M5S il decennale conflitto in Sudan ha anche cause occidentali


La situazione nel Sudan occidentale è tuttora segnata da diffusa violenza e impunità. Sono ormai trascorsi più di dieci anni dall’inizio del conflitto ed è tuttora difficile calcolare il numero dei morti di questo genocidio. Dopo aver audito in sede di Comitato permanente per i diritti umani il professor Mukesh Kapila, rappresentante speciale per l’Aegis Trust per la prevenzione dei crimini contro l’umanità, noi del Movimento 5 Stelle della Commissione Affari Esteri abbiamo presentato una risoluzione, a mia prima firma, con cinque punti atti ad arginare il genocidio in corso in Sudan.

I quattro ospedali nella zona controllata dai ribelli sono stati bombardati dal Governo sudanese nel mese di giugno 2014. Si tratta di un chiaro crimine di guerra, oltre che una palese violazione dei diritti umani. Le missioni di peacekeeping dell’ONU in Sudan hanno gravemente fallito e, oggi, il Paese africano non è più una minaccia per la sicurezza del solo continente ma del mondo intero, poiché proliferano terrorismo, malattie e commercio illegale di armi. Le sanzioni applicate da Stati Uniti e parte dell’Ue risultano essere vaghe e facilmente eludibili.
Diversi Paesi, infatti, promuovono singolarmente azioni commerciali, taluni segretamente, altri addirittura ignorano completamente e pubblicamente le sanzioni. Vengono, inoltre, tenute conferenze che incoraggiano il commercio tra il Sudan ed i Paesi dell’Unione europea”. Sono circa 7 milioni i sudanesi coinvolti da un tentativo di pulizia etnica in diverse zone del Paese: una delle situazioni di crisi umanitaria tra le peggiori al mondo.

Con la risoluzione depositata, impegnamo il Governo a promuovere, nelle sedi internazionali, un approccio onnicomprensivo verso i processi politici in Sudan ed a supportare i mandati di arresto della Corte criminale internazionale contro Omar al-Bashir e altri esponenti del regime di Khartoum.
Invitiamo, inoltre, l’Italia a promuovere, presso le Nazioni Unite, sanzioni economiche, finanziarie e commerciale nonché un embargo sugli armamenti contro il Sudan per ridurre il potenziale bellico del regime sudanese, utilizzato contro il proprio popolo.
Chiediamo anche di isolare dal punto di vista diplomatico il Paese africano. Abbiamo anche chiesto di ritirare l’ambasciatore italiano a Khartoum. Un’azione che bisogna suggerire agli altri Stati membri dell’Ue per sostituirli con ufficiali incaricati di minor livello. Sarebbe un segnale politico molto forte, di una Europa non più disposta a tollerare il comportamento del Sudan dell’ultimo decennio.

È necessario, infatti un segno di discontinuità rispetto alla politica ambigua adottata, fino ad oggi, dai Paesi occidentali nei confronti del regime sudanese. Chiediamo al Governo italiano di far propri questi impegni e di promuoverli a livello internazionale, dando il giusto risalto ad una situazione che oramai è divenuta insostenibile e che rischia presto di esser fuori controllo. Eventualità che avrebbe ampie ripercussioni sull’Italia, attraverso i flussi migratori, dato che il confine dell’Europa è divenuto oramai il Sahara.

un momento dell'audizione del Prof. Mukesh Kapila in sede di Comitato permanente per i diritti umani


Approfondimenti
Beppegrillo.it Il genocidio del Darfur

M5S La proposta di legge per l'istituzione del CNIDU è realtà






La giustizia sociale è il motivo principale per cui il Movimento 5 Stelle si fa promotore di una proposta di legge per l'istituzione di una Commissione indipendente per la tutela dei Diritti Umani in Italia, quella da me appena depositata.

“La diseguaglianza è il killer del Pil, poiché porta con sé un calo della crescita e una maggiore instabilità”. Sono parole del Premio Nobel Joseph Stiglitz. Una società ingiusta, in cui ci sono gravi forme di ingiustizia sociale, non potrà dunque raggiungere condizioni di vero sviluppo economico. Quando i ricchi (ovvero l'un per cento più ricco della popolazione) si appropriano del 25 per cento del reddito, scoppia la "bomba atomica economica". È successo con la Grande Crisi degli anni '30 e, con la Grande Recessione di questo secolo, s’indebolisce la classe media e crollano i consumi. Lo sostiene in Nobel nel suo teorema, chiaro e lucido come una formula chimica o una relazione fisica: se l'indice di Gini (ovvero l'indicatore di diseguaglianza inventato da un economista italiano, appunto Corrado Gini) aumenta, dunque aumenta la diseguaglianza, il "moltiplicatore" degli investimenti diminuisce e dunque il Pil frena. La diseguaglianza sociale si trasforma in recessione economica. 
E' grazie a questo teorema che si capisce, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia fondamentale la tutela e la promozione e la protezione dei diritti umani anche in paesi sviluppati come il nostro, che tuttavia denota grandi differenze sociali. Poi c'è il vergognoso ritardo dell'Italia di 14 anni rispetto alla risoluzione della Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e tutte le raccomandazioni dei Comitati ONU che chiedono all’Italia di rispettare i Principi di Parigi
Fino ad oggi anche in sistemi democratici avanzati, la protezione dei diritti umani è prevalentemente intesa in termini di garanzia successiva alle violazioni dei diritti, garanzia affidata alle strutture giurisdizionali (costituzionali e ordinarie) col compito di accertare i fatti, condannare i colpevoli, indennizzare le vittime, quando ormai le violazioni sono avvenute. Invece è fondamentale prevenire queste violazioni. In Italia finora i diritti umani non sono ancora riusciti, come dimostrano i dati sulla violenza intrafamiliare, sul razzismo e la xenofobia, a divenire cultura diffusa di base. Attualmente, i diritti umani non riescono ad uscire dalle stanze dei giuristi, dei filosofi del diritto e dall'opportunismo politico per farsi patrimonio permanente dell’opinione pubblica e dei media che troppo spesso si ricordano dei Diritti Umani solo in occasione di gravi emergenze mediatiche o di fatti di cronaca. 
Per trasformare la tutela dei diritti in realtà abbiamo depositato alla Camera dei Deputati la Proposta di Legge per l'istituzione della CNIDU (Commissione Nazionale Indipendente per la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali) scritta direttamente dai cittadini grazie a “LEX”, la prima piattaforma on-line di Democrazia Diretta della storia della Repubblica, in cui la base di partenza della proposta, elaborata dai componenti della III commissione Esteri, è stata sottoposta al contributo degli cittadini sulla piattaforma del MoVimento 5 Stelle per 60 giorni. Una partecipazione straordinaria, quella della rete, ricca di spunti, riflessioni e suggerimenti che si sono tradotti in queste principali migliorie apportate alla proposta:
- Risparmio di risorse economiche: l'abolizione degli organismi “doppione” sia centrali e locali, con competenze in materia di protezione di diritti umani favorisce il contenimento delle spese. Oggi in Italia si opera con una incredibile dispersione economica, settorializzazione, e proliferazione di un folto novero di organi governativi che a vario titolo si occupano di diritti delle donne, diritti dei bambini, diritti dei migranti, diritti delle persone con disabilità e di istituzioni locali e regionali in tema di tutela di diritti umani. É utile, a questo fine, ottimizzare le risorse eliminando questi enti e utilizzando queste risorse per la commissione nazionale. Per esempio, la proposta di legge abroga il Comitato Interministeriale dei diritti umani, perché è un comitato composto da ministri, avente il compito di garantire un’efficace attività di indirizzo e coordinamento strategico in materia di tutela di diritti umani; esattamente quello che farebbe il CNIDU;
- Massima trasparenza: la Commissione è tenuta a rendere pubblici i provvedimenti adottati e può, a suo insindacabile giudizio, rivolgersi direttamente all’opinione pubblica per pubblicizzare le proprie opinioni, i provvedimenti adottati e le politiche perseguite e realizzate;

- Massima accessibilità:
tutto deve essere accessibile alle persone con disabilità fisiche e sensoriali (ciechi, ipovedenti, sordi e ipoudenti) anche attraverso il web, miglior garanzia di partecipazione dal basso ai processi democratici.
- Cultura dei diritti umani: la commissione promuove la cultura dei diritti umani nei programmi scolastici delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, attraverso campagne informative e materie di studio ufficiali sul tema dei diritti umani;

- Tolleranza zero:
la Commissione propone al Governo di valutare, nei casi di palese e grave violazione dei diritti umani, la possibilità di annullamento di ogni tipo di contratto stipulato con il soggetto che ha commesso la violazione.

Grazie al vostro contributo, questa proposta è migliorata notevolmente e la CNIDU, meccanismo di democrazia partecipativa previsto dall'architettura del sistema dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, ne esce notevolmente rafforzata.

Adesso questa proposta verrà sottoposta all'iter legislativo affinché possa entrare a far parte dell'ordinamento italiano. La prima azione è quella di spingere per la calendarizzazione della proposta in Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera. Successivamente, passerà al vaglio dell'Aula di Montecitorio e successivamente dovrà essere approvata anche dal Senato. Un percorso lungo, che spesso ha visto arenarsi diverse proposte di legge ma che, siamo fiduciosi, questa proposta riuscirà a superare visto anche l'interesse espresso (almeno “a parole”) nei confronti di questa proposta anche da parte degli esponenti di altri gruppi politici ed il grande interesse suscitato nella società civile, nelle associazioni e nelle ONG.
Ora il contributo di tutti è ancora più importante! Affinché questa proposta non venga bloccata è importante che se ne parli e che si inviti il Parlamento ad avviare l'iter legislativo il prima possibile.

Approfondimenti
Proposta di legge: Istituzione della Commissione Nazionale Indipendente per la promozione e la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali

#M5S Il Centro di identificazione ed espulsione all'attenzione del Governo Renzi


Le condizioni del Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) di Bari, dove crescono i rischi di un’epidemia nonché ultimamente teatro di episodi al limite del rispetto dei diritti umani, mi hanno spinto, anche in qualità di vicepresidente del Comitato Diritti Umani a Montecitorio, a presentare una interrogazione parlamentare sul caso. Negli ultimi tempi si susseguono, infatti, episodi di disperazione che si traducono in atti di autolesionismo da parte degli stranieri che, senza conoscerne il motivo, sono costretti a restare nel CIE in attesa di essere identificati ed espulsi.

Nel gennaio scorso l’ordinanza del giudice civile del Tribunale di Bari aveva ordinato al Ministero dell’Interno di eseguire entro il termine perentorio di 90 giorni, già trascorsi, i lavori necessari e indifferibili per garantire condizioni minime di rispetto dei diritti umani nel CIE di Bari. La perizia tecnica, pubblicata in una relazione del dicembre 2013, evidenziava le pessime condizioni interne della struttura per le manchevolezze imputabili soprattutto alle modalità costruttive dell’immobile e che incidono sulla situazione degli ambienti e, conseguentemente, sulla loro vivibilità da parte degli occupanti.

Al Governo Renzi chiediamo delucidazioni sullo stato dei lavori affinché vengano garantite le condizioni minime di rispetto dei diritti umani, come definiti dalla stessa ordinanza del giudice civile del Tribunale di Bari nello scorso gennaio, e soprattutto i motivi che, ad oggi, ritardano l’esecuzione di tali lavori. I centri di identificazione ed espulsione hanno la funzione di consentire accertamenti sull'identità di persone trattenute in vista di una possibile espulsione e si propongono di evitare la dispersione degli immigrati irregolari sul territorio e di consentire la materiale esecuzione, da parte delle forze dell’ordine, dei provvedimenti di espulsione emessi nei confronti degli irregolari. 

Naturalmente, in uno scenario in cui il numero dei reclusi è di gran lunga superiore a quello consentito dagli spazi e dalle strutture disponibili, il rischio è anche quello di epidemie. Per questo motivo ho anche chiesto al Ministro della Salute Lorenzin quali misure intenda adottare per evitare che nel CIE di Bari si diffondano malattie che mettano a repentaglio la salute degli ospiti stessi, degli operatori sanitari e del personale militare e civile presente. In qualità di vice presidente del Comitato permanente dei diritti umani, sento il dovere di vigilare su situazioni simili che dimostrano sia l’incapacità del Governo di gestire tali criticità, sia la superficialità mostrata dalle Istituzioni quando di fronte a situazioni che mettono a repentaglio la salute non solo di chi lavora nei CIE ma anche dei cittadini di Bari e dintorni. Non sono pochi, infatti, i casi in cui si assiste alla fuga degli immigrati in attesa di espulsione che, non resistendo a condizioni di vita tali, sono disposti a tutto pur riacquistare la loro libertà.

Approfondimenti
Interrogazione a risposta scritta

#M5S Virus ebola: poca chiarezza sulle risorse utilizzate dall’Italia

L’Italia è in prima linea per combattere il virus Ebola ed aiutare i Paesi africani coinvolti. Lo ha ribadito il sottosegretario agli Esteri Mario Giro, in risposta alla mia interrogazione, a distanza di pochi giorni dall’interpellanza urgente della collega Giulia Grillo che chiedeva delucidazioni in merito alle iniziative intraprese dall’Italia per fronteggiare il virus Ebola dal punto di vista sanitario. In Commissione Affari Esteri, invece, abbiamo chiesto a quanto ammontino le risorse che l’Italia ha complessivamente stanziato per contrastare la diffusione del virus nonché il dettaglio relativo al coinvolgimento delle ONG, al numero di progetti e alle risorse umane coinvolte ai fini della prevenzione.

Sin da quest'estate – ha dichiarato il Sottosegretario Giro nella sua risposta – dal Ministero Affari Esteri è stato avviato un programma, per un importo complessivo di circa 1,7 milioni di euro, articolato in due contributi: uno per l’Organizzazione mondiale della sanità (440mila euro) e un’iniziativa bilaterale per il finanziamento delle attività condotte dalle ONG italiane presenti nella regione (1,2 milioni di euro), per un totale di 36 operatori umanitari italiani coinvolti e l’invio di personale medico italiano proveniente dall’Istituto Spallanzani di Roma. Dalla risposta si è anche appreso che, attraverso la base Onu di Brindisi, l’Italia ha finanziato con oltre 20 mila euro la spedizione in Sierra Leone di materiale ed attrezzature mediche di facile consumo destinate a due ONG italiane. Il Paese africano è uno dei Paesi maggiormente colpiti e potrà beneficiare di aiuti pari a 730.000 euro per sensibilizzare la popolazione locale.

È assurdo che sia necessario fare un’interrogazione parlamentare per sapere come vengono spesi i soldi pubblici. Sul sito del Ministero degli Affari Esteri, infatti, poco si legge in merito a quanto comunicato dal sottosegretario Giro. Come se non bastasse, i pochi dati riportati, non fanno altro che aumentare la confusione tra i cittadini. Non vi è alcuna traccia dei progetti finanziati, nessun elenco delle risorse economiche ed umane utilizzate. Solo titoli e numeri.

I cittadini, secondo il Governo Renzi, devono prendere atto che un’ingente somma di denaro è stata stanziata dall'Italia ma non gli è dato sapere per cosa, per quali risorse, con che precisi obiettivi. Il sottosegretario Giro ha poi annunciato che, oltre alle risorse stanziate anche dal decreto Missioni, è pronto un pacchetto da 50 milioni di euro, annunciato proprio dal premier Renzi nel corso della consultazione in videoconferenza tenutasi il 15 ottobre scorso con i rappresentanti del Quint, il gruppo informale composto dai ministri degli Esteri di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti. Cosa sia stato fatto dal Governo Renzi sul territorio nazionale per fronteggiare il virus Ebola, però, non è dato sapere. Il dettaglio delle informazioni da noi richieste è fondamentale per evitare pericolosi allarmismi tra i cittadini o addirittura di essere sorpresi dagli eventi esterni.

È necessario sensibilizzare tutti quanti per far comprendere la gravità e l’importanza di essere concentrati sulla questione. Invece, non solo il Presidente del Consiglio non ne ha ancora parlato pubblicamente ma ha pure previsto, con la Legge di Stabilità 2015, tagli al Ministero della Salute per 11,3 milioni di euro che, nel giro di tre anni, saliranno a 33,3 milioni.

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#M5S Monitoraggio Elezioni di Midterm USA 2014: Whasington DC, 4 novembre 2014


Quelle di martedi 4 novembre sono state le elezioni di mid-term per il rinnovamento di un terzo del senato e la totalità della camera. Un confronto culminato con un trionfo dei repubblicani e, guarda caso, sullo sfondo si riaffaccia la famiglia Bush. Il prossimo candidato repubblicano alla presidenza per le elezioni del 2016 potrebbe essere il fratello minore di George W. Bush, John Ellis detto Jeb, sette anni più piccolo, già governatore della Florida. Dalla sponda democratica invece è Hillary Clinton a scaldare i muscoli per la scalata alla presidenza. Ebbene si, l'America che si era liberata con la guerra e la rivoluzione della monarchia inglese, sembra avere un debole per le dinastie.

Una casta che, nel corso del tempo, si arrichisce e si rafforza, si appropria delle cariche pubbliche, le rende ereditarie, mutuando lo schema tipico dei regimi monarchici. Sono numerosi infatti i casi di "figli di", "nipoti di", "mogli di", che sono stati in corsa per il voto del 4 novembre. Per il senato, in Alaska si è ripresentato Mark Begich (figlio del deputato Nick), in Louisiana Mary Landrieu (figlia dell'ex-sindaco di New Orleans Moon), in Arkansas Mark Pryor (figlio del senatore David), in Kansas Pat Roberts (figlio di Wesley che fu presidente del Partito repubblicano), in Kentucky Alison Lundergan Grimes (figlia del potente politico locale Jerry Lundergan).

In Georgia si è candidata a governatore Jason Carter, nipote del presidente Jimmy, che fu prima governatore egli stesso della Georgia. In Michigan Debbie Dingell si candida a ereditare il seggio alla camera del marito John, che si ritira dopo oltre 58 anni alla House. La Casa Bianca, è stata occupata da un Bush o da un Clinton per venti degli scorsi ventisei anni. Nel 2008 Barack Obama ha interrotto la scia, ma si direbbe, solo temporaneamente, e comunque senza evidenti miglioramenti.

In pratica sembra di essere allo stadio con tifosi divisi in rossi e blu dove non è previsto altro colore, con il campionato vinto ad anni alterni da una delle due squadre, senza sostanziali differenze per il paese. Obama nel 2015, dopo 2 mandati, avrà terminato il suo lavoro come hanno fatto i suoi predecessori ed allora toccherà al prossimo dell'altra squadra, fresco ed allenato nel solito clan, sempre con le stesse promesse ed i soliti slogan.
Molto spesso le due squadre hanno obiettivi comuni, ad esempio, la preventivata sconfitta di Barack Obama, avrebbe il "merito" di accellerare l'iter del TTIP. Infatti, fino ad ora, a frenare l'accordo transatlantico di libero scambio commerciale, ci sono stati sì le numerose divergenze di vedute tra Usa ed Europa su singoli capitoli del trattato, come l'agricoltura. Ma anche i problemi interni alla politica americana che hanno ostacolato non di poco le possibilità negoziali del presidente americano. Infatti le frange più protezioniste del parlamento americano si trovano proprio nel partito democratico. Una divisione che Obama oggi potrebbe bypassare scendendo a patti direttamente col "nemico" repubblicano, vincitore il 4 novembre.

Chi sono gli elettori negli USA? Le stranezze della più grande democrazia al mondo. Proviamo ad entrare in qualche tecnicismo. Quasi tutti pensano che, così come avviene in Europa, siano elettori tutti i cittadini americani maggiorenni. Infatti non tutti sanno che, negli Usa, si può esercitare il diritto di voto solo se ci si è preventivamente registrati, con un ampio margine di tempo. E nella maggioranza degli Stati è necessario dichiarare la propria affiliazione partitica. In pratica bisogna registrarsi o come democratici, o come repubblicani, o come indipendenti. Le norme sulle registrazioni cambiano da Stato a Stato. In ogni caso le registrazioni vengono vagliate da apposite commissioni, che cancellano le persone con precedenti penali, quelle interdette dai pubblici uffici o comunque ritenute non idonee ad esercitare il diritto di voto. È ormai ben noto, il caso della Florida nelle elezioni presidenziali del 2000. Quell'anno la commissione preposta cancellò ben 57.000 registrati, in grande maggioranza neri ed ispanici. Bush vinse in Florida (dopo ripetuti riconteggi) con 538 voti di scarto su Al Gore, ed i delegati della Florida furono decisivi per eleggere il presidente. Il sistema elettorale è ultra-maggioritario (diverse volte si è tentato di proporlo anche in Italia) in cui i "grandi elettori" (coloro che eleggono il presidente ogni 4 anni) non vengono eletti proporzionalmente ai voti ottenuti, bensì secondo il principio "winner takes all". Chi vince in ogni singolo Stato si prende tutti i delegati. Questo spiega il perché le campagne elettorali si concentrano negli stati giudicati incerti come il North Carolina, l'Ohio e la ricorrente Florida. In più l'affluenza si mantiene sempre sotto il 50%, sembra che gli americani siano consci dell'impossibilità di cambiarle in maniera apprezzabile la politica del Paese con il voto, rassegnati alla natura oligarchica ed elitaria della loro "democrazia".
Altra stranezza è rappresentata dal voto anticipato, in ben 31 stati è possibile votare anticipatamente senza bisogno di alcuna motivazione. Nell'Oregon è possibile farlo, ma solo per posta, in altri stati è possibile il voto per email (si può votare anche più volte cambiando idea, viene presa in considrazione l'ultima scelta). Insomma, più che un sistema federale sembra un gran caos. "Last but not least", per completezza d'informazione bisogna ricordare la raccolta dei fondi, dei singoli candidati e dei partiti, che vanno ad alimentare spese elettorali (di cui potete vederne la suddivisione in categorie, nella seconda foto) da capogiro, dietro le quali spesso si palesano le solite lobby. La democrazia negli USA: l'incubo ad aria condizionata. Da molto tempo si sente parlare del modello bipolare americano, la "sana" alternanza tra democratici e repubblicani. I giorni che ho passato in America come osservatore internazionale per seguire le elezioni di mid-term per il rinnovo di un terzo del Senato e della totalità della Camera, mi hanno permesso di osservare in modo ravvicinato, la macchina micidiale e spietata della democrazia americana. Gli USA hanno un sistema elettorale ultra-maggioritario in cui ognuno dei 50 stati elegge il suoi due senatori fino a comporre il centenarium senatoriale ed i deputati in proporzione alla popolazione, fin qui nulla di strano.

La stranezza è che mentre in Italia, abbiamo diversi partiti, movimenti e formazione politiche, nelle due Camere della "più grande democrazia al mondo" siedono solo 2 gruppi politici, repubblicani e democratici, blu e rossi. Questo perché in ogni circoscrizione viene eletto il candidato che prende la maggioranza dei voti ( alcuni stati prevedono il ballottaggio nel caso non si raggiunga il 50% più uno dei voti, altri no) che nella stragrande maggioranza dei casi appartiene ad uno dei due schieramenti, e nel caso vinca un "indipendente" può solo scegliere in quale dei due gruppi confluire. Tutta la popolazione statunitense si riconosce in questi 2 schieramenti? Niente affatto, anzi la maggior parte della popolazione non si riconosce più e non va a votare, in queste elezioni di midterm hanno votato meno del 50% degli aventi diritto. Questo perché in America ormai anche un bambino capisce che entrambi gli schieramenti sono espressione delle lobby dominanti e che non fanno quindi gli interessi della popolazione. Obama aveva vinto nelle scorse elezioni perché aveva illuso le classi più basse, facendo credere loro che avrebbe cambiato la loro condizione. Promesse che non ha mantenuto, per ovvie ragioni ed adesso quelle stesse classi non sentendosi più rappresentate, non si sono recate al voto. Quindi in america sono aumentate a causa della crisi le persone deluse dalla politica, che non si riconoscono più nel rosso o nel blu, ma che non vanno a votare a causa della consapevolezza del sistema elettorale bipolare blindato. Adesso capite perché i politicanti di casa nostra tentano da sempre di importare il sistema elettorale a stelle e strisce in Italia? E' l'unico modo per mettere a tacere il dissenso. Su questo si basa il patto del Nazareno, che tenterà di stravolgere la costituzione e modificare la legge elettorale, l'Italicum, il "superporcellum" con ballottaggio e super-premio di maggioranza. Ha un unico obiettivo: mettere a tacere il dissenso perché chiunque vincerà sarà espressione di uno dei due poli: il finto centrodestra berlusconiano o il finto centrosinistra renziano che, come succede negli USA, sono palesemente espressione delle lobby dominanti italiane ed europee. Lascerebbero, a chiunque dissenta da questi 2 poli un solo sfogatoio, il non voto, che come si è visto nelle recenti elezioni americane, fa comodo al sistema: "Hai il diritto di votare, se non lo eserciti è un tuo problema".
Forse con un sistema elettorale proporzionale la situazione sarebbe diversa. Da sempre i sistemi proporzionali garantiscono rappresentatività; infatti su questo e sulle preferenze si basa il "Democratellum" la proposta di legge elettorale del M5S. In Italia il duopolio Renzusconiano ha ancora il terzo incomodo, il movimento 5 stelle. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?) noi neppure.






#M5S Caso Diaferio: L’emblema della cattiva gestione degli enti italiani all'estero


Salvatore Diaferio era un cittadino romano, di 68 anni, originario di Margherita di Savoia (Foggia). Faceva il gelataio e aveva deciso di andare in Messico sicuro di poter fare fortuna. Arrivato nel Paese centramericano i primi di luglio, aveva cercato fortuna, ma è presto scivolato nell’indigenza, vivendo per strada o all’aeroporto di Cancùn. Viveva di elemosina, per raccogliere qualche moneta per il biglietto di ritorno in Italia. Voleva tornare a casa. Si era rivolto anche al Consolato italiano per chiedere aiuto e il “prestito consolare” che gli permettesse di ottenere un credito dal consolato, da poter poi onorare una volta rientrato in patria, dove aveva un libretto postale con qualche risparmio. Ma nulla, il prestito non gli è stato concesso e mentre l’Ambasciata cercava parenti in Italia disposti a pagargli il biglietto di ritorno, Salvatore, il 30 settembre, si è accasciato a terra per un malore, morendo poi stroncato da un infarto, di fronte al Consolato italiano a Playa del Carmen. Un altro episodio che rivela la superficialità con la quale vengono gestite le sedi di rappresentanza italiane in Messico.

Il Console ha svelato retroscena non proprio esaltanti. Ha raccontato che nel dicembre 2010, per far partire un aereo con a bordo il ministro Prestigiacomo, visto il blocco della torre di controllo che autorizzava solo voli con carico completo di carburante, l’Ambasciata aveva chiesto di precipitarsi lì e di pagare, anticipando di tasca sua quasi 4.000 dollari di carburante. Per il signor Diaferio, indigente, solo indifferenza dall’Ambasciata alle richieste del Console. E dal momento che quest’ultimo è stato rimosso dall’incarico proprio in concomitanza con il caso Diaferio e delle sue dichiarazioni, abbiamo chiesto al Ministero degli Esteri di chiarire la dinamica della vicenda e di sapere quando abbia intenzione di riaprire la sede consolare di Playa del Carmen, chiuso a tre giorni dalla morte di Diaferio con decreto ministeriale. Una decisione che ha messo in difficoltà più di 15.000 italiani e più di una decina di migliaia di turisti che, al momento, non hanno alcuna rappresentanza consolare.

Quesiti ai quali il sottosegretario Mario Giro ha replicato sostenendo che il signor Diaferio stesso non aveva voluto fornire la lista dei nominativi e che, in un secondo momento, si era ricreduto facendo tuttavia perdere tempo prezioso al Consolato. Un tempo che si è rivelato fatale. Giro ha poi slegato la vicenda Diaferio dalla chiusura dello stesso Consolato di Playa del Carmen: gli italiani potranno andare a Cancun, a circa 70 km di distanza.

Mi auguro che in tempi rapidissimi venga ripristinata la situazione, al momento a totale danno degli italiani in Messico. Se fino a ieri era un dovere, dopo la morte del signor Diaferio diventa un obbligo morale nei confronti di tutti i cittadini italiani residenti in Messico e di quelli che ancora guardano con ammirazione il nostro Paese”.

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