M5S il decennale conflitto in Sudan ha anche cause occidentali


La situazione nel Sudan occidentale è tuttora segnata da diffusa violenza e impunità. Sono ormai trascorsi più di dieci anni dall’inizio del conflitto ed è tuttora difficile calcolare il numero dei morti di questo genocidio. Dopo aver audito in sede di Comitato permanente per i diritti umani il professor Mukesh Kapila, rappresentante speciale per l’Aegis Trust per la prevenzione dei crimini contro l’umanità, noi del Movimento 5 Stelle della Commissione Affari Esteri abbiamo presentato una risoluzione, a mia prima firma, con cinque punti atti ad arginare il genocidio in corso in Sudan.

I quattro ospedali nella zona controllata dai ribelli sono stati bombardati dal Governo sudanese nel mese di giugno 2014. Si tratta di un chiaro crimine di guerra, oltre che una palese violazione dei diritti umani. Le missioni di peacekeeping dell’ONU in Sudan hanno gravemente fallito e, oggi, il Paese africano non è più una minaccia per la sicurezza del solo continente ma del mondo intero, poiché proliferano terrorismo, malattie e commercio illegale di armi. Le sanzioni applicate da Stati Uniti e parte dell’Ue risultano essere vaghe e facilmente eludibili.
Diversi Paesi, infatti, promuovono singolarmente azioni commerciali, taluni segretamente, altri addirittura ignorano completamente e pubblicamente le sanzioni. Vengono, inoltre, tenute conferenze che incoraggiano il commercio tra il Sudan ed i Paesi dell’Unione europea”. Sono circa 7 milioni i sudanesi coinvolti da un tentativo di pulizia etnica in diverse zone del Paese: una delle situazioni di crisi umanitaria tra le peggiori al mondo.

Con la risoluzione depositata, impegnamo il Governo a promuovere, nelle sedi internazionali, un approccio onnicomprensivo verso i processi politici in Sudan ed a supportare i mandati di arresto della Corte criminale internazionale contro Omar al-Bashir e altri esponenti del regime di Khartoum.
Invitiamo, inoltre, l’Italia a promuovere, presso le Nazioni Unite, sanzioni economiche, finanziarie e commerciale nonché un embargo sugli armamenti contro il Sudan per ridurre il potenziale bellico del regime sudanese, utilizzato contro il proprio popolo.
Chiediamo anche di isolare dal punto di vista diplomatico il Paese africano. Abbiamo anche chiesto di ritirare l’ambasciatore italiano a Khartoum. Un’azione che bisogna suggerire agli altri Stati membri dell’Ue per sostituirli con ufficiali incaricati di minor livello. Sarebbe un segnale politico molto forte, di una Europa non più disposta a tollerare il comportamento del Sudan dell’ultimo decennio.

È necessario, infatti un segno di discontinuità rispetto alla politica ambigua adottata, fino ad oggi, dai Paesi occidentali nei confronti del regime sudanese. Chiediamo al Governo italiano di far propri questi impegni e di promuoverli a livello internazionale, dando il giusto risalto ad una situazione che oramai è divenuta insostenibile e che rischia presto di esser fuori controllo. Eventualità che avrebbe ampie ripercussioni sull’Italia, attraverso i flussi migratori, dato che il confine dell’Europa è divenuto oramai il Sahara.

un momento dell'audizione del Prof. Mukesh Kapila in sede di Comitato permanente per i diritti umani


Approfondimenti
Beppegrillo.it Il genocidio del Darfur