Concorsi, Addio limiti di altezza per forze armate, forze di polizia e vigili del fuoco


Durante il Consiglio dei ministri del 4 dicembre scorso è stato approvato, in esame definitivo, uno schema di decreto recante il regolamento in materia di parametri fisici per l’ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle Forze armate, nelle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e nel Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, in attuazione della legge 12 gennaio 2015, n. 2. Nello specifico, il provvedimento ha introdotto per l’ammissione ai concorsi per il reclutamento/assunzione del personale del comparto difesa e sicurezza, al posto del previsto requisito dell’altezza, i parametri fisici della composizione corporea, della forza muscolare e della massa metabolicamente attiva. 

Finalmente è arrivata l'intesa che abbiamo più volte sollecitato. Finalmente una legge che permetterà all'Italia di adeguarsi al resto dell'Europa e non solo, per le nuove assunzioni di tanti giovani nelle Forze armate e di polizia con la possibilità per tanti italiani di partecipare ai prossimi concorsi pubblici. Dopo il voto unanime di Camera e Senato, il pressing del M5S porta ad un grande risultato per continuare la crescita del comparto Difesa-Sicurezza del nostro Paese. Si è deciso, quindi, di non precludere l’accesso alle Forze armate, alle Forze di polizia e al Corpo dei vigili del fuoco in ragione della mancanza del requisito dell’altezza minima prevista dalle attuali disposizioni, ma di consentire la valutazione dei soggetti in base a differenti parametri dai quali possa comunque desumersi la più generale ma imprescindibile idoneità fisica del candidato allo svolgimento del servizio militare o d’istituto. 

Adesso tocca prendere di petto la questione dei limiti di età. Anche qui, abbiamo dimostrato la nostra vicinanza alla voce dei cittadini, presentando una risoluzione in Commissione Difesa con la quale chiediamo al Governo di prevedere che la partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non sia soggetta ai limiti di età, senza alcuna deroga. Speriamo che presto la risoluzione venga discussa ed approvata in commissione Difesa. In questo modo anche quei ragazzi pugliesi che per diversi motivi (studio, inidoneità fisiche temporanee, presa di coscienza successiva) non hanno potuto partecipare ai concorsi prima del compimento del venticinquesimo anno d'età avranno la possibilità di intraprendere le carriere iniziali delle Forze Armate e delle Forze di Polizia.

Troppopieno in Lama San Giorgio: la regione Puglia valuta le alternative


Finalmente qualcosa sembra muoversi nella risoluzione dell'annoso problema dello scarico dei reflui in Lama San Giorgio. Dopo il surriscaldamento degli animi degli ultimi giorni tra il Comitato “No Reflui in Lama San Giorgio” e le istituzioni locali rutiglianesi conseguente al ritiro di un ordine del giorno che impegnava il comune di Rutigliano a considerare uno scarico alternativo a Lama San Giorgio per l'eventualità del troppopieno, pare ci sia un'apertura da parte della Regione Puglia a valutare le alternative rispetto alle intenzioni attuali.
Questo infatti, è stato il leitmotiv dell'incontro che ho avuto in Regione qualche giorno fa con l'Assessore ai trasporti e ai lavori pubblici, Giovanni Giannini, dal momento che dall'inizio della legislatura cerco di dare il suo contributo affinché venga rispettata la volontà dei cittadini rutiglianesi.

Un incontro molto cordiale che mi ha dato la possibilità di apprezzare la disponibilità dell'Assessore Giannini e la nostra comune volontà, al di là dei colori politici, di collaborare per trovare la soluzione migliore. Sono riuscito a strappargli la promessa di valutare le alternative allo scarico in Lama San Giorgio. Adesso insieme ai cittadini, attendo la relazione dell'Assessore Giannini corredata da evidenze tecniche, che permetterà di valutare vantaggi e svantaggi di un eventuale spostamento dello scarico del troppopieno in Lama Cupa, così come caldeggiato dal Comitato No Reflui in Lama San Giorgio”. La relazione, che dovrebbe essere seguita da un incontro pubblico nel quale la Regione Puglia si farà portavoce delle decisioni prese e delle motivazioni alla base di tale scelta, probabilmente, metterà la parola fine alle dispute tra cittadini ed istituzioni, colpevoli del ritardo in cui ci troviamo oggi.

Mi auguro che la relazione dell'Ass. Giannini arrivi quanto prima e che porti con sé la previsione dello scarico di Lama Cupa come recapito finale del troppopieno. Sono oltre due anni ormai che mi occupo della questione e, da quanto ho avuto modo di apprendere, la maggior parte dei cittadini di Rutigliano è particolarmente legata a Lama San Giorgio e optano proprio per Lama Cupa, invaso già esistente ma attualmente in stato di abbandono, come recapito ideale del troppopieno. Ritengo doveroso che, qualunque sia la decisione, la Regione Puglia si prenda l'onore e l'onere di spiegare alla comunità locale, in un incontro pubblico, quella che sarà la scelta definitiva. E' vero, chi amministra deve alla fine prendere le decisioni, ma non deve mai sottovalutare le volontà dei cittadini.

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Adozioni Internazionali: CAI un ente fantasma. Serve rispetto per le famiglie in attesa













Tra una fuga di notizie e l'altra, si apprende che il Presidente del Consiglio Renzi avrebbe finalmente firmato la lettera di garanzia richiesta dalle autorità bielorusse per concludere l'iter adottivo di numerosi bambini e famiglie in attesa. Si apprende anche, che siano state sbloccate dieci delle pratiche adottive di famiglie ancora in attesa di concludere la loro adozione dalla Repubblica del Congo. Il tutto, in uno scenario nebuloso in cui vivono con spasmodica attesa centinaia di famiglie che cercano in tutti i modi di avere notizie certe, ufficiali, da parte dell'autorità centrale del nostro Paese in materia di adozioni internazionali.

La Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI), che opera presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dovrebbe agire secondo il principio della trasparenza, inteso come "accessibilità totale" alle informazioni che riguardano l'organizzazione e l'attività delle pubbliche amministrazioni, come affermato con decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33. Nei fatti, numerosissime sono ad oggi le proteste dei genitori, che più volte hanno scritto al Presidente della Repubblica Mattarella ed al Presidente del Consiglio Renzi per la mancanza di trasparenza che caratterizza la gestione della CAI. 

Ultimo in ordine di tempo è il grido di protesta andato in scena alla Camera dei Deputati proprio qualche giorno fa durante una conferenza stampa dove alcuni rappresentanti di famiglie ed enti autorizzati hanno auspicato, ancora una volta, un intervento immediato da parte del Presidente della Repubblica. Ormai la gestione inaccettabile della Commissione da parte della Presidente Della Monica scelta da Renzi forse per immobilizzare le adozioni internazionali, è sotto gli occhi di tutti. Anche il sito istituzionale della Commissione rispecchia in toto il modus operandi della Presidente. Infatti, con un'interrogazione parlamentare ho chiesto al Presidente del Consiglio delucidazioni su alcuni dei molti dati mancanti; dall'importo destinato alla spesa per indennità di carica spettante al Vice Presidente della Commissione (proprio la Dott.ssa Silvia Della Monica), all'elenco aggiornato del personale in servizio presso la segreteria tecnica della CAI, passando per i criteri di assegnazione dei rimborsi relativi alle spese sostenute per l’adozione di uno o più minori stranieri.

A tal proposito il M5S ha presentato un emendamento, a mia prima firma, alla Legge di Stabilità 2016, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, con il quale si propone di aumentare a 30 milioni annui con decorrenza dal 2016, il «Fondo per le adozioni internazionali», istituito proprio con la nuova Legge di stabilità con una dotazione di 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2016, al fine di concludere tutte le attività relative ai rimborsi delle procedure adottive successive all’anno 2011. 

Mi auguro vivamente che anche la maggioranza appoggi il nostro emendamento che permetterebbe a tante famiglie di ricevere quanto dovuto. Purtroppo il calo vertiginoso delle richieste di adozione è il risultato della crisi economica che fa il paio con i mancati rimborso delle spese sostenute dalle famiglie. Non da meno è la gestione scellerata di una Commissione che dovrebbe essere proprio di supporto alle famiglie ed agli enti. Ad oggi invece, non fa altro che alimentare la diffidenza delle famiglie nei confronti degli enti autorizzati e nei confronti delle istituzioni tutte. Il mio ruolo, e mi auguro quello di tutti i parlamentari italiani, indipendentemente dal colore politico, è quello di continuare a denunciare il comportamento di questo ente e di fare in modo che le adozioni internazionali proseguano con successo nell'esclusivo interesse dei bambini e delle famiglie.

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Immigrazione: sulla terra si spostano oltre 1 miliardo di persone


Il Comitato sui Diritti Umani della Camera dei Deputati, su mia iniziativa, ha avuto l'onore di incontrare la rappresentante speciale OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), l'ambasciatrice Madina Jarbussynova. Tema dell'incontro è stato il traffico di esseri umani, la forma di schiavitù più aberrante degli ultimi anni che, con un profitto di decine di miliardi di dollari, è al terzo posto tra i fenomeni criminali internazionali, subito dietro il traffico di stupefacenti e di armi.

Nel corso del suo intervento, la Jarbussynova, ha sottolineato che “l'ONU stima, ad oggi, circa 1 miliardo di persone in viaggio con spostamenti volontari o involontari. L'instabilità nel Medio Oriente e nel Corno d'Africa ha provocato flussi misti che comprendono migranti economici, richiedenti asilo e rifugiati anch'essi vulnerabili e a rischio di diventare vittime della tratta. Infatti, è di fondamentale importanza tener presente che i fenomeni migratori e la tratta di esseri umani sono fenomeni che s'intrecciano e le politiche per l'immigrazione più rigide degli Stati hanno aumentato la vulnerabilità dei migranti e dei rifugiati a forme di sfruttamento. Secondo l'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) dei 20,9 milioni di persone che attualmente a livello mondiale si trovano in una situazione di lavoro forzato, 9 milioni erano emigrati a livello interno o internazionale. I fanciulli rappresentano il 26% del totale (5 milioni e mezzo).

Gli utili illeciti generati dal lavoro forzato, ammontano a 65 miliardi di dollari solo nell'area OSCE. Quelli invece generati a livello globale sono circa 150 miliardi. Per il rapporto globale dell'UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine), nella regione dell'OSCE – ha proseguito la Jarbussynova – la maggior parte dei casi individuati hanno a che fare con sfruttamento di tipo sessuale o di tipo lavorativo. Ci sono anche traffici in cui le vittime vengono utilizzate per commettere crimini o per schiavitù domestica.

Negli ultimi anni, in reazione a dei provvedimenti molto incisivi contro i flussi irregolari, le rotte sono diventate più lunghe, più costose, più difficili e più pericolose. Quindi anche il fenomeno migratorio è andato frammentandosi con tutta una serie di pause durante il viaggio. In questo tipo di situazione è facile passare dalla migrazione alla tratta”. In questi ultimi giorni l'Unione Europea ha aperto la discussione con i Paesi africani nel tentativo di trovare delle soluzioni all'ondata migratoria che, nel Mediterraneo, è caratterizzata da una forte mortalità.

Al 5 novembre, l'Alto Commissariato per i Rifugiati ha registrato 3.440 persone morte o disperse nell'attraversare il mediterraneo. I flussi migratori sono un fenomeno sempre più complesso. Le autorità hanno difficoltà nel tracciare una chiara linea di demarcazione tra contrabbando, traffici e movimenti di persone che cercano di sfuggire all'instabilità e alle persecuzioni.

I Paesi di destinazione devono trovare un bilanciamento tra l'interesse legittimo di proteggere i confini e l'obbligo di difendere i diritti umani della persona, soprattutto di coloro che hanno diritto alla protezione internazionale. L'Italia si trova al centro dei flussi migratori e quindi anche di quelli legati alla tratta degli esseri umani, sia per la sua posizione geografica ma anche per vuoti normativi. Ricordiamo che il nostro Paese avrebbe dovuto adottare un piano nazionale d’azione contro la tratta di esseri umani, in recepimento della direttiva 2011/36/UE ma ad oggi questo piano d'azione non è ancora partito. 

L'auspicio è che l’Italia provveda ad adottarlo quanto prima in recepimento della suddetta direttiva e come previsto dal D.Lgs. 24/14, contribuendo a colmare, almeno parzialmente, tali importanti lacune. Gli Stati devono utilizzare meglio le verifiche finanziarie per smantellare l'intera rete, piuttosto che arrestare gli sfruttatori finali. Anche i proventi criminali dovrebbero essere individuati e congelati per garantire la protezione dei diritti delle vittime, indennizzarle e finanziare altre indagini. Il nostro obiettivo deve essere quello di proteggere l'essere umano vulnerabile, da porre al centro del nostro dibattito sulla migrazione e sulla tratta.

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