#M5S: Dove sono i bambini congolesi portati via dall’orfanotrofio di Kinshasa?



Continua la gestione a dir poco discutibile delle adozioni internazionali da parte dell’Italia. Si apprende, infatti, che la sera del 29 dicembre tre uomini con accento francese sono giunti all’orfanotrofio “Maison familial Ange Gabrielle” a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) e, dopo aver assicurato di essere stati inviati dalla Commissione adozioni internazionali dell’Italia (CAI), hanno portato via ventidue bambini, dal punto di vista burocratico già adottati da alcune famiglie italiane, tra cui anche alcune pugliesi.

Per questo motivo e in qualità di vicepresidente del Comitato permanente per i diritti umani, ho depositato una interrogazione parlamentare rivolta al Presidente del Consiglio, per sapere quali siano i motivi che hanno spinto la CAI a compiere un intervento notturno. L’episodio rischia di aggravare ulteriormente i già delicati rapporti tra Congo e Italia, sul versante delle adozioni internazionali. Da quando, nel 2013, il Congo ha sospeso le adozioni, circa 150 famiglie italiane che hanno adottato un bimbo congolese attendono una risposta dalla CAI sullo stato delle trattative per sbloccare la situazione. E a parte il viaggio con cui il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi riuscì a condurre in Italia nel maggio scorso 31 bimbi congolesi, il risultato per le famiglie italiane è il silenzio. La Commissione Affari Internazionali, presieduta dal Presidente Renzi, continua con il suo modo di fare caratterizzato da una assoluta mancanza di trasparenza, oltre che da immobilismo, dal quale traspare una certa arroganza.

Il caso è ora all’attenzione del ministero congolese del Genere, della Famiglia e del Bambino, il quale ha promesso di aprire un’inchiesta, dopo aver ricevuto la relazione inviata dai responsabili dell’orfanotrofio, spedita anche all’ambasciatore italiano a Kinshasa e alla stessa CAI. Dal canto suo la CAI, in un comunicato pubblicato sul suo sito istituzionale il 20 gennaio scorso, conferma gli ottimi rapporti con le autorità del Congo nel perseguire la tutela dei diritti dei bambini e il massimo impegno nonché la massima fiducia nel positivo esito delle adozioni.

Sento il dovere di continuare a pungolare il Governo ogni qualvolta si presenteranno anomalie nella gestione delle adozioni internazionali. Nel caso della Repubblica Democratica del Congo oltre cento famiglie attendono ancora notizie in merito alle loro situazioni pendenti e vedono ritardare la conclusione positiva delle loro richieste di adozione, senza ricevere spiegazioni. Vediamo se la CAI decide di invertire la rotta o se ha intenzione di continuare con questo modus operandi.

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