Family LAB 2: la mia nota


Sabato scorso, presso il complesso monumentale Santo Spirito in Sassia a Roma, si è tenuto il "Family Lab 2" organizzato dal CARE (Coordinamento delle Associazioni Familiari Adottive e Affidatarie in Rete). Non potendo partecipare, ho inviato una nota:

"Innanzitutto vorrei scusarmi per la mia assenza ma, il raduno di Imola del Movimento Cinque Stelle è proprio uno dei momenti di condivisione dei nostri principi e delle nostre aspirazioni: cittadini liberi, con le mani libere, che cercano di riportare l'onestà e la trasparenza nelle istituzioni.
Onestà e trasparenza che ci permettono di agire nell'esclusivo interesse dei cittadini italiani e del bene comune, senza vincoli di sorta. Sono proprio questi i principi dai quali è nato il mio interesse verso il tema delle adozioni internazionali da quando, nel gennaio 2014, sono stato contattato da alcune famiglie e da alcuni rappresentanti di enti autorizzati che hanno voluto condividere con me, le loro problematiche nel trovare delle risposte per le famiglie desiderose di intraprendere e portare a compimento l'iter adottivo.
Da li ho conosciuto le problematiche legate alle adozioni dalla Bielorussia, gli scandali relativi alle adozioni dal Kirghizistan, le vicissitudini subite dalle coppie in attesa di adottare minori dalla Repubblica Democratica del Congo, gli ingenti esborsi sostenuti invano, dalle famiglie desiderose di adottare dall'Etiopia. Ho cominciato a studiare le varie vicende, ho incontrato decine e decine di famiglie, numerosi enti, rappresentanti di comitati per le famiglie adottive; purtroppo non sono riuscito ad incontrare la Presidente della Commissione Adozioni Internazionali, la Dott.ssa Silvia Della Monica. La CAI che, lo ricordo, dovrebbe garantire che le adozioni di bambini stranieri avvengano nel rispetto dei principi stabiliti dalla Convenzione dell'Aja del 93 sulla tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale. La CAI, che dovrebbe redigere i criteri per l'autorizzazione all'attività degli enti e vigilare sul loro operato; limitare l'attività degli enti in relazione a particolari situazioni di carattere internazionale e revocare l'autorizzazione concessa nei casi di gravi inadempienze, insufficienze o violazione delle norme vigenti; revocare l'autorizzazione nei casi in cui i risultati conseguiti attestino la scarsa efficacia dell'azione dell'ente; esaminare segnalazioni, istanze ed esposti relativi ai procedimenti adottivi in corso, tra le altre cose.

Tuttavia, mi chiedo come la CAI possa fare tutto questo se non comunica, non ascolta le famiglie, non risponde alle sollecitazioni provenienti da queste ultime e dagli enti da essa stessa autorizzati. Mi chiedo a cosa serva una Commissione assente. Un ente che è ormai da tempo rinchiuso in una “campana di vetro” e che si limita a tessere le proprie lodi pubblicando comunicati stampa che sembrano del tutto distaccati dalla realtà che quotidianamente le famiglie si trovano ad affrontare. Dal canto mio, ho depositato numerosi atti ispettivi alla Camera dei Deputati per fare luce sugli aspetti oscuri delle adozioni internazionali. Ad oggi, purtroppo, nessuno dei miei atti ha ricevuto una risposta. Un altro dei miei compiti, da parlamentare della Repubblica, è quello di legiferare e proporre delle leggi che migliorino la vita quotidiana dei cittadini italiani. È proprio questo che voglio sottolineare con questa mia nota.

Quello che serve, a mio avviso, è ripensare la gestione delle adozioni internazionali, mettere insieme le esperienze, le difficoltà e le idee di chi vive questo mondo per renderlo più umano, più giusto ed orientato al bene esclusivo dei bambini e delle coppie che a questi bambini vogliono dare un futuro migliore. Personalmente sono a completa disposizione per dare il mio contributo affinché questo avvenga. Per uno sviluppo armonioso della personalità dei bambini è necessario un clima di felicità, amore e comprensione. Il compito di noi grandi è di fare tutto il possibile affinché questo clima venga loro garantito. Grazie a tutti".

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