#M5S Monitoraggio Elezioni di Midterm USA 2014: Whasington DC, 4 novembre 2014


Quelle di martedi 4 novembre sono state le elezioni di mid-term per il rinnovamento di un terzo del senato e la totalità della camera. Un confronto culminato con un trionfo dei repubblicani e, guarda caso, sullo sfondo si riaffaccia la famiglia Bush. Il prossimo candidato repubblicano alla presidenza per le elezioni del 2016 potrebbe essere il fratello minore di George W. Bush, John Ellis detto Jeb, sette anni più piccolo, già governatore della Florida. Dalla sponda democratica invece è Hillary Clinton a scaldare i muscoli per la scalata alla presidenza. Ebbene si, l'America che si era liberata con la guerra e la rivoluzione della monarchia inglese, sembra avere un debole per le dinastie.

Una casta che, nel corso del tempo, si arrichisce e si rafforza, si appropria delle cariche pubbliche, le rende ereditarie, mutuando lo schema tipico dei regimi monarchici. Sono numerosi infatti i casi di "figli di", "nipoti di", "mogli di", che sono stati in corsa per il voto del 4 novembre. Per il senato, in Alaska si è ripresentato Mark Begich (figlio del deputato Nick), in Louisiana Mary Landrieu (figlia dell'ex-sindaco di New Orleans Moon), in Arkansas Mark Pryor (figlio del senatore David), in Kansas Pat Roberts (figlio di Wesley che fu presidente del Partito repubblicano), in Kentucky Alison Lundergan Grimes (figlia del potente politico locale Jerry Lundergan).

In Georgia si è candidata a governatore Jason Carter, nipote del presidente Jimmy, che fu prima governatore egli stesso della Georgia. In Michigan Debbie Dingell si candida a ereditare il seggio alla camera del marito John, che si ritira dopo oltre 58 anni alla House. La Casa Bianca, è stata occupata da un Bush o da un Clinton per venti degli scorsi ventisei anni. Nel 2008 Barack Obama ha interrotto la scia, ma si direbbe, solo temporaneamente, e comunque senza evidenti miglioramenti.

In pratica sembra di essere allo stadio con tifosi divisi in rossi e blu dove non è previsto altro colore, con il campionato vinto ad anni alterni da una delle due squadre, senza sostanziali differenze per il paese. Obama nel 2015, dopo 2 mandati, avrà terminato il suo lavoro come hanno fatto i suoi predecessori ed allora toccherà al prossimo dell'altra squadra, fresco ed allenato nel solito clan, sempre con le stesse promesse ed i soliti slogan.
Molto spesso le due squadre hanno obiettivi comuni, ad esempio, la preventivata sconfitta di Barack Obama, avrebbe il "merito" di accellerare l'iter del TTIP. Infatti, fino ad ora, a frenare l'accordo transatlantico di libero scambio commerciale, ci sono stati sì le numerose divergenze di vedute tra Usa ed Europa su singoli capitoli del trattato, come l'agricoltura. Ma anche i problemi interni alla politica americana che hanno ostacolato non di poco le possibilità negoziali del presidente americano. Infatti le frange più protezioniste del parlamento americano si trovano proprio nel partito democratico. Una divisione che Obama oggi potrebbe bypassare scendendo a patti direttamente col "nemico" repubblicano, vincitore il 4 novembre.

Chi sono gli elettori negli USA? Le stranezze della più grande democrazia al mondo. Proviamo ad entrare in qualche tecnicismo. Quasi tutti pensano che, così come avviene in Europa, siano elettori tutti i cittadini americani maggiorenni. Infatti non tutti sanno che, negli Usa, si può esercitare il diritto di voto solo se ci si è preventivamente registrati, con un ampio margine di tempo. E nella maggioranza degli Stati è necessario dichiarare la propria affiliazione partitica. In pratica bisogna registrarsi o come democratici, o come repubblicani, o come indipendenti. Le norme sulle registrazioni cambiano da Stato a Stato. In ogni caso le registrazioni vengono vagliate da apposite commissioni, che cancellano le persone con precedenti penali, quelle interdette dai pubblici uffici o comunque ritenute non idonee ad esercitare il diritto di voto. È ormai ben noto, il caso della Florida nelle elezioni presidenziali del 2000. Quell'anno la commissione preposta cancellò ben 57.000 registrati, in grande maggioranza neri ed ispanici. Bush vinse in Florida (dopo ripetuti riconteggi) con 538 voti di scarto su Al Gore, ed i delegati della Florida furono decisivi per eleggere il presidente. Il sistema elettorale è ultra-maggioritario (diverse volte si è tentato di proporlo anche in Italia) in cui i "grandi elettori" (coloro che eleggono il presidente ogni 4 anni) non vengono eletti proporzionalmente ai voti ottenuti, bensì secondo il principio "winner takes all". Chi vince in ogni singolo Stato si prende tutti i delegati. Questo spiega il perché le campagne elettorali si concentrano negli stati giudicati incerti come il North Carolina, l'Ohio e la ricorrente Florida. In più l'affluenza si mantiene sempre sotto il 50%, sembra che gli americani siano consci dell'impossibilità di cambiarle in maniera apprezzabile la politica del Paese con il voto, rassegnati alla natura oligarchica ed elitaria della loro "democrazia".
Altra stranezza è rappresentata dal voto anticipato, in ben 31 stati è possibile votare anticipatamente senza bisogno di alcuna motivazione. Nell'Oregon è possibile farlo, ma solo per posta, in altri stati è possibile il voto per email (si può votare anche più volte cambiando idea, viene presa in considrazione l'ultima scelta). Insomma, più che un sistema federale sembra un gran caos. "Last but not least", per completezza d'informazione bisogna ricordare la raccolta dei fondi, dei singoli candidati e dei partiti, che vanno ad alimentare spese elettorali (di cui potete vederne la suddivisione in categorie, nella seconda foto) da capogiro, dietro le quali spesso si palesano le solite lobby. La democrazia negli USA: l'incubo ad aria condizionata. Da molto tempo si sente parlare del modello bipolare americano, la "sana" alternanza tra democratici e repubblicani. I giorni che ho passato in America come osservatore internazionale per seguire le elezioni di mid-term per il rinnovo di un terzo del Senato e della totalità della Camera, mi hanno permesso di osservare in modo ravvicinato, la macchina micidiale e spietata della democrazia americana. Gli USA hanno un sistema elettorale ultra-maggioritario in cui ognuno dei 50 stati elegge il suoi due senatori fino a comporre il centenarium senatoriale ed i deputati in proporzione alla popolazione, fin qui nulla di strano.

La stranezza è che mentre in Italia, abbiamo diversi partiti, movimenti e formazione politiche, nelle due Camere della "più grande democrazia al mondo" siedono solo 2 gruppi politici, repubblicani e democratici, blu e rossi. Questo perché in ogni circoscrizione viene eletto il candidato che prende la maggioranza dei voti ( alcuni stati prevedono il ballottaggio nel caso non si raggiunga il 50% più uno dei voti, altri no) che nella stragrande maggioranza dei casi appartiene ad uno dei due schieramenti, e nel caso vinca un "indipendente" può solo scegliere in quale dei due gruppi confluire. Tutta la popolazione statunitense si riconosce in questi 2 schieramenti? Niente affatto, anzi la maggior parte della popolazione non si riconosce più e non va a votare, in queste elezioni di midterm hanno votato meno del 50% degli aventi diritto. Questo perché in America ormai anche un bambino capisce che entrambi gli schieramenti sono espressione delle lobby dominanti e che non fanno quindi gli interessi della popolazione. Obama aveva vinto nelle scorse elezioni perché aveva illuso le classi più basse, facendo credere loro che avrebbe cambiato la loro condizione. Promesse che non ha mantenuto, per ovvie ragioni ed adesso quelle stesse classi non sentendosi più rappresentate, non si sono recate al voto. Quindi in america sono aumentate a causa della crisi le persone deluse dalla politica, che non si riconoscono più nel rosso o nel blu, ma che non vanno a votare a causa della consapevolezza del sistema elettorale bipolare blindato. Adesso capite perché i politicanti di casa nostra tentano da sempre di importare il sistema elettorale a stelle e strisce in Italia? E' l'unico modo per mettere a tacere il dissenso. Su questo si basa il patto del Nazareno, che tenterà di stravolgere la costituzione e modificare la legge elettorale, l'Italicum, il "superporcellum" con ballottaggio e super-premio di maggioranza. Ha un unico obiettivo: mettere a tacere il dissenso perché chiunque vincerà sarà espressione di uno dei due poli: il finto centrodestra berlusconiano o il finto centrosinistra renziano che, come succede negli USA, sono palesemente espressione delle lobby dominanti italiane ed europee. Lascerebbero, a chiunque dissenta da questi 2 poli un solo sfogatoio, il non voto, che come si è visto nelle recenti elezioni americane, fa comodo al sistema: "Hai il diritto di votare, se non lo eserciti è un tuo problema".
Forse con un sistema elettorale proporzionale la situazione sarebbe diversa. Da sempre i sistemi proporzionali garantiscono rappresentatività; infatti su questo e sulle preferenze si basa il "Democratellum" la proposta di legge elettorale del M5S. In Italia il duopolio Renzusconiano ha ancora il terzo incomodo, il movimento 5 stelle. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?) noi neppure.