Fiducia #41: il "capolavoro" sull'ILVA


Siamo alla fiducia numero 41 del Governo Renzi. Ancora una volta, si assiste imperterriti al doppio passaggio. Si al doppio passaggio, ma non tra camera e senato, bensì tra l'ennesimo decreto, un mix di disposizioni che spaziano dalla materia fallimentare, ai regali alle banche, passando per la questione Ilva, e l'ennesima fiducia. Naturalmente in questo decreto non ci sono le caratteristiche di necessità e urgenza relative al tema principale del provvedimento, poiché proprio il diritto fallimentare e la materia concorsuale sono oggetto del lavoro di una commissione insediata presso il Ministero di giustizia sin dal 28 gennaio scorso.

Ma il capolavoro è proprio sulla questione ILVA, dove la politica autodefinisce il suo diritto di ingerire sulla magistratura e, decide che laddove la continuità operativa di un complesso industriale, sia considerata di interesse strategico nazionale, anche se sotto sequestro giudiziario per comprovato disastro ambientale, deve continuare ad operare per esigenze di continuità aziendale. In pratica, dopo tre anni dal sequestro dell'area a caldo dell'Ilva da parte del GIP Todisco, ci troviamo di fronte a un braccio di ferro tra la Procura di Taranto e il Governo, più che altro un braccio di ferro tra il Governo ed il buonsenso (con la logica!) Perché dobbiamo ricordarci che questo sequestro senza facoltà d'uso dell'altoforno 2 è stato deciso dal pubblico ministero dodici giorni dopo l'incidente che causò la morte di un operaio di 35 anni, Alessandro Morricella, deceduto dopo 4 giorni di agonia in ospedale, a causa di un'improvvisa e violenta fiammata sprigionatasi dal campo di colata dell'impianto di Taranto. Quindi per decreto si elimina la sicurezza dei lavoratori. Morricella è il quinto operaio che ha perso la vita in fabbrica negli ultimi tre anni. Per gli ultimi tre, in particolare, gli inquirenti sono convinti che la morte è da collegare direttamente al mancato ammodernamento della fabbrica, e questo si legge nelle carte dell'inchiesta Ambiente svenduto.

E proprio nelle ore in cui si consuma questo ennesima stupro alla democrazia e proprio sul caso ILVA è finito sotto processo anche l’ex Governatore di Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata per aver fatto pressioni sul direttore generale di Arpa Puglia, affinché assumesse un atteggiamento meno severo nei confronti della fabbrica. “Sarei insincero se dicessi, come si usa fare in queste circostanze, che sono sereno” ha dichiarato Vendola. Certo, caro ex governatore, ma le garantisco che non sono sereni invece i cittadini di Taranto, dove la diossina ha contaminato la catena alimentare e gli operai muoiono in fabbrica per gravi incidenti sul lavoro e dove i bambini si ammalano di tumore del +54% rispetto alla media pugliese. Non sono sereni i titolari di piccole imprese messe in ginocchio dall'inquinamento dell'ILVA e dal comportamento complice degli ultimi governi Nazionali e Regionali. L'inquinamento ha prodotto danni a molte attività locali come la mitilicoltura che era un comparto economico fiore all'occhiello di Taranto. Un altro reparto danneggiato dall'inquinamento è l'allevamento; oltre 2000 ovini sono stati abbattuti perché contaminati da diossina e tutt'ora vige un divieto di pascolo nel raggio di 20km dal polo industriale di Taranto.

Taranto è soggetta ad una forte disoccupazione generale e soprattutto giovanile con tassi di disoccupazione che si aggirano al 20% e la disoccupazione giovanile che si aggira intorno al 50%. Taranto è soggiogata dall’acciaio che per un periodo è stato fonte di reddito e benessere, ma che oggi costituisce un blocco a qualsiasi forma alternativa di sviluppo. Noi vogliamo far ripartire l'economia tarantina e Pugliese, con la riconversione ed aiutando le piccole imprese in difficoltà , i cittadini disoccupati e gli operai che perderanno il posto di lavoro attuando una misura presente in tutti gli stati europei tranne Italia e Grecia: il Reddito di cittadinanza!

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