Dramma immigrati: Basta ipocrisia, si attui la nostra mozione



Un Presidente del consiglio visibilmente teso per la situazione attuale degli sbarchi di immigrati sulle coste italiane, ha riferito in Aula alla camera dei deputati, in vista del Consiglio europeo straordinario sull’immigrazione, previsto per domani, giovedì 23 aprile, a Bruxelles. 

Dall’opposizione è giunto il deciso intervento dei deputati M5S che hanno chiesto con forza l’immediata attuazione della mozione Di Stefano, approvata proprio alla Camera lo scorso 18 dicembre. Con il considerevole aumento del numero di migranti deceduti nel tentativo di fuggire dai conflitti e con l’ultima tragedia nelle cronache di tutti i media internazionali in questi giorni, al centro del dibattito è giunta la questione della normativa che regola a livello italiano ed europeo i flussi migratori e gli strumenti con cui l’Unione può aiutare i Paesi Membri sottoposti a forti pressioni migratorie alle frontiere.

Con il suo immobilismo, l’Europa ha mostrato di non voler adottare una politica comune per la gestione dei flussi migratori, lasciando sostanzialmente sola l’Italia. Finché si esporterà la democrazia a furor di bombe e si interferirà continuamente con le nazioni medio orientali per motivi economici e geopolitici, ci sarà sempre un numero maggiore di migranti costretti a lasciare le proprie case e ad affidarsi a trafficanti criminali. Persino lo stesso ministro Pinotti ha ammesso l’errore di aver bombardato la Libia, seppur allora non fosse lei alla guida di quel dicastero. Con l’approvazione della mozione M5S sul superamento dell’accordo di Dublino, un regolamento europeo che praticamente obbliga il primo Paese su cui mette piede il richiedente asilo a trattare la propria domanda, noi del M5S abbiamo impegnato il Governo ad istituire un Testo unico europeo in materia di asilo, a concordare con i Paesi di provenienza e transito un piano comune di gestione dei flussi anche in ottica di prevenzione della criminalità e di istituire delle quote per ripartire equamente i migranti sul territorio europeo.

Il Governo con la nostra mozione si è impegnato a promuovere l’istituzione del mutuo riconoscimento ovvero chi gestisce il migrante e lo regolarizza, lo fa a nome di tutti i Paesi europei che s’impegnano a loro volta a riconoscerlo. Istituire dei punti di richiesta asilo direttamente sui territori di provenienza e rivedere la gestione dei centri di accoglienza e la distribuzione dei fondi per la prima accoglienza, fondamentale poi promuovere interventi per concedere beni e servizi agli italiani in difficoltà al fine di evitare tensioni sociali. Impegni chiave della nostra mozione che possono veramente cambiare questa situazione a dir poco drammatica.


APPROFONDIMENTI

TAP: Il silenzio di Renzi sul genocidio armeno per difendere l'accordo



Dopo le parole di Papa Francesco che hanno suscitato reazioni in tutto il mondo, si riscontra il silenzio del Governo Renzi sul riconoscimento del genocidio armeno. Ricorre, infatti, tra pochi giorni il centenario di quella notte tra il 23 ed il 24 aprile, quando vennero eseguiti i primi arresti di intellettuali armeni tra cui giornalisti, scrittori, poeti e delegati al Parlamento che furono deportati e massacrati lungo la strada che li portava verso l’interno dell’Anatolia. Nelle marce della morte, organizzate dall’esercito turco, furono coinvolte 1.200.000 persone: centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. Il Governo turco si è sempre rifiutato di riconoscere il genocidio ai danni degli armeni e la reazione del presidente Erdogan, il quale dapprima ha ritirato l’ambasciatore turco dal Vaticano e in queste ultime ore ha condannato aspramente le parole di Papa Francesco intimandolo di non ripetere tale errore, sono l’esempio lampante di quanto questo tema sia motivo di tensione per la Turchia.
Il comportamento del Governo italiano è alquanto imbarazzante. Renzi fa il finto tonto per difendere gli interessi dei suoi partner commerciali, vale a dire la Turchia e l’Azerbaijan, guarda caso il Paese da dove partirà il gasdotto Tap: un’opera di fantascienza che minaccia il turismo e le bellezze del Salento. L’ostinazione con cui il premier ed il Governo, ma anche il PD, hanno evitato di spendere una parola per denunciare il genocidio armeno nel suo centenario è sconcertante. Sia la Turchia sia l’Azerbaijan si impegnano attivamente da tempo per scongiurare il riconoscimento del genocidio da parte di diversi stati e organizzazioni. Per farlo, hanno più volte ricorso a lobby e gruppi di pressione, con ingenti finanziamenti. Questa volta, a chinare il capo, è stato il nostro Presidente del Consiglio, nonostante le accuse giunte nelle ultime ore anche a Papa Francesco. Una vergogna senza fine.

Con Hillary Clinton e Jeb Bush, continua Dynasty made in USA


Gli americani, che si erano liberati della monarchia inglese con la guerra e la rivoluzione, sembrano avere un debole per le dinastie. La Casa Bianca, è stata occupata da un Bush o da un Clinton per venti degli scorsi ventisei anni.

Nel 2008 Barack Obama ha interrotto la scia, ma si direbbe, solo temporaneamente, e comunque senza evidenti miglioramenti. La dinastia dei Clinton schiererà ufficialmente con Hillary, ex segretario di Stato, che ha ufficialmente espresso la propria candidatura alle primarie democratiche per le presidenziali del 2016. Ha già raccolto già 15 milioni di dollari per la campagna elettorale.
Dalla sponda repubblicana, forte della vittoria alle scorse elezioni di mid-term (4 novembre 2014), si riaffaccia la famiglia Bush. Infatti, il prossimo candidato repubblicano alla presidenza per le elezioni del 2016 potrebbe essere il fratello minore di George W. Bush, John Ellis detto Jeb, sette anni più piccolo, già governatore della Florida.

Una casta che, nel corso del tempo, si arricchisce e si rafforza, si appropria delle cariche pubbliche, le rende ereditarie, mutuando lo schema tipico dei regimi monarchici. Sono numerosi infatti i casi di "figli di", "nipoti di", "mogli di", che sono stati in corsa per il voto del 4 novembre. Per il senato, in Alaska si è ripresentato Mark Begich (figlio del deputato Nick), in Louisiana Mary Landrieu (figlia dell'ex-sindaco di New Orleans Moon), in Arkansas Mark Pryor (figlio del senatore David), in Kansas Pat Roberts (figlio di Wesley che fu presidente del Partito repubblicano), in Kentucky Alison Lundergan Grimes (figlia del potente politico locale Jerry Lundergan). In Georgia si è candidata a governatore Jason Carter, nipote del presidente Jimmy, che fu prima governatore egli stesso della Georgia. In Michigan Debbie Dingell si candida a ereditare il seggio alla camera del marito John, che si ritira dopo oltre 58 anni alla House. In pratica sembra di essere allo stadio con tifosi divisi in rossi e blu dove non è previsto altro colore, con il campionato vinto ad anni alterni da una delle due squadre, senza sostanziali differenze per il paese.

Obama nel 2016, dopo 2 mandati, avrà terminato il suo lavoro come hanno fatto i suoi predecessori ed allora toccherà al prossimo dell'altra squadra, fresco ed allenato nel solito clan, sempre con le stesse promesse ed i soliti slogan.

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