#M5S: Dove sono i bambini congolesi portati via dall’orfanotrofio di Kinshasa?



Continua la gestione a dir poco discutibile delle adozioni internazionali da parte dell’Italia. Si apprende, infatti, che la sera del 29 dicembre tre uomini con accento francese sono giunti all’orfanotrofio “Maison familial Ange Gabrielle” a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) e, dopo aver assicurato di essere stati inviati dalla Commissione adozioni internazionali dell’Italia (CAI), hanno portato via ventidue bambini, dal punto di vista burocratico già adottati da alcune famiglie italiane, tra cui anche alcune pugliesi.

Per questo motivo e in qualità di vicepresidente del Comitato permanente per i diritti umani, ho depositato una interrogazione parlamentare rivolta al Presidente del Consiglio, per sapere quali siano i motivi che hanno spinto la CAI a compiere un intervento notturno. L’episodio rischia di aggravare ulteriormente i già delicati rapporti tra Congo e Italia, sul versante delle adozioni internazionali. Da quando, nel 2013, il Congo ha sospeso le adozioni, circa 150 famiglie italiane che hanno adottato un bimbo congolese attendono una risposta dalla CAI sullo stato delle trattative per sbloccare la situazione. E a parte il viaggio con cui il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi riuscì a condurre in Italia nel maggio scorso 31 bimbi congolesi, il risultato per le famiglie italiane è il silenzio. La Commissione Affari Internazionali, presieduta dal Presidente Renzi, continua con il suo modo di fare caratterizzato da una assoluta mancanza di trasparenza, oltre che da immobilismo, dal quale traspare una certa arroganza.

Il caso è ora all’attenzione del ministero congolese del Genere, della Famiglia e del Bambino, il quale ha promesso di aprire un’inchiesta, dopo aver ricevuto la relazione inviata dai responsabili dell’orfanotrofio, spedita anche all’ambasciatore italiano a Kinshasa e alla stessa CAI. Dal canto suo la CAI, in un comunicato pubblicato sul suo sito istituzionale il 20 gennaio scorso, conferma gli ottimi rapporti con le autorità del Congo nel perseguire la tutela dei diritti dei bambini e il massimo impegno nonché la massima fiducia nel positivo esito delle adozioni.

Sento il dovere di continuare a pungolare il Governo ogni qualvolta si presenteranno anomalie nella gestione delle adozioni internazionali. Nel caso della Repubblica Democratica del Congo oltre cento famiglie attendono ancora notizie in merito alle loro situazioni pendenti e vedono ritardare la conclusione positiva delle loro richieste di adozione, senza ricevere spiegazioni. Vediamo se la CAI decide di invertire la rotta o se ha intenzione di continuare con questo modus operandi.

Approfondimenti

Norman Atlantic: #M5S chiede al governo lumi sui soccorsi

Portati in salvo i superstiti e contate le vittime dell’incendio divampato sul traghetto Norman Atlantic, il focus si sposta inevitabilmente sulle operazioni di soccorso. Proprio per chiarire alcuni aspetti sulla tragedia avvenuta il 28 dicembre scorso sul traghetto che percorreva la tratta Patrasso-Ancona, il vice presidente della Commissione Affari Esteri, il mio collega Alessandro Di Battista, ha depositato una interrogazione, da me co-firmata, con la quale chiede al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti perché, come affermato dal Ministro della Difesa greco Nikos Dendias, l’Italia abbia accettato solo lunedì 29 dicembre il sostegno di un elicottero Super Puma da parte della Grecia, che avrebbe una capienza di tre volte superiore a quelli italiani. Gli interrogati dovranno altresì chiarire se corrisponda al vero che i primi aiuti ai passeggeri della Norman Atlantic, da parte di mezzi italiani, siano avvenuti dopo le ore 8 del 28 dicembre 2014 ed a cosa sia imputabile questo ritardo di molte ore dal verificarsi dell’incendio, nonché per quali ragioni l’Italia abbia assunto il coordinamento delle operazioni solo alle 9 di mattina ed a chi sono imputabili le scelte in merito alle operazioni di soccorso adottate prima. Ci risulta che i rimorchiatori albanesi, pur partiti dal porto di Valona e dunque a poca distanza dalla Norman Atlantic, siano tornati indietro ma vogliamo sapere quali ragioni abbiano impedito alle predette imbarcazioni albanesi di poter intervenire nell’immediato, ritardando le operazioni di soccorso”. I primi soccorsi sono arrivati soltanto dopo le ore 8 e, come dichiarato dall’ammiraglio Angrisano (Comandante generale delle Capitanerie di Porto), “solo alle 9 di mattina del 28 l’Italia ha assunto il coordinamento delle operazioni e in mare”. Addirittura, molti passeggeri del Norman Atlantic hanno dovuto aspettare 36 ore sul ponte più alto della nave in attesa di essere portati in salvo. 

Pare che l’Italia senza un apparente logica giustificazione, abbia rifiutato l’aiuto degli altri due paesi coinvolti nella vicenda, Grecia e Albania, nonostante il traghetto si trovasse a poche miglia dalla costa albanese e, molto probabilmente, sarebbe stato più logico che anche l’Albania avesse potuto intervenire nell’immediato effettuando i primi soccorsi. Forse una giustificazione c’è visto che la società poi incaricata di effettuare il trasporto del traghetto, è l‘impresa dei fratelli Barretta, azienda che alcuni organi di stampa segnalano essere molto vicina al Partito Democratico in considerazione del fatto che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha diretta conoscenza di Rosy Barretta, definita dalla stampa locale “lady Pd” e già coordinatrice provinciale dell’Ulivo. Ma il ruolo che ha avuto il Governo nell’affidamento delle operazioni di traino della Norman Atlantic alla società dei fratelli Barretta a scapito dei più vicini mezzi albanesi dovranno chiarirlo i Ministri interrogati.

#M5S: le nostre proposte per fronteggiare il terrorismo




Adesso che il clamore mediatico sulla tragedia di Charlie Hebdo si è affievolito, voglio fare alcune riflessioni sul tema del terrorismo internazionale che, purtroppo, resta di forte attualità.

Innanzitutto, esprimo la mia solidarietà nei confronti delle vittime della strage di Charlie Hebdo e di tutti i francesi. Respingo però con forza ogni forma e tentativo di islamofobia. Il tragico evento non può e non deve divenire uno strumento di demonizzazione della religione musulmana.
Il sentore di quello che stava per accadere era già nell’aria. Infatti ad ottobre 2014 con una interrogazione chiesi all’allora Ministro degli Esteri Mogherini, quali misure stesse prendendo il Governo nei confronti di stati sospettati di finanziamento a gruppi jihadisti, come la Turchia.

Una delle prime mozioni che abbiamo depositato alla Camera nel 2013 chiedeva il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Proprio perché ritenevamo che quella guerra, in corso da più di 10 anni, e le altre (Iraq, Somalia, Etiopia, Libia, ed ancora Iraq per bombardare l’isis) nate in risposta ai fatti dell’11 settembre, non avrebbero portato a nessuna soluzione, ma avrebbero solo fomentato indirettamente il terrorismo islamico.
Evento che si è effettivamente verificato, il radicalismo si è allargato a macchia d’olio, perché oltre all’Isis ci sono gli Shebab somali, Boko Haram in Nigeria, ci sono cellule minori in Egitto, nel Sinai e in Algeria. In Europa in contemporanea si è sviluppata un’islamofobia, cavalcata per meri fini elettorali dai tanti "Salvini".

A chi mi chiede se dobbiamo preoccuparci qui In Italia e come si sta affrontando la questione internazionale a Roma, rispondo che siamo nelle mani di Alfano. Un ministro degli interni che in passato non si è dimostrato in grado nemmeno di garantire la sicurezza di uno stadio durante una partita di calcio. Adesso dovrebbe coordinare un piano nazionale per far fronte a presunti attacchi terroristici in Italia?

Finché ci sarà Alfano seduto su quella poltrona milioni di italiani, non potranno dormire sonni tranquilli. Ha firmato un decreto che impartisce tagli organici alle forze dell’ordine a discapito della sicurezza, tagli che hanno riguardato oltre ventimila operatori nel solo comparto della polizia di Stato, in un decreto invece qualche mese fa venivano tolti soldi alla sicurezza e dati all’Expo. Secondo il Ministro, basta dare la possibilità al questore di ritirare il passaporto al sospetto terrorista che decide di espatriare, ed imporre ai provider, su ordine dell’autorità giudiziaria, di negare l’accesso ai siti che incitano a tenere condotte terroristiche. L’attacco in Francia, così come negli anni passati Madrid, Londra e ancora l’11 settembre dimostrano ormai che deve per forza iniziare una maggiore collaborazione per l’Intelligence europea, facendo cooperare i governi. Invece adesso, ogni Paese è un competitor rispetto all’altro, perché deve fare gli interessi della banche e delle lobbies.

C'è da dire tuttavia, che una serie di fatti che lasciano perplessi. Oggi siamo perplessi anche perché non abbiamo le informazioni per poter dare un giudizio certo su quello che è accaduto. In questo, un ruolo importante lo ricopre anche l’informazione nazionale ed internazionale, che deve essere libera così come la satira, ma non deve essere asservita ai poteri forti, altrimenti le guerre diventano missioni di pace, gli interessi economici si camuffano da protezione dei diritti umani ed esportazione di democrazia e diventa difficile per ognuno farsi una propria idea. Assistiamo ad una guerra asimmetrica che vede schierate da un lato le superpotenze, in grado di usufruire di armi tecnologicamente avanzate, dall’altro i kamikaze, ovvero miserabili esaltati, armati sapientemente, diretti da organizzazioni terroristiche. Ormai, capire se è nato prima il terrorismo islamico o le guerre contro il terrorismo islamico equivale a chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina.

In questi giorni, con una mozione depositata alla Camera dei Deputati, noi del M5S abbiamo presentato al Governo le nostre proposte per la lotta al terrorismo e la questione dei foreign terrorism fighters (FTF). Ecco gli impegni per il Governo:

- monitorare il movimento dei “foreign terrorism fighters” con controlli effettivi delle frontiere, ad attivarsi in sede europea per sbloccare la direttiva sul Passenger Name Record (PNR) per la registrazione dei passeggeri sui voli nell’area Schengen;

- rafforzare l’ufficio centrale nazionale INTERPOL e implementare la collaborazione con i corpi locali di polizia;

- adottare norme per il congelamento immediato di fondi o altri asset finanziari o risorse economiche di individui, gruppi o enti che finanziano, direttamente o indirettamente gli FTF, anche attraverso fondi derivati da proprietà su suolo italiano;

- procedere alla stipula di accordi bilaterali con quegli Stati a rischio passaggio dei “foreign terrorist fighters” per contrastare il fenomeno ad esempio la Turchia.

Violenza genera violenza: solo interrompendo questo ciclo si può sperare in una soluzione, noi abbiamo chiesto da subito di tracciare e chiudere i canali tramite i quali giungono a queste organizzazioni terroristiche finanziamenti e armi, gli stessi utilizzati per la nuova tratta degli schiavi, l’immigrazione clandestina. Sicuramente, dopo quello che è avvenuto a Parigi nei giorni scorsi bisogna, imparare dal passato ed evitare di ripetere gli stessi errori. La guerra dopo l’11 settembre c’è già stata e ha portato solo ad altre guerre, saranno in grado di non ripetere l’errore?

Approfondimenti
Mozioni M5S per il ritiro delle truppe dall'Afghanistan
Interrogazione a risposta immediata su misure contro finanziamenti ai gruppi jihadisti
Mozione M5S per la lotta al terrorismo e per la questione dei Foreign Terrorism Fighters

#M5S: Il mancato rispetto delle regole degli Istituti Italiani di Cultura all'attenzione del governo Renzi






Dopo gli scandali e la “mala gestio” emersa sugli Istituti italiani di cultura all’estero, a finire sotto i riflettori è il continuo ricorso del Governo Renzi alla deroga per l’art. 13 della legge 401/90. Dopo le due interrogazioni del marzo scorso sugli sprechi e sulla cattiva gestione degli Istituti di Cultura, con particolare attenzione su un paio di casi eclatanti come quello di Bruxelles e di Los Angeles, con una interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ho sollevato la questione della rotazione del personale di ruolo tra le sedi all’estero e la sede centrale: in aperto contrasto con la 401/90, infatti, il limite minimo dei due anni di servizio in Italia è stato derogato più volte nel corso del 2013 e del 2014.

Il sacrosanto principio della rotazione del personale dell’area della promozione culturale, che permette di raggiungere l’obiettivo di buona gestione degli stessi uffici, sembra essere stato oramai accantonato dai governi Letta e Renzi. Ho chiesto, pertanto, al Ministro cosa intenda fare per rispettare il limite minimo di due anni previsto dalla normativa
All’art 13, la legge n. 401 del 1990 regola, infatti, l’attività degli Istituti Italiani di Cultura e il servizio in Italia e all’estero del personale di ruolo dell’area della promozione culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il principio della rotazione del personale di ruolo tra le sedi all’estero e la sede centrale prevede che "dopo ogni periodo di servizio all'estero, il servizio in Italia non può avere durata inferiore a due anni e superiore a quattro anni". Oltre che nel principio generale di rotazione che regola l’organizzazione degli uffici pubblici, la ratio della norma risiede nella necessità tipica del personale con compiti di promozione culturale, di aggiornarsi circa la realtà culturale italiana contemporanea dopo un periodo di permanenza all’estero di nove anni, e di riprendere contatto con le istituzioni culturali e con i loro dirigenti, con i quali il personale del MAECI è chiamato a collaborare nella sua azione di promozione della lingua e della cultura italiana e dei servizi culturali italiani all’estero. L’insistita iterazione di una deroga in materia di personale, destinata ad avvantaggiare solo una parte del personale in questione, dà luogo a fenomeni di distorsione organizzativa, chiaro indicatore di cattiva gestione dell’attività amministrativa e fonte di disparità di trattamento nel caso di gestione del personale.


La risposta, dopo oltre due mesi è arrivata: http://goo.gl/t4yI6Q

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale, Mario Giro, ha riferito che:

Con la radicale modifica dell'impianto della contrattazione integrativa introdotto dalla cosiddetta riforma Brunetta (legge n. 15 del 2009 e decreto legislativo n. 150 del 2009), tale materia è stata sottratta alla potestà regolamentare contrattuale e ricompresa nel novero delle competenze di gestione del personale riconosciute all'amministrazione «con la capacità ed i poteri del privato datore di lavoro».
Nell'esercizio di tale facoltà il Maeci ha ritenuto di regolare l'intera materia dei trasferimenti attraverso due Circolari, una per tutto il personale delle AA.FF (Circolare 1/2010) e l'altra specifica per il personale dell'APC (Circolare 2/2011). Quest'ultima rispetta quanto previsto dalla legge n. 401 del 1990 per la nomina dei direttori ed estende, per analogia di funzioni e di responsabilità, tale modalità alla nomina dei capi delle sezioni distaccate.
D'altro canto le organizzazioni rappresentative del personale, né in sede di confronto sul testo della Circolare, né in occasione delle successive ripetute informative sui trasferimenti, hanno sollevato obiezioni in merito. Tale scelta è stata a suo tempo dettata da due esigenze concorrenti.
 
In un contesto caratterizzato dalla consistente riduzione della presenza negli organici (dimezzatasi rispetto agli anni ’90) si è sentita la priorità di dotare la rete del personale necessario ad assicurare il funzionamento degli Istituti. Ciò è coinciso con la possibilità per l'amministrazione di disporre di più ampi margini di elasticità nella gestione dei termini di trasferimento all'estero del proprio personale, proprio per garantire una migliore e più produttiva allocazione delle risorse disponibili.
 
In secondo luogo si mirava a far fronte alla necessità di eliminare le disparità di trattamento che sarebbero emerse dalla pedissequa applicazione della più restrittiva disciplina di legge nei confronti della sola categoria di personale APC rispetto al restante personale amministrativo e tecnico delle AA.FF., e che peraltro avrebbero creato un irragionevole pregiudizio per il solo personale Apc. A mero titolo di esempio, la legge prevede per la sola categoria di personale Apc un termine massimo di permanenza presso l'Amministrazione centrale, con conseguente obbligo di invio all'estero, nonché termini massimi di permanenza all'estero inferiori rispetto a quelli riconosciuti al restante personale delle AA.FF. Ne è conseguito che il personale Apc in servizio presso il Maeci ha potuto chiedere di essere riassegnato in una sede all'estero anche in tempi relativamente brevi dal suo rientro in Italia. 
Nell'offrire tale possibilità non si è violata la parità poiché l'assegnazione dei candidati è stata comunque effettuata tenendo presente, insieme alle caratteristiche professionali e personali, anche la durata della loro permanenza presso il Ministero. In ossequio al principio di piena trasparenza dell'azione amministrativa, il Maeci ha comunque ritenuto opportuno sottoporre un quesito all'avvocatura generale dello Stato sulla questione.

Il Sottosegretario adduce varie motivazioni di diritto e di fatto che giustificherebbero tale violazione, in sé mai ammissibile. Quello che mi pare palese, è che se il ministero fosse stato così sicuro della legittimità non avrebbe chiesto all'avvocatura di stato il parere che peraltro non è stato ancora prodotto. La risposta riconosce che il Ministero non ha rispettato la legge.

Approfondimenti

#M5S: A rischio le adozioni dei minori bielorussi: dall'Italia manca un documento!


Arriva come un fulmine a ciel sereno per le famiglie in attesa di adozione, la lettera del Centro Adozioni di Minsk. Dalla capitale bielorussa rendono noto che l’Italia non ha inviato un documento essenziale per il rispetto e la prosecuzione degli accordi bilaterali tra i due Paesi. La CAI (Commissione Adozioni Internazionali) avrebbe dovuto inviare a settembre, infatti, il documento di garanzia sulle informazioni obbligatorie delle condizioni di vita e di educazione dei bambini bielorussi adottati in Italia ma, nonostante i ripetuti solleciti, non vi è stato alcun riscontro.
Una inadempienza che rischia di interrompere bruscamente la collaborazione. Eppure, a metà ottobre scorso, la CAI aveva richiesto alle famiglie ed alle associazioni un elenco di minori bielorussi che coppie italiane (tra cui numerose sono quelle residenti in Puglia) avrebbero voluto adottare per sottoporlo alle autorità bielorusse. Ricevute le liste, la CAI (presieduta proprio dal premier Matteo Renzi) non ha più comunicato con le famiglie e con gli enti autorizzati per le adozioni, rifiutando qualsiasi tipo di contatto, anche telefonico.

Contattato da alcune associazioni che non si capacitano dell’impasse e già promotore di atti ispettivi inerenti le adozioni internazionali, nonchè primo firmatario di una risoluzione proprio per facilitare le adozioni dei minori dalla Bielorussia, ho depositato una interrogazione rivolta al Presidente del Consiglio dove chiede i motivi dell’inaccettabile ritardo. Da un lato, vi sono delle famiglie e delle associazioni che rispondono prontamente alle richieste dello Stato. Dall’altro, dal suo canto invece le Istituzioni italiane mettono a rischio rapporti internazionali ed il futuro di numerosi bambini ritardando a produrre un semplice documento ma di fondamentale importanza. Se non si rispettano gli accordi del regolamento tra i due paesi, infatti, vi sarà lo stop alle adozioni.

La lettera inviata nei giorni scorsi dal Centro Adozioni Nazionale del Ministero dell’Istruzione della Repubblica di Belarus agli enti autorizzati italiani, infatti, non lascia spazio ad interpretazioni: “la mancanza del documento è un ostacolo insuperabile per la futura collaborazione nell’esame delle pratiche di adozioni internazionali dei minori bielorussi da parte dei cittadini italiani". In base al punto 7 del regolamento sulla collaborazione italo-bielorussa, la CAI si impegna a presentare al Ministero dell’Istruzione di Minsk il documento di garanzia annualmente, per cinque anni dopo l’adozione.

A questo punto il Presidente del Consiglio dovrà chiarire come mai la CAI non ha inteso informare gli enti autorizzati all’adozione in Bielorussia delle eventuali difficoltà incontrate, lasciando addirittura che fossero i bielorussi a fare il primo passo. Dal canto mio, continuo a lottare al fianco delle famiglie e delle associazioni che s’impegnano giornalmente per migliorare la vita di questi bambini sfortunati che vivono in orfanotrofi e che oggi, per un foglio, rischiano di vedere infranto il loro sogno di rifarsi una famiglia, una vita. 

Il mio intervento di fine seduta del 19.01.015

https://www.youtube.com/watch?v=Eb83oQlgI4Y&feature=youtu.be




Approfondimenti

#M5S Fondo per il Microcredito: Istruzioni per l'uso


Il fondo per il Microcredito, si pone l'obiettivo di far nascere nuove micro imprese e inoltre si rivolge a famiglie il cui capofamiglia è in cassa integrazione o ha perso il posto di lavoro di recente o che abbia nel nucleo familiare un disabile, o che voglia accedere ad un micro prestito per spese domestiche.

COS'E' IL MICROCREDITO?
è un finanziamento rivolto a partite iva o microimprese che vogliono aprire una nuova attività o che hanno un'attività da massimo 5 anni.

DA CHI VENGONO EROGATI I FONDI?
I fondi vengono erogati da banche, poste italiane o intermediari per il microcredito che si sono accreditati (per ora ancora non sono presenti gli elenchi). Questi vengono denominati operatori del microcredito. L'80% del prestito viene garantito dallo Stato attraverso il fondo per il microcredito. Attualmente sul fondo vi è un ammontare di 40 mln di €, di cui 10 mln derivanti dai tagli degli stipendi dei parlamentari del M5S.
Il fondo è rotativo, questo significa che, ogniqualvolta vengono restitutiti dei prestiti, è possibile erogarne di nuovi. Il Ministero si è poi impegnato a destinare fino a 30 mnl di € ogni anno.

CHI PUO' AVERE I FONDI?
Il microcredito è rivolto a persone che vogliono aprire una nuova attività d'impresa o che l'hanno aperta da poco (5 anni).

Possono ottenere i fondi:
- Lavoratori autonomi
- Microimprese organizzate in forma individuale, di associazione, di società di persone, di società a responsabilità limitata semplificata o di società cooperativa.

Sono esclusi:
a) lavoratori autonomi o imprese titolari di partita IVA da più di cinque anni;
b) lavoratori autonomi o imprese individuali con un numero di dipendenti superiore alle 5 unità;
c) società di persone, società a responsabilità limitata semplificata, o società cooperative con un numero di dipendenti non soci superiore alle 10 unità;
d) società con attivo patrimoniale oltre i 300.000€ o ricavo lordo annuale oltre i 200.000€ o con indebitamento superiore ai 100.000€
e) persone inserite nella lista dei cattivi pagatori

DEVO DARE GARANZIE PER IL PRESTITO?
NO, non sono necessarie garanzie, proprio grazie alla presenza del fondo per il microcredito.

A QUANTO AMMONTA IL PRESTITO?
Il prestito può arrivare fino a 25.000 euro. Il limite può essere aumentato di euro 10.000, qualora il contratto di finanziamento preveda l'erogazione frazionata, subordinando i versamenti successivi al verificarsi delle seguenti condizioni:
a) il pagamento puntuale di almeno le ultime sei rate pregresse;
b) lo sviluppo del progetto finanziato, attestato dal raggiungimento di risultati intermedi stabiliti dal contratto e verificati dall'operatore di microcredito.

L'operatore di microcredito può concedere allo stesso soggetto un nuovo finanziamento per un ammontare, che sommato al debito residuo, non superi il limite di 25.000 euro o, nei casi previsti, di 35.000 euro.

QUANTO DURA IL PRESTITO?
Il rimborso dei finanziamenti è regolato sulla base di un piano con rate aventi cadenza al massimo trimestrale.
Il finanziamento dura massimo 7 anni, 10 nel caso in cui sia finalizzato al pagamento di corsi di formazione, anche di natura universitaria o post-universitaria, volti ad agevolare l'inserimento nel mercato del lavoro delle persone fisiche beneficiarie del finanziamento.

QUAL E' IL TASSO DI INTERESSE?
Il tasso d'interesse è l'80% del tasso effettivo globale medio che viene rilevato ogni 3 mesi da banca d'Italia (http://www.bancaditalia.it/…/2014-…/tassi_usura_29122014.pdf). Il tasso attuale, fino al 31 Marzo 2015, è di 10,59%, per cui l'80% è 8,47%. Questo è il tasso massimo che l'operatore può applicare ed è inclusivo di tutti i costi.
Inoltre l'operatore del microcredito, incluso nel costo del tasso d'interesse, è obbligato ad assistere il soggetto o l'impresa per tutta la durata del prestito, dando almeno due dei seguenti servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio dei soggetti finanziati:
a) supporto alla definizione della strategia di sviluppo del progetto finanziato e all'analisi di soluzioni per il miglioramento dello svolgimento dell'attività;
b) formazione sulle tecniche di amministrazione dell'impresa, sotto il profilo della gestione contabile, della gestione finanziaria, della gestione del personale;
c) formazione sull'uso delle tecnologie più avanzate per innalzare la produttività dell'attività;
d) supporto alla definizione dei prezzi e delle strategie di vendita, con l'effettuazione di studi di mercato;
e) supporto per la soluzione di problemi legali, fiscali e amministrativi e informazioni circa i relativi servizi disponibili sul mercato;
f) supporto all'individuazione e diagnosi di eventuali criticità dell'implementazione del progetto finanziato.

QUALI SONO LE FINALITA' DEI FINANZIAMENTI?
La concessione di finanziamenti è finalizzata, anche alternativamente:
a) all'acquisto di beni, ivi incluse le materie prime necessarie alla produzione di beni o servizi e le merci destinate alla rivendita, o di servizi strumentali all'attività svolta, compreso
il pagamento dei canoni delle operazioni di leasing e il pagamento delle spese connesse alla sottoscrizione di polizze assicurative. I finanziamenti possono essere concessi anche nella
forma di microleasing finanziario;
b) alla retribuzione di nuovi dipendenti o soci lavoratori;
c) al pagamento di corsi di formazione volti ad elevare la qualità professionale e le capacità tecniche e gestionali del lavoratore autonomo, dell'imprenditore e dei relativi dipendenti; i
finanziamenti concessi alle società di persone e alle società cooperative possono essere destinati anche a consentire la partecipazione a corsi di formazione da parte dei soci;
d) al pagamento di corsi di formazione anche di natura universitaria o post-universitaria volti ad agevolare l'inserimento nel mercato del lavoro delle persone fisiche beneficiarie del finanziamento.

COME FACCIO AD ACCEDERVI?
Sono necessari 3 passi.
1) Possibilmente entro il 31 marzo (per avere più possibilità di ottenere il credito) recati presso il consulente del lavoro più vicino con un piano imprenditoriale e un'idea sostenibile: i consulenti del lavoro si sono resi disponibili a fornire, gratuitamente, tutte le informazioni necessarie per la compilazione della domanda finalizzata alla prenotazione delle risorse sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.
Qui l'elenco dei consulenti del lavoro che si sono offerti a Milano e provincia : http://goo.gl/PwgAx0
Qui l'elenco dei consulenti del lavoro disponibili ad aiutare gratuitamente in tutta Italia: http://goo.gl/6mMyyN
2 )Primi giorni di Aprile: compila la domanda per ottenere il finanziamento.
A partire dai primi giorni di Aprile potrai compilare online la domanda di finanziamento del tuo progetto, non appena il Ministero attiverà la procedura sul suo sito (http://www.mise.gov.it/). Per quel giorno dovrai avere tutti i documenti pronti. Potrai comunque inviare la documentazione anche nei giorni successivi.
3) Dopo aver compilato la domanda sul sito del Ministero ti verrà rilasciata una ricevuta con cui recarti presso un intermediario finanziario (banche, poste e altri enti accreditati che ti verranno indicati dal consulente). Vi sarà un termine di validità del documento rilasciato dal ministero.

Rimani informato. Mandami  il vostro indirizzo e-mail qui: http://goo.gl/0VWQBn.

Forniture dalla Libia a rischio, #M5S chiede al governo alternative sostenibili


Negli ultimi giorni le due fazioni in guerra in Libia hanno fatto un passo senza precedenti e hanno aggredito il circuito di estrazione di gas e petrolio, provocando la chiusura del terminal porto Es Sider, il più importante porto-terminale di carico del petrolio in Libia, al confine fra Tripolitania e Cirenaica. I capi della Al Waha Oil Company hanno preferito chiudere il terminal e fare allontanare le petroliere che erano pronte a caricare il greggio. Il governo di Tobruk vuole tagliare fuori l’altro governo libico, quello di Tripoli, dal circuito dei ricavi energetici, il quale ha risposto con un attacco militare ai due grandi porti per l’export di petrolio a Ras Lanuf e a Es Sider. ll gas che arriva dal Sud della Libia, estratto al confine con l’Algeria, viene compresso e “lavorato” nella stazione di Mellita e di lì viene introdotto nel gasdotto che attraversa il canale di Sicilia. Di conseguenza, se Mellita venisse bloccata dalle tribù di Zwara, automaticamente il flusso di gas verso l’Europa verrebbe interrotto, eventualità che danneggerebbe innanzitutto l’Italia.

Per questo motivo ho presentato una interrogazione parlamentare, con la quale chiede al Ministro dello Sviluppo Economico quali siano le intenzioni del Governo sul rischio che la stazione di Mellita venga bloccata con la conseguente interruzione del flusso di gas verso l’Europa e degli approvvigionamenti di gas da parte dell’Italia nonché quali eventuali azioni intenda intraprendere in merito. E poi, quali misure alternative intenda adottare per assicurare l’approvvigionamento energetico necessario a soddisfare il fabbisogno dei cittadini italiani, qualora dovesse riscontrarsi un’interruzione.

L’assoluta mancanza di pianificazione energetica da parte del Governo e di sostegno alle energie rinnovabili è certificata dalle scelte incluse nel decreto Sblocca Italia e dalla volontà di procedere con la costruzione del gasdotto TAP, che approderà sulle coste del Salento. L’instabilità dei Paesi dai quali l’Italia si rifornisce di gas e petrolio ci mette continuamente a rischio. Qualora gli equilibri tra Europa, Russia e Ucraina degenerassero, Gazprom potrebbe decidere di ridurre o bloccare le esportazioni di gas verso l’Europa. Il Nord Africa viene considerato dal Governo un’alternativa per l’Italia, ma è difficile considerare Libia e Algeria paesi stabili ed affidabili, visto i recenti avvenimenti di guerriglia e di violazione dei diritti umani. Di certo, non è possibile recuperare la propria sovranità restando così dipendenti da altri Stati. È giunta l’ora di puntare su noi stessi e fare tutto il possibile per incentivare lo sviluppo delle energie rinnovabili. Proviamo a puntare sulle opportunità che il nostro Paese fornisce. Fino a che saremo succubi dei giochi di potere altrui sarà difficile cambiare marcia per questo Paese. La politica estera influenza fortemente le economie nazionali e, di questo passo, può mettere a rischio la sovranità nazionale.

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