi presenti, la situazione drammatica che in queste ore sta interessando il cantone di Kobanê. Il popolo curdo in Siria da alcuni anni ha creato una regione autonoma, il Rojava, formata da tre cantoni. Uno dei tre cantoni, il Kobanê appunto, è sotto attacco di un’offensiva in serie dell’Isis che ha costretto migliaia di famiglie a fuggire dalle loro abitazioni. E’ precisamente dal 15 settembre scorso che le armate terroriste dell’Is stanno attaccando il cantone di Kobanê su tre diversi fronti, con estrema durezza e con armi pesanti sequestrate all’esercito iracheno. lo Stato Islamico è riuscito ad avanzare grazie alle armi pesanti di cui può disporre (cannoni, carri armati, razzi Katyusha e missili), e traendo vantaggio da questa lotta impari.

Purtroppo, l'alleato chiave della NATO in Medio Oriente, la Turchia, risultava anche il più inaffidabile nella lotta ai jihadisti dell'Is. Infatti, nonostante avesse posizionato una quarantina di carri armati a ridosso della frontiera con la Siria, al confine siriano nei pressi di Mursitpinar, non aveva firmato la dichiarazione di Jeddah, con cui Stati Uniti, i Paesi del Golfo Persico, l'Egitto, l'Iraq, la Giordania e il Libano si impegnavano a combattere il Califfato, negando anche l'utilizzo delle sue basi. Il Paese turco non era voluta entrare nella coalizione guidata dagli Stati Uniti per sconfiggere i combattenti dell'Isis, mentre decine di suoi cittadini erano ostaggio dei jihadisti dopo essere stati rapiti dal consolato di Mosul, nel nord dell'Iraq. Aveva tollerato gli attacchi dell’Is contro la città di Kobanê ed era ritenuta colpevole di favorirlo, fornendo segretamente ed illegalmente armi e carri armati. Inoltre, le forze di sicurezza e i soldati turchi avevano attaccato con durezza le persone che si erano radunate al confine in solidarietà con la resistenza della città, con il risultato di aver procurato morti e feriti. 

Per questi motivi, avevo chiesto al Sottosegretario Giro quali iniziative il Governo intendesse adottare, di concerto con i partner internazionali, affinché fosse scongiurata una nuova carneficina nella città di Kobane anche sollecitando la Turchia a tenere un atteggiamento di contrapposizione avverso lo Stato lslamico e di protezione nei confronti delle migliaia della popolazione in fuga dai villaggi occupati nel cantone di Kobane.

La risposta? Purtroppo mi è sembrata un po vaga e generica. Ci saremmo aspettati una presa di posizione più decisa dal momento che siamo nel semestre di presidenza italiano della UE e che la Mogherini ricopre il ruolo di Lady PESC (la signora della Politica Estera e di Sicurezza Comune).

Siamo difronte all’ennesima dimostrazione della perdita di influenza da parte dell’Italia nello scenario internazionale, figlia di una politica estera assente e priva di una visione. Mentre noi parliamo, centinaia di migliaia di persone sono di fronte a un serio pericolo di genocidio ma non si è ancora vista una minima azione da parte dell’Italia. C’è l'esigenza nell’immediato di scongiurare una nuova carneficina nella città di Kobane assediata in queste ore dall’isis. La comunità internazionale deve intervenire in queste aree, ma non esiste il solo intervento armato o la consegna di armi (come è stato fatto il 20 agosto). Il Governo dovrebbe portare avanti queste proposte, che abbiamo elaborato con l’aiuto della associazioni di Curdi in Italia. E’ necessario incalzare il nostro alleato NATO, lo ricordo, la Turchia affinchè:

- favorisca il riconoscimento dell’autonomia dei tre Cantoni Curdi (Aleppo, Robane, Rojava), così da poter garantire un afflusso di aiuti dirette non mi filtrati dal governo centrale Siriano;
- tolga le armi all’IS, perché quelle utilizzate sono le armi recuperate in Iraq, per combattere nelle tre zone;
- la smetta di aiutare IS, perché fino ad oggi questo è successo e di evitare l’intervento Turco nei cantoni Curdi perché questo potrebbe sviluppare ulteriori disequilibri nell’area.

Aggiornamento del 3 Ottobre '14
Ora, pare che dopo aver ottenuto il rilascio degli ostaggi, il presidente Erdogan abbia tutte le intenzioni di assumere un atteggiamento più duro nei confronti del gruppo islamista. Proprio qualche ora fa il Parlamento turco ha approvato una mozione che autorizza il governo a inviare le forze armate in Siria e a ad accogliere le truppe di paesi alleati sul territorio turco, oltre a permettere l’uso della base NATO per lanciare raid contro i terroristi del Califfo nero in Siria e Iraq. La mozione, approvata con una valanga di voti dopo un aspro dibattito, si tradurrà in un maggiore coinvolgimento della Turchia nelle operazioni della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro i jihadisti dello Stato islamico e di altri gruppi estremisti attivi in Siria e in Iraq. Grazie alla maggioranza parlamentare costituita dal suo partito, l’islamico Akp, e ai voti favorevoli dei lupi, i nazionalisti di destra del Mhp, il presidente Erdogan, potrà d’ora in poi smentire i suoi detrattori locali e stranieri che lo accusano di ambiguità, se non complicità con i jihadisti dell’Isis. Tuttavia, la posizione di Ankara resta ambigua poiché di mezzo ci sono i reiterati sospetti di finanziamenti a gruppi jihadisti (incluso l'Is), il flusso continuo di terroristi dalla Turchia e i molti interessi politici ed economici turchi nella regione, primi fra tutti la questione curda.

#M5S: Renzi come Berlusconi viola le regole del Parlamento


Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, come Berlusconi, viola l'articolo 135 bis del regolamento della Camera dei Deputati, non partecipando ai question time.

Per questo motivo ieri con un intervento in aula, ho denunciato il fatto:

"Grazie presidente,
secondo l’articolo 135 bis, lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata dovrebbe aver luogo una volta alla settimana, di norma il mercoledì, e alle sedute dedicate allo svolgimento dovrebbero intervenire, per due volte il presidente o il vicepresidente del consiglio dei ministri e per una volta il ministro o i ministri competenti per le materie sulle quali vertono le interrogazioni presentate. Di conseguenza, oggi sono qui a denunciare la continua violazione dell'articolo 135 bis del regolamento della camera da parte del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Il Premier, infatti, ha ripetutamente violato questo articolo, snobbando il question time. Su 24 question time svolti dal 5 marzo 2014 ad oggi il presidente del consiglio non si è presentato nemmeno una volta, violando così il sopracitato articolo 135 bis. più o meno come faceva il suo amico Silvio Berlusconi. una somiglianza sempre più marcata e sempre più inquietante tra i due, anche nella violazione dei regolamenti della camera dei deputati.

Noi alla camera, domande per Renzi, ne avremmo tante. per esempio, chiederemmo chiarimenti in merito alla disoccupazione e al debito che continuano ad aumentare, al pil che continua a calare, alle scadenze non rispettate, alle promesse non mantenute. poi gli chiederemmo cosa sta facendo nel semestre di presidenza del consiglio europeo o cosa si è detto con Silvio Berlusconi nelle segrete stanze del Nazareno. siamo sicuri che, vista la sua spigliatezza, non si tirerebbe indietro dal dare tutte queste risposte. per ora, in attesa di vederlo presto qui alla camera ad adempiere i suoi obblighi da premier, le chiedo sig. presidente di portare la questione in ufficio di presidenza. Grazie" 

Approfondimenti
Ecco il video dell'intervento:

https://www.facebook.com/video.php?v=354878724671370&set=vb.172934526199125&type=2&theater

L'articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" giovedi 2 ottobre 2014