#M5S: OSCE, intervengo su Libia e terrorismo

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Sono a Vienna, al Meeting Invernale dell'Assemblea Parlamentare OSCE, dove ho chiesto di intervenire in merito alla situazione della Libia e del Mediterraneo. Situazione che come Italia ci tocca molto da vicino.

Nel Mediterraneo assistiamo alla situazione della Libia che si fa via via sempre più delicata. Renzi ha detto che "non è il momento per l'intervento militare”. Vedremo cosa farà quando sarà il momento. Il ministro Pinotti, invece, supportata dal ministro degli Esteri Gentiloni, ha già annunciato l'invio di 5mila militari senza né un piano né un programma, salvo ora tornare sui propri passi. E' questa la maggioranza che governa l'Italia. Una maggioranza che fa e disfa a proprio piacimento.

Ricordo che è l'aula il luogo del dibattito. Non twitter o i talk show. Ricordo altresì, che la prerogativa sull'ipotesi di entrare in guerra è ancora del Parlamento, anche se l'esecutivo sta provando a cambiare pure questa legge con la modifica dell'art.78. E' evidente che nessuno ha la soluzione in tasca.

Noi del Movimento 5 Stelle ci opponiamo a qualsiasi intervento militare in Libia. La storia ci insegna che la guerra in passato ha sempre contribuito ad alimentare il terrorismo e l'attuale scenario mediorientale, con l'insorgere di nuove e pericolose organizzazioni terroristiche come lo Stato Islamico, ne è la più chiara e nitida dimostrazione. Per il M5S la sicurezza dei cittadini italiani rappresenta un'assoluta priorità, ma credere di poter trovare una soluzione pacifica alla questione libica scandendo, come accaduto nel 2011, nuovi attacchi e mietendo migliaia di vittime innocenti, è una posizione che rasenta la follia. Secondo l’annuale ricerca del Global Terrorism Index nell'ultimo mezzo secolo l’80% delle organizzazioni terroristiche è stato neutralizzato grazie alla creazione di un processo politico intelligente e appena il 7% è stato eliminato dall’uso diretto della forza militare. Sempre secondo la stessa fonte, le vittime del terrorismo sono quintuplicate dal 11 settembre ad oggi. E questo nonostante 4400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq Afghanistan e in tutte le operazioni antiterrorismo nel mondo. Questo vuol dire che un intervento militare non risolverà il problema.

Cosa ci ha portato la guerra in Libia nel 2011? Abbiamo speso quasi 1 miliardo di euro e la Francia si è ritrovata col petrolio e noi con le carrette del mare, con disperati che non siamo più in grado di accogliere. Le scelte del governo hanno fatto mettere in pericolo una fondamentale risorsa energetica per l'Italia che è passata da 1,6 milioni di barili pre-crisi ai 150.000 barili attuali.

Dobbiamo tagliare i rapporti economici e politici con gli Stati che si fingono amici e alleati e poi finanziano i terroristi. Dobbiamo essere chiari, non possiamo continuare a sederci al tavolo con l'Arabia Saudita o con il Qatar per risolvere la crisi in Siria se poi questi due Paesi pagano i terroristi per tenerli fuori dai loro confini. E poi ce li ritroviamo noi però, a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste. Concludendo sulla Libia, di fronte ad una eventuale decisione dell'Onu valuteremo il da farsi. Al momento riteniamo che sia di assoluta importanza un sostegno dell'Unione europea dell'Onu.

Qui tutti chiedono all'Italia, ma quando è il momento di ricevere un aiuto non si fa mai vivo nessuno. Siamo chiusi in una morsa: a est la crisi in Ucraina, al sud il terrorismo, al nord il braccio di ferro economico con la Germania e la Bce che speculano sulle nostre imprese. Dobbiamo rafforzare i controlli lungo le frontiere e pensare al bene dei nostri cittadini.

Basterebbe che il governo attuasse la nostra mozione approvata sul superamento della Convenzione di Dublino III, per evitare qualsiasi problema. Nel nostro testo c'è infatti scritto che l'Ue si deve far carico e finanziare l'istituzione di centri di richiesta di asilo Ue nei Paesi di transito e provenienza, come Libia, la Tunisia eccetera. Così evitiamo che gli immigrati sbarchino direttamente sul nostro territorio e non si avventurino in cosiddetti viaggi della morte che ingrossano le tasche di scafisti malfattori e, ahimè, il numero di morti in Mediterraneo.