Con Hillary Clinton e Jeb Bush, continua Dynasty made in USA


Gli americani, che si erano liberati della monarchia inglese con la guerra e la rivoluzione, sembrano avere un debole per le dinastie. La Casa Bianca, è stata occupata da un Bush o da un Clinton per venti degli scorsi ventisei anni.

Nel 2008 Barack Obama ha interrotto la scia, ma si direbbe, solo temporaneamente, e comunque senza evidenti miglioramenti. La dinastia dei Clinton schiererà ufficialmente con Hillary, ex segretario di Stato, che ha ufficialmente espresso la propria candidatura alle primarie democratiche per le presidenziali del 2016. Ha già raccolto già 15 milioni di dollari per la campagna elettorale.
Dalla sponda repubblicana, forte della vittoria alle scorse elezioni di mid-term (4 novembre 2014), si riaffaccia la famiglia Bush. Infatti, il prossimo candidato repubblicano alla presidenza per le elezioni del 2016 potrebbe essere il fratello minore di George W. Bush, John Ellis detto Jeb, sette anni più piccolo, già governatore della Florida.

Una casta che, nel corso del tempo, si arricchisce e si rafforza, si appropria delle cariche pubbliche, le rende ereditarie, mutuando lo schema tipico dei regimi monarchici. Sono numerosi infatti i casi di "figli di", "nipoti di", "mogli di", che sono stati in corsa per il voto del 4 novembre. Per il senato, in Alaska si è ripresentato Mark Begich (figlio del deputato Nick), in Louisiana Mary Landrieu (figlia dell'ex-sindaco di New Orleans Moon), in Arkansas Mark Pryor (figlio del senatore David), in Kansas Pat Roberts (figlio di Wesley che fu presidente del Partito repubblicano), in Kentucky Alison Lundergan Grimes (figlia del potente politico locale Jerry Lundergan). In Georgia si è candidata a governatore Jason Carter, nipote del presidente Jimmy, che fu prima governatore egli stesso della Georgia. In Michigan Debbie Dingell si candida a ereditare il seggio alla camera del marito John, che si ritira dopo oltre 58 anni alla House. In pratica sembra di essere allo stadio con tifosi divisi in rossi e blu dove non è previsto altro colore, con il campionato vinto ad anni alterni da una delle due squadre, senza sostanziali differenze per il paese.

Obama nel 2016, dopo 2 mandati, avrà terminato il suo lavoro come hanno fatto i suoi predecessori ed allora toccherà al prossimo dell'altra squadra, fresco ed allenato nel solito clan, sempre con le stesse promesse ed i soliti slogan.