Adozioni Bielorussia: 170 lettere dalle famiglie a Mattarella e Renzi



I genitori italiani, tra cui molti pugliesi, in attesa di adozione dalla Bielorussia non si arrendono. Dopo la lettera del giugno scorso, indirizzata al Presidente della Repubblica, questa volta oltre 170 famiglie hanno scritto una nuova missiva, indirizzata anche al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per invitarli a risolvere un’intricata situazione “politico-burocratica” che sta rallentando e ostacolando le adozioni dei bambini bielorussi e che travolge ingiustamente le ragioni, la sensibilità e i bisogni di questi inerti cittadini. La Repubblica di Bielorussia, infatti, autorizza le adozioni internazionali esclusivamente all’Italia, come gesto di amicizia per l’accoglienza data ai minori post disastro di Chernobyl.

La delibera del Consiglio dei Ministri del 2007 ha approvato il “Regolamento le adozioni internazionali e sull'affido e tutela internazionale dei bambini” che stabilisce i termini delle adozioni temporanee per risanamento estivo e invernale: in questi periodi, vengono ospitati circa 20.000 bambini dalle famiglie italiane, molti di loro orfani e collocati dalla nascita in istituti di accoglienza. Molte famiglie decidono di iniziare il lungo e tortuoso percorso e, dopo estenuanti arzigogoli amministrativi, inoltrano la domanda di adozione nominativa alla Commissione Adozioni Internazionali. Nel 2013, visto il calo nel numero di adozioni ed affidi, l'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva chiesto esplicitamente al Parlamento di affrontare i problemi che scoraggiano tanti genitori ad intraprendere il cammino. Il risultato portò allo sblocco di un cospicuo numero di adozioni. Adesso, le cose sembrano tornare nella situazione di stallo precedente alla fine del 2013. 

“Per poter dare continuità a questa importantissima procedura, a nostro avviso, - scrivono le famiglie - è conditio sine qua non che una delegazione istituzionale politico amministrativa dovrà recarsi ogni anno in Bielorussia per firmare il protocollo d'intesa e sottoscrivere l'elenco delle coppie che possono adottare i minori abbandonati, già accolti dalle famiglie italiane, nel pieno rispetto degli accordi previsti dalla citata Convenzione.” 

Nel frattempo, i minori bielorussi e le famiglie italiane che vogliono adottarli continuano a soffrire in questo clima di incertezza e confusione, solo per la latitanza del Governo italiano e della Commissione Adozioni Internazionali. Per queste ragioni, le famiglie hanno rivolto un caloroso appello al Presidente Mattarella ed al Presidente Renzi affinché si concluda questa procedura istituzionale, come auspicato dalla mia risoluzione, depositata in Commissione Affari Esteri e Comunitari ad ottobre 2014, che renderebbe immediatamente esecutivo l’elenco e permetterebbe così alle famiglie italiane di portare a termine l’iter adottivo di minori della Repubblica di Bielorussia. “Preghiamo di far sentire la Sua autorità, presso la CAI, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e presso le Presidenze di Camera e Senato competenti in materia di adozione – concludono le famiglie nelle lettere indirizzate a Mattarella ed a Renzi – affinché costituiscano immediatamente una delegazione istituzionale permanente che si rechi ora e ogni anno in Bielorussia a firmare il protocollo d'intesa e sottoscrivere l'elenco delle coppie che possono adottare i minori abbandonati, già da loro accolti, nel pieno rispetto degli accordi previsti dalla Convenzione de l'Aja del 29 maggio 1993, così da dare agli stessi bambini un futuro certo e predisporre la lettera di garanzia per l’impegno a garantire le relazioni post adozioni al fine di superare l’immobilismo che si è creato intorno alle adozioni e che costringe tanti minori, che hanno una famiglia pronta ad adottarli, a marcire all’interno degli orfanotrofi”.

APPROFONDIMENTI

L’Italia esclusa anche dal vertice su migranti, Siria e Libia


L’Italia esclusa anche dal vertice su migranti, Siria e Libia. Presenti francesi, tedeschi e britannici. Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha previsto solo altri tre commensali: il collega tedesco Frank-Walter Steinmeier, quello britannico Philip Hammond e Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Si discute il futuro di Assad, senza l’Italia. Ma qual è la posizione del governo italiano? Quanto conta il nostro paese sulla politica estera Europea? Sulla Siria ben poco, il governo italiano si è adeguato alla versione atlantica e dei loro alleati arabi. 

I francesi, stimolati dagli affari miliardari con le monarchie del Golfo, vorrebbero che Assad se ne andasse, i tedeschi sono poco convinti, gli americani aspettano le mosse della Russia. Per aiutare Assad, ormai ai limiti, Mosca vorrebbe bombardare Aleppo o Palmira. La popolazione siriana? Ormai è diventata carne da macello per esportazione, caldamente invitati a fuggire perché con i miliardi messi a disposizione dall'Unione europea verranno creati campi profughi con un nome nuovo ed elegante, gli “Hotspots”. Sulla Libia poi c'è solo da incassare il più grande smacco strategico subito negli ultimi decenni: l'Italia, che nel 2010 aveva firmato un accordo con Tripoli (Gheddafi-Berlusconi) per la cooperazione e la sicurezza, non soltanto non è stata capace nel 2011 di opporsi all'iniziativa francese di bombardare la Libia, ma successivamente ha partecipato ai raid. Con quale contropartita? Quando è finito il regime libico, francesi e inglesi si sono accorti che nonostante decenni di propaganda anti-italiana i libici non avevano nessuna intenzione di buttarci a mare ma l'Eni continuava a estrarre petrolio e persino i Fratelli Musulmani di Tripoli avrebbero voluto che la missione internazionale per ricostruire il Paese fosse affidata agli italiani. Ma gli italiani evidentemente devono essere considerati meno affidabili dei jihadisti appoggiati dalle monarchie del Golfo. 

E non importa se ora alla Sirte c'è il Califfato: nessuno a quanto pare è intenzionato a sloggiarlo dal Golfo libico che sta di fronte a casa nostra. Ogni tanto ci affidano la guida di qualche missione nel Mediterraneo dal titolo pomposo ma giusto per non farci sentire sminuiti quando usano le basi aeree per bombardare un Paese piuttosto che un altro. In realtà l’Italia è un paese scarsamente indipendente, vive sotto l'ombrello della Nato e quando si sposta leggermente dal suo posto nel coro viene redarguito. Però ha tanta buona volontà: siamo andati nei Balcani, in Kosovo, in Afghanistan, in Libano. Persino in Iraq, nel 2003, ad appoggiare la più straordinaria fesseria mai compiuta negli ultimi 20 anni dalla superpotenza USA, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e che paghiamo ancora oggi. Abbiamo sacrificato in missioni militari vite umane e quattrini per darci un ruolo che oggi nessuno ci riconosce: ecco un altro investimento con scarso ritorno che dovrebbe farci riflettere. Serve all’Italia un Governo che recuperi le proprie sovranità: economica, politica, alimentare, energetica e militare. Ed è sempre più evidente la necessità di un Governo a 5 Stelle.

Kipoint: Il consiglio di stato condanna PosteShop


Ormai PosteShop e la sua Kipoint sono alle corde. Il 4 settembre scorso, infatti, il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale ha respinto il ricorso presentato dalla società di Poste Italiane, in merito alla decisione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) che ha ritenuto sussistere una fattispecie di pubblicità ingannevole in relazione al materiale pubblicitario diffuso dalla società PosteShop SpA per la promozione della rete in franchising Kipoint, ne ha vietato l’ulteriore diffusione e ha irrogato alla società la sanzione pecuniaria di 100.000 euro. 

Kipoint SpA, nata nel 2002, si propone tutt’oggi come rete di negozi in franchisingdi SDA Gruppo Poste Italiane che opera come centro servizi per spedizioni nazionali e internazionali, servizi di imballaggio, servizi di fotocopisteria ed invio fax, stampa digitale, mailing e direct mailing e come rivenditore a catalogo di prodotti di cancelleria e cartoleria. Dopo la chiusura di oltre 100 franchisee tra il 2005 ed il 2010, tra cui solo in Puglia quasi il 50% di quelli aperti, gli ex affiliati hanno richiesto il risarcimento dei danni contrattuali ed extracontrattuali, dal momento che la società, come appurato dal AGCM e confermato dalla sentenza del Consiglio di Stato avrebbe ingannato gli aspiranti franchisee con una serie di messaggi di pubblicità ingannevole. 

Sono quasi due anni ormai che seguo la vicenda Kipoint e ho depositato diversi atti parlamentari per invitare il Governo italiano a valutare l'assunzione di iniziative per l'erogazione in tempi rapidissimi di un indennizzo sufficiente a consentire ai franchisee danneggiati di ottemperare agli impegni economici intrapresi, evitando soluzioni limite, quali la vendita della prima casa. Sia l'Amministratore delegato di Poste italiane Francesco Caio che il viceministro per lo Sviluppo Economico De Vincenti hanno preferito non rispondere alle sollecitazioni, limitandosi ad addossare le colpe agli imprenditori, rei di non essere stati in grado di gestire al meglio i loro punti vendita. 

Ora siamo di fronte alla sentenza del Consiglio di Statoche permette di fugare ogni dubbio e PosteShop non deve fare altro che prendere atto delle proprie colpe e risarcire immediatamente le centinaia di famiglie che avevano riposto in Kipoint i sacrifici di una vita, il Governo deve sollecitare Poste italiane ad aprire tavoli di trattativa per definire, anche a saldo e stralcio, le singole posizioni al fine di porre rimedio definitivamente a questo pasticcio, invece di fare orecchie da mercante ed ignorare le molteplici azioni e istanze. In questo modo, si potrà scongiurare il rischio, sempre più vicino per alcune famiglie pugliesi, di essere costretti a vendere la propria unica casa. La cosa raccapricciante è che ancora oggi è possibile compilare il form per aderire alla rete franchising Kipoint. Adesso che il Consiglio di Stato si è espresso in maniera inequivocabile ed inappellabile mi auguro che il Governo si adoperi immediatamente affinché venga cessata la promozione della rete in franchising Kipoint, evitando che altri onesti cittadini cadano nella trappola.

https://www.youtube.com/watch?v=_0oqDVQpw6c&feature=youtu.be



Approfondimenti

Il ‪‎PD‬ riesce laddove neanche ‪‎Berlusconi‬ era arrivato.


Il ‪#‎PD‬ riesce laddove neanche ‪#‎Berlusconi‬ era arrivato.
Il bavaglio alla libertà di stampa tanto invocato da Berlusconi diventa un'opera concreta di ‪#‎Renzi‬, ma la cosa più grave è il silenzio del popolo di sinistra che ormai non s'indigna più per nulla. Noi siamo gli unici che abbiamo fatto vera opposizione, unica barriera contro questo infame attacco alla democrazia e alla libertà dei giornalisti di informare e dei cittadini di essere informati. ‪#‎LeggeBavaglio‬ ‪#‎NoBavaglio‬

Vedi quello che è accaduto: http://goo.gl/C28Bhi

Ipocrisia ‪ONU‬: Arabia Saudita a capo Consiglio Diritti Umani


L'Arabia Saudita non ha mai firmato la Dichiarazione universale dei diritti umani, ma sembra che per l'Onu sia perfetta a vigilare sul Consiglio per i diritti umani per l'anno 2016. Stiamo parlando di un Paese che, oltre ad essere coinvolto direttamente nella guerra civile siriana, da anni finanzia in modo illecite organizzazioni e milizie terroristiche.
E' paradossale che sia proprio l'Arabia Saudita a difendere nel mondo chi soffre per il mancato riconoscimento dei suoi diritti umani. Sembra uno scherzo ma non lo è, visto che l'ambasciatore saudita Faisal bin Hassan Trad è appena stato eletto a capo del Consiglio per i diritti umani dell'Onu per il prossimo anno. 

Una decisione che deploriamo con fermezza e che manifesta tutta l'inconsistenza e l'ipocrisia di un organismo nato come baluardo del mantenimento della pace ma trasformatosi negli anni in un gigantesco e vecchio organo amministrativo.

APPROFONDIMENTI

Ecco l'Inno di Italia 5 Stelle. Imparatelo a memoria!

http://www.beppegrillo.it/2015/09/lofacciamosolonoi_linno_di_italia_5_stelle_2015.html
Pubblicate questa canzone sulle vostre bacheche e preparatevi a ballare e cantare con tutto il popolo del M5S. Lo facciamo solo noi!

Il testo dell'inno, da imparare a memoria per il 17 ottobre: 

Lo facciamo solo noi
di salire sopra il tetto
di pretendere rispetto
da chi proprio non ce n’ha.

Lo facciamo solo noi
di non fare compromessi
di restar sempre noi stessi
per amore di onestà

Lo facciamo solo noi
di non prendere i rimborsi
di far fatti e non discorsi
per la nostra ITALIA

RIT: Noi diamo i soldi per fare le strade
loro distruggono la scuola pubblica
noi finanziamo le piccole imprese
loro le fottono con la politica
le autoblu le lasciamo alla casta
guadagniamo quel tanto che basta
per fortuna che qui prima o poi
governiamo noi.


Lo facciamo solo noi
di difendere l'ambiente
di arrestare il delinquente
che avvelena la città

Lo facciamo solo noi
di creare il Cambiamento
noi che siamo il Movimento
e che siamo ancora qua.

RIT: Noi diamo i soldi per fare le strade
Loro fan fuori la salute pubblica
noi lavoriamo anche quando è Natale
a loro sembra che è sempre domenica
accidenti a ‘ste tre marionette
fan più danni delle sigarette
per fortuna che qui prima o poi
governiamo noi.
governiamo noi.
governiamo noi.
governiamo noi.

Il gruppo M5S di Venosa regala fogli e stampanti agli studenti



Mentre in questi giorni si parla del nostro Presidente del Consiglio dei ministri, che avrebbe deciso di spendere la bellezza di 175 milioni di euro per acquistare un nuovo aereo per i propri spostamenti, grande il doppio e cinque volte più capiente dell’aereo di Stato che utilizza attualmente, per fortuna c'è il gruppo M5S di Venosa che ha regalato stampanti e fogli ad una ‪#‎scuola‬ !

Dove il governo opera con continui tagli a discapito della cosa pubblica, è dovere di ogni amministratore recuperare anche le più piccole risorse per metterle a disposizione della comunità. I cinque consiglieri hanno così speso i rimborsi della partecipazione ai consigli comunali. Utilizzo giusto dei soldi della politica. Immaginate se lo facessero tutti!

Orgoglioso di questo gesto: grazie ragazzi.

Caos Siria: Come si può credere che sia più facile svuotare un Paese che cessare una guerra?


La questione Siria al centro del question time tenutosi ieri, mercoledì 9 settembre, alla Camera dei Deputati. Con una interrogazione parlamentare ho chiesto al ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni quali siano le intenzioni dell’Italia in merito alla crisi in corso nel Paese medio-orientale e se il Governo Renzi intenda comportarsi alla stregua del Governo Berlusconi nel 2011, quando l’Italia si fece trascinare in guerra da azioni unilaterali degli alleati, senza l’avallo dell’ONU.

La risposta del ministro mi preoccupa perché non esula la Puglia da possibili rischi legati al caos in Siria. Avevo 10 anni, ma resta indelebile il ricordo dei 20.000 cittadini albanesi sbarcati a Bari nel 1991, in cerca di una nuova vita. Il ministro Gentiloni ha risposto dicendo che c’è bisogno di una transizione diplomatica che permetta di limitare la distruzione del Paese nonché la morte di centinaia di cittadini innocenti ma ha aggiunto che, tuttavia, l’Italia si allineerà alle decisione della coalizione anti-terrorismo e che, quindi, seguirà le scelte prese in tale sede. In altre parole, il Ministro ha confermato che l’Italia, in qualunque scenario internazionale si trovi, è considerata un membro di serie B. Abbiamo già sentito in passato le stesse rassicurazioni da parte di ministri degli esteri di altri governi poi sfociate in interventi di guerra. Anche in merito alla situazione della Libia nel 2011 con il Governo Berlusconi ed una Italia doppiogiochista che prima baciava le mani a Gheddafi e poi si associava alle azioni di guerra unilaterali degli alleati, senza l’avallo ONU

L’avanzata dell’Isis in Siria alla conquista di città e villaggi, sta portando la distruzione del patrimonio culturale e archeologico del Paese siriano, anche con il contributo del Governo turco (facente parte della Nato) che colpisce le basi curde in Iraq, l’unico contenimento dell’Isis da terra. Sia il Governo britannico sia quello francese ritengono necessario un intervento militare della Nato contro l’IS attraverso una campagna di raid aerei in Siria. Anche Putin ha aperto alla possibilità di una coalizione internazionale con gli Stati Uniti per un intervento in Siria, anche se con l’intento di salvaguardare comunque il più che traballante presidente siriano Assad. 

Anche alla luce della foto scioccante che ritrae il piccolo Aylan, morto annegato in Turchia, sembra che per i governi europei e per le lobby, il fattore umanitario che interessa la questione siriana pesi ben poco. Il nodo da sciogliere è esclusivamente il destino di Assad: Mosca e Teheran chiedono che resti al potere, l’Occidente continua a fare pressioni per le sue dimissioni. Tuttavia, la storia ci insegna che gli interventi esterni finora non hanno mai sortito gli effetti sperati. Al contrario, hanno sempre contribuito a incrementare gli scontri. I capi di stato europei, nessuno escluso, sono la causa della morte del piccolo Aylan e delle tante altre migliaia di cittadini innocenti. Sono colpevoli perché non hanno mai voluto attuare un piano europeo sull’immigrazione nemmeno quando, lo scorso dicembre, il M5S presentava 7 punti per risolvere il problema dell’immigrazione e veniva tacciato di incompetenza. Adesso, quasi la totalità delle nostre proposte – conclude Scagliusi – sono al centro del dibattito europeo. Com’è possibile credere che sia più facile svuotare un Paese che mettere fine a una guerra?. 

https://www.youtube.com/watch?v=uRCvryN3diE&feature=youtu.be

Intervista: Polignano, bilancio dell'estate 2015




Intervista rilasciata dal sottoscritto e dall'amico/collega Giuseppe L'Abbate a “La Voce del Paese” (edizione di Polignano del 04.09.2015)

1) Bentornati onorevoli cittadini. In quale posto caraibico, superlusso, o a bordo di yacht, come fanno tanti vostri colleghi, avete trascorso le vacanze? Chissà. Scherzi a parte, abbiamo visto una vostra foto con al posto del mare, una bella distesa di liquami... Vi piace così tanto quel profumo di m... are? 

Come tutti i lavoratori italiani, anche noi ci siamo concessi dei giorni di ferie. Siamo rimasti in Italia viste le numerose bellezze e i luoghi di interesse storico culturale che il nostro Belpaese offre. Ferie intervallate dalla partecipazione alle tappe del “Giù le mani dal Nostro Mare” tour sulle spiagge pugliesi in difesa del nostro mare dalle trivellazioni petrolifere, (come quella tenutosi a Polignano il 28 agosto scorso) e dall'ispezione al depuratore di Polignano.

2) Veniamo subito al dunque. Quali sono le soluzioni concrete, reali, fattibili per risolvere la questione depuratore?

Il depuratore è strutturalmente inadeguato a trattare la quantità di liquami prodotti dalla comunità locale (in presenza o meno di turisti), poiché è un impianto costruito negli anni ‘80, quando Polignano aveva meno abitanti, meno abitazioni e meno turisti. Tuttavia, siamo in presenza di due notizie: una buona ed una cattiva. La buona notizia è che sono già in corso i lavori di ampliamento del depuratore e che termineranno a novembre (noi continueremo a vigilare); quella cattiva sono i sei mesi di ritardo dovuti alla superficialità dell'amministrazione Vitto che avrebbe potuto risparmiarci un'estate dal “sapore di m…are”

3) Veniamo al bando Aro. Sembra un tabù, eppure ci sono sviluppi. State seguendo? Vi interessa? Avete cavato qualcosa?

La gestione dei rifiuti è un argomento che ormai da diversi anni è sotto il nostro interesse, cioè da quando proponiamo senza sosta la “strategia rifiuti zero”. Purtroppo, questa Amministrazione non ci ha mai dato ascolto ed i risultati si vedono e si “sentono”. Adesso la gestione dei rifiuti passerà dai comuni agli ARO. In altre parole, un unico bando per più comuni, un'unica azienda che si occuperà di più comuni. Sarà importantissimo vigilare sulla correttezza delle procedure di assegnazione poiché sappiamo che i profitti per l'azienda che se ne aggiudicherà l'appalto saranno ben più alti e che la gestione dei rifiuti fa gola alla criminalità organizzata come dimostrano le vicende recentemente balzate agli onori della cronaca locale in merito alla società di gestione rifiuti Avvenire s.r.l.

4) Parliamo del turismo. I dati diffusi in questi giorni sono positivi per la Puglia, quindi anche per Polignano. Quindi le cose vanno bene... 

I dati relativi al numero di presenze in Puglia e a Polignano sono evidentemente positivi. Tuttavia, ci sono molte altre informazioni che andrebbero raccolte come, per esempio, quelle relative alla soddisfazione dei visitatori e dei cittadini del posto e, purtroppo, siamo certi che non sarebbero così positivi. Sporcizia, caos e disorganizzazione l'hanno fatta da padrone anche quest'anno dimostrando ancora una volta (ammesso che ce ne fosse ancora bisogno) che il paese é fuori controllo. Di certo va fatto un plauso a tutti quegli imprenditori locali che stanno dando il massimo per offrire beni e servizi ai turisti ma senza un supporto programmatico da parte dell'amministrazione si rischia di rovinare tutto. Lo diciamo da tempo ma a quanto pare a Palazzo di Città non se ne rendono conto, distratti dai giochi di poltrone. Certo, fino a che in quel palazzo c'è chi continua a dire che la tassa di soggiorno può diventare un deterrente per l'abusivismo (ma ci è o ci fa?!?), forse è meglio che ci sia disinteresse per il turismo da parte loro, per il bene del nostro paese. Ma dopo 3 anni di amministrazione crediamo sia sotto gli occhi di tutti che le promesse fatte in campagna elettorale (piano spiagge, mobilità sostenibile e distribuzione dei flussi su aree più ampie) resteranno parole al vento. Comunque teniamo a sottolineare anche per lei, caro direttore, che per un paese come Polignano la stagione turistica non è ancora finita.

5) Che ne pensate delle dimissioni di Abbatepaolo? A parte gli equilibri politici, secondo voi ha lavorato così bene come sostiene l'opposizione? 

Di sicuro, abbiamo apprezzato la scelta di rassegnare le dimissioni da parte dell'Assessore uscente dal momento che quando un amministratore non riesce a portare a termine le promesse fatte in campagna elettorale, dovrebbe in ogni caso dimettersi. Da lui ci si aspettava qualcosa in più sull'agricoltura del nostro paese visto che avevamo di fronte un professionista del settore. Ha rassegnato le sue dimissioni senza polemiche, ma allo stesso tempo ha evidenziato i già noti problemi di questa amministrazione. Infatti, come lui stesso ha affermato, “nei tre anni di esperienza svolta all’interno dell’amministrazione è maturata però la consapevolezza che la visione dei problemi e soprattutto il modo di intendere le soluzioni, non si siano mai perfettamente integrate, probabilmente a causa dell’eterogenea composizione delle forze di maggioranza, non tanto sotto il profilo politico quanto sotto il profilo della formazione culturale e professionale”. Più chiaro di così.

6) Come mai non state dando sostegno alla petizione degli Amici del Mare riguardo il porto? Che ne pensate dell'argomento? 

Come abbiamo già detto più volte, la questione del porto risale a più di 10 anni fa e coinvolge più amministrazioni di centrosinistra e di centrodestra. Per poter avere un quadro chiaro della situazione, bisognerebbe entrare in possesso di tutte le determine e le delibere rilasciate in questi anni. Siamo interessati a confrontarci con gli “Amici del Mare”, ad ascoltare le loro istanze ed a sostenere le loro battaglie una volta analizzato il contenuto della loro petizione: siamo a loro disposizione.

7) La vostra analisi sull'ultimo consiglio comunale?

Sul programma elettorale della coalizione di Domenico Vitto campeggia tra i punti di “efficientamento e razionalizzazione” il “bilancio partecipato”. “Introduzione del bilancio partecipato e, a consuntivo, del bilancio sociale. Obiettivo è quello di permettere ai cittadini di partecipare attivamente allo sviluppo e all’elaborazione delle decisioni finanziarie, decidendo eventuali variazioni di risorse sulla base delle esigenze e delle priorità definite dalla collettività. Con il bilancio sociale, invece, l’ente comunicherà gli esiti della sua attività, non solo limitandosi ai soli aspetti finanziari, ma soprattutto mettendo ‘nero su bianco’ i risultati dell’attività amministrativa, in modo da permettere un controllo continuo dell’operato amministrativo”. Sono trascorsi 38 mesi e di tutte le promesse fatte in campagna elettorale non è rimasta l’eco delle chiacchiere lanciate dai palchi. E, purtroppo, le tasse con cui questa Amministrazione continua a vessare i polignanesi.