TAP: Il silenzio di Renzi sul genocidio armeno per difendere l'accordo



Dopo le parole di Papa Francesco che hanno suscitato reazioni in tutto il mondo, si riscontra il silenzio del Governo Renzi sul riconoscimento del genocidio armeno. Ricorre, infatti, tra pochi giorni il centenario di quella notte tra il 23 ed il 24 aprile, quando vennero eseguiti i primi arresti di intellettuali armeni tra cui giornalisti, scrittori, poeti e delegati al Parlamento che furono deportati e massacrati lungo la strada che li portava verso l’interno dell’Anatolia. Nelle marce della morte, organizzate dall’esercito turco, furono coinvolte 1.200.000 persone: centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. Il Governo turco si è sempre rifiutato di riconoscere il genocidio ai danni degli armeni e la reazione del presidente Erdogan, il quale dapprima ha ritirato l’ambasciatore turco dal Vaticano e in queste ultime ore ha condannato aspramente le parole di Papa Francesco intimandolo di non ripetere tale errore, sono l’esempio lampante di quanto questo tema sia motivo di tensione per la Turchia.
Il comportamento del Governo italiano è alquanto imbarazzante. Renzi fa il finto tonto per difendere gli interessi dei suoi partner commerciali, vale a dire la Turchia e l’Azerbaijan, guarda caso il Paese da dove partirà il gasdotto Tap: un’opera di fantascienza che minaccia il turismo e le bellezze del Salento. L’ostinazione con cui il premier ed il Governo, ma anche il PD, hanno evitato di spendere una parola per denunciare il genocidio armeno nel suo centenario è sconcertante. Sia la Turchia sia l’Azerbaijan si impegnano attivamente da tempo per scongiurare il riconoscimento del genocidio da parte di diversi stati e organizzazioni. Per farlo, hanno più volte ricorso a lobby e gruppi di pressione, con ingenti finanziamenti. Questa volta, a chinare il capo, è stato il nostro Presidente del Consiglio, nonostante le accuse giunte nelle ultime ore anche a Papa Francesco. Una vergogna senza fine.