La vittoria di Cameron e l’annunciato referendum sulla permanenza in UE accelerano la disintegrazione dell’Unione

I conservatori di Cameron conquistano la maggioranza assoluta alla “Camera dei comuni” con 331 seggi su 650 a dispetto dei sondaggi che pronosticavano una battaglia all’ultimo seggio con i Laburisti. “Ho visto la Regina e formerò un nuovo governo”. Un governo che questa volta, dice lo stesso Cameron, sarà monocolore. In più ha confermato che nel 2017 si terrà il referendum sulla permanenza o l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Senza i britannici, l’Unione Europea è destinata a pesare meno sulla scena internazionale e soprattutto darebbe l’impressione di disfarsi. Più realisticamente, l’Europa potrebbe accordare al Paese uno status speciale all’interno dell’UE perché non la abbandoni ma, in ogni caso, ci sarebbe un effetto domino su tutti gli altri Stati, oramai oppressi dall’austerità imposta da Bruxelles. Questa vittoria di Cameron potrebbe, in definitiva, accelerare la disintegrazione europea.

La tornata elettorale in sé ha dato dimostrazione della lunga tradizione democratica del Regno Unito: il Paese ha rispettato in pieno i propri impegni con elezioni democratiche di alto livello, in un confronto emozionante e fortemente conteso. Ma, a differenza di molti altri sistemi elettorali dell’area OSCE, il first-past-the-post (circoscrizione uninominale) permette una distribuzione dei seggi in Parlamento che non riflette necessariamente la preferenza dell’elettorato generale del Regno Unito. La variazione significativa di popolazione in alcune circoscrizioni, infatti, indebolisce un pò l’uguaglianza del voto. Emblematici i casi dell’UKIP di Farage, che ha ottenuto un solo seggio nonostante il 12,6% delle preferenze a livello nazionale, e quello degli scozzesi indipendentisti del SNP, i quali hanno conquistato addirittura 56 seggi con appena il 4,7% dei voti ma localizzati geograficamente in Scozia.

La missione di osservazione elettorale dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE ha incluso parlamentari provenienti da 17 diversi paesi. A seguito di briefing con le autorità elettorali, rappresentanti di partiti politici, giornalisti e analisti, il giorno delle elezioni, in qualità di osservatori abbiamo visitato un numero limitato di seggi elettorali in diverse città del Regno Unito. Le raccomandazioni degli osservatori OSCE si sono concentrate su alcuni aspetti che il sistema inglese tralascia, basandosi sulla “fiducia”: attualmente nella democrazia parlamentare più antica, infatti, nei seggi al momento del voto non viene richiesto nessun documento di identità all’elettore e le schede sono, invece, numerate ed associate al codice dell’elettore tramite un registro, aspetto che non garantisce a pieno la segretezza del voto.

Per meglio comprendere la schiacciante vittoria dei conservatori, in conclusione, potrebbe essere emblematica la spiegazione che ho ricevuto da un giovane italiano a Londra. “Sai perché ha vinto Cameron? Ieri l’ho incontrato al bar che faceva la fila per il caffè come un normale cittadino, senza scorta o auto blu!”. Un piccolo segnale di come la classe politica anglosassone è più vicina alla popolazione, al contrario di quanto accade in Italia dove tra i politici dei partiti e la cittadinanza c’è sempre una distanza di sicurezza. Una distanza che aumenta giorno dopo giorno e allontana la gente anche dalle urne. La speranza è che almeno queste elezioni regionali possano smentire questo progressivo andamento astensionista.