#M5S: Che ci fa l'italiano Emra Gasi nel CIE di Bari?



Non si placa lo stupore, misto a rabbia, dell’opinione pubblica sulla vicenda che riguarda Emra Gasi, un ragazzo di 22 anni nato a Napoli da genitori serbi, da sempre vissuto in Italia ma attualmente detenuto al Centro di Identificazione e Espulsione di Bari, in attesa che il decreto di espulsione notificatogli dalla Prefettura di Venezia diventi esecutivo.
Una situazione che noi del M5S abbiamo subito definito inaccettabile, tanto da presentare un’interrogazione parlamentare, a prima firma della mia collega, Deputata Spessotto, dove si chiede al Ministro dell’Interno di assumere al più presto tutte le iniziative di competenza che consentano il rilascio di Emra e il suo ritorno a casa.
 
Emra Gasi è stato fermato la scorsa settimana a San Donà di Piave, dove risiede dal 2000, per un ordinario controllo di polizia. Era in possesso della sua carta di identità italiana ma le autorità di polizia hanno contestato al ragazzo la mancanza del permesso di soggiorno. A seguito del fermo, il Prefetto di Venezia ha firmato lo scorso 25 novembre un decreto di espulsione per Emra Gasi e, dopo due giorni, è stata convalidata dal Giudice di pace di Bari la sentenza di trattenimento del ragazzo presso il CIE di Bari, dove risulta trattenuto da una settimana, mentre si avviano le procedure per il rimpatrio nel paese d'origine dei suoi genitori, la Serbia.
 
“Il decreto di espulsione a cui è stato sottoposto Emra Gasi – ha commentato la mia collega Arianna Spessotto - come sostenuto dall’avvocato difensore del ragazzo, presenterebbe gravi profili di illegittimità dal momento che nel provvedimento è stato inserito il numero di passaporto della madre di Emra, nata in Serbia, e non gli estremi del documento del ragazzo, in possesso di un regolare certificato di nascita e carta di identità italiani. Non a caso Emra Gasi risulta sconosciuto alle autorità serbe e la Repubblica di Serbia ha comunicato all’avvocato e ai familiari del ragazzo che non è mai stato registrato presso la loro anagrafe.”
 
Emra Gasi era già stato fermato nel 2013 dalla stessa questura di Venezia che, in quell’occasione, aveva dato seguito ad alcuni accertamenti che avevano dimostrato come il ragazzo fosse nato regolarmente in Italia. Al contrario, a seguito del nuovo ultimo fermo di polizia non sono stati, invece, effettuati ulteriori accertamenti ed è stato emesso un decreto di espulsione riportante luogo di nascita ed estremi del passaporto non corrispondenti a quelli del ragazzo.
 
Siamo di fronte ad una violazione di diritti umani che ha dell’incredibile. Come se non bastasse, Emra risulta positivo all’epatite C, ha un handicap cognitivo certificato dal suo medico curante e le sue condizioni di salute appaiono incompatibili con la detenzione presso il Cie di Bari, necessitando il ragazzo di urgenti cure mediche. Abbiamo chiesto al Ministro Alfano se non ritenga necessario ed oltremodo urgente assumere al più presto tutte le iniziative di competenza che consentano il rilascio di Emra, il suo ritorno a casa e la revoca del decreto di espulsione. D’altronde, il Ministro Alfano non è nuovo a vicende che riguardano la violazioni di diritti umani, come ha dimostrato nel caso della Sig.ra Shalabayeva e nel caso delle cariche della polizia agli operai dell’Ast di Terni. Noi, continuiamo a far pressione affinché Emra possa tornare a casa sua e riabbracciare al più presto i suoi familiari.