Concorsi, Addio limiti di altezza per forze armate, forze di polizia e vigili del fuoco


Durante il Consiglio dei ministri del 4 dicembre scorso è stato approvato, in esame definitivo, uno schema di decreto recante il regolamento in materia di parametri fisici per l’ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle Forze armate, nelle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e nel Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, in attuazione della legge 12 gennaio 2015, n. 2. Nello specifico, il provvedimento ha introdotto per l’ammissione ai concorsi per il reclutamento/assunzione del personale del comparto difesa e sicurezza, al posto del previsto requisito dell’altezza, i parametri fisici della composizione corporea, della forza muscolare e della massa metabolicamente attiva. 

Finalmente è arrivata l'intesa che abbiamo più volte sollecitato. Finalmente una legge che permetterà all'Italia di adeguarsi al resto dell'Europa e non solo, per le nuove assunzioni di tanti giovani nelle Forze armate e di polizia con la possibilità per tanti italiani di partecipare ai prossimi concorsi pubblici. Dopo il voto unanime di Camera e Senato, il pressing del M5S porta ad un grande risultato per continuare la crescita del comparto Difesa-Sicurezza del nostro Paese. Si è deciso, quindi, di non precludere l’accesso alle Forze armate, alle Forze di polizia e al Corpo dei vigili del fuoco in ragione della mancanza del requisito dell’altezza minima prevista dalle attuali disposizioni, ma di consentire la valutazione dei soggetti in base a differenti parametri dai quali possa comunque desumersi la più generale ma imprescindibile idoneità fisica del candidato allo svolgimento del servizio militare o d’istituto. 

Adesso tocca prendere di petto la questione dei limiti di età. Anche qui, abbiamo dimostrato la nostra vicinanza alla voce dei cittadini, presentando una risoluzione in Commissione Difesa con la quale chiediamo al Governo di prevedere che la partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non sia soggetta ai limiti di età, senza alcuna deroga. Speriamo che presto la risoluzione venga discussa ed approvata in commissione Difesa. In questo modo anche quei ragazzi pugliesi che per diversi motivi (studio, inidoneità fisiche temporanee, presa di coscienza successiva) non hanno potuto partecipare ai concorsi prima del compimento del venticinquesimo anno d'età avranno la possibilità di intraprendere le carriere iniziali delle Forze Armate e delle Forze di Polizia.

Troppopieno in Lama San Giorgio: la regione Puglia valuta le alternative


Finalmente qualcosa sembra muoversi nella risoluzione dell'annoso problema dello scarico dei reflui in Lama San Giorgio. Dopo il surriscaldamento degli animi degli ultimi giorni tra il Comitato “No Reflui in Lama San Giorgio” e le istituzioni locali rutiglianesi conseguente al ritiro di un ordine del giorno che impegnava il comune di Rutigliano a considerare uno scarico alternativo a Lama San Giorgio per l'eventualità del troppopieno, pare ci sia un'apertura da parte della Regione Puglia a valutare le alternative rispetto alle intenzioni attuali.
Questo infatti, è stato il leitmotiv dell'incontro che ho avuto in Regione qualche giorno fa con l'Assessore ai trasporti e ai lavori pubblici, Giovanni Giannini, dal momento che dall'inizio della legislatura cerco di dare il suo contributo affinché venga rispettata la volontà dei cittadini rutiglianesi.

Un incontro molto cordiale che mi ha dato la possibilità di apprezzare la disponibilità dell'Assessore Giannini e la nostra comune volontà, al di là dei colori politici, di collaborare per trovare la soluzione migliore. Sono riuscito a strappargli la promessa di valutare le alternative allo scarico in Lama San Giorgio. Adesso insieme ai cittadini, attendo la relazione dell'Assessore Giannini corredata da evidenze tecniche, che permetterà di valutare vantaggi e svantaggi di un eventuale spostamento dello scarico del troppopieno in Lama Cupa, così come caldeggiato dal Comitato No Reflui in Lama San Giorgio”. La relazione, che dovrebbe essere seguita da un incontro pubblico nel quale la Regione Puglia si farà portavoce delle decisioni prese e delle motivazioni alla base di tale scelta, probabilmente, metterà la parola fine alle dispute tra cittadini ed istituzioni, colpevoli del ritardo in cui ci troviamo oggi.

Mi auguro che la relazione dell'Ass. Giannini arrivi quanto prima e che porti con sé la previsione dello scarico di Lama Cupa come recapito finale del troppopieno. Sono oltre due anni ormai che mi occupo della questione e, da quanto ho avuto modo di apprendere, la maggior parte dei cittadini di Rutigliano è particolarmente legata a Lama San Giorgio e optano proprio per Lama Cupa, invaso già esistente ma attualmente in stato di abbandono, come recapito ideale del troppopieno. Ritengo doveroso che, qualunque sia la decisione, la Regione Puglia si prenda l'onore e l'onere di spiegare alla comunità locale, in un incontro pubblico, quella che sarà la scelta definitiva. E' vero, chi amministra deve alla fine prendere le decisioni, ma non deve mai sottovalutare le volontà dei cittadini.

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Adozioni Internazionali: CAI un ente fantasma. Serve rispetto per le famiglie in attesa













Tra una fuga di notizie e l'altra, si apprende che il Presidente del Consiglio Renzi avrebbe finalmente firmato la lettera di garanzia richiesta dalle autorità bielorusse per concludere l'iter adottivo di numerosi bambini e famiglie in attesa. Si apprende anche, che siano state sbloccate dieci delle pratiche adottive di famiglie ancora in attesa di concludere la loro adozione dalla Repubblica del Congo. Il tutto, in uno scenario nebuloso in cui vivono con spasmodica attesa centinaia di famiglie che cercano in tutti i modi di avere notizie certe, ufficiali, da parte dell'autorità centrale del nostro Paese in materia di adozioni internazionali.

La Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI), che opera presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dovrebbe agire secondo il principio della trasparenza, inteso come "accessibilità totale" alle informazioni che riguardano l'organizzazione e l'attività delle pubbliche amministrazioni, come affermato con decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33. Nei fatti, numerosissime sono ad oggi le proteste dei genitori, che più volte hanno scritto al Presidente della Repubblica Mattarella ed al Presidente del Consiglio Renzi per la mancanza di trasparenza che caratterizza la gestione della CAI. 

Ultimo in ordine di tempo è il grido di protesta andato in scena alla Camera dei Deputati proprio qualche giorno fa durante una conferenza stampa dove alcuni rappresentanti di famiglie ed enti autorizzati hanno auspicato, ancora una volta, un intervento immediato da parte del Presidente della Repubblica. Ormai la gestione inaccettabile della Commissione da parte della Presidente Della Monica scelta da Renzi forse per immobilizzare le adozioni internazionali, è sotto gli occhi di tutti. Anche il sito istituzionale della Commissione rispecchia in toto il modus operandi della Presidente. Infatti, con un'interrogazione parlamentare ho chiesto al Presidente del Consiglio delucidazioni su alcuni dei molti dati mancanti; dall'importo destinato alla spesa per indennità di carica spettante al Vice Presidente della Commissione (proprio la Dott.ssa Silvia Della Monica), all'elenco aggiornato del personale in servizio presso la segreteria tecnica della CAI, passando per i criteri di assegnazione dei rimborsi relativi alle spese sostenute per l’adozione di uno o più minori stranieri.

A tal proposito il M5S ha presentato un emendamento, a mia prima firma, alla Legge di Stabilità 2016, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, con il quale si propone di aumentare a 30 milioni annui con decorrenza dal 2016, il «Fondo per le adozioni internazionali», istituito proprio con la nuova Legge di stabilità con una dotazione di 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2016, al fine di concludere tutte le attività relative ai rimborsi delle procedure adottive successive all’anno 2011. 

Mi auguro vivamente che anche la maggioranza appoggi il nostro emendamento che permetterebbe a tante famiglie di ricevere quanto dovuto. Purtroppo il calo vertiginoso delle richieste di adozione è il risultato della crisi economica che fa il paio con i mancati rimborso delle spese sostenute dalle famiglie. Non da meno è la gestione scellerata di una Commissione che dovrebbe essere proprio di supporto alle famiglie ed agli enti. Ad oggi invece, non fa altro che alimentare la diffidenza delle famiglie nei confronti degli enti autorizzati e nei confronti delle istituzioni tutte. Il mio ruolo, e mi auguro quello di tutti i parlamentari italiani, indipendentemente dal colore politico, è quello di continuare a denunciare il comportamento di questo ente e di fare in modo che le adozioni internazionali proseguano con successo nell'esclusivo interesse dei bambini e delle famiglie.

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Immigrazione: sulla terra si spostano oltre 1 miliardo di persone


Il Comitato sui Diritti Umani della Camera dei Deputati, su mia iniziativa, ha avuto l'onore di incontrare la rappresentante speciale OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), l'ambasciatrice Madina Jarbussynova. Tema dell'incontro è stato il traffico di esseri umani, la forma di schiavitù più aberrante degli ultimi anni che, con un profitto di decine di miliardi di dollari, è al terzo posto tra i fenomeni criminali internazionali, subito dietro il traffico di stupefacenti e di armi.

Nel corso del suo intervento, la Jarbussynova, ha sottolineato che “l'ONU stima, ad oggi, circa 1 miliardo di persone in viaggio con spostamenti volontari o involontari. L'instabilità nel Medio Oriente e nel Corno d'Africa ha provocato flussi misti che comprendono migranti economici, richiedenti asilo e rifugiati anch'essi vulnerabili e a rischio di diventare vittime della tratta. Infatti, è di fondamentale importanza tener presente che i fenomeni migratori e la tratta di esseri umani sono fenomeni che s'intrecciano e le politiche per l'immigrazione più rigide degli Stati hanno aumentato la vulnerabilità dei migranti e dei rifugiati a forme di sfruttamento. Secondo l'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) dei 20,9 milioni di persone che attualmente a livello mondiale si trovano in una situazione di lavoro forzato, 9 milioni erano emigrati a livello interno o internazionale. I fanciulli rappresentano il 26% del totale (5 milioni e mezzo).

Gli utili illeciti generati dal lavoro forzato, ammontano a 65 miliardi di dollari solo nell'area OSCE. Quelli invece generati a livello globale sono circa 150 miliardi. Per il rapporto globale dell'UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine), nella regione dell'OSCE – ha proseguito la Jarbussynova – la maggior parte dei casi individuati hanno a che fare con sfruttamento di tipo sessuale o di tipo lavorativo. Ci sono anche traffici in cui le vittime vengono utilizzate per commettere crimini o per schiavitù domestica.

Negli ultimi anni, in reazione a dei provvedimenti molto incisivi contro i flussi irregolari, le rotte sono diventate più lunghe, più costose, più difficili e più pericolose. Quindi anche il fenomeno migratorio è andato frammentandosi con tutta una serie di pause durante il viaggio. In questo tipo di situazione è facile passare dalla migrazione alla tratta”. In questi ultimi giorni l'Unione Europea ha aperto la discussione con i Paesi africani nel tentativo di trovare delle soluzioni all'ondata migratoria che, nel Mediterraneo, è caratterizzata da una forte mortalità.

Al 5 novembre, l'Alto Commissariato per i Rifugiati ha registrato 3.440 persone morte o disperse nell'attraversare il mediterraneo. I flussi migratori sono un fenomeno sempre più complesso. Le autorità hanno difficoltà nel tracciare una chiara linea di demarcazione tra contrabbando, traffici e movimenti di persone che cercano di sfuggire all'instabilità e alle persecuzioni.

I Paesi di destinazione devono trovare un bilanciamento tra l'interesse legittimo di proteggere i confini e l'obbligo di difendere i diritti umani della persona, soprattutto di coloro che hanno diritto alla protezione internazionale. L'Italia si trova al centro dei flussi migratori e quindi anche di quelli legati alla tratta degli esseri umani, sia per la sua posizione geografica ma anche per vuoti normativi. Ricordiamo che il nostro Paese avrebbe dovuto adottare un piano nazionale d’azione contro la tratta di esseri umani, in recepimento della direttiva 2011/36/UE ma ad oggi questo piano d'azione non è ancora partito. 

L'auspicio è che l’Italia provveda ad adottarlo quanto prima in recepimento della suddetta direttiva e come previsto dal D.Lgs. 24/14, contribuendo a colmare, almeno parzialmente, tali importanti lacune. Gli Stati devono utilizzare meglio le verifiche finanziarie per smantellare l'intera rete, piuttosto che arrestare gli sfruttatori finali. Anche i proventi criminali dovrebbero essere individuati e congelati per garantire la protezione dei diritti delle vittime, indennizzarle e finanziare altre indagini. Il nostro obiettivo deve essere quello di proteggere l'essere umano vulnerabile, da porre al centro del nostro dibattito sulla migrazione e sulla tratta.

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https://www.youtube.com/watch?v=Z-znP9v1FtY&feature=youtu.be

Cooperazione, Siria: Il decreto missioni finanzia i progetti "fermi" dello IAMB di Bari

Nonostante, per stessa ammissione dei dirigenti IAMB di Bari, i progetti in Siria sono sospesi dall'inizio dei disordini, il Governo Renzi continua a finanziarli. A chi andranno questi soldi? Con un ordine del giorno ne ho chiesto la sospensione.

Un aspetto positivo riscontrato nel decreto missioni è il finanziamento dei progetti di cooperazione. Il comma 1 dell’art. 8 del decreto legge in esame autorizza a decorrere dal 1° gennaio 2015 e fino al 30 settembre 2015, la spesa di 38.500.000 di euro per iniziative di cooperazione volte a migliorare le condizioni di vita della popolazione e dei rifugiati e a sostenere la ricostruzione civile in favore di un già lungo elenco di Paesi, tra cui la Siria.

Per quanto riguarda in particolare la Siria e i Paesi limitrofi, nella relazione illustrativa si legge che si continuerà a sostenere, e quindi a finanziare, l’azione svolta dall’Istituto Agronomico del Mediterraneo di Bari (IAMB) per interventi complementari e sinergici a quelli promossi nell’ambito della piattaforma tematica «Agricoltura e sicurezza alimentare » (Working Group on Economic Recovery and Development del Group of Friends of the Syrian People-GFSP), di cui l’Italia è capofila; Tuttavia, mi risulta anche per stessa ammissione dei dirigenti dello IAMB di Bari, che il citato progetto è attualmente interrotto a causa delle ostilità in atto in Siria.

A chi sono quindi destinati questi soldi? In assemblea ho presentato un ordine del giorno per interrompere questi fondi, impegnando il governo a valutare l'opportunità di sospendere lo stanziamento di questi fondi. Dopo i 333 mila euro inseriti nello scorso decreto missioni per la traduzione di manuali di manutenzione di due mezzi regalati dall'Italia a Gibuti, ora è la volta di finanziamenti per progetti di cooperazione fantasma. Ogni volta una magagna. Sarà che i vari decreti missioni servano proprio a questo?”

Per questo chiediamo di fare chiarezza: da un lato la Camera ha approvato un mio ordine del giorno per interrompere questa elargizione, impegnando il Governo a valutare l’opportunità di sospendere lo stanziamento di questi fondi, dall’altro con i colleghi Maria Edera Spadoni e Giuseppe L’Abbate ho presentato una interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Gentiloni di illustrare i passi avanti fatti sinora dallo Iamb nei progetti di cooperazione internazionale in Siria. Infine, siamo riusciti a far approvare un emendamento alla conversione in legge del decreto missioni, che obbliga ad una rendicontazione semestrale online dell’avanzamento dei progetti. Ogni volta emerge qualcosa di poco chiaro con il rifinanziamento delle missioni. Con risorse economiche che potrebbero essere utilizzate sicuramente più sapientemente e, per davvero, a sicurezza dei cittadini italiani, soprattutto in questo periodo di forte allerta terrorismo.



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Decreto Missioni: Rifinanziata Missione antipirateria nonostante lo stallo sul caso Marò


La Camera ha approvato la conversione del decreto sulle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia. Per l’ultimo trimestre del 2015, il decreto stanzia oltre 300 milioni di euro per il rifinanziamento delle missioni internazionali e 38 milioni e mezzo di euro per la cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo.
Si fa ricorso all’ennesimo decreto in assenza di una legge che disciplini la partecipazione dei contingenti italiani alle missioni internazionali di pace in maniera organica, generale e coerente: una legge bloccata al Senato dalla maggioranza che, evidentemente, ha altre priorità. Nello scorso decreto, in merito alla missione antipirateria Atalanta, grazie ad un emendamento delle opposizioni, si era deciso di valutarne la partecipazione in base agli sviluppi della vicenda dei due fucilieri di marina Girone e Latorre ancora trattenuti in India. Ora la troviamo rifinanziata senza che la questione dei due marò si sia risolta e senza che ci siano stati sviluppi significativi.

La base fondante di questo decreto, ovvero delle missioni militari più importanti che hanno visto l’occidente e l’Italia impegnate si sono rivelate un tragico fallimento con conseguenze che pagheremo a lungo. Occorre rispondere in modo totalmente differente da come si è risposto dopo l’11 settembre 2001 perché, da quando si è dichiarata una guerra totale al terrore, il terrore è proliferato. Altro che missioni di pace. I dati del Global Terrorism Index (GTI) rivelano che le vittime del terrorismo sono quintuplicate dall’attacco alle Torri gemelle e nonostante i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, in Afghanistan ed in altre aree di crisi, sono nate nuove sigle Jihadiste.

Negli ultimi 45 anni, sempre secondo il GTI, l’80% delle organizzazioni terroristiche è stato neutralizzato grazie al miglioramento della sicurezza e alla creazione di un processo politico finalizzato alla risoluzione dei problemi che erano alla base del sostegno ai gruppi terroristici. Solo il 7% è stato eliminato dall’uso diretto della forza militare. Nel decennio 2004-2014 il costo complessivo per l’Italia delle missioni internazionali militari è stato già di 12 miliardi e 731 milioni. “Hanno portato la pace? Siamo più sicuri oggi? O piuttosto quelle guerre non hanno fatto altro che alimentare a dismisura i bacini di odio?

La risposta è sotto gli occhi di tutti, evidenziata dagli attentati di Parigi: un fallimento totale. Ciononostante, con questo decreto, non ci ritiriamo affatto dall’Afghanistan. Per la ‘Resolute Support Mission’ verranno dispiegate altre 204 unità (per un totale di 834), che guarda caso corrisponde più o meno al contingente militare spagnolo che invece lo ha ritirato, su espressa richiesta del Presidente americano. Sarebbe utile usare queste energie per avviare un processo di pacificazione in medio oriente e contemporaneamente un rafforzamento delle misure di sicurezza interne. Nell’ultimo decreto missioni c’è stato un inasprimento delle pene per i terroristi senza tuttavia incrementare le risorse per aumentare i livelli di sicurezza interna. Cosa può cambiare aumentare gli anni di prigione per un estremista che è pronto a farsi saltare in aria da un momento all’altro?

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https://www.youtube.com/watch?v=OwBM7h3Nf40

 

Isis: ogni militare in missione all'estero è un uomo in meno a difesa del nostro Paese


A pochi giorni dai fatti di Parigi, prima di tutto, voglio esprimere il cordoglio e la vicinanza da parte del gruppo del M5S alle famiglie delle vittime degli attentati di Parigi ed in particolare alla famiglia di Valeria Solesin, la nostra connazionale uccisa in uno degli attentati. Dell’ISIS e delle sue efferatezze sappiamo tutto da anni, non c'è nulla da scoprire. E’ un movimento terroristico che ha sfruttato le repressioni del dittatore siriano Bashar al Assad per presentarsi sulla scena: armato, finanziato e organizzato dalle monarchie del Golfo (prima fra tutte l’Arabia Saudita) con la colpevole indifferenza degli Stati Uniti e dell’Europa.

Quando l’ISIS ha espanso il suo perimetro operativo, e prima ancora di auto-proclamare un Califfato illegittimo, Washington e Riad gli hanno lasciato mano libera in Siria nel tentativo di rovesciare il regime di Assad. In questo scenario, la comunità occidentale ha assistito senza battere ciglio di fronte alle ambiguità della Turchia nei confronti dell’Isis, ha taciuto quando i Paesi del Golfo hanno posto il veto all’accoglienza di un solo rifugiato siriano, è rimasta silente quando, peggio ancora, all’Arabia Saudita è stato concesso di sedere alla guida del Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Nel frattempo l’ISIS ha continuato a diffondere orrore e macerie: ha abbattuto sul Sinai un aereo di turisti russi (224 morti), ha compiuto una strage in un mercato di Beirut, in Libano. E poi si è rivolto, di nuovo, contro la Francia.

L'Italia, ora che ne ha le possibilità, deve spingere affinché l'Unione Europea promuova una conferenza di pace mondiale sul Medio Oriente. Il processo di nascita di nuove realtà su base etnica è inarrestabile sia in Medio Oriente che in Europa. Bisogna prenderne atto e, assieme a tutti gli attori coinvolti, trovare nuove e coraggiose soluzioni. Nonostante in Italia ci siano ancora sostenitori delle guerre di George W. Bush, queste ultime sono ormai riconosciute anche dagli americani per quello che in realtà furono: un insieme di menzogne e di inefficienze che servì da innesco a molti degli attuali orrori del Medio Oriente. Hanno portato morte, instabilità e povertà. Hanno dichiarato guerra al terrorismo e il risultato che hanno ottenuto è stato il moltiplicarsi del fenomeno stesso. A riprova di ciò, i dati del Global Terrorism Index (GTI) rivelano che le vittime del terrorismo sono quintuplicate dall'attacco alle torri gemelle e nonostante i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, in Afghanistan ed in altre aree di crisi, sono nate nuove sigle Jihadiste.

Negli ultimi 45 anni, sempre secondo il GTI, l'80% delle organizzazioni terroristiche è stato neutralizzato grazie al miglioramento della sicurezza e alla creazione di un processo politico finalizzato alla risoluzione dei problemi che erano alla base del sostegno ai gruppi terroristici. Solo il 7% è stato eliminato dall'uso diretto della forza militare. Nel decennio 2004/2014 il costo complessivo per l’Italia delle missioni internazionali militari è stato già di 12 miliardi e 731 milioni. Sappiamo tutti che oggi non c'è una soluzione immediata al terrorismo, ma sappiamo anche che il terrorismo è una macchina che va a benzina. Per togliergli la benzina occorre fermare il traffico illecito di armi e dei finanziamenti all'ISIS e contemporaneamente spegnere, uno ad uno, i focolai che alimentano il jihad dandogli forza di propaganda utile nel reclutamento di nuovi miliziani. Il modo più efficace di risolvere la questione, a mio avviso, non è certo quella di intervenire militarmente ma è necessario usare queste energie per avviare un processo di pacificazione in Medio Oriente e contemporaneamente un rafforzamento delle misure di sicurezza interne.

Noi del M5S, come diciamo già da tempo, riteniamo sia necessario fornire maggiori risorse e mezzi alle forze dell’ordine ed ai militari che hanno il compito di vigilare sulla sicurezza interna al nostro Paese. Ormai i conflitti si combattono soprattutto con l'intelligence, non solo con le bombe. Per questo, il compito dello Stato è quello di prevenire attacchi come quelli di Parigi prima che questi avvengano. Nelle ultime ore il Ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi ha fatto sapere che sulla legge di Stabilità ci saranno più risorse per le Forze armate, le forze dell’ordine ma anche per l'intelligence. Peccato però che proprio nella Legge di Stabilità al Senato noi del M5S abbiamo chiesto di aumentare i fondi all'intelligence di 20 milioni nei prossimi tre anni e di annullare il taglio di 219 milioni di euro alle Forze armate, previsto in questo provvedimento ma il PD ha votato contro il nostro emendamento. Ma appena il provvedimento arriva alla Camera noi ci riproveremo. Siamo convinti che solo così, pur non annullando del tutto i rischi, si può restituire un po' di serenità a questo mondo colmo di odio e di sete di potere.

Libri: il mancato rispetto della legge danneggia editori e piccoli librai

Il disegno di legge sulla concorrenza, nonostante la paura di editori grandi e piccoli, e di librai indipendenti i quali hanno dichiarato pubblicamente di avere una posizione comune, non ha abrogato la legge Levi che stabilisce un tetto massimo del 15% allo sconto che i venditori di libri possono applicare sul prezzo di copertina. Tuttavia, le librerie che già arrivano da anni non certo positivi, sono sempre più in difficoltà a causa dell'inefficacia dei controlli degli organi preposti, soprattuto in merito al commercio online. Così, ho portato la questione nelle aule di Montecitorio con una interrogazione alla camera dei deputati indirizzata ai ministri dell'istruzione e dello sviluppo economico con la quale chiedo che la legge 128/11 del 27 luglio 2011 (cosiddetta Legge Levi) venga rispettata da editori, librai e soprattutto dalla Grande Distribuzione.

La legge Levi, ancora in vigore, rischia di creare concorrenza sleale se applicata solo alle librerie e non ai rivenditori di libri online. Paradossalmente, la legge nata con altri più nobili fini rischia di sfavorire le piccole imprese a scapito delle multinazionali. Per esempio su amazon.it è possibile acquistare libri con sconti pari al 55% del prezzo fissato. Secondo il SIL (Sindacato Italiano Librai e Cartolibrai), stando ai dati del 2014 ogni giorno chiudono in media 5 piccole librerie. Si ritrovano schiacciati tra gli editori, con i quali è impossibile contrattare e la grande distribuzione, che riesce ad applicare sconti aggirando i limiti della legge Levi. Non è possibile accettare, a livello di sistema-Paese, che si consenta alla grande distribuzione con queste operazioni di azzerare la concorrenza”. In realtà, qualche dato incoraggiante arriva da Messaggerie, il più importante distributore italiano di prodotti editoriali, il quale dice che nei primi nove mesi del 2015 si è arrestata la caduta del libro di carta (-0,34%) mentre è rallentata sensibilmente la marcia dell’e-book (+18,8% contro il +35% previsto). Dopo tre anni di crisi sono tornate a correre le librerie indipendenti che tirano la volata a tutto il settore. Fra gennaio e settembre le librerie indipendenti crescono del 5,19% a 277,4 milioni di euro di giro d’affari. Tuttavia, resta il mancato rispetto della legge Levi che non garantisce una concorrenza leale. 

In una intervista, Ricardo Franco Levi, primo firmatario della legge, ha dichiarato che "la legge che regola gli sconti sui libri si pone come un vincolo alla drammatica riduzione delle voci. E fa sì che editori e librai, anche le realtà più piccole, possano competere sul mercato. Pone le premesse per garantire una concorrenza equa".

Peccato però, che nella sezione dedicata alla disciplina del prezzo dei libri, più precisamente nella regolamentazione delle sanzioni l'unico ente indicato è il comune che, secondo tale legge, vigila sul rispetto delle disposizioni del presente articolo e provvede all’accertamento e all’irrogazione delle sanzioni previste al comma. Per questo, ho chiesto ai ministri dell’Istruzione e dello Sviluppo economico cosa intendano fare per migliorare il sistema dei controlli dal momento che il solo controllo della legge da parte di vigili urbani o agenti del comune è sicuramente inefficace visto che il mercato dei libri è molto sviluppato anche e soprattutto online. Nel chiedere di agire, abbiamo anche proposto modifiche all’attuale legge per estendere i controlli e porre termine alle diseguaglianze che si sono venute a creare.

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Adozioni, Congo: La CAI informi le famiglie




#Adozioni #Congo Non perdiamo altro tempo, le famiglie hanno già sofferto abbastanza!

Ci risiamo. Da qualche giorno il governo della Repubblica Democratica del Congo ha sbloccato le pratiche di adozione internazionale per 69 bambini che potranno dunque raggiungere i loro genitori adottivi in diversi paesi (tra cui vi è anche l’Italia), ma mentre le famiglie adottive di altri stati sono subito state informate dai loro rispettivi enti nazionali, le famiglie italiane brancolano nel buio a causa del solito muro di gomma che avvolge la CAI. La solita CAI che non comunica, non ascolta le famiglie, non risponde alle sollecitazioni provenienti dagli enti da essa stessa autorizzati. Una Commissione assente. Un silenzio assordante avvolge le famiglie in queste ore, non degno di un paese civile. Mi auguro che termini prima possibile e che le famiglie vengano correttamente informate al più presto. Queste famiglie in attesa di dare un futuro migliore ai loro bambini hanno già sofferto abbastanza in questi anni di blocco.

Brindisi: sulle morti sospette abbiamo chiesto ispezioni ospedaliere


In questi ultimi giorni è balzato agli onori delle cronache il caso delle diciannove morti “sospette” verificatesi negli ospedali Perrino di Brindisi e al centro Neurolesi di Ceglie Messapica (BR) tra il 2013 e il 2014. La morte pare essere riconducibile ad un’infezione nosocomiale da Klebsiella pneumonia. Negli ultimi quattro mesi, da maggio e settembre, i casi di infezione accertati sono stati 37. Purtroppo, non è ancora chiaro se siano state adottate misure atte a prevenire il diffondersi dell’infezione, né risulta se la direzione sanitaria abbia o meno intrapreso le necessarie verifiche sull’ambiente delle sale operatorie. La procura di Brindisi ha recentemente aperto un fascicolo per approfondire la vicenda, a seguito dell’esposto dei familiari di alcuni pazienti deceduti, e la direzione generale dell’ASL ha istituito una task force per verificare quali possano essere stati i fattori che hanno provocato le infezioni. Al momento pare non ci siano iscritti nel registro degli indagati, né ipotesi di reato.

Purtroppo, molti casi non dipendono da errori medici ma dalle condizioni deficitarie delle strutture ospedaliere, nonché dal deficit nelle costruzioni e dalla loro mancata manutenzione. A tal proposito insieme al mio collega della Commissione Giustizia Andrea Colletti (M5S), avvocato esperto in malasanità, abbiamo chiesto immediatamente al Ministero della Salute se intenda disporre un’ispezione del comando dei carabinieri per la tutela della salute con relativa relazione, da rendere pubblica, presso gli ospedali Perrino di Brindisi e centro neurolesi di Ceglie Messapica e se intenda accertarsi che attualmente siano assicurati adeguati livelli di sterilizzazione e sanificazione degli ambienti operatori e post-operatori.

In base a quanto disposto dalla delibera ASL n. 675 del 25 giugno 2012, la comunicazione delle infezioni avvenute nei siti chirurgici deve avvenire entro 48 ore. Tuttavia, nonostante vi siano state 37 infezioni contratte da maggio a settembre, la prima segnalazione sarebbe arrivata solo il 5 ottobre scorso.

Ormai, pare che questo Governo a guida Renzi voglia definitivamente distruggere la sanità pubblica. Lo dimostrano le dichiarazioni di queste ultime ore che arrivano dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, secondo cui ‘basterebbe tagliare 30 miliardi di sprechi per avere un Servizio Sanitario Nazionale da sogno’. Ecco, lo dica a quelle famiglie che hanno dovuto soffrire e soffrono ancora oggi per i decessi del Perrino. Chissà, se il ministro Lorenzin è mai entrata in un ospedale pubblico italiano per avere delle cure o se ha mai portato un suo familiare in una struttura ospedaliera pubblica; chissà se mai lo farà. Ecco è proprio questo il distacco dalla realtà che noi rimproveriamo alla vecchia politica. Dal canto nostro, non demordiamo nella nostra battaglia a tutela dei cittadini che, lo ricordo, sono i fruitori ma soprattutto i finanziatori della sanità pubblica.


APPROFONDIMENTI

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 29.10.15 

 

Mozione #M5S: Nove punti per la cooperazione [APPROVATA]


AGGIORNAMENTO DEL 28.10.2015

E' stata approvata la nostra mozione #M5S oggi dall'aula di Montecitorio.

Nel testo, sostenuto anche dalla maggioranza, noi della Commissione Affari Esteri abbiamo chiesto di "implementare concretamente il cosiddetto Processo di Khartoum" e che l'Italia si apra a "un approccio di maggiore generosità in termini di stanziamenti nella cooperazione".

Siamo molto soddisfatti, perché finalmente anche il Parlamento ha compreso le nostre ragioni. Ora ci auguriamo che il governo attui la mozione in tempi rapidi, incluso lo stop della vendita di armi ai Paesi che non rispettano i diritti umani. Leggi di più

https://www.youtube.com/watch?v=MasMkA5zJI4


Alla Camera dei Deputati noi della Commissione Affari Esteri e Comunitari #M5S abbiamo depositato una mozione concernente iniziative per rafforzare la cooperazione allo sviluppo a favore dei Paesi africani, anche nella prospettiva della riduzione dei flussi migratori.

Con i nostri nove punti, la mozione #M5S impegna il governo a:

- predisporre una strategia di politica estera dell'Unione europea più flessibile e adeguata nel rispondere alle minacce e alle sfide emergenti in settori quali la sanità, l'energia, i cambiamenti climatici, l'accesso all'acqua o il processo di desertificazione, fattori che spingono le popolazioni africane coinvolte verso altri Paesi e che si legano inevitabilmente all'aumento dei flussi migratori, attraverso l'adozione di misure e proposte per la riduzione dell'impatto ambientale e del consumo delle risorse, per una cooperazione allo sviluppo che non sia sinonimo di sostentamento, per la risoluzione di conflitti non basata sul solito interventismo militare;

- potenziare le strutture consolari di assistenza sociale nei Paesi africani, in modo che esse possano farsi carico di un primo orientamento in loco dei nuovi migranti con la costituzione di appositi sportelli all'interno degli uffici consolari;

- far sì che l'approccio al dramma dei profughi e dei flussi migratori dall'Africa sia affrontato dall'Unione europea nel solco dei processi di Rabat e di Khartoum, ovvero con una nuova politica dell'Unione europea nei confronti del continente africano in grado di affrontare le cause remote (povertà, crisi e conflitti), anche tramite il miglioramento delle situazioni della sicurezza, umanitarie e dei diritti umani e delle condizioni socio-economiche nei Paesi di origine, e di rafforzare la cooperazione con i Paesi di transito per il controllo dei flussi, per un contrasto efficace dei trafficanti e per rafforzarne le capacità in modo da consentire alle autorità locali di affrontare la questione in maniera più proficua;

- assumere iniziative per implementare con fatti concreti il cosiddetto Processo di Khartoum, adoperandosi affinché l'intera Unione europea non si caratterizzi esclusivamente con missioni militari come Eunavfor Med, Frontex o Active Endeavour, ma si decida a intervenire sui problemi strutturali dell'immigrazione dall'Africa attraverso un consistente piano di cooperazione allo sviluppo che rafforzi le economie locali;

- rendere effettivi gli impegni assunti, nel quadro dei citati processi, attraverso un approccio di maggiore generosità in termini di stanziamenti nella cooperazione allo sviluppo con questi Paesi, implementando contestualmente più serrati controlli sulla destinazione di tali fondi e sui fenomeni di corruzione inevitabilmente correlati;

- assumere iniziative per continuare a rafforzare la partnership tra Unione europea e l'Unione africana e con le organizzazioni regionali africane, con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni e l'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite;

- intraprendere, anche in collaborazione con i Governi dei Paesi riceventi, ogni utile iniziativa volta a incrementare i fondi per la cooperazione pubblica allo sviluppo nel settore agricolo locale, al fine di sostenere investimenti volti alla diffusione di modelli di produzione in grado di generare occupazione, di consentire agli operatori di accedere a mercati più ampi di quelli strettamente locali, di attivare meccanismi che permettano loro di recuperare la maggior parte possibile del valore di ciò che producono e di capitalizzare le risorse naturali, specie nelle aree a forte rischio ecologico, dove i servizi agricoli, come l'irrigazione, sono insoddisfacenti e il cambiamento climatico influisce in maniera significativa sulla disponibilità di cibo e sulla stabilità della sua offerta, il suo accesso e il suo utilizzo, alimentando, di fatto, espulsioni e progetti migratori;

- considerata l'evidente correlazione tra conflitti, traffico d'armi e flussi migratori, in specie provenienti dall'Africa, ad adottare ogni utile iniziativa affinché sia interrotta immediatamente l'esportazione di armi a tutti i Paesi che non rispettano i fondamentali diritti umani nel rispetto della legge n. 185 del 1990 e, parallelamente, a farsi promotore, nelle sedi bilaterali e in quelle multilaterali, di tutte le iniziative diplomatiche necessarie a limitare comunque il commercio con tutti questi Paesi;

- assumere iniziative per aumentare le risorse destinate alla cooperazione pubblica allo sviluppo nei Paesi africani, in particolare quelli della fascia sub-sahariana, destinandovi in particolare una quota significativa dei fondi promessi dal Presidente del Consiglio dei ministri Renzi, citati in premessa, per promuovere la salute e i diritti sessuali e riproduttivi, il contrasto alle pratiche dell'infibulazione, la parità di genere, i diritti umani delle donne e delle ragazze e il loro empowerment, sia nella cooperazione allo sviluppo sia in contesti umanitari.

M5S, Università: al via la campagna per abbassare le tasse


Nasce Universita5stelle.it con una petizione che mira a rendere più equo e accessibile il sistema universitario italiano oggi fortemente discriminatorio e costoso L’Italia ha uno dei sistemi di tassazione universitari più costosi. Nel nostro Paese, infatti, meno di uno studente su dieci riceve un contributo pubblico o privato per frequentare l’università. Mentre gli iscritti costretti a pagare in Italia sono pari all’88,5%, infatti, in Spagna e in Francia questa percentuale scende rispettivamente al 70% ed al 65%. Addirittura nessuna tassa, invece, è prevista in Germania, Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Austria, Scozia e Grecia.
Una elevata tassazione che, di fatto, disincentiva il proseguimento degli studi soprattutto se rapportato alle spese economiche che le famiglie italiane, oggi giorno, devono affrontare.

E proprio per invertire questa tendenza, abbiamo lanciato il sito www.universita5stelle.it, un nuovo spazio attraverso il quale è possibile approfondire argomenti sul mondo universitario e condividere iniziative, come appunto la petizione che mira a rendere più equo ed accessibile un sistema che oggi presenta aspetti fortemente discriminatori. 

Appena entrati a Montecitorio, abbiamo depositato una proposta di legge per ovviare a queste problematiche relative al sistema universitario ma, a più di due anni di distanza, non è stato compiuto nessun sostanziale passo in avanti: il Governo e il Ministero dell’Istruzione cercano in tutti i modi di affossare la nostra proposta.
Per sbloccare questa situazione, il cui scotto viene pagato da tutti gli studenti universitari italiani, abbiamo deciso di chiedere loro di far sentire la propria voce sull’Esecutivo renziano, consentendo finalmente al Parlamento di lavorare e di approvare una riforma del sistema di tassazione universitaria. La proposta del M5S prevede un sistema più equo e una diminuzione della tassa d’iscrizione all’università soprattutto per le fasce medio-basse, l’istituzione per legge di una No Tax Area che preveda l’iscrizione gratuita per gli studenti al di sotto di un determinato reddito, un limite massimo di tassazione totale per ogni ateneo, sanzioni a carico delle università che non rispettano la normativa. 

Confidiamo che la petizione venga sostenuta e promossa trasversalmente da tutto il mondo studentesco perché una maggiore equità e il diritto allo studio sono battaglie di civiltà, non di parte. Il modulo della petizione, scaricabile, e tutte le informazioni utili sono contenute sul sito www.universita5stelle.it. Le firme raccolte entro il 31 dicembre, saranno consegnate al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca nelle prime settimane del 2016.

APPROFONDIMENTI
Università 5 Stelle
Firma la petizione anche su change.org

17-18 ottobre, Imola: prove tecniche di governo a 5 stelle



Sabato 17 e domenica 18 ottobre il “mondo a 5 stelle” si è radunato ad Imola. Sindaci, consiglieri comunali, consiglieri regionali, parlamentari nazionali ed europei nonché attivisti da tutta Italia si sono incontrati all'autodromo Enzo e Dino Ferrari per condividere idee, speranze, emozioni e proposte per continuare il percorso di costruzione di una “Italia a Cinque Stelle”. Duecentomila persone accorse, centinaia di migliaia collegate in diretta sui social. Ogni regione, dalla Val D'Aosta alla Sicilia, ha avuto il suo spazio per presentare i propri risultati territoriali, i propri progetti. Uno stand sul Microcredito, uno sull'organizzazione dei Meet Up locali, quello dei parlamentari di Camera e Senato, quello del Parlamento europeo, una baby-sitting area per i più piccoli e due palchi dove si sono avvicendati, oltre a Grillo e Casaleggio, alcuni dei portavoce e gli artisti che gratuitamente si sono esibiti per far sentire il loro appoggio al “progetto a cinque stelle”.

Un evento organizzato ed interamente finanziato con micro-donazioni di 11.405 persone che hanno donato mediamente poco più di 36 euro. All'appello anche un folto gruppo di attivisti polignanesi di Polignano R-Evolution che hanno voluto partecipare all'evento, dove hanno potuto ascoltare gli interventi dei portavoce, scambiare idee ed opinioni sui progetti avviati dagli attivisti di tutta Italia, ascoltare proposte e condividere speranze in un clima di gioia ed amicizia. Giustizia, energia sostenibile, piano rifiuti 2.0, bilancio partecipato ed immigrazione sono stati, tra gli altri, i temi principali affrontati e dibattuti durante la due giorni di Imola. Particolare interesse, anche tra gli attivisti polignanesi, hanno suscitato anche le testimonianze dei sindaci a cinque stelle che, oltre a condividere con i presenti le indubbie difficoltà nell'amministrare il loro comune, hanno parlato del loro orgoglio nel gestire con onestà e trasparenza la cosa pubblica.

L'ennesima dimostrazione che la politica senza grossi finanziatori si può fare e permette di avere un solo capo a cui rispondere: il popolo italiano. Una vera e propria iniezione di energia positiva per chi come noi affronta quotidianamente i problemi dei cittadini che diventano sempre più numerosi. Sentire intorno a noi tutto questo affetto ci riempie d'orgoglio e ci dà la forza per continuare il nostro percorso all'insegna dell'onestà e della trasparenza.

“Abbiamo fatto circa settecento chilometri per essere ad Imola – commentano gli attivisti di Polignano R-Evolution - e per far sentire il nostro affetto a chi ha fatto scattare in noi quella molla che, ci auguriamo, presto possa avere lo stesso effetto anche su altri cittadini polignanesi. Saremo sempre grati a Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo per quello che hanno creato con la loro “pazzia”. Senza di loro, tutto questo non sarebbe mai stato possibile. Non sono mancati momenti di commozione e gli occhi lucidi ma essere ad Imola in questa due giorni è stato come un sogno. Un'Italia a cinque stelle è più che mai possibile e siamo convinti che quando riusciremo a riportare l'onestà e la trasparenza nelle istituzioni, tutti gli italiani torneranno a sentirti orgogliosi del proprio Paese”.
 

APPROFONDIMENTI
Italia5stelle, Imola: Grazie a tutti 


Family LAB 2: la mia nota


Sabato scorso, presso il complesso monumentale Santo Spirito in Sassia a Roma, si è tenuto il "Family Lab 2" organizzato dal CARE (Coordinamento delle Associazioni Familiari Adottive e Affidatarie in Rete). Non potendo partecipare, ho inviato una nota:

"Innanzitutto vorrei scusarmi per la mia assenza ma, il raduno di Imola del Movimento Cinque Stelle è proprio uno dei momenti di condivisione dei nostri principi e delle nostre aspirazioni: cittadini liberi, con le mani libere, che cercano di riportare l'onestà e la trasparenza nelle istituzioni.
Onestà e trasparenza che ci permettono di agire nell'esclusivo interesse dei cittadini italiani e del bene comune, senza vincoli di sorta. Sono proprio questi i principi dai quali è nato il mio interesse verso il tema delle adozioni internazionali da quando, nel gennaio 2014, sono stato contattato da alcune famiglie e da alcuni rappresentanti di enti autorizzati che hanno voluto condividere con me, le loro problematiche nel trovare delle risposte per le famiglie desiderose di intraprendere e portare a compimento l'iter adottivo.
Da li ho conosciuto le problematiche legate alle adozioni dalla Bielorussia, gli scandali relativi alle adozioni dal Kirghizistan, le vicissitudini subite dalle coppie in attesa di adottare minori dalla Repubblica Democratica del Congo, gli ingenti esborsi sostenuti invano, dalle famiglie desiderose di adottare dall'Etiopia. Ho cominciato a studiare le varie vicende, ho incontrato decine e decine di famiglie, numerosi enti, rappresentanti di comitati per le famiglie adottive; purtroppo non sono riuscito ad incontrare la Presidente della Commissione Adozioni Internazionali, la Dott.ssa Silvia Della Monica. La CAI che, lo ricordo, dovrebbe garantire che le adozioni di bambini stranieri avvengano nel rispetto dei principi stabiliti dalla Convenzione dell'Aja del 93 sulla tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale. La CAI, che dovrebbe redigere i criteri per l'autorizzazione all'attività degli enti e vigilare sul loro operato; limitare l'attività degli enti in relazione a particolari situazioni di carattere internazionale e revocare l'autorizzazione concessa nei casi di gravi inadempienze, insufficienze o violazione delle norme vigenti; revocare l'autorizzazione nei casi in cui i risultati conseguiti attestino la scarsa efficacia dell'azione dell'ente; esaminare segnalazioni, istanze ed esposti relativi ai procedimenti adottivi in corso, tra le altre cose.

Tuttavia, mi chiedo come la CAI possa fare tutto questo se non comunica, non ascolta le famiglie, non risponde alle sollecitazioni provenienti da queste ultime e dagli enti da essa stessa autorizzati. Mi chiedo a cosa serva una Commissione assente. Un ente che è ormai da tempo rinchiuso in una “campana di vetro” e che si limita a tessere le proprie lodi pubblicando comunicati stampa che sembrano del tutto distaccati dalla realtà che quotidianamente le famiglie si trovano ad affrontare. Dal canto mio, ho depositato numerosi atti ispettivi alla Camera dei Deputati per fare luce sugli aspetti oscuri delle adozioni internazionali. Ad oggi, purtroppo, nessuno dei miei atti ha ricevuto una risposta. Un altro dei miei compiti, da parlamentare della Repubblica, è quello di legiferare e proporre delle leggi che migliorino la vita quotidiana dei cittadini italiani. È proprio questo che voglio sottolineare con questa mia nota.

Quello che serve, a mio avviso, è ripensare la gestione delle adozioni internazionali, mettere insieme le esperienze, le difficoltà e le idee di chi vive questo mondo per renderlo più umano, più giusto ed orientato al bene esclusivo dei bambini e delle coppie che a questi bambini vogliono dare un futuro migliore. Personalmente sono a completa disposizione per dare il mio contributo affinché questo avvenga. Per uno sviluppo armonioso della personalità dei bambini è necessario un clima di felicità, amore e comprensione. Il compito di noi grandi è di fare tutto il possibile affinché questo clima venga loro garantito. Grazie a tutti".

APPROFONDIMENTI

Proposta di legge per adozioni estero su estero

https://www.youtube.com/watch?v=v3sb8d_f6Pc

Le adozioni internazionali in Italia sono attualmente regolamentate dalla legge 4 maggio 1983, n. 184 e successive modificazioni, con la quale l'Italia ha ratificato la Convenzione dell'Aja sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale. Ma, alcuni italiani residenti all'estero, mi hanno segnalato che c'è un'evidente carenza su un particolare caso; quello che riguarda le coppie italiane residenti in un Paese straniero che vogliono adottare un minore da un paese terzo. Infatti, mentre la legge attuale permette alle coppie residenti in uno stato estero da almeno due anni di adottare un bambino residente nello stesso stato, non contempla il caso in cui il bambino provenga da uno stato diverso da quello in cui risiede la coppia. Di conseguenza, spesso le coppie incontrano un ulteriore ostacolo quando richiedono in Italia il riconoscimento del minore adottato.

Nei Paesi islamici, ad esempio gli Emirati Arabi Uniti, una coppia ivi residente non adotta nello stesso Paese in cui risiede ma adotta in un altro Paese, qualora il Paese dove risiede glielo permetta. Normalmente, le autorità competenti locali di Paesi esteri (ambasciate e consolati) agevolano le adozioni rilasciando alle coppie che vogliono adottare il cosiddetto NOC (No Objection Certificate), un tipo di certificato legale di consenso rilasciato da qualsiasi agenzia, organizzazione, istituto o in alcuni casi, un singolo individuo. Non è altro che un nulla osta che l’ambasciatore o il console emette per confermare agli organi competenti che la coppia non ha impedimenti oggettivi all’adozione (pendenze legali, mancanza dei requisiti oggettivi, ecc.).
Purtroppo, accade che le citate autorità entrino nel merito con valutazioni non di loro competenza. Come è accaduto che nel 2014 quando, mentre tre tribunali italiani (quelli di Torino, Genova e Venezia) avevano riconosciuto ad alcune coppie italiane residenti a Dubai la validità della loro adozione in Etiopia, obbligando di fatto il console a emettere il passaporto italiano per i bimbi adottati, quello italiano ad Addis Abeba si è invece rifiutato di autenticare e tradurre la sentenza etiope rendendo ai tribunali italiani impossibile la legalizzazione in Italia delle nuove adozioni; viceversa, è accaduto che, invece, l'ambasciatore italiano in Oman ha rilasciato la citata NOC a una coppia italiana che risiede in Oman.

Con questa proposta di legge vogliamo consentire che, nei casi in cui la coppia adotti minori provenienti da un Paese terzo, l'adozione venga riconosciuta. Le adozioni internazionali offrono l'opportunità di dare una famiglia stabile a quei minori per i quali non c'è una famiglia idonea nel loro Stato di origine. Per uno sviluppo armonioso della personalità dei bambini è necessario un clima di felicità, amore e comprensione. Il compito di noi grandi è di fare tutto il possibile affinché questo clima venga loro garantito.

Adesso tocca a voi, durante questi giorni e fino alla scadenza dei 60 giorni, leggere la mia proposta su LEX, commentarla ed eventualmente proporre le modifiche che riterrete opportune. Una volta ultimata questa fase, prenderò in considerazione i suggerimenti più condivisibili ed apporterò alla mia proposta di legge le modifiche indicate.


APPROFONDIMENTI

Bielorussia: con l'Ambasciatore Bianchi ho parlato di adozioni


Ho avuto il piacere di incontrare l'Ambasciatore italiano a Minsk, Stefano Bianchi, il quale mi ha riferito che la Bielorussia non ama lo strumento dell'adozione. Lo vedono negativamente, come un mezzo per svendere i propri bambini e per ammettere che il loro Stato non sia in grado di assicurare loro una vita dignitosa; quindi ne fanno una questione di orgoglio nazionale. L'Italia si trova in una posizione di vantaggio visto che l'unica eccezione è stata fatta per il nostro Paese per le attività ed i progetti portati avanti in campo umanitario. Infatti, in un ventennio circa 600.000 bambini sono stati ospitati, sia nei soggiorni estivi che nei soggiorni natalizi. Si pensi che su 6 bambini adottati in Bielorussia, 1 è in Bielorussia ma 5 sono in Italia. 

"Tra l'inizio del 2014 ed i primi mesi di quest'anno – mi ha riferito l'Ambasciatore Bianchi - 170 erano le pratiche giacenti e quelle approvabili sono state tutte approvate sotto l'aspetto tecnico. Però, come è stato fatto per il precedente blocco, adesso occorre mettere in campo il livello politico, quindi ripetere la stessa procedura di dialogo politico che era stata fatta per la precedente lista nel 2013. Occorre una lettera di altissimo livello inviata direttamente dal nostro Presidente della Repubblica o dal Presidente del Consiglio al Presidente bielorusso che da l'autorizzazione quindi approva la lista perché viene considerata come garanzia aggiuntiva per i minori. Forse questo la Commissione Adozioni Internazionali (CAI) non l'ha bene inteso. “Questo secondo blocco di domande di adozione finora è stato trattato direttamente dalla CAI con l'ambasciata bielorussa a Roma. Dall'ambasciata abbiamo provato a contattare la CAI ma non abbiamo ricevuta alcuna risposta”.

Purtroppo, quello delle adozioni internazionali è un tema molto delicato e spesso si riesce a spuntarla quando si ha una profonda conoscenza del territorio dal quale si adotta. Negli ultimi anni le relazioni sono state molto tese tra l'Unione Europea e la Bielorussia. Adesso la situazione pare si sta scongelando. Ci sono contatti ed incontri tra ministri e capi di governo anche perché ci sono interessi economici ed è proprio includendo la questione delle adozioni in una cornice più ampia, in un avvio di dialogo parlamentare, si potrebbe facilitare la conclusione dell'iter adottivo per le famiglie in attesa.

Intervista: Polignano, Roma, privilegi ed elezioni


Intervista rilasciata dal sottoscritto e dall'amico/collega Giuseppe L'Abbate a “La Voce del Paese” (edizione di Polignano del 09.10.2015)

1) Che aggiornamenti ci sono da Roma? Il Pil sale, l'economia sembra migliorare, ma... 

No, il PIL non sale, quel +0,9% di cui si parla è la previsione fatta dal Governo nel Documento di Economia e Finanza (DEF) che va presentato alle Camere. Esultare per una previsione del +0,9% è ridicolo per due motivi: 1) supponendo che ciò accada si tratta di una crescita impercettibile, il Paese dovrebbe crescere a circa il 3% per recuperare i posti di lavoro persi; 2) la potenziale crescita non è dovuta alle cosiddette “riforme” fatte ma alla svalutazione dell'euro ed al prezzo del petrolio che ha raggiunto i minimi storici. Insomma, dai dati a nostra disposizione la situazione non è affatto rosea dato che a breve saremo travolti da una nuova crisi americana e cinese.


2) Il vostro Movimento ha intrapreso una battaglia contro i privilegi. Recentemente ha suscitato clamore la pensione di Vendola. Ma voi rinuncereste alla pensione parlamentare una volta maturata a fine mandato?

Vendola era già stato sbugiardato dall'allora attivista Cancelleri (poi candidato Presidente per il M5S in Sicilia e ora capogruppo 5 Stelle all’Ars) sui rimborsi elettorali presi da SEL (qui il video https://goo.gl/evt7Gw). Ora se ne andrà in pensione con 5.618 euro al mese all'età di 57 anni. I cittadini giudicheranno e pagheranno la sua baby pensione. Per quanto riguarda noi, invece, da questa legislatura non esiste più il vitalizio, in stile Cicciolina per intenderci, per i parlamentari ma si è passati al sistema di calcolo della pensione in base ai contributi effettivamente versati come avviene per la generalità dei lavoratori. Ricordiamo che il nostro gruppo ha già rinunciato a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali e tutti noi parlamentari ci dimezziamo gli stipendi che, insieme alla parte di diaria non utilizzata, vanno a finire in un fondo per il Microcredito atto a finanziare le piccole e medie imprese.


3) Riprenderete con gli incontri nella nostra piazza? E' da tempo che non vi si vede... 

Certo, siamo gli unici che da quando siamo stati eletti non abbiamo mai perso il contatto con i cittadini. Abbiamo diversi appuntamenti in cantiere, per cui ci vedremo presto.


4) Parliamo di politica locale. Sembra che sia cominciata davvero la campagna elettorale per le prossime comunali (nel 2017!). Pellegrini ha formato un nuovo movimento che accoglie e ricicla personaggi di destra come l'ex assessore Fabio Colella. Vi piace il progetto? 

Il M5S è nato come forza anti-sistema con l'obiettivo di cambiarlo e di restituire le istituzioni ai cittadini. Vecchi partiti, partitini, liste civiche civetta o brodini riscaldati vari non ci sono mai piaciuti e mai ci piaceranno per il semplice fatto che hanno l'unico scopo di lasciare il potere nelle mani delle solite persone. Polignano ha bisogno di aria fresca.


5) E voi? Vi preparate per le comunali? Avete avviato un dibattito?

Il M5S è dei cittadini per cui se i polignanesi vorranno avvalersi di questo strumento per cambiare Polignano lo potranno fare. A differenza dei partiti, il M5S non è di una sola persona che va in cerca di candidati e di accaparratori di voti.


6) Che ne pensate delle ultime sul porto? Un ponticello del 1800 interrato... 

Si tratta dell'ennesimo scempio. Chi sono i politici che hanno consentito ciò? Sarebbe bello pubblicare nome e cognome per farlo sapere ai polignanesi.


7) Voi amate le piste ciclabili. Dunque vi piacerà quella che sta per essere realizzata in via San Vito... 

Le piste ciclabili ci piacciono quando favoriscono la mobilità sostenibile. Altrimenti si riducono ad essere un semplice affare che crea qualche appalto, molti fastidi e l'illusione agli amministratori poco lungimiranti di aver lasciato un segno, che in realtà sembra più una cicatrice (che si abbina all’altra cicatrice delle colonnine bike-sharing mai utilizzate). La pista ciclabile favorisce la mobilità sostenibile quando è continua, interconnessa e raggiunge le infrastrutture dell’intermodalità, ad esempio stazioni e fermate di autobus. Ma ci pare che per Polignano questo non avvenga. Noi invitiamo gli amministratori comunali a programmare un “Piano di Mobilità Ciclistica” che sia in grado di favorire la Mobilità Sostenibile e che abbia come suo unico obiettivo la promozione del nostro paese rendendolo a misura di bici.

Adozioni internazionali: alcune coppie mi segnalano anomalie nella gestione


Nelle ultime settimane alcune famiglie hanno sollevato il caso di una gestione alquanto anomala da parte di un ente autorizzato all'adozione internazionale dalla Commissione Adozioni Internazionali. Ho poi portato la questione nei palazzi del Parlamento con una interrogazione a risposta scritta indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, canalizzando le segnalazioni ricevute dalle coppie italiane.

Nel periodo fra 2011 e 2013, diverse coppie in possesso del decreto di idoneità all'adozione internazionale si sono rivolte all'ente autorizzato Enzo B Onlus, con sede legale a Torino e altre 6 sedi operative in tutta Italia. Nel detto periodo, le coppie hanno pagato 3.750 euro per la «copertura dei costi generali dell'associazione», e 3.750 euro, fatturate dall'ente per lo «svolgimento dell'attività di formazione». Successivamente, in seguito all'instradamento delle loro pratiche in Etiopia, le coppie hanno versato un ulteriore e terzo pagamento di 4.500 euro corrispondente al 50 per cento del costo dei servizi resi all'estero. 

Nell'ottobre 2013, alcune coppie apprendevano dall'ente che le nuovi prassi operative intraprese dal Governo etiope avevano provocato il rallentamento delle procedure adottive. Una situazione confermata ulteriormente dalla comunicazione della Commissione per le adozioni internazionali del 30 gennaio 2015. Ma nonostante queste difficoltà operative già comunicate dall'ente alle coppie il 18 ottobre 2013, l'ente ha continuato ad instradare coppie in Etiopia fino a luglio 2014. Questione poi ribadita nel novembre scorso con l'aggravante che i problemi operativi in altri Paesi, avevano costretto a trasferire quelle pratiche, presenti su quei Paesi, nella fila d'attesa per l'Etiopia, causando un ulteriore intasamento delle procedure.
L'ente ha anche proposto alle coppie nei vari incontri di avviare le loro pratiche di adozione in altri Paesi, come alternativa all'Etiopia. Tuttavia, l'avvio di una pratica nuova avrebbe previsto la perdita totale del denaro investito relativamente ai servizi resi in Etiopia, nonostante la referente dell'ente Enzo B Onlus abbia confermato che i documenti forniti dalle coppie per i dossier non sono mai stati depositati presso le autorità etiopi, non sono mai stati tradotti e che alcuni dossier non hanno mai lasciato l'Italia. Di conseguenza, per concludere un'adozione in tempi ragionevoli, le famiglie venivano indotte a cambiare Paese e a pagare l'intera nuova quota estero nonostante la Carta dei Servizi dichiari che “Nulla sarà dovuto ad ENZO B qualora sia l'Associazione che, per motivi operativi o di condizioni manifestatesi nel Paese originariamente identificato, proponga alla coppia di rivolgere il proprio dossier ad un altro paese”.
La Commissione per le adozioni internazionali (CAI), contattata da una ventina di coppie preoccupate, non ha mai dato riscontro alla lettera con il risultato che numerose coppie, avendo sborsato fino ad oggi in media circa 12.000 euro, si trovano ad affrontare la reale possibilità di non poter mai offrire una famiglia permanente ad un bambino.

Ho provato personalmente ad avere delle risposte ma il silenzio della CAI rende tutto più difficile. In questo modo si crea una situazione in cui le possibilità di adozione aumentano in base al potere economico delle coppie aspiranti, senza tener conto del diritto fondamentale dei minori, ovvero di offrire loro l'opportunità di avere una famiglia permanente. Tale situazione appare altresì in netto contrasto con le linee guida della CAI che, indicando gli obblighi degli enti, raccomanda che «il numero di conferimenti incarico accettabili non deve superare la capacità di gestione. 

Mi auguro che immediatamente la Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla quale fa riferimento la Commissione per le adozioni internazionali, spieghi come abbia permesso all'ente Enzo B di accettare un numero di procedure superiori a quelle che riesce a gestire in modo adeguato, costringendo le coppie a versare ulteriori somme di denaro per avere una concreta possibilità di realizzare il loro progetto adottivo. Mi chiedo a cosa serva avere una Commissione che non dialoga con le famiglie e che non controlla la bontà del lavoro svolto dagli enti, nel rispetto della legalità, delle tasche dei cittadini ma soprattutto dei diritti di bambini e coppie.

APPROFONDIMENTI

Elezioni presidenziali Bielorussia: La strada verso la democrazia è ancora lunga

Dall'8 al 12 ottobre sono stato in Bielorussia con la delegazione OSCE per il monitoraggio delle elezioni presidenziali che si sono svolte domenica 11 ottobre scorso. Ecco un mio resoconto.

Il presidente della Bielorussia uscente, Alexander Lukashenko, al governo del Paese da 21 anni, è stato riconfermato per un quinto mandato con una percentuale plebiscitaria, l'83,49% dei voti. Il consenso più alto mai ottenuto. L'affluenza complessiva è stata dell'83% degli aventi diritto. Il voto si è svolto sotto la sorveglianza degli osservatori dell'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Questo monitoraggio ha coinvolto circa 400 osservatori provenienti da 38 paesi, tra cui 325 osservatori, a breve e lungo termine, dispiegati dall'OSCE, 58 parlamentari e personale dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE, 15 parlamentari e personale di Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
Lontani dall’essere soddisfatti, gli Osservatori OSCE durante la conferenza stampa finale, hanno sottolineato di aver apprezzato il benvenuto con il quale sono stati accolti qui e la soddisfazione per la decisione della Bielorussia di rilasciare i 6 prigionieri oppositori al regime di Lukashenko ancora in galera, lo scorso mese di agosto. Tuttavia, hanno altresì dichiarato che "c’è ancora tanto da fare per avere delle elezioni democratiche in Bielorussia”. La facilità con la quale i cittadini si potevano registrare direttamente al seggio, senza particolari garanzie e la mancanza di trasparenza nel conteggio dei voti dove era reso impossibile il controllo agli osservatori dell’OSCE in alcuni seggi, sono solo un paio di esempi che dimostrano quanto riscontrato durante il monitoraggio elettorale.

Se si pensa che vi ha fatto ricorso quasi il 50% dei votanti si fa presto a capire che serve a poco girare di seggio in seggio la domenica se la maggior parte dei voti è già stata espressa nei giorni precedenti. Tuttavia, nonostante distratti da gioiose band che accoglievano gli elettori all’interno dei seggi, forse per addolcire il tutto, abbiamo riscontrato molte irregolarità anche nello svolgimento del processo ai seggi: registri pieni di firme identiche o simili, seggi chiusi con voti conteggiati prima dell'orario previsto, ingresso vietato agli osservatori nei seggi di alcune caserme ed ospedali.
In altre parole, ancora una volta una "fake election" così come sostenuto anche dagli oppositori scesi in piazza, anche se si è trattato di manifestazioni meno numerose risposto alle precedenti elezioni presidenziali del 2010. La Bielorussia sembra non aver recepito le raccomandazioni OSCE successive alle elezioni del 2010, mettendo a rischio l'auspicato disgelo nei rapporti con l'Unione Europea.

APPROFONDIMENTI

https://www.youtube.com/watch?v=8866hF6no8k&feature=youtu.be