Brindisi: sulle morti sospette abbiamo chiesto ispezioni ospedaliere


In questi ultimi giorni è balzato agli onori delle cronache il caso delle diciannove morti “sospette” verificatesi negli ospedali Perrino di Brindisi e al centro Neurolesi di Ceglie Messapica (BR) tra il 2013 e il 2014. La morte pare essere riconducibile ad un’infezione nosocomiale da Klebsiella pneumonia. Negli ultimi quattro mesi, da maggio e settembre, i casi di infezione accertati sono stati 37. Purtroppo, non è ancora chiaro se siano state adottate misure atte a prevenire il diffondersi dell’infezione, né risulta se la direzione sanitaria abbia o meno intrapreso le necessarie verifiche sull’ambiente delle sale operatorie. La procura di Brindisi ha recentemente aperto un fascicolo per approfondire la vicenda, a seguito dell’esposto dei familiari di alcuni pazienti deceduti, e la direzione generale dell’ASL ha istituito una task force per verificare quali possano essere stati i fattori che hanno provocato le infezioni. Al momento pare non ci siano iscritti nel registro degli indagati, né ipotesi di reato.

Purtroppo, molti casi non dipendono da errori medici ma dalle condizioni deficitarie delle strutture ospedaliere, nonché dal deficit nelle costruzioni e dalla loro mancata manutenzione. A tal proposito insieme al mio collega della Commissione Giustizia Andrea Colletti (M5S), avvocato esperto in malasanità, abbiamo chiesto immediatamente al Ministero della Salute se intenda disporre un’ispezione del comando dei carabinieri per la tutela della salute con relativa relazione, da rendere pubblica, presso gli ospedali Perrino di Brindisi e centro neurolesi di Ceglie Messapica e se intenda accertarsi che attualmente siano assicurati adeguati livelli di sterilizzazione e sanificazione degli ambienti operatori e post-operatori.

In base a quanto disposto dalla delibera ASL n. 675 del 25 giugno 2012, la comunicazione delle infezioni avvenute nei siti chirurgici deve avvenire entro 48 ore. Tuttavia, nonostante vi siano state 37 infezioni contratte da maggio a settembre, la prima segnalazione sarebbe arrivata solo il 5 ottobre scorso.

Ormai, pare che questo Governo a guida Renzi voglia definitivamente distruggere la sanità pubblica. Lo dimostrano le dichiarazioni di queste ultime ore che arrivano dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, secondo cui ‘basterebbe tagliare 30 miliardi di sprechi per avere un Servizio Sanitario Nazionale da sogno’. Ecco, lo dica a quelle famiglie che hanno dovuto soffrire e soffrono ancora oggi per i decessi del Perrino. Chissà, se il ministro Lorenzin è mai entrata in un ospedale pubblico italiano per avere delle cure o se ha mai portato un suo familiare in una struttura ospedaliera pubblica; chissà se mai lo farà. Ecco è proprio questo il distacco dalla realtà che noi rimproveriamo alla vecchia politica. Dal canto nostro, non demordiamo nella nostra battaglia a tutela dei cittadini che, lo ricordo, sono i fruitori ma soprattutto i finanziatori della sanità pubblica.


APPROFONDIMENTI

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 29.10.15 

 

Mozione #M5S: Nove punti per la cooperazione [APPROVATA]


AGGIORNAMENTO DEL 28.10.2015

E' stata approvata la nostra mozione #M5S oggi dall'aula di Montecitorio.

Nel testo, sostenuto anche dalla maggioranza, noi della Commissione Affari Esteri abbiamo chiesto di "implementare concretamente il cosiddetto Processo di Khartoum" e che l'Italia si apra a "un approccio di maggiore generosità in termini di stanziamenti nella cooperazione".

Siamo molto soddisfatti, perché finalmente anche il Parlamento ha compreso le nostre ragioni. Ora ci auguriamo che il governo attui la mozione in tempi rapidi, incluso lo stop della vendita di armi ai Paesi che non rispettano i diritti umani. Leggi di più

https://www.youtube.com/watch?v=MasMkA5zJI4


Alla Camera dei Deputati noi della Commissione Affari Esteri e Comunitari #M5S abbiamo depositato una mozione concernente iniziative per rafforzare la cooperazione allo sviluppo a favore dei Paesi africani, anche nella prospettiva della riduzione dei flussi migratori.

Con i nostri nove punti, la mozione #M5S impegna il governo a:

- predisporre una strategia di politica estera dell'Unione europea più flessibile e adeguata nel rispondere alle minacce e alle sfide emergenti in settori quali la sanità, l'energia, i cambiamenti climatici, l'accesso all'acqua o il processo di desertificazione, fattori che spingono le popolazioni africane coinvolte verso altri Paesi e che si legano inevitabilmente all'aumento dei flussi migratori, attraverso l'adozione di misure e proposte per la riduzione dell'impatto ambientale e del consumo delle risorse, per una cooperazione allo sviluppo che non sia sinonimo di sostentamento, per la risoluzione di conflitti non basata sul solito interventismo militare;

- potenziare le strutture consolari di assistenza sociale nei Paesi africani, in modo che esse possano farsi carico di un primo orientamento in loco dei nuovi migranti con la costituzione di appositi sportelli all'interno degli uffici consolari;

- far sì che l'approccio al dramma dei profughi e dei flussi migratori dall'Africa sia affrontato dall'Unione europea nel solco dei processi di Rabat e di Khartoum, ovvero con una nuova politica dell'Unione europea nei confronti del continente africano in grado di affrontare le cause remote (povertà, crisi e conflitti), anche tramite il miglioramento delle situazioni della sicurezza, umanitarie e dei diritti umani e delle condizioni socio-economiche nei Paesi di origine, e di rafforzare la cooperazione con i Paesi di transito per il controllo dei flussi, per un contrasto efficace dei trafficanti e per rafforzarne le capacità in modo da consentire alle autorità locali di affrontare la questione in maniera più proficua;

- assumere iniziative per implementare con fatti concreti il cosiddetto Processo di Khartoum, adoperandosi affinché l'intera Unione europea non si caratterizzi esclusivamente con missioni militari come Eunavfor Med, Frontex o Active Endeavour, ma si decida a intervenire sui problemi strutturali dell'immigrazione dall'Africa attraverso un consistente piano di cooperazione allo sviluppo che rafforzi le economie locali;

- rendere effettivi gli impegni assunti, nel quadro dei citati processi, attraverso un approccio di maggiore generosità in termini di stanziamenti nella cooperazione allo sviluppo con questi Paesi, implementando contestualmente più serrati controlli sulla destinazione di tali fondi e sui fenomeni di corruzione inevitabilmente correlati;

- assumere iniziative per continuare a rafforzare la partnership tra Unione europea e l'Unione africana e con le organizzazioni regionali africane, con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni e l'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite;

- intraprendere, anche in collaborazione con i Governi dei Paesi riceventi, ogni utile iniziativa volta a incrementare i fondi per la cooperazione pubblica allo sviluppo nel settore agricolo locale, al fine di sostenere investimenti volti alla diffusione di modelli di produzione in grado di generare occupazione, di consentire agli operatori di accedere a mercati più ampi di quelli strettamente locali, di attivare meccanismi che permettano loro di recuperare la maggior parte possibile del valore di ciò che producono e di capitalizzare le risorse naturali, specie nelle aree a forte rischio ecologico, dove i servizi agricoli, come l'irrigazione, sono insoddisfacenti e il cambiamento climatico influisce in maniera significativa sulla disponibilità di cibo e sulla stabilità della sua offerta, il suo accesso e il suo utilizzo, alimentando, di fatto, espulsioni e progetti migratori;

- considerata l'evidente correlazione tra conflitti, traffico d'armi e flussi migratori, in specie provenienti dall'Africa, ad adottare ogni utile iniziativa affinché sia interrotta immediatamente l'esportazione di armi a tutti i Paesi che non rispettano i fondamentali diritti umani nel rispetto della legge n. 185 del 1990 e, parallelamente, a farsi promotore, nelle sedi bilaterali e in quelle multilaterali, di tutte le iniziative diplomatiche necessarie a limitare comunque il commercio con tutti questi Paesi;

- assumere iniziative per aumentare le risorse destinate alla cooperazione pubblica allo sviluppo nei Paesi africani, in particolare quelli della fascia sub-sahariana, destinandovi in particolare una quota significativa dei fondi promessi dal Presidente del Consiglio dei ministri Renzi, citati in premessa, per promuovere la salute e i diritti sessuali e riproduttivi, il contrasto alle pratiche dell'infibulazione, la parità di genere, i diritti umani delle donne e delle ragazze e il loro empowerment, sia nella cooperazione allo sviluppo sia in contesti umanitari.

M5S, Università: al via la campagna per abbassare le tasse


Nasce Universita5stelle.it con una petizione che mira a rendere più equo e accessibile il sistema universitario italiano oggi fortemente discriminatorio e costoso L’Italia ha uno dei sistemi di tassazione universitari più costosi. Nel nostro Paese, infatti, meno di uno studente su dieci riceve un contributo pubblico o privato per frequentare l’università. Mentre gli iscritti costretti a pagare in Italia sono pari all’88,5%, infatti, in Spagna e in Francia questa percentuale scende rispettivamente al 70% ed al 65%. Addirittura nessuna tassa, invece, è prevista in Germania, Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Austria, Scozia e Grecia.
Una elevata tassazione che, di fatto, disincentiva il proseguimento degli studi soprattutto se rapportato alle spese economiche che le famiglie italiane, oggi giorno, devono affrontare.

E proprio per invertire questa tendenza, abbiamo lanciato il sito www.universita5stelle.it, un nuovo spazio attraverso il quale è possibile approfondire argomenti sul mondo universitario e condividere iniziative, come appunto la petizione che mira a rendere più equo ed accessibile un sistema che oggi presenta aspetti fortemente discriminatori. 

Appena entrati a Montecitorio, abbiamo depositato una proposta di legge per ovviare a queste problematiche relative al sistema universitario ma, a più di due anni di distanza, non è stato compiuto nessun sostanziale passo in avanti: il Governo e il Ministero dell’Istruzione cercano in tutti i modi di affossare la nostra proposta.
Per sbloccare questa situazione, il cui scotto viene pagato da tutti gli studenti universitari italiani, abbiamo deciso di chiedere loro di far sentire la propria voce sull’Esecutivo renziano, consentendo finalmente al Parlamento di lavorare e di approvare una riforma del sistema di tassazione universitaria. La proposta del M5S prevede un sistema più equo e una diminuzione della tassa d’iscrizione all’università soprattutto per le fasce medio-basse, l’istituzione per legge di una No Tax Area che preveda l’iscrizione gratuita per gli studenti al di sotto di un determinato reddito, un limite massimo di tassazione totale per ogni ateneo, sanzioni a carico delle università che non rispettano la normativa. 

Confidiamo che la petizione venga sostenuta e promossa trasversalmente da tutto il mondo studentesco perché una maggiore equità e il diritto allo studio sono battaglie di civiltà, non di parte. Il modulo della petizione, scaricabile, e tutte le informazioni utili sono contenute sul sito www.universita5stelle.it. Le firme raccolte entro il 31 dicembre, saranno consegnate al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca nelle prime settimane del 2016.

APPROFONDIMENTI
Università 5 Stelle
Firma la petizione anche su change.org

17-18 ottobre, Imola: prove tecniche di governo a 5 stelle



Sabato 17 e domenica 18 ottobre il “mondo a 5 stelle” si è radunato ad Imola. Sindaci, consiglieri comunali, consiglieri regionali, parlamentari nazionali ed europei nonché attivisti da tutta Italia si sono incontrati all'autodromo Enzo e Dino Ferrari per condividere idee, speranze, emozioni e proposte per continuare il percorso di costruzione di una “Italia a Cinque Stelle”. Duecentomila persone accorse, centinaia di migliaia collegate in diretta sui social. Ogni regione, dalla Val D'Aosta alla Sicilia, ha avuto il suo spazio per presentare i propri risultati territoriali, i propri progetti. Uno stand sul Microcredito, uno sull'organizzazione dei Meet Up locali, quello dei parlamentari di Camera e Senato, quello del Parlamento europeo, una baby-sitting area per i più piccoli e due palchi dove si sono avvicendati, oltre a Grillo e Casaleggio, alcuni dei portavoce e gli artisti che gratuitamente si sono esibiti per far sentire il loro appoggio al “progetto a cinque stelle”.

Un evento organizzato ed interamente finanziato con micro-donazioni di 11.405 persone che hanno donato mediamente poco più di 36 euro. All'appello anche un folto gruppo di attivisti polignanesi di Polignano R-Evolution che hanno voluto partecipare all'evento, dove hanno potuto ascoltare gli interventi dei portavoce, scambiare idee ed opinioni sui progetti avviati dagli attivisti di tutta Italia, ascoltare proposte e condividere speranze in un clima di gioia ed amicizia. Giustizia, energia sostenibile, piano rifiuti 2.0, bilancio partecipato ed immigrazione sono stati, tra gli altri, i temi principali affrontati e dibattuti durante la due giorni di Imola. Particolare interesse, anche tra gli attivisti polignanesi, hanno suscitato anche le testimonianze dei sindaci a cinque stelle che, oltre a condividere con i presenti le indubbie difficoltà nell'amministrare il loro comune, hanno parlato del loro orgoglio nel gestire con onestà e trasparenza la cosa pubblica.

L'ennesima dimostrazione che la politica senza grossi finanziatori si può fare e permette di avere un solo capo a cui rispondere: il popolo italiano. Una vera e propria iniezione di energia positiva per chi come noi affronta quotidianamente i problemi dei cittadini che diventano sempre più numerosi. Sentire intorno a noi tutto questo affetto ci riempie d'orgoglio e ci dà la forza per continuare il nostro percorso all'insegna dell'onestà e della trasparenza.

“Abbiamo fatto circa settecento chilometri per essere ad Imola – commentano gli attivisti di Polignano R-Evolution - e per far sentire il nostro affetto a chi ha fatto scattare in noi quella molla che, ci auguriamo, presto possa avere lo stesso effetto anche su altri cittadini polignanesi. Saremo sempre grati a Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo per quello che hanno creato con la loro “pazzia”. Senza di loro, tutto questo non sarebbe mai stato possibile. Non sono mancati momenti di commozione e gli occhi lucidi ma essere ad Imola in questa due giorni è stato come un sogno. Un'Italia a cinque stelle è più che mai possibile e siamo convinti che quando riusciremo a riportare l'onestà e la trasparenza nelle istituzioni, tutti gli italiani torneranno a sentirti orgogliosi del proprio Paese”.
 

APPROFONDIMENTI
Italia5stelle, Imola: Grazie a tutti 


Family LAB 2: la mia nota


Sabato scorso, presso il complesso monumentale Santo Spirito in Sassia a Roma, si è tenuto il "Family Lab 2" organizzato dal CARE (Coordinamento delle Associazioni Familiari Adottive e Affidatarie in Rete). Non potendo partecipare, ho inviato una nota:

"Innanzitutto vorrei scusarmi per la mia assenza ma, il raduno di Imola del Movimento Cinque Stelle è proprio uno dei momenti di condivisione dei nostri principi e delle nostre aspirazioni: cittadini liberi, con le mani libere, che cercano di riportare l'onestà e la trasparenza nelle istituzioni.
Onestà e trasparenza che ci permettono di agire nell'esclusivo interesse dei cittadini italiani e del bene comune, senza vincoli di sorta. Sono proprio questi i principi dai quali è nato il mio interesse verso il tema delle adozioni internazionali da quando, nel gennaio 2014, sono stato contattato da alcune famiglie e da alcuni rappresentanti di enti autorizzati che hanno voluto condividere con me, le loro problematiche nel trovare delle risposte per le famiglie desiderose di intraprendere e portare a compimento l'iter adottivo.
Da li ho conosciuto le problematiche legate alle adozioni dalla Bielorussia, gli scandali relativi alle adozioni dal Kirghizistan, le vicissitudini subite dalle coppie in attesa di adottare minori dalla Repubblica Democratica del Congo, gli ingenti esborsi sostenuti invano, dalle famiglie desiderose di adottare dall'Etiopia. Ho cominciato a studiare le varie vicende, ho incontrato decine e decine di famiglie, numerosi enti, rappresentanti di comitati per le famiglie adottive; purtroppo non sono riuscito ad incontrare la Presidente della Commissione Adozioni Internazionali, la Dott.ssa Silvia Della Monica. La CAI che, lo ricordo, dovrebbe garantire che le adozioni di bambini stranieri avvengano nel rispetto dei principi stabiliti dalla Convenzione dell'Aja del 93 sulla tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale. La CAI, che dovrebbe redigere i criteri per l'autorizzazione all'attività degli enti e vigilare sul loro operato; limitare l'attività degli enti in relazione a particolari situazioni di carattere internazionale e revocare l'autorizzazione concessa nei casi di gravi inadempienze, insufficienze o violazione delle norme vigenti; revocare l'autorizzazione nei casi in cui i risultati conseguiti attestino la scarsa efficacia dell'azione dell'ente; esaminare segnalazioni, istanze ed esposti relativi ai procedimenti adottivi in corso, tra le altre cose.

Tuttavia, mi chiedo come la CAI possa fare tutto questo se non comunica, non ascolta le famiglie, non risponde alle sollecitazioni provenienti da queste ultime e dagli enti da essa stessa autorizzati. Mi chiedo a cosa serva una Commissione assente. Un ente che è ormai da tempo rinchiuso in una “campana di vetro” e che si limita a tessere le proprie lodi pubblicando comunicati stampa che sembrano del tutto distaccati dalla realtà che quotidianamente le famiglie si trovano ad affrontare. Dal canto mio, ho depositato numerosi atti ispettivi alla Camera dei Deputati per fare luce sugli aspetti oscuri delle adozioni internazionali. Ad oggi, purtroppo, nessuno dei miei atti ha ricevuto una risposta. Un altro dei miei compiti, da parlamentare della Repubblica, è quello di legiferare e proporre delle leggi che migliorino la vita quotidiana dei cittadini italiani. È proprio questo che voglio sottolineare con questa mia nota.

Quello che serve, a mio avviso, è ripensare la gestione delle adozioni internazionali, mettere insieme le esperienze, le difficoltà e le idee di chi vive questo mondo per renderlo più umano, più giusto ed orientato al bene esclusivo dei bambini e delle coppie che a questi bambini vogliono dare un futuro migliore. Personalmente sono a completa disposizione per dare il mio contributo affinché questo avvenga. Per uno sviluppo armonioso della personalità dei bambini è necessario un clima di felicità, amore e comprensione. Il compito di noi grandi è di fare tutto il possibile affinché questo clima venga loro garantito. Grazie a tutti".

APPROFONDIMENTI

Proposta di legge per adozioni estero su estero

https://www.youtube.com/watch?v=v3sb8d_f6Pc

Le adozioni internazionali in Italia sono attualmente regolamentate dalla legge 4 maggio 1983, n. 184 e successive modificazioni, con la quale l'Italia ha ratificato la Convenzione dell'Aja sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale. Ma, alcuni italiani residenti all'estero, mi hanno segnalato che c'è un'evidente carenza su un particolare caso; quello che riguarda le coppie italiane residenti in un Paese straniero che vogliono adottare un minore da un paese terzo. Infatti, mentre la legge attuale permette alle coppie residenti in uno stato estero da almeno due anni di adottare un bambino residente nello stesso stato, non contempla il caso in cui il bambino provenga da uno stato diverso da quello in cui risiede la coppia. Di conseguenza, spesso le coppie incontrano un ulteriore ostacolo quando richiedono in Italia il riconoscimento del minore adottato.

Nei Paesi islamici, ad esempio gli Emirati Arabi Uniti, una coppia ivi residente non adotta nello stesso Paese in cui risiede ma adotta in un altro Paese, qualora il Paese dove risiede glielo permetta. Normalmente, le autorità competenti locali di Paesi esteri (ambasciate e consolati) agevolano le adozioni rilasciando alle coppie che vogliono adottare il cosiddetto NOC (No Objection Certificate), un tipo di certificato legale di consenso rilasciato da qualsiasi agenzia, organizzazione, istituto o in alcuni casi, un singolo individuo. Non è altro che un nulla osta che l’ambasciatore o il console emette per confermare agli organi competenti che la coppia non ha impedimenti oggettivi all’adozione (pendenze legali, mancanza dei requisiti oggettivi, ecc.).
Purtroppo, accade che le citate autorità entrino nel merito con valutazioni non di loro competenza. Come è accaduto che nel 2014 quando, mentre tre tribunali italiani (quelli di Torino, Genova e Venezia) avevano riconosciuto ad alcune coppie italiane residenti a Dubai la validità della loro adozione in Etiopia, obbligando di fatto il console a emettere il passaporto italiano per i bimbi adottati, quello italiano ad Addis Abeba si è invece rifiutato di autenticare e tradurre la sentenza etiope rendendo ai tribunali italiani impossibile la legalizzazione in Italia delle nuove adozioni; viceversa, è accaduto che, invece, l'ambasciatore italiano in Oman ha rilasciato la citata NOC a una coppia italiana che risiede in Oman.

Con questa proposta di legge vogliamo consentire che, nei casi in cui la coppia adotti minori provenienti da un Paese terzo, l'adozione venga riconosciuta. Le adozioni internazionali offrono l'opportunità di dare una famiglia stabile a quei minori per i quali non c'è una famiglia idonea nel loro Stato di origine. Per uno sviluppo armonioso della personalità dei bambini è necessario un clima di felicità, amore e comprensione. Il compito di noi grandi è di fare tutto il possibile affinché questo clima venga loro garantito.

Adesso tocca a voi, durante questi giorni e fino alla scadenza dei 60 giorni, leggere la mia proposta su LEX, commentarla ed eventualmente proporre le modifiche che riterrete opportune. Una volta ultimata questa fase, prenderò in considerazione i suggerimenti più condivisibili ed apporterò alla mia proposta di legge le modifiche indicate.


APPROFONDIMENTI

Bielorussia: con l'Ambasciatore Bianchi ho parlato di adozioni


Ho avuto il piacere di incontrare l'Ambasciatore italiano a Minsk, Stefano Bianchi, il quale mi ha riferito che la Bielorussia non ama lo strumento dell'adozione. Lo vedono negativamente, come un mezzo per svendere i propri bambini e per ammettere che il loro Stato non sia in grado di assicurare loro una vita dignitosa; quindi ne fanno una questione di orgoglio nazionale. L'Italia si trova in una posizione di vantaggio visto che l'unica eccezione è stata fatta per il nostro Paese per le attività ed i progetti portati avanti in campo umanitario. Infatti, in un ventennio circa 600.000 bambini sono stati ospitati, sia nei soggiorni estivi che nei soggiorni natalizi. Si pensi che su 6 bambini adottati in Bielorussia, 1 è in Bielorussia ma 5 sono in Italia. 

"Tra l'inizio del 2014 ed i primi mesi di quest'anno – mi ha riferito l'Ambasciatore Bianchi - 170 erano le pratiche giacenti e quelle approvabili sono state tutte approvate sotto l'aspetto tecnico. Però, come è stato fatto per il precedente blocco, adesso occorre mettere in campo il livello politico, quindi ripetere la stessa procedura di dialogo politico che era stata fatta per la precedente lista nel 2013. Occorre una lettera di altissimo livello inviata direttamente dal nostro Presidente della Repubblica o dal Presidente del Consiglio al Presidente bielorusso che da l'autorizzazione quindi approva la lista perché viene considerata come garanzia aggiuntiva per i minori. Forse questo la Commissione Adozioni Internazionali (CAI) non l'ha bene inteso. “Questo secondo blocco di domande di adozione finora è stato trattato direttamente dalla CAI con l'ambasciata bielorussa a Roma. Dall'ambasciata abbiamo provato a contattare la CAI ma non abbiamo ricevuta alcuna risposta”.

Purtroppo, quello delle adozioni internazionali è un tema molto delicato e spesso si riesce a spuntarla quando si ha una profonda conoscenza del territorio dal quale si adotta. Negli ultimi anni le relazioni sono state molto tese tra l'Unione Europea e la Bielorussia. Adesso la situazione pare si sta scongelando. Ci sono contatti ed incontri tra ministri e capi di governo anche perché ci sono interessi economici ed è proprio includendo la questione delle adozioni in una cornice più ampia, in un avvio di dialogo parlamentare, si potrebbe facilitare la conclusione dell'iter adottivo per le famiglie in attesa.

Intervista: Polignano, Roma, privilegi ed elezioni


Intervista rilasciata dal sottoscritto e dall'amico/collega Giuseppe L'Abbate a “La Voce del Paese” (edizione di Polignano del 09.10.2015)

1) Che aggiornamenti ci sono da Roma? Il Pil sale, l'economia sembra migliorare, ma... 

No, il PIL non sale, quel +0,9% di cui si parla è la previsione fatta dal Governo nel Documento di Economia e Finanza (DEF) che va presentato alle Camere. Esultare per una previsione del +0,9% è ridicolo per due motivi: 1) supponendo che ciò accada si tratta di una crescita impercettibile, il Paese dovrebbe crescere a circa il 3% per recuperare i posti di lavoro persi; 2) la potenziale crescita non è dovuta alle cosiddette “riforme” fatte ma alla svalutazione dell'euro ed al prezzo del petrolio che ha raggiunto i minimi storici. Insomma, dai dati a nostra disposizione la situazione non è affatto rosea dato che a breve saremo travolti da una nuova crisi americana e cinese.


2) Il vostro Movimento ha intrapreso una battaglia contro i privilegi. Recentemente ha suscitato clamore la pensione di Vendola. Ma voi rinuncereste alla pensione parlamentare una volta maturata a fine mandato?

Vendola era già stato sbugiardato dall'allora attivista Cancelleri (poi candidato Presidente per il M5S in Sicilia e ora capogruppo 5 Stelle all’Ars) sui rimborsi elettorali presi da SEL (qui il video https://goo.gl/evt7Gw). Ora se ne andrà in pensione con 5.618 euro al mese all'età di 57 anni. I cittadini giudicheranno e pagheranno la sua baby pensione. Per quanto riguarda noi, invece, da questa legislatura non esiste più il vitalizio, in stile Cicciolina per intenderci, per i parlamentari ma si è passati al sistema di calcolo della pensione in base ai contributi effettivamente versati come avviene per la generalità dei lavoratori. Ricordiamo che il nostro gruppo ha già rinunciato a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali e tutti noi parlamentari ci dimezziamo gli stipendi che, insieme alla parte di diaria non utilizzata, vanno a finire in un fondo per il Microcredito atto a finanziare le piccole e medie imprese.


3) Riprenderete con gli incontri nella nostra piazza? E' da tempo che non vi si vede... 

Certo, siamo gli unici che da quando siamo stati eletti non abbiamo mai perso il contatto con i cittadini. Abbiamo diversi appuntamenti in cantiere, per cui ci vedremo presto.


4) Parliamo di politica locale. Sembra che sia cominciata davvero la campagna elettorale per le prossime comunali (nel 2017!). Pellegrini ha formato un nuovo movimento che accoglie e ricicla personaggi di destra come l'ex assessore Fabio Colella. Vi piace il progetto? 

Il M5S è nato come forza anti-sistema con l'obiettivo di cambiarlo e di restituire le istituzioni ai cittadini. Vecchi partiti, partitini, liste civiche civetta o brodini riscaldati vari non ci sono mai piaciuti e mai ci piaceranno per il semplice fatto che hanno l'unico scopo di lasciare il potere nelle mani delle solite persone. Polignano ha bisogno di aria fresca.


5) E voi? Vi preparate per le comunali? Avete avviato un dibattito?

Il M5S è dei cittadini per cui se i polignanesi vorranno avvalersi di questo strumento per cambiare Polignano lo potranno fare. A differenza dei partiti, il M5S non è di una sola persona che va in cerca di candidati e di accaparratori di voti.


6) Che ne pensate delle ultime sul porto? Un ponticello del 1800 interrato... 

Si tratta dell'ennesimo scempio. Chi sono i politici che hanno consentito ciò? Sarebbe bello pubblicare nome e cognome per farlo sapere ai polignanesi.


7) Voi amate le piste ciclabili. Dunque vi piacerà quella che sta per essere realizzata in via San Vito... 

Le piste ciclabili ci piacciono quando favoriscono la mobilità sostenibile. Altrimenti si riducono ad essere un semplice affare che crea qualche appalto, molti fastidi e l'illusione agli amministratori poco lungimiranti di aver lasciato un segno, che in realtà sembra più una cicatrice (che si abbina all’altra cicatrice delle colonnine bike-sharing mai utilizzate). La pista ciclabile favorisce la mobilità sostenibile quando è continua, interconnessa e raggiunge le infrastrutture dell’intermodalità, ad esempio stazioni e fermate di autobus. Ma ci pare che per Polignano questo non avvenga. Noi invitiamo gli amministratori comunali a programmare un “Piano di Mobilità Ciclistica” che sia in grado di favorire la Mobilità Sostenibile e che abbia come suo unico obiettivo la promozione del nostro paese rendendolo a misura di bici.

Adozioni internazionali: alcune coppie mi segnalano anomalie nella gestione


Nelle ultime settimane alcune famiglie hanno sollevato il caso di una gestione alquanto anomala da parte di un ente autorizzato all'adozione internazionale dalla Commissione Adozioni Internazionali. Ho poi portato la questione nei palazzi del Parlamento con una interrogazione a risposta scritta indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, canalizzando le segnalazioni ricevute dalle coppie italiane.

Nel periodo fra 2011 e 2013, diverse coppie in possesso del decreto di idoneità all'adozione internazionale si sono rivolte all'ente autorizzato Enzo B Onlus, con sede legale a Torino e altre 6 sedi operative in tutta Italia. Nel detto periodo, le coppie hanno pagato 3.750 euro per la «copertura dei costi generali dell'associazione», e 3.750 euro, fatturate dall'ente per lo «svolgimento dell'attività di formazione». Successivamente, in seguito all'instradamento delle loro pratiche in Etiopia, le coppie hanno versato un ulteriore e terzo pagamento di 4.500 euro corrispondente al 50 per cento del costo dei servizi resi all'estero. 

Nell'ottobre 2013, alcune coppie apprendevano dall'ente che le nuovi prassi operative intraprese dal Governo etiope avevano provocato il rallentamento delle procedure adottive. Una situazione confermata ulteriormente dalla comunicazione della Commissione per le adozioni internazionali del 30 gennaio 2015. Ma nonostante queste difficoltà operative già comunicate dall'ente alle coppie il 18 ottobre 2013, l'ente ha continuato ad instradare coppie in Etiopia fino a luglio 2014. Questione poi ribadita nel novembre scorso con l'aggravante che i problemi operativi in altri Paesi, avevano costretto a trasferire quelle pratiche, presenti su quei Paesi, nella fila d'attesa per l'Etiopia, causando un ulteriore intasamento delle procedure.
L'ente ha anche proposto alle coppie nei vari incontri di avviare le loro pratiche di adozione in altri Paesi, come alternativa all'Etiopia. Tuttavia, l'avvio di una pratica nuova avrebbe previsto la perdita totale del denaro investito relativamente ai servizi resi in Etiopia, nonostante la referente dell'ente Enzo B Onlus abbia confermato che i documenti forniti dalle coppie per i dossier non sono mai stati depositati presso le autorità etiopi, non sono mai stati tradotti e che alcuni dossier non hanno mai lasciato l'Italia. Di conseguenza, per concludere un'adozione in tempi ragionevoli, le famiglie venivano indotte a cambiare Paese e a pagare l'intera nuova quota estero nonostante la Carta dei Servizi dichiari che “Nulla sarà dovuto ad ENZO B qualora sia l'Associazione che, per motivi operativi o di condizioni manifestatesi nel Paese originariamente identificato, proponga alla coppia di rivolgere il proprio dossier ad un altro paese”.
La Commissione per le adozioni internazionali (CAI), contattata da una ventina di coppie preoccupate, non ha mai dato riscontro alla lettera con il risultato che numerose coppie, avendo sborsato fino ad oggi in media circa 12.000 euro, si trovano ad affrontare la reale possibilità di non poter mai offrire una famiglia permanente ad un bambino.

Ho provato personalmente ad avere delle risposte ma il silenzio della CAI rende tutto più difficile. In questo modo si crea una situazione in cui le possibilità di adozione aumentano in base al potere economico delle coppie aspiranti, senza tener conto del diritto fondamentale dei minori, ovvero di offrire loro l'opportunità di avere una famiglia permanente. Tale situazione appare altresì in netto contrasto con le linee guida della CAI che, indicando gli obblighi degli enti, raccomanda che «il numero di conferimenti incarico accettabili non deve superare la capacità di gestione. 

Mi auguro che immediatamente la Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla quale fa riferimento la Commissione per le adozioni internazionali, spieghi come abbia permesso all'ente Enzo B di accettare un numero di procedure superiori a quelle che riesce a gestire in modo adeguato, costringendo le coppie a versare ulteriori somme di denaro per avere una concreta possibilità di realizzare il loro progetto adottivo. Mi chiedo a cosa serva avere una Commissione che non dialoga con le famiglie e che non controlla la bontà del lavoro svolto dagli enti, nel rispetto della legalità, delle tasche dei cittadini ma soprattutto dei diritti di bambini e coppie.

APPROFONDIMENTI

Elezioni presidenziali Bielorussia: La strada verso la democrazia è ancora lunga

Dall'8 al 12 ottobre sono stato in Bielorussia con la delegazione OSCE per il monitoraggio delle elezioni presidenziali che si sono svolte domenica 11 ottobre scorso. Ecco un mio resoconto.

Il presidente della Bielorussia uscente, Alexander Lukashenko, al governo del Paese da 21 anni, è stato riconfermato per un quinto mandato con una percentuale plebiscitaria, l'83,49% dei voti. Il consenso più alto mai ottenuto. L'affluenza complessiva è stata dell'83% degli aventi diritto. Il voto si è svolto sotto la sorveglianza degli osservatori dell'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Questo monitoraggio ha coinvolto circa 400 osservatori provenienti da 38 paesi, tra cui 325 osservatori, a breve e lungo termine, dispiegati dall'OSCE, 58 parlamentari e personale dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE, 15 parlamentari e personale di Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
Lontani dall’essere soddisfatti, gli Osservatori OSCE durante la conferenza stampa finale, hanno sottolineato di aver apprezzato il benvenuto con il quale sono stati accolti qui e la soddisfazione per la decisione della Bielorussia di rilasciare i 6 prigionieri oppositori al regime di Lukashenko ancora in galera, lo scorso mese di agosto. Tuttavia, hanno altresì dichiarato che "c’è ancora tanto da fare per avere delle elezioni democratiche in Bielorussia”. La facilità con la quale i cittadini si potevano registrare direttamente al seggio, senza particolari garanzie e la mancanza di trasparenza nel conteggio dei voti dove era reso impossibile il controllo agli osservatori dell’OSCE in alcuni seggi, sono solo un paio di esempi che dimostrano quanto riscontrato durante il monitoraggio elettorale.

Se si pensa che vi ha fatto ricorso quasi il 50% dei votanti si fa presto a capire che serve a poco girare di seggio in seggio la domenica se la maggior parte dei voti è già stata espressa nei giorni precedenti. Tuttavia, nonostante distratti da gioiose band che accoglievano gli elettori all’interno dei seggi, forse per addolcire il tutto, abbiamo riscontrato molte irregolarità anche nello svolgimento del processo ai seggi: registri pieni di firme identiche o simili, seggi chiusi con voti conteggiati prima dell'orario previsto, ingresso vietato agli osservatori nei seggi di alcune caserme ed ospedali.
In altre parole, ancora una volta una "fake election" così come sostenuto anche dagli oppositori scesi in piazza, anche se si è trattato di manifestazioni meno numerose risposto alle precedenti elezioni presidenziali del 2010. La Bielorussia sembra non aver recepito le raccomandazioni OSCE successive alle elezioni del 2010, mettendo a rischio l'auspicato disgelo nei rapporti con l'Unione Europea.

APPROFONDIMENTI

https://www.youtube.com/watch?v=8866hF6no8k&feature=youtu.be








Afghanistan: Inaccettabile fuoco amico su MSF

Un premio Nobel per la pace che bombarda un ospedale di Msf: è inaccettabile e criminale il fuoco amico della Nato su un ospedale di Medici senza frontiere in Afghanistan. E’ la riprova che la violenza non può portare la pace, e l’Italia farebbe bene a smettere di investire in finte missioni di pace e armi spostando tutti quei fondi sulla cooperazione. Già nell'aprile 2013 con una mozione abbiamo chiesto di ritirare le nostre truppe, questo episodio conferma che la nostra richiesta era giusta. Solo in questo modo si possono impedire altri morti in luoghi martoriati da guerre iniziate oltre dieci anni fa che sembrano non concludersi più.

Se l’investimento nelle missioni di peacekeeping diventa complice di azioni come quella di Kunduz invitiamo il governo italiano e riportare in Italia tutti i suoi militari e investire il denaro in maniera più sensata. La guerra in Afghanistan è costata oltre 5 miliardi di euro, portando in dote migliaia di morti fra i civili afgani e 53 militari italiani.

La missione Nato in Afghanistan è la madre di tutte le finte ‘guerre di pace’. L'italia non può e non deve più accettare queste invasioni mascherate sotto vessillo Nato solo per assecondare l'alleato americano.

Gli Stati Uniti e L'importanza della Grecia nell'Euro


Gli Stati Uniti, si sono impegnati a evidenziare con l’#EUROPA “l’importanza geopolitica della permanenza della Grecia nell’euro” e la “necessità di una ulteriore riduzione del debito greco” anche facendo pressioni sul #Fmi. Di più: gli #USA hanno pure minacciato ripercussioni sulla #NATO in caso di #GREXIT (Atene ha una convivenza molto complicata col vicino turco) PERCHÈ ? 

Washington, sta trattando con l’UE un Trattato di libero scambio (#TTIP) che funziona solo se i singoli Stati europei non possono SVALUTARE per difendere l’industria nazionale. 

Tipico esempio di democrazia EuroAtlantica!

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/02/grecia-ecco-perche-gli-usa-hanno-voluto-che-atene-rimanesse-nelleuro/2084420/

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