#M5S: Meeting Autunnale Assemblea Parlamentare OSCE: Vienna, 18-20 febbraio 2015

Quello di Vienna è stato il primo dei tre grandi raduni annuali sul calendario dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE. Il Meeting ha dato l'opportunità ai parlamentari di confrontarsi con i funzionari OSCE ad alto livello sugli ultimi sviluppi nell'area dell'OSCE, di discutere e prendere in considerazione una serie di argomenti, rafforzando i contatti interparlamentari.

In apertura dei lavori si è tenuto il Forum mediterraneo, dove i parlamentari dell'OSCE hanno avuto uno scambio di opinioni su temi come la crisi in Siria, la situazione in Libia, il conflitto israelo-palestinese. Ho colto l’occasione per far conoscere la posizione del Movimento 5 Stelle anche in questa assemblea ribadendo che ci opponiamo a qualsiasi intervento militare in Libia, poiché la storia ci insegna che la guerra in passato ha sempre contribuito ad alimentare il terrorismo e l'attuale scenario mediorientale, con l'insorgere di nuove e pericolose organizzazioni terroristiche come lo Stato Islamico, ne è la più chiara e nitida dimostrazione. Per il M5S la sicurezza dei cittadini italiani rappresenta un'assoluta priorità, ma credere di poter trovare una soluzione pacifica alla questione libica scandendo, come accaduto nel 2011, nuovi attacchi e mietendo migliaia di vittime innocenti, è una posizione che rasenta la follia.

Singolare quello che si è verificato nella prima giornata, in cui l'ufficio di presidenza si è visto costretto a respingere una delegata, la signora Olga Kovitidi, in quanto membro del Consiglio della Federazione Russa in rappresentanza del cosiddetto governo di Crimea, con la seguente motivazione: "un parlamentare nominato membro PA deve rappresentare il paese che effettua la notifica, e non una qualche autorità di quel paese che è stato istituito in territorio estero in maniera considerata illegale dalla stragrande maggioranza degli Stati partecipanti dell'OSCE".

Nella seconda giornata, la Commissione per i Diritti Umani ha incentrato i lavori sui diritti dei migranti e dei rifugiati. Preziose, da questo punto di vista, le testimonianze dei tartari di Crimea Mustafa Dzhemiliev e la siriana Saad Fandi sulle loro esperienze personali da sfollati.
La descrizione del momento in cui sono stati costretti a lasciare le loro abitazioni è stato sicuramente il momento più toccante del loro racconto. Nel primo caso, per sfuggire alle pressioni dei filorussi, nel secondo a causa dell’avanzata dell’ISIS, i due delegati si son visti privare di quanto avevano costruito negli anni con le loro famiglie, con il loro lavoro. Chair Isabel Santos (Portogallo) ha poi presentato una relazione sul centro di detenzione di Guantanamo.

Sempre nella giornata di Giovedi 19, la Commissione Affari Politici e Sicurezza ha espresso forte preoccupazione per i fatti di attualità legati alla situazione in Ucraina e alla crescente minaccia dei fenomeni di terrorismo. La Commissione Affari Economici, Scienza, Tecnologia e Ambiente, evidenziando l’esigenza di maggiore attenzione verso le risorse del pianeta, ha poi deciso di approfondire la questione della sicurezza alimentare con riferimento all’applicazione di nuove tecnologie e alla creazione di un nuovo stile di vita sostenibile. Singolare e degno di nota è sicuramente il tentativo, mal riuscito, di enfatizzare i benefici che l’EXPO porterà all’Italia e a Milano nel maggio prossimo. La deputata Tiddei, nella sua relazione, ha parlato dell’EXPO come modello di sviluppo sostenibile e come vetrina per lo sviluppo alimentare del pianeta. Peccato che, al momento, l’EXPO è famosa a livello internazionale anche e soprattutto per le infiltrazioni mafiose, la corruzione, il consumo di suolo, le cementificazioni e i conseguenti avvisi di garanzia che hanno interessato un cospicuo numero di addetti ai lavori.

Proprio la lotta alla corruzione è stato un tema di cui si è parlato durante la due giorni Viennese. Si è parlato anche dei diritti umani di migranti, dei profughi e della necessità di favorire il dialogo interculturale per la lotta al terrorismo.
Nella giornata conclusiva, l’Assemblea ha tenuto un lungo dibattito sulla crisi in Ucraina, auspicando il pieno rispetto del cessate-il-fuoco e degli accordi firmati lo scorso 12 febbraio, chiedendo che l’OSCE, unica organizzazione internazionale presente sul territorio, abbia accesso a tutte le aree colpite dal conflitto per poter svolgere la propria attività di monitoraggio.

"Incoraggio tutte le parti a rispettare pienamente il pacchetto di misure per l'attuazione degli accordi di Minsk, cogliendo così l'opportunità di de-escalation del conflitto e porre fine alle vittime civili. Esorto vivamente tutte le parti ad astenersi da qualsiasi azione che possa mettere in pericolo il cessate-il-fuoco in Ucraina orientale. Non dobbiamo perdere l'opportunità di una risoluzione pacifica del conflitto". Così ha parlato il Ministro degli Esteri della Serbia Ivica Dacic e Presidente in esercizio dell'OSCE, il quale ha anche chiesto a parlamentari e funzionari di valutare se una missione internazionale di peace-keeping in Ucraina orientale potrebbe agevolare il lavoro dell'OSCE, contribuendo a migliorare la situazione umanitaria sul terreno, nonché la salvaguardia del personale OSCE.

Degno di nota è anche il discorso all'Assemblea del presidente in carica dell’Assemblea Parlamentarte OSCE, Sig. Kanerva, il quale ha detto che "l'accordo di Minsk è in bilico” ed ha assicurato un maggiore impegno per rafforzare l’impegno parlamentare, atto a fornire un contributo alla costruzione del dialogo sul piano internazionale. Nel dibattito sono intervenuti decine di parlamentari, dalla Danimarca alla Georgia, tra cui i membri di entrambe le delegazioni ucraine e russe. Artur Gerasymov della delegazione ucraina, ha chiesto: “Ma la Russia è sinceramente interessata a cessare il fuoco come concordato nel pacchetto di Minsk? Per adesso pare non sia così.” Alexey Pushkov ha lamentato che "La fiducia è stata una delle principali vittime della crisi in Ucraina" e che non tutte le colpe possono ricadere sulla Russia per quello che è avvenuto.

In vista di questa assemblea invernale, grande era la voglia di dare il proprio contributo sui temi più caldi, come per esempio quello che riguarda la crisi tra Russia ed Ucraina. Ho dovuto constatare tuttavia che, nonostante i numerosi interventi in merito alla questione, spesso ho sentito che gli accordi non sono stati rispettati, che le cose non vanno come si auspicava ma l’OSCE non può che assistere, inerme, all’evolversi dei fatti. In altri termini, tante parole ma scarsa possibilità di incidere positivamente sugli eventi. Proprio nella sessione annuale che si terrà ad Helsinki (Finlandia) nel luglio prossimo e visto il 40esimo anniversario della fondazione dell'OSCE che ricorre quest’anno, sarà di fondamentale importanza fare un bilancio degli obiettivi raggiunti e rilanciare l’attività di quella che è la più grande organizzazione internazionale ad occuparsi di cooperazione e sicurezza.