Adozioni internazionali: Storia a lieto fine per una coppia polignanese

Quando si pensava che la burocrazia e lo sfinimento erano in procinto di prendere il sopravvento sulla voglia di adottare di due genitori polignanesi, è arrivata la buona notizia. Dopo cinque anni di documenti, visite mediche ripetute, adempimenti burocratici e soldi versati, una coppia di polignanesi è riuscita a realizzare il sogno di accogliere, questa volta per sempre, il bambino bielorusso con cui avevano un legame speciale ormai da anni, uguale a quello che si crea tra genitori e figlio.

E’ dalla tragedia di Chernobyl dell’86 che tra Italia e Bielorussia si è creato un ponte di solidarietà che ha visto migliaia di famiglie in tutta Italia accogliere bambini bielorussi orfani e/o bambini le cui famiglie non potevano permettersi di sostenere i costi delle cure per i propri figli. Da lì in molti casi è “scoccata la scintilla” e molte coppie hanno deciso di adottare uno dei bambini accolti, grazie anche all’unico accordo bilaterale sulle adozioni internazionali che la Bielorussia ha siglato ad oggi, appunto con l’Italia. Tra queste, c’è anche la coppia polignanese che dopo aver conosciuto un bambino di 7 anni nel 2012, è stata catturata dal suo affetto ed ha deciso di avviare le pratiche per l’adozione. “Per noi è stata una scelta naturale – parla commosso il padre, 37enne polignanese - dopo aver avuto il piacere di accogliere il nostro bambino negli ultimi cinque anni, tre mesi in estate e un mese in inverno. Purtroppo, non è stato affatto facile vista l’assoluta assenza di supporto da parte dello stato italiano. Spesso ci siamo sentiti soli davanti ad una procedura estenuante e complessa ma che alla fine si dimentica in fretta difronte alla soddisfazione di poter abbracciare tuo figlio. E’ un’esperienza che consiglio a tutti, con l’auspicio che lo stato italiano faccia qualcosa per rendere più agevole l’iter adottivo”.

Ormai da 4 anni, come membro della commissione affari esteri, mi occupo di adozioni internazionali e delle difficoltà dei genitori di tutta Italia nel portare a termine un’adozione internazionale. La chiamata dei genitori polignanesi mi ha commosso. Devo ringraziare loro perché per primi mi hanno segnalato la situazione in cui versa il mondo delle adozioni internazionali in Italia. La loro storia mi ha permesso di approfondire la questione e rendermi conto di quanto inefficiente sia la gestione della Commissione Adozioni Internazionali (CAI), l’ente pubblico che si occupa di adozioni internazionali in Italia. Sono ormai quattro anni che in tutti i modi ho cercato un dialogo con la ex presidente Silvia Della Monica e con l’attuale presidente Maria Elena Boschi ma ho trovato davanti a me un muro di omertà e di arroganza. Non è un caso che le adozioni internazionali siano calate del 50% in Italia negli ultimi 5 anni. Per fortuna, nel caso della coppia polignanese, è stato sufficiente sentire l’ambasciatore italiano che ho conosciuto in un mio precedente viaggio istituzionale a Minsk per essere rassicurato sul fatto che la procedura fosse in dirittura d’arrivo. Da li a poche ore, le informazioni sono state confermate dalla telefonata gioiosa dei miei concittadini. Li ringrazio a nome della comunità per il loro bel gesto e sono fiero di poterlo sottolineare.

Quello che hanno fatto questi due genitori, nonostante le difficoltà incontrate, è la dimostrazione che l’amore non conosca confini, né biologici e né geografici. Purtroppo, a seguito dell’esito del referendum, immagino che i prossimi saranno mesi di ulteriore stallo per la CAI. Spero che, con un nuovo governo, ci sia maggiore attenzione a questi genitori, la cui generosità andrebbe sostenuta, non ignorata. Noi del M5S ce la stiamo mettendo tutta.

Sottrazione Internazionale di minori: La Convenzione dell'Aja va aggiornata


La battaglia per contrastare la sottrazione internazionale di minori non deve conosce soluzione di continuità. Dopo aver incontrato alcuni addetti ai lavori, aver sentito numerosi genitori e raccolto le problematiche legate al fenomeno della sottrazione internazionale, ho dapprima depositato una proposta di legge (insieme al collega Bonafede) per inasprire le pene di chi è colpevole di sottrazione internazionale di minori. Successivamente ho presentato una interrogazione al Ministro della Giustizia e adesso torno alla carica con una interpellanza alla Camera dei Deputati per chiedere al Governo di farsi promotore in sede internazionale di alcune modifiche alla Convenzione dell’Aja, in vista della scadenza del suo rinnovo quinquennale.

Le sottrazioni internazionali di minori, che si verificano nel caso in cui un minore viene illecitamente trasferito all'estero o illecitamente trattenuto all'estero (mancato rientro), sono innumerevoli nel nostro Paese così come nel resto dell'Europa e presentano aspetti assai diversi tra loro. Tra gli accordi internazionali che riguardano la sottrazione di minori vi è la Convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980, ratificata da 93 Paesi, che si pone, tra gli obiettivi, quelli di consentire il ritorno del minore nello Stato di residenza abituale e di garantire il diritto del minore ad incontrare il genitore dal quale è stato illecitamente sottratto, regolamentandone la modalità di frequentazione anche nel Paese estero. Ad oggi, la Convenzione è l'unico strumento giuridico internazionale cui è possibile ricorrere per i casi di sottrazione o per la regolamentazione del diritto di cura parentale dei minori sottratti e portati coattivamente, a grande distanza dal contesto familiare in cui sono nati e cresciuti, in Paesi non appartenenti all'Unione Europea.

Purtroppo, nel tempo si sono evidenziate alcune criticità nella Convenzione che vanno assolutamente corrette per tutelare i minori, salvaguardare il diritto dei genitori ed evitare che eventuali controversie possano costituire un elemento di forte turbamento nei rapporti tra gli Stati interessati. Entrando nel merito degli articoli, si evince che la Convenzione prevede che il genitore del minore sottratto sia obbligato a presentare l'istanza presso l'autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato in cui il minore si trova, laddove invece sarebbe opportuno poter presentare l'istanza nello stato di origine della famiglia. Questo aprirebbe scenari diversi e favorevoli in quanto, innanzitutto sarebbe un deterrente per il genitore reo dell’allontanamento forzato. Inoltre, il genitore a cui viene sottratto il minore non sarebbe più obbligato a rivolgersi a un'autorità straniera, ma a quella del luogo dove il bambino aveva per ultimo la residenza abituale e i propri affetti più cari.

Anche l'Associazione Adiantum la pensa così: “Il minore sottratto viene catapultato in un vortice di circostanze che determinano cambiamenti incisivi nella propria vita di bambino: variazioni del clima, del paesaggio, delle mura domestiche, dell'alimentazione, della lingua parlata, dei rapporti sociali, del gioco, dell'emulazione, della scuola e delle condizioni economiche (spesso disagiate). Tutto ciò segna l'inizio di un calvario sia affettivo che legale, dal momento che il bambino trascorre molto tempo prima di rivedere (o anche sentire telefonicamente) il genitore a cui è stato sottratto, in ciò acutizzando un forte senso di abbandono che lo seguirà per tutta la vita. Ci auguriamo vivamente che il Governo prenda in considerazione gli impegni proposti da Scagliusi e che, in tempi brevi si riescano a trovare soluzioni efficaci a questo problema”.

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Referendum: ho chiesto all'OSCE di monitorare il voto del 4 dicembre in Italia

 
Il 4 dicembre 2016, gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi su una riforma che prevede un radicale stravolgimento di oltre 40 articoli della Carta costituzionale. Per questo, in qualità di membro della Commissione Affari Esteri e dell’OSCE, ho inviato tramite il Presidente del gruppo parlamentare M5S alla Camera, Andrea Cecconi, una richiesta all’OSCE, affinché valuti l’opportunità di avviare una specifica missione di osservazione elettorale nel corso della prossima votazione e contestualmente ho depositato una mozione a mia prima firma che impegna il Governo italiano a richiedere il suddetto monitoraggio.

Già coinvolto attivamente in alcuni monitoraggi elettorali negli ultimi tre anni, cioè da quando sono deputato e anche membro della delegazione OSCE, ho ritenuto opportuno avanzare questa richiesta proprio perché l’attività di monitoraggio elettorale costituisce una componente fondamentale della politica dell’Unione Europea per la promozione dei diritti umani e della libertà di opinione e di voto. Dal 1994 l’Italia ha fornito alle varie operazioni di monitoraggio elettorale condotte dall’OSCE/ODIHR circa 500 esperti in materia elettorale che hanno partecipato alle missioni di osservazione o di supervisione elettorale condotte in numerosi Paesi partecipanti dell’OSCE. Questa volta, riteniamo che sia proprio il nostro Paese ad aver bisogno di un sostegno da parte dell’OSCE per garantire ai cittadini italiani elettori la libertà di voto.

L’attività di monitoraggio elettorale costituisce una componente fondamentale della politica dell’Unione Europea per la promozione dei diritti umani e della libertà di opinione e di voto. Le immagini viste sul web che a Napoli, in occasione delle scorse amministrative, documentavano ancora una volta anomalie e scambi sospetti all’esterno dei seggi elettorali sono ancora tristemente nitide. Per non parlare di ciò che in passato, in altre città o Regioni, si è verificato anche e soprattutto all'interno dei seggi. Il rapporto Democracy Index, stilato annualmente dal settimanale "The Economist", per l’anno 2014, metteva l’Italia al 29° posto tra tutti i paesi del mondo su una classifica che misura il grado di democrazia all’interno degli Stati, tra il Botswana e il Sudafrica.

Sarà una giornata importantissima, che chiamerà alle urne milioni di italiani. Per questo abbiamo inviato una lettera al direttore dell’ODIHR, Michael Georg Link, chiedendo che l’OSCE invii una sua delegazione per vigilare sullo svolgimento del voto referendario nelle zone maggiormente a rischio. La garanzia di un voto libero e trasparente deve essere il principio cardine di ogni democrazia. Attendiamo la risposta del Dott. Link, sperando che avalli la nostra richiesta.

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Adozioni Internazionali: Finalmente si vede la Della Monica, restano le perplessità



Alla Camera dei deputati, in Commissione Giustizia, si è svolta l’audizione di Silvia Della Monica, Vice Presidente della Commissione per le adozioni internazionali, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni ed affido. Davanti alla sorpresa dei presenti, la Della Monica ha sciorinato tutti i risultati raggiunti dalla CAI, la sua determinazione a difesa dei minori ed il suo istinto protettivo che le ha permesso di tutelare la Commissione e la sua credibilità all’estero, evitando di riunire la commissione per ben 2 anni al fine di preservarla da conflitti d’interesse interni che ne avrebbero danneggiato la gestione.

Sono contento di aver finalmente visto dal vivo la Dott.ssa Della Monica dopo averla inseguita per due anni e mezzo, non perché ci tenessi ad incontrarla ma perché ci sono migliaia di famiglie assolutamente insoddisfatte e preoccupate per l’immobilismo della CAI dall’inizio della sua gestione.

Fa abbastanza sorridere che la Della Monica parli di risultati positivi quando il mondo delle adozioni internazionali da qualche tempo a questa parte, sta vivendo una vera e propria crisi. Secondo gli ultimi dati disponibili sul sito della CAI, dal 2010 al 2014 abbiamo assistito ad un calo del 50%. Ma lei ha parlato dell’aumento avuto nel 2015 rispetto all’anno prima: cioè 5 bambini in più. Ritengo questa sia stata una mancanza di rispetto nei confronti dei genitori e di tutti i presenti che avevano chiesto la sua audizione con l’obiettivo di cogliere eventuali suggerimenti da adottare a livello legislativo, per superare l’empasse. “In merito ai rimborsi, invece, fermi al 2011 e con tantissime famiglie in attesa, la Della Monica si è limitata a dire che c’è un ente terzo che si occupa di rimborsare le famiglie.

Questo lo verificherò quanto prima. Quello che è certo, è che nella legge di stabilità 2016 sia stato istituito un apposito fondo che prevede 15 milioni di euro all’anno a partire dal 2016 anche per i rimborsi alle famiglie. Se ha aggiornamenti in merito, le sarei grato di apprenderli oggi perché ci sono decine e decine di famiglie che attendono notizie su questo. Infine, mi risulta alquanto difficile da digerire quanto detto dalla Dott.ssa Silvia Della Monica in merito alla sua decisione di non far riunire la Commissione Adozioni Internazionali perché ha ritenuto che qualcuno all’interno della Commissione fosse in palese conflitto di interessi perché legato a qualche ente autorizzato. E’ inaccettabile che migliaia di famiglie non abbiano ricevuto informazioni e assistenza adeguata nella loro richiesta, a volte disperata, di informazioni perché la ex presidente della CAI si sia arbitrariamente arrogata il diritto di fare di un ente pubblico, sotto la presidenza del Consiglio dei Ministri, un proprio ufficio privato, a conduzione privata. Mi auguro che il presidente del Consiglio, anche a voce della Ministra Boschi che audiremo giovedi alla Camera, dia delle spiegazioni in merito alle parole della Della Monica”.


https://www.youtube.com/watch?v=I0l3Nf6fpTU&feature=youtu.be



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La Croazia sequestra i pescherecci pugliesi. Abbiamo chiesto il rispetto del trattato di pace


Suscita curiosità la denuncia di alcuni pescatori pugliesi che hanno segnalato il comportamento scorretto da parte delle autorità croate che sequestrano i pescherecci italiani e il relativo personale di bordo, rilasciati solo su pagamento di cauzione, nonostante il loro diritto di navigazione nelle acque in cui si trovano. Per questo, con il supporto della consigliera regionale Rosa Barone che ha raccolto le testimonianze di alcun pescatori pugliesi confermate dalla Capitaneria di Porto di Molfetta, ho invitato il Governo a chiedere conto alla Croazia per il mancato rispetto del Trattato di Pace di Parigi del 1947. Il Trattato, all’art. 11, comma 2 dice che “l'Italia cede alla Jugoslavia in piena sovranità l'Isola di Pelagosa e le isolette adiacenti. L'Isola di Pelagosa rimarrà smilitarizzata. I pescatori italiani godranno a Pelagosa e nelle acque circostanti degli stessi diritti di cui godevano i pescatori jugoslavi prima del 6 aprile 1941”. Un trattato, tuttavia, non rispettato ad oggi dalla Croazia, come denunciano i pescatori.

“I primi di febbraio di quest’anno – dichiara la consigliera regionale pugliese Rosa Barone (M5S) – avendo appreso la segnalazione di numerosi pescatori pugliesi, ho inviato una richiesta alla Capitaneria di porto di Molfetta per ricevere dati riguardanti lo sconfinamento in acque straniere di pescherecci appartenenti a questa marineria".

Nella risposta della Capitaneria di Porto di Molfetta, del 27 luglio scorso, si trova l’elenco dei pescherecci iscritti nelle matricole della Capitaneria di porto di Molfetta catturati nelle acque croate. In particolare, si legge che tra il 2000 e la metà del 2011 ci sono stati almeno tre casi di cattura da parte delle forze armate croate. “Rimaniamo, inoltre – prosegue Rosa Barone – in attesa di una risposta dalla Capitaneria di Manfredonia e da quella di Bari”.

Dai dati della Capitaneria di Porto si evince che sia nel 2010 che nel 2011 ci sono stati casi di motopescherecci pugliesi che sono stati avvicinati, anche con metodi inaccettabili, da militari croati. Questi, senza aver verificato con esattezza il rispetto della legge e della geolocalizzazione dei pescherecci, hanno contestato l’abusivo esercizio di attività di pesca in acque territoriali croate, procedendo al sequestro del pescato, dell’imbarcazione ed alla condanna del comandante al pagamento di una somma di denaro. Addirittura, i membri dell'equipaggio dei pescherecci sono stati posti in stato di arresto e detenuti sino a quando è avvenuto il pagamento della multa irrogata. Tutto questo è incredibile e mi auguro che presto i ministri Graziano Delrio e Paolo Gentiloni possano dare delle risposte. Se la Croazia intende fare cassa imponendo ai nostri pescatori delle sanzioni pecuniarie privandoli della loro libertà, si sbaglia di grosso. Spero che presto il Governo spieghi a tutti i pescatori pugliesi se sapeva e non ha fatto, ma soprattutto, cosa intende fare ora per evitare che questi episodi incresciosi ed irrispettosi della libertà dei nostri cittadini, si verifichino nuovamente. A tal proposito credo sia opportuno fare chiarezza tra tutte le parti interessate affinché si permetta alle imbarcazioni italiane di agire in sicurezza e nel pieno rispetto degli accordi.

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Moltissime schede invalide dall'estero sul referendum trivelle: ho chiesto spiegazioni al Ministro

Sono ormai passati quasi quattro mesi dall’ultimo referendum, quando il 17 aprile scorso gli italiani si sono espressi sulle cosiddette “trivelle”. Tuttavia, c’è qualche dato tra quelli resi noti dal Viminale, che mi è balzato all’occhio: il numero di schede bianche e quello di schede nulle all’estero sono letteralmente sproporzionate rispetto all’Italia. In particolare, dai dati del Ministero dell’Interno si evince che all’ultima consultazione referendaria, il 10,3% dei votanti iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’Estero (AIRE), avrebbe espresso un voto non valido, a fronte dell’1,28% sul territorio nazionale.
Grazie ad una segnalazione che ho ricevuto da un cittadino italiano all’estero, ho avuto modo di leggere attentamente i dati pubblicati sul sito del Ministero dell’Interno e di notare che su un totale di 779.548 votanti (il 19,73% degli aventi diritto), si sono registrati 699.236 voti validi e un totale di 80.312 voti non validi, comprese 13.287 schede bianche. Risulterebbe, dunque, che all’ultima consultazione referendaria, il 10,3% dei votanti dell’AIRE avrebbe espresso un voto non valido, a fronte dell’1,28% sul territorio nazionale. in particolare, escludendo le schede bianche, all’estero risulterebbero l’8,60% di voti nulli, rispetto allo 0,68% in Italia! In altre parole e con le dovute proporzioni, per ogni scheda nulla in Italia ci sono più di 12 schede nulle all’Estero. Un dato a dir poco ‘inatteso’ se si considera che parliamo di una votazione dove bisognava esprimere un SI o un NO.

Il voto all’estero per le elezioni politiche nazionali e i referendum è regolato dalla Legge 27 dicembre 2001, n. 459 e dal relativo Regolamento attuativo (D.P.R. 2 aprile 2003, n. 104), in attuazione degli art. 48, 56 e 57 della Costituzione, che hanno istituito la Circoscrizione Estero. I cittadini italiani residenti all’estero e regolarmente iscritti all’AIRE esercitano il diritto di voto all’estero, utilizzando il plico elettorale che ricevono al loro domicilio e votano per corrispondenza.
Nei prossimi mesi, gli italiani saranno nuovamente chiamati a dover votare per il referendum costituzionale ed è opportuno che tutti gli aventi diritto possano esprimere e veder rispettato il loro voto. Per questo, ho immediatamente chiesto ai Ministri Alfano e Gentiloni se fossero a conoscenza dell’anomalia delle schede nulle all’estero e se abbiano intenzione di adottare misure finalizzare a ridurre il rischio di collezionare un numero così alto di schede non valide. Nel prossimo referendum non è necessario raggiungere un quorum, ma è importate tutelare ogni singolo voto, anche perché ogni voto potrebbe essere buono per mandare via, finalmente, un premier che sta portando sul lastrico il nostro paese e che, con le riforme costituzionali, rischia di rovinarlo definitivamente con la complicità di Verdini e della Boschi, i nuovi padri costituenti.

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Adozioni internazionali: il M5S incalza la Boschi, la Ministra tace


C’era tanta attesa per l’audizione della Ministra Boschi, da poco nominata dal Premier Renzi, nuova presidente della Commissione Adozioni Internazionali (CAI) ma, a conti fatti, poco o nulla è emerso sulle responsabilità della gestione dell’Ente governativo in questi ultimi due anni. Chiamata in Commissione Giustizia a dare il suo contributo visto il momento cruciale per le adozioni internazionali, nonostante le nostre domande specifiche e puntuali, Maria Elena Boschi si è limitata a parlare di quello che ha intenzione di fare da settembre, senza tuttavia dare spiegazioni sulla precedente gestione, nonostante la CAI sia stata ed è attualmente sotto la responsabilità proprio del suo Governo.

Il mondo delle adozioni internazionali da qualche tempo a questa parte, sta vivendo una vera e propria crisi a scapito delle famiglie e dei bambini. Secondo gli ultimi dati disponibili sul sito della CAI, dal 2010 si è passati dalle 4.130 adozioni internazionali andate a buon fine alle 2.206 del 2014. Un calo di circa il 50% in 4 anni. Le cause di questo calo sono da ricercare principalmente tra i tempi di adozione di cui non si hanno dati certi, e la questione dei costi, visto che si va da un minimo di 20.000 a oltre 50.000 euro per ciascuna procedura.

Cresce, dunque, la consapevolezza che sia necessaria una riforma strutturale del mondo delle adozioni internazionali e che non sia un caso che circa i due terzi delle coppie desiderose di intraprendere la procedura adottiva si perdano lungo il percorso, sfiniti dai tempi di attesa o dai costi sostenuti quando invece ci sono tanti bambini che avrebbero necessità e diritto di avere una famiglia e di ricevere affetto dai loro genitori adottivi. Ho presentato una proposta di legge a mia prima firma per apportare delle modifiche alla legge 184 del 1983 che prevedano una maggiore trasparenza da parte degli enti autorizzati su procedure, costi e tempi previsti per concludere la pratica adottiva, su eventuali problemi con il Paese prescelto e sulle concrete prospettive di adozione.

Inoltre, la proposta di legge prevede la riduzione dei componenti della CAI da 23 a 9 con la partecipazione attiva di rappresentanti di famiglie e di “adottati”, due categorie che sarebbero in grado di portare un prezioso contributo innovativo. Non manca, infine, la pianificazione di un sostegno post adottivo per le famiglie in modo da favorire un accompagnamento qualificato durante la fase di ingresso del minore in Italia, il suo inserimento scolare e i controlli sanitari idonei.
Le famiglie chiedono di riassettare il mondo delle adozioni internazionali e la mia proposta di legge va proprio in quella direzione. Adesso questa proposta di legge è al vaglio dei cittadini che potranno dare il loro suggerimenti sul nostro sistema operativo Rousseau. A metà settembre, se la maggioranza in Parlamento sarà sensibile all’argomento, questa proposta di legge si potrà discutere e aprpovare in Aula.

APPROFONDIMENTI
https://www.youtube.com/watch?v=ayDRcbbOWgs
il video dell'audizione della Ministra Boschi in Commissione Giustizia

La nostra proposta per contrastare la sottrazione internazionale di minori


Con l'aumento, in Italia e all'estero, di casi di sottrazione internazionale di minori, forte è arrivato il grido di dolore dei genitori alla Camera dei Deputati. Cresce, infatti, il numero di sottrazioni del figlio minore ad opera di un genitore che decide, illegittimamente, di allontanarsi e di portare via con sé il bambino, in un luogo sconosciuto o all’estero, impedendogli di fatto qualsiasi rapporto con l’altro genitore. Si parla di “sottrazione internazionale” quando un minore avente la residenza abituale in un determinato Stato è condotto in un altro Paese, senza il consenso del soggetto che esercita la responsabilità genitoriale, che comprende il diritto di determinare il luogo di residenza abituale del minore.

L’art. 574 bis del codice penale prevede il reato di ‘sottrazione e trattenimento di minore all’estero'. Tuttavia, la previsione di una pena che va da un minimo di uno a un massimo di 4 anni implica una serie di limiti per l’azione degli organi inquirenti, come ad esempio l’uso delle intercettazioni che, in questo tipo di fattispecie, può essere determinante per il buon esito delle indagini. Una vicenda che vede coinvolte anche alcune famiglie pugliesi e per la quale ho dapprima presentato una interrogazione a risposta scritta per spronare il Governo a prendere alcune contromisure. Non avendo ricevuto risposta, insieme al collega Bonafede di commissione Giustizia, ho presentato una risoluzione in Commissione per impegnare il Governo ad agire in ambito nazionale ed internazionale per modificare la normativa vigente.

Adesso, visto il silenzio assordante del Governo, abbiamo presentato una proposta di legge co-firmata con il collega Bonafede, con la quale proponiamo la modifica del primo comma dell’articolo 574 bis del codice penale innalzando la pena massima di reclusione da quattro a sei anni per il reato di sottrazione e trattenimento di minore all’estero.

Dal 2009 a fine aprile 2015, sono complessivamente 610 i nuovi casi di minori dei quali si sono perse le tracce perché sottratti al coniuge, rapiti o fuggiti da casa. Il picco nel 2013, con 119 minori spariti nel nulla. Nella maggioranza dei Paesi occidentali, la sottrazione di minori viene considerata un reato che crea allarme sociale, pertanto viene sanzionato sulla base della violenza fisica e psichica subita dal minore. In Italia, nonostante la sottrazione e il trattenimento all’estero di minore costituisca ipotesi di reato in base all’art. 574 bis del Codice penale, non è chiaro quale autorità debba effettivamente occuparsi dell’effettivo rientro del minore. Con la presente proposta di legge trova così applicazione anche l’articolo 266 del codice di procedura penale rubricato ‘Limiti di ammissibilità’ in materia di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni dando finalmente uno strumento adeguato agli inquirenti nelle ricerche sul minore e a tutela del minore stesso.

Adesso la proposta è sul nostro sistema operativo Rousseau e c'è ancora tempo per proporre i vostri suggerimenti. Se non siete ancora iscritti, oltre ad invitarvi a farlo, vi chiedo gentilmente di inviare i vostri suggerimenti al mio indirizzo e-mail: scagliusi_e@camera.it

Speriamo che, non appena pronta, la proposta possa essere portata in aula dalla maggioranza in Parlamento affinchè possa essere presto votata all'unanimità dalle due camere del Parlamento, visto che queste tematiche non dovrebbero avere bandiere politiche. Allo stesso tempo, ritengo che non si debba abbassare l'attenzione sui casi, spesso più silenziosi, in cui il genitore di origine italiana sottrae il figlio all'altro genitore italiano e pur permanendo in Italia, riesce a far perdere qualsiasi traccia all’altro genitore. Conosco parecchi genitori pugliesi che si trovano in questa situazione. Anche per loro è molto dura.


APPROFONDIMENTI
7/00927 Risoluzione in Commissione
4/11667 Interrogazione a risposta scritta

https://www.youtube.com/watch?v=wO9JUqq-7E0
La nostra proposta di legge
 

Acquedotto pugliese: il M5S vuole vederci chiaro


Dopo l’eclatante e preoccupante caso di contaminazione accaduto a Casamassima (BA), determinata da una concentrazione batterica nelle acque potabili che ha cagionato infezioni e malori colpendo anche bambini e minori, abbiamo amplificato i nostri riflettori sull’Acquedotto Pugliese SpA (AQP). Per evitare eventuali ed ulteriori accadimenti di tale portata, con i consiglieri regionali 5 Stelle Mario Conca e Antonio Trevisi abbiamo presentato due atti ispettivi nelle loro sedi istituzionali di competenza, Montecitorio e Regione Puglia, per chiedere chiarezza sugli interventi e gli investimenti attuati negli anni da AQP.

“Nel settembre del 2002, è stato adottato un Piano d’Ambito 2003-2032 dal Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale, ovvero dall’allora Presidente Raffaele Fitto, ma che comprendeva un periodo di 30 anni nonostante la concessione ad AQP terminasse il 31 dicembre 2018 – dichiarano i consiglieri regionali Mario Conca e Antonio Trevisi (M5S) – Di conseguenza, il piano è stato rimodulato e predispone il programma degli interventi necessari, accompagnato da un piano finanziario e dalla connesse modalità gestionali ed organizzative. Peccato, però, che nessun cittadino possa verificare gli interventi programmati o il dettaglio degli investimenti sul sito istituzionale di AQP”.

Questo, nonostante siano già previsti degli strumenti che prevedono trasparenza e che vanno incontro alle esigenze degli utenti. Uno di questi è sicuramente La Carta del servizio idrico integrato di AQP, adottata nel 2001 e sottoscritta da molte associazioni di consumatori, costituisce una dichiarazione di impegni che l’Acquedotto assume verso i propri utenti e, come tale, costituisce elemento integrativo del contratto di fornitura. Pertanto, tutte le condizioni più favorevoli nei confronti degli utenti contenute nella Carta si devono intendere sostitutive di quelle riportate nei contratti di forniture e nello stesso Regolamento. Tuttavia, nonostante la “Carta” faccia argo uso della parola “trasparenza” in merito alle informazioni circa le modalità e caratteristiche di qualità dei servizi prestati, le procedure e le iniziative aziendali di interesse e i principali aspetti normativi, contrattuali e tariffari, molte sono le informazioni difficili da riscontrare.

AQP è responsabile di tutti i servizi affidatigli e si impegna ad attuare tutto quanto previsto dal Piano d’Ambito realizzando il Programma degli interventi, i quali sono classificati sotto forma di obiettivi strutturali o standard tecnici che il gestore è tenuto a raggiungere nei tempi stabiliti dal Piano d’Ambito. In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi del Piano d’Ambito, la Convenzione prevede l’applicazione di penalizzazioni. Chi verifica il raggiungimento degli obiettivi? Come può un utente verificare se AQP sta rispettando i suoi impegni? In vista della scadenza dell’affidamento ad AQP della gestione del servizio idrico per l’Autorità d'Ambito Territoriale per la Puglia (AATO Puglia) è necessario rendere pubblici i dati aggiornati sugli interventi svolti e sull’ammontare dei relativi investimenti al fine di poterne apprezzare l’efficacia e il ritorno verso gli utenti del servizio ed anche per avviare una discussione proficua sulla gestione dell’acqua come bene comune e delle relative infrastrutture.

APPROFONDIMENTI
4/13668 Interrogazione a risposta scritta

L'Articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 14.07.2016

Piloti ed assistenti di volo italiani svantaggiati, ho chiesto chiarezza


Vi sono categorie di lavoratori quali piloti e assistenti di volo ai quali, per motivi di servizio, viene richiesto di viaggiare da e verso Paesi tra di loro incompatibili (come ad esempio Israele e Arabia Saudita che non permettono l’entrata nel Paese con lo stesso passaporto). Tali lavoratori, proprio per i turni a cui sono sottoposti, non riescono a recarsi presso la questura di residenza per «scambiare» il passaporto prendendo quello depositato. Come se non bastasse, questi piloti ed assistenti di volo, impegnati in attività non programmate quali ad esempio servizi di aerotaxi o l’evacuazione di emergenza, non hanno possibilità di conoscere in anticipo le destinazioni presso cui faranno scalo nello stesso turno di servizio.

Dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni cittadini addetti ai lavori, ho presentato una interrogazione parlamentare rivolta al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e al ministro degli Interni Angelino Alfano. Obiettivo: assumere iniziative che vadano incontro alla categoria del personale navigante che per comprovate esigenze di servizio si trovi nella necessità di avere con sé contemporaneamente più di due passaporti, vista l’importanza di questa misura per tale personale (piloti e assistenti volo) impiegato presso compagnie estere.

Il limite massimo di due passaporti e la non contemporanea detenzione degli stessi pone i piloti e gli assistenti di volo italiani in evidente situazione di svantaggio nei confronti dei loro colleghi degli altri Stati europei, in evidente contrasto con l’articolo 35 della Costituzione. Il limite massimo di due passaporti reca pregiudizio al diritto dei membri di equipaggio impegnati presso compagnie estere di uscire dal territorio italiano ai sensi dell’articolo 16 della Costituzione. Il Governo italiano dovrebbe andare incontro alla categoria del personale navigante che per comprovate esigenze di servizio si trovi nella necessità di avere con sé contemporaneamente più di due passaporti. Sulla normativa italiana di riferimento (legge 1185 del 1867) non è evidenziato alcun limite riguardo il numero massimo di passaporti ottenibili da ciascun cittadino.

Il rilascio di un eventuale secondo passaporto è inoltre regolamentato dal Decreto del Ministro degli Affari Esteri n. 303/33 del 2010, il quale non esclude il rilascio di un numero maggiore di passaporti, ponendo la questione del rilascio e della detenzione contemporanea di tre passaporti solo come un problema tecnico di procedura e non come un problema legislativo.

Ad oggi, non mi risultano motivi ostativi presso nazioni estere, che ritengano il possesso di più di un passaporto in contrasto con le disposizioni di legge locali. La maggioranza dei Paesi aderenti all’Ue pone limiti ben diversi da quelli posti in Italia. Ad esempio, in Germania è possibile ottenere fino ad un massimo di quattro passaporti. L’attuale crisi in cui versa il settore aeronautico italiano, le possibilità di lavoro all’estero offerte dal mercato comune e la richiesta al momento di assunzione presso compagnie estere di possedere più passaporti per ovviare ai problemi qui esposti pone la categoria del personale navigante di cittadinanza italiana in una situazione di svantaggio nei confronti dei colleghi europei. Mi auguro che sia Gentiloni che Alfano si rendano conto al più presto che la situazione è risolvibile con un po’ di buon senso e che presto, anche i nostri piloti ed assistenti di volo, abbiano gli stessi diritti dei loro omologhi concittadini europei.

APPROFONDIMENTI

Economia: Putin rinnova l'embargo, gravi danni per l'export pugliese


Non si fa attendere la risposta di Vladimir Putin alla decisione del 21 giugno scorso del Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Unione Europea a Bruxelles (Coreper), che ha deciso di estendere le sanzioni contro la Russia per altri sei mesi. Infatti, il Presidente della federazione russa ha firmato il decreto che estende dal 6 agosto 2016 alla fine del 2017 l’embargo sui prodotti alimentari europei. L’estensione dell’embargo ha lo scopo di “proteggere gli interessi nazionali della Russia”.

Per le imprese italiane si tratta dell’ennesima batosta nonostante le rassicurazioni date dal Premier Renzi al Forum internazionale di San Pietroburgo: “La posizione italiana è molto semplice: le sanzioni non si rinnovano in maniera automatica ma, o c’è un giudizio su quello che sta accadendo, o diventano ordinaria amministrazione”. Nonché un colpo per l’export pugliese, con il relativo azzeramento delle esportazioni agroalimentari verso la Russia, come dimostrato dai dati diffusi a marzo scorso dal Presidente di “Conoscere Eurasia” Antonio Fallico durante il seminario bilaterale italo-russo: la Puglia ha chiuso il 2015 con un decremento del 30,3% rispetto al 2014, contro una perdita media italiana del 25,2%.

Numeri ribaditi dal capogruppo 5 Stelle della Commissione Affari Esteri a Mosca al congresso di Russia Unita (il partito di Putin) Manlio Di Stefano: secondo uno studio del Vienna Institute for International Economic Studies, l’Italia è infatti tra i Paesi più danneggiati dalle sanzioni con 80.000 posti di lavoro (con un potenziale in crescita sino a 215.000) e 7 miliardi di PIL persi per il loro effetto.

La vicenda delle sanzioni alla Russia ci dimostra la distanza tra le istituzioni europee e la popolazione è una delle tante decisioni che crea malcontento nella popolazione europea, calata dall’alto e che ha ripercussioni negative sull’economia reale. Come ci dimostra la recente decisione del popolo inglese, l’Unione europea è destinata a morire se non torna ad essere l’Europa dei popoli, così com’era nella visione dei padri fondatori.

I parlamenti nazionali possono però esprimersi sulle sanzioni entro il 31 luglio, visto che la misura deve ancora essere approvata dal Consiglio dell’Unione Europea: una serie di deliberazioni dei parlamenti nazionali contro il rinnovo delle sanzioni potrebbero convincere Putin a cambiare idea. Renzi ha fatto una pessima figura in Russia, non mantenendo le sue promesse e sottomettendosi ancora una volta a quelli che sono i diktat europei. Il Parlamento italiano può ancora esprimersi con una votazione prima del 31 luglio. Sarebbe a questo punto l’unica via per convincere la Federazione russa a ritirare l’embargo.

Embargo russo: UE conferma sanzioni, continuano i danni per l'export pugliese



Il Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Unione Europea a Bruxelles) ha stabilito di estendere le sanzioni economiche contro la Russia per altri sei mesi, fino alla fine di gennaio 2017. La decisione arriva pochi giorni dopo che il Premier Renzi, partecipando al Forum internazionale di San Pietroburgo e rivolgendosi direttamente al presidente russo Vladimir Putin, aveva dichiarato: “La posizione italiana è molto semplice: le sanzioni non si rinnovano in maniera automatica ma, o c’è un giudizio su quello che sta accadendo, o diventano ordinaria amministrazione”.

Come dimostrato dai dati diffusi nel marzo scorso dal presidente di ‘Conoscere Eurasia’, Antonio Fallico, durante il seminario bilaterale italo-russo per colpa delle sanzioni internazionali e del conseguente azzeramento delle esportazioni dell’agroalimentare, l’export pugliese verso la Russia ha chiuso il 2015 con un decremento del 30,3% rispetto al 2014, contro una perdita media italiana del 25,2%.

Voler continuare con queste sanzioni significa non avere alcun rispetto per gli esportatori pugliesi ed italiani che, com’è ormai palese, stanno subendo il danno maggiore da questa politica suicida. L’estensione delle sanzioni, che scadono il 31 luglio, deve però ancora essere approvata dal Consiglio dell’Unione Europea e la Francia ha già chiesto un voto parlamentare prima del rinnovo. Anche il Parlamento italiano deve essere interpellato con una votazione in merito prima del 31 luglio. Se il Governo non lo permetterà, le parole di Renzi al Forum di San Pietroburgo saranno ricordate come la sua ennesima menzogna politica ad ulteriore danno del comparto agroalimentare italiano e pugliese.

Adozioni internazionali: crollano del 50% a causa dei mancati rimborsi


Le scene dei piccoli bambini adottati dal Kenya che, nel maggio 2014, sull’aereo di ritorno in Italia giocavano e ridevano con il ministro Maria Elena Boschi, facendo treccine dei suoi capelli, sono ancora impresse nella mente di molti italiani. Da allora, però, la situazione delle adozioni internazionali non pare essere migliorata affatto. Anzi. Nonostante lo scorso 8 maggio, proprio in concomitanza con la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge per superare lo stallo nelle adozioni internazionali a mia prima firma, durante il Consiglio dei Ministri il premier Renzi incaricò la Boschi di divenire la nuova Presidente della CAI (Commissione per le Adozioni Internazionali), ad oggi manca ancora la pubblicazione in gazzetta ufficiale. Non solo, rispondendo in Aula a Montecitorio al question time, il ministro Boschi non ha fatto altro che ribadire la preoccupante situazione relativa ai fondi che dovrebbero servire per supportare le famiglie che hanno sostenuto una adozione. Molte di queste sono in attesa addirittura dal 2011.

"Con la Legge di stabilità relativa al 2016 abbiamo istituito un apposito fondo, presso il ministero dell'Economia, che attualmente è gestito dal segretario generale di Palazzo Chigi, in attesa che sia data attuazione alla legge delega di riordino della pubblica amministrazione – ha dichiarato il ministro per i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi – Il fondo prevede appositamente delle risorse di 15 milioni di euro all'anno a decorrere dal 2016 oltre a 7,5 milioni di euro derivanti dai riporti relativi alle annualità precedenti a cui si aggiungono – ha concluso il ministro – ulteriori 12,5 milioni di euro sempre nell’ambito del fondo per le adozioni internazionali che sono destinati ai rimborsi per le spese sostenute”.

Uno scenario che mi preoccupa e non poco. I dati finalmente pubblicati dalla CAI dimostrano quanto incidano i mancati rimborsi sul crollo delle adozioni internazionali in questi ultimi anni. Infatti, dal 2010 si è passati dalle 4.130 adozioni internazionali andate a buon fine alle 2.206 del 2014. Proprio con un mio ordine del giorno alla legge di stabilità 2016, accolto, il Governo si è impegnato a valutare l’opportunità di sostenere la CAI nella sua attività di risoluzione dei rimborsi delle procedure adottive, assicurando alla stessa la dotazione finanziaria con necessari e conseguenti provvedimenti. Tuttavia le famiglie, ad oggi, sono ancora in attesa. Ora il ministro Boschi ha dichiarato di avere a disposizione circa 35 milioni di euro ma non è del tutto chiaro se saranno interamente utilizzati per il sostegno delle adozioni internazionali oppure se solo una parte sarà destinata a tale scopo, visto che almeno per i 15 milioni annui stanziati a decorrere da quest’anno, si parla di sostegno alla CAI in generale.

Come al solito, questo Governo utilizza la tattica della confusione per non dare risposte chiare e trasparenti. Adesso le risorse a disposizione sono note e mi aspetto un netto cambio di marcia da parte della CAI. Dopo tre anni in cui i bambini, le famiglie ed il sottoscritto ci siamo imbattuti davanti al muro insormontabile della Presidente Silvia Della Monica, mi auguro con la nomina della Boschi la musica cambi anche se, occorre ammetterlo, ritengo alquanto improbabile riuscire a fare di peggio della vecchia gestione: ma con il Governo Renzi, si sa, al peggio non c’è mai fine.

APPROFONDIMENTI

Ginosa e Noicattaro: orgoglio di una Puglia a 5 stelle


Tanto calore, tanta passione ed una grande grande voglia. Sono queste le vibrazioni che ho sentito ieri sera tra la gente di Ginosa e Noicattaro. Insieme ai miei corregionali Rosa D'Amato, Giuseppe Brescia, Barbara Lezzi, Antonella Laricchia, Rosa Barone, Mario Conca e Marco Galante sono stato fiero di poter riservare un'accoglienza unica ai miei colleghi Alessandro Di Battista, Carlo Sibilia e Angelo Tofalo grazie al calore di Ginosa e Noicattaro ma che è anche di una Puglia a cinque stelle che cresce sempre di più. Ginosa e Noicattaro, sono due città che dimostrano di aver alzato la testa e di voler andare fino in fondo nel portare onestà, trasparenza e competenza nel loro comune. Due città pugliesi dove Raimondo Innamorato e Vito Parisi - Candidato Sindaco M5S Ginosa possono davvero dare una svolta. C'era una bella aria ieri sera, respiriamola insieme. Questo il mio intervento a Ginosa, in una piazza stracolma di cittadini, felici e vogliosi di riprendersi le istituzioni. Il 19 giugno ‪#‎cambiamotutto‬

Il video del mio intervento a Ginosa





Adozioni internazionali, M5S: la Boschi attui i nostri 5 punti



Della crisi delle adozioni internazionali e di come superarne l’attuale stallo abbiamo discusso a Montecitorio con una conferenza stampa che ho organizzato con il mio collega Alessandro Di Battista.

Il mondo delle adozioni internazionali, infatti, da qualche tempo a questa parte, sta vivendo una crisi profonda. Secondo gli ultimi dati disponibili sul sito della Commissione Adozioni Internazionali (CAI), nell’anno 2013 appena 2.825 bambini stranieri sono stati autorizzati all’ingresso in Italia rispetto agli oltre 4.000 del 2011. Un calo di circa il 30%.

Alla conferenza stampa insieme a noi, hanno partecipato enti, associazioni, famiglie e parlamentari per sottolineare, ancora una volta, l’inefficienza della CAI e per evidenziare gli ostacoli incontrati dalle coppie durante l’iter adottivo. Abbiamo poi presentato la nostra proposta di legge a mia prima firma che individua in “cinque punti” quelle che sono le possibili soluzioni per superare lo stallo che, in questo periodo, vivono le adozioni internazionali nel nostro Paese.

La proposta mia di legge prevede, prima di tutto, che la CAI passi sotto la competenza del Ministero degli Affari Esteri (attualmente è sotto il controllo della Presidenza del Consiglio), facendo leva sull’importanza del lavoro dei diplomatici nella gestione dei rapporti con gli altri Paesi. Prevede, inoltre, la figura di un referente negli uffici italiani all’estero in supporto alle agenzie per le adozioni internazionali (la proposta di legge modifica il nome degli enti autorizzati con agenzie) e la riduzione a nove del numero dei componenti della CAI, ottimizzando le figure previste. Infine, sono previsti maggiori controlli per le agenzie e maggiori tutele per le famiglie e soprattutto per i bambini.

Il mio collega Alessandro Di Battista ha voluto sottolineare che “Noi stiamo producendo soluzioni su problemi che toccano la carne viva della gente. I parlamentari dovrebbero fare questo: ascoltare le lobby dei cittadini. Ci sono problemi che il Governo potrebbe risolvere rapidamente, ma è troppo impegnato a fare altro”.

Intanto, a margine della conferenza, si è appreso dalle agenzie di stampa che il Governo ha affidato al Ministro Boschi la titolarità politica delle adozioni internazionali e la delega alle pari opportunità.

Parlando con le famiglie, in questi tre anni, ho raccolto un bisogno di maggiore tutela e di maggiore trasparenza in tutto l’iter adottivo. E proprio questo è l’obiettivo che ci prefiggiamo con questa proposta di legge. L’ultima volta, in relazione alle adozioni internazionali, il ministro Boschi aveva ricoperto il ruolo di mera accompagnatrice dei bambini provenienti dal Congo. Adesso che Renzi le ha affidato questa delega, pretendiamo quanto prima che la Boschi renda noto quello che intende fare per sbloccare questa situazione ormai divenuta insostenibile. Ad ogni modo chiediamo alla nuova responsabile di attuare le nostre proposte, nell’esclusivo interesse dei minori e delle coppie in attesa di adozione.

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Il 7 maggio i cittadini in piazza contro il TTIP



Greenpeace ha oggi reso note 240 pagine segrete delle negoziazioni in corso tra Usa e Ue per la Nato economico: il TTIP. Il direttore di Greenpeace per l'Europa, Jorgo Riss, è stato molto chiaro: "vogliono che l'Ue abbassi o aggiri le sue tutele dell'ambiente e della salute pubblica nell'ambito del Ttip”. E ancora: “si sta spianando la strada a una gara al ribasso negli standard ambientali, della salute e della tutela dei consumatori".

La pubblicazione dei documenti da parte di Greenpeace dimostra quell'ovvio che nei media mainstream non arriva: l'accordo “non sarà un buon accordo” come ha dichiarato spesso la Commissione Europea. La settimana scorsa, il quotidiano inglese il Guardian ha pubblicato i resoconti di una riunione (segreta anch'essa) tra i funzionari europei e quelli della multinazionale del petrolio, la Chevron, responsabile in Ecuador di uno dei peggiori disastri ambientali della storia recente. Che cosa chiede, anzi pretende, Chevron? Che l'Unione Europea accetti le famigerate clausole ISDS, ovvero la possibilità di scavalcare i tribunali sovrani nazionali e quindi le leggi ambientali attraverso giudici privati.

Con il TTIP, quindi, a rischio non ci sono solo le regole europee su salute e ambiente, decisamente più sviluppate di quelle degli Stati Uniti, in gioco c'è la democrazia, gli ultimi diritti e le ultime prerogative costituzionali ancora in vigore nei paesi europei. Le negoziazioni, che hanno concluso il 12° round, avvengono nella massima segretezza e i pochi parlamentari che hanno avuto accesso ad alcune parti dei documenti a livello europeo o nazionale hanno denunciato di essere stati trattati come criminali oppure che il trattato "sa di totalitarismo". Obama ha recentemente sollecitato una rapida firma dell’accordo ad Hannover.

La società civile, quella che ad esempio ha promosso e vinto un referendum in Olanda contro l'accordo di associazione con l'Ucraina, ha dimostrato che il TTIP non lo vuole ed inizia a ribellarsi. Il 7 maggio in Italia ci sarà una grande mobilitazione contro il TTIP. E' il momento di partecipare, è il momento che anche il nostro Paese mandi un messaggio chiaro contro un trattato preteso dalle corporazioni (e quindi da Renzi) contro i diritti, le costituzioni e il lavoro.

Libia, M5S: Renzi ci sta conducendo all'ennesima "guerra umanitaria"?



Giovedi 28 aprile 2016, in occasione del Question Time alla Camera dei Deputati, io ed il mio collega di commissione Manlio Di Stefano abbiamo chiesto al Ministro Gentiloni maggiori informazioni in merito ad un eventuale intervento militare in Libia da parte dell'Italia. Gli abbiamo fatto presente che sarebbe un errore imperdonabile prendersi la responsabilità dell'ennesima "esportazione di democrazia" a scopo "umanitario".

L'invio di militari italiani in Libia potrebbe causare una maggiore destabilizzazione dell'area, con conseguente rischio di aumento, tanto dei flussi migratori quanto di attentati terroristici contro il nostro contingente e in territorio italiano Il Ministro ha sostenuto che non è previsto alcun intervento di forze militari italiane in Libia senza che ci sia una richiesta del governo libico ed una validazione dell'Onu. Quindi ci chiediamo da chi, precisamente, debba mai arrivare questa richiesta, visto che finora in Libia non esiste ancora un esecutivo pienamente funzionante né con una legittimazione parlamentare.

Noi del M5S ribadiamo ancora una volta, che ogni eventuale intervento armato possa costituire un punto di non ritorno per la stabilità dell'Italia, sia sotto il profilo dell'emergenza migranti, sia sotto quello della sicurezza interna. I libici, e solo loro, possono essere titolari del proprio destino. Non è il caso di imbarcarsi in una nuova guerra alle porte del nostro Paese, inoltre i militari italiani sarebbero impiegati nel quadro di una forza ONU, il cui compito sarebbe principalmente proteggere i pozzi petroliferi che Francia e Gran Bretagna, sono impegnate ad accaparrarsi per una futura spartizione.


https://www.youtube.com/watch?v=W4yuBZQNmbU&feature=youtu.be


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Immigrazione: Quali scenari si prospettano per la Puglia?


Il Consiglio europeo del 17-18 marzo ha visto l’Italia, ancora una volta, tornare a casa con un pugno di mosche in mano. Infatti, come ha affermato il ministro dell’Interno Angelino Alfano durante il question time tenutosi oggi (giovedì 31 marzo) a Montecitorio, il nostro Paese ha dovuto ribadire che “la questione migranti va affrontata assieme, rispettando gli impegni presi in merito alla riallocazione”. Al contempo, però, pressata da flussi migratori ingenti e all’interno dagli egoismi nazionali, l’Europa ha partorito una nuova strategia che prevede di pagare Turchia e Grecia affinché si prendano cura dei migranti sul loro territorio con la formula “uno a uno”. I siriani che giungeranno nel paese ellenico saranno sottoposti a riconoscimento e rispediti in Turchia nel caso non dimostrino di avere diritto a una procedura di asilo; in cambio i turchi trasferiranno dai campi profughi, in cui ospita 2,5 milioni di siriani, all’Ue altrettanti rifugiati. Alla Turchia sono stati così concessi 6 miliardi di finanziamenti – 3 subito, 3 entro il 2018 – nonché aperture di credito al Governo di Ankara che, negli ultimi anni, non ha dato sempre prova di democrazia.

Ma se il flusso di migranti che arriva in Grecia non dovesse essere contenuto dal sistema di centri di detenzione e rimpatri in Turchia, è possibile che i migranti decidano di iniziare a percorrere una rotta balcanica “alternativa”. Chiusa quella che passa per la Macedonia, potrebbero optare di entrare in Albania e da lì attraversare il Canale d’Otranto per arrivare sulle coste pugliesi.

Con la primavera alle porte ed il relativo bel tempo atmosferico, i flussi verso la Puglia aumenterebbero a dismisura la nostra regione rischia, così, di rivivere l’invasione dei migranti degli anni ’90 quando ad attraversare l’Adriatico erano gli albanesi. A questo punto, sotto l’onda dell’emergenza, potrebbe innescarsi la proliferazione di Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) per i migranti, un chiaro business per la malavita locale come già successo in altre regioni italiane, dove questi centri mal gestiti hanno comportato violazioni dei diritti umani dei migranti e contemporaneamente maggiore insicurezza per la popolazione locale, con i soli risultati di ingrossare i portafogli di chi questi centri li gestisce, fornire forze fresche alla criminalità ed al caporalato e di mettere a repentaglio la prossima stagione turistica. In questo scenario il Governatore Michele Emiliano potrebbe svolgere un ruolo cruciale per la massima trasparenza e legalità delle procedure. Memore del suo passato di magistrato, saprà ben comprendere l’entità del lucro che si annida in questi ambiti e che è giunto agli occhi di tutti con scandali come quelli capitolini di Mafia Capitale.

In Italia l'accoglienza dei migranti, richiedenti asilo e profughi è sempre stata gestita secondo le logiche dell'emergenza, dei piani straordinari, delle soluzioni tampone e degli interventi provvisori. L'assenza di una programmazione e di una politica organica sull'accoglienza ha generato un sistema ibrido pubblico-privato dove non vi è trasparenza sugli affidamenti, sui finanziamenti, sul rispetto degli standard di erogazione dei servizi previsti da convenzioni e capitolati d'appalto. Ed è proprio per questo motivo che ci preoccupa il silenzio di Emiliano su questo tema. Quali iniziative sta mettendo in atto?

Nel semestre di Presidenza Ue, il premier Renzi aveva promesso che la “questione migranti” sarebbe stata posta in cima all’agenda ma, nonostante l’approvazione del Parlamento della mozione della Commissione Affari Esteri, a prima firma del mio collega Di Stefano (M5S), il Governo non è riuscito ad aprire alcun margine di dialogo in Europa. 
A conti fatti l’Italia, con il suo ruolo diplomatico più che altro passivo, ha perso la sua partita: siamo stati persino messi in mora e accusati di non identificare i migranti che entrano nel nostro Paese. Finché a livello comunitario non sarà superato il regolamento di Dublino, finché non saranno avviate, al contempo, le procedure di riallocazione e finché le risorse non verranno distribuite a quei Paesi frontalieri come il nostro, l’Italia nonostante un suo presunto ruolo chiave in Ue rimarrà sempre sola a fronteggiare le emergenze dei flussi migratori.

Una situazione inaccettabile per il nostro Paese che a questo punto dovrebbe rifiutarsi di versare il proprio contributo economico al budget europeo (circa 15 miliardi di euro) e investire gli stessi soldi per gestire l'emergenza in Italia e garantire maggiore sicurezza ai propri cittadini, visto anche il grande e concreto ‘rischio terrorismo’ che vede la Puglia, peraltro, come regione chiave. Attendiamo di comprendere cosa il Governatore Emiliano stia mettendo in pratica concretamente.

APPROFONDIMENTI
Articolo su l'Attacco del 7 aprile 2016 

 

Adozioni: Ok per altre 47 dall'Italia. Pochi piccoli ancora rimasti in Congo







Circa una settimana fa, con una interrogazione a risposta immediata in commissione indirizzata al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, chiedevo lumi sul numero preciso di bambini che avevano ottenuto le autorizzazioni per poter abbracciare i loro genitori.
Infatti, erano da poco state sbloccate altre situazioni, ma era ancora poco chiaro il numero preciso vista la differenza di informazioni arrivate dalla Commissione Adozioni Internazionali e dal Ministero degli Affari Esteri. Dopo qualche ora dalla risposta del Sottosegretario Amendola, il quale sottolineava la tempestiva trasmissione delle informazioni alla CAI, “in vista di un auspicabile celere esito per quanto riguarda gli adempimenti di competenza della Commissione”, è arrivata un'altra bellissima notizia. Finalmente, altri 47 bambini adottati dalle famiglie italiane hanno avuto il via libera dalle Autorità del Congo e potranno abbracciare presto i loro genitori in Italia». Con questi ultimi, si chiude sostanzialmente la lunga e sofferta vicenda delle famiglie coinvolte in adozioni dalla Repubblica Democratica del Congo. Rimane ancora un numero molto limitato di piccoli, che si auspica possano essere rapidamente sbloccati. Tutte le famiglie italiane che avevano una procedura adottiva conclusa prima del 25 settembre 2013, potranno abbracciare presto i loro figli. Ora mancano le ultime procedure burocratiche, come il passaporto e il visto ma i tempi dovrebbero essere relativamente brevi.
Me lo auguro per i bambini e per le famiglie ma spero che adesso la CAI non si adagi sugli allori e continui a perseguire la positiva conclusione dell'iter adottivo sia per gli ultimi piccoli rimasti in Congo che per gli altri Paesi come Bielorussia, Etiopia e Burundi, solo per citarne alcuni.


APPROFONDIMENTI
5/08126 Interrogazione a risposta scritta in commissione

Adozioni, Congo: Altri bambini pronti ad arrivare in Italia



Sembra volgere al lieto fine la vicenda che riguarda i bambini della Repubblica Democratica del Congo regolarmente adottati da famiglie di vari Paesi, tra cui l'Italia, ma bloccati dal 2013 per sospetti sulle procedure di adozione da parte delle autorità di Kinshasa. Infatti, martedì scorso il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha espresso la sua soddisfazione per questa buona notizia arrivata dall'Autorità della Repubblica Democratica che comunica di aver concesso ad ulteriori 66 bambini di ricongiungersi con le famiglie adottive in Italia.

Il via libera dato dalle autorità della Repubblica Democratica del Congo è certamente una buona notizia. Arriva purtroppo dopo tre anni di lunga attesa, causata da una burocrazia farraginosa che ha sospeso all'infinito la possibilità per decine di genitori di abbracciare i loro figli. Inoltre, ci sono altri 45 bambini ancora in attesa di adozione che mi auguro non vengano dimenticati e che presto possano, anch'essi, gioire insieme ai loro genitori adottivi. In questa battaglia a vincere è stata la loro tenacia e determinazione. Spero che i genitori vengano al più presto contattati dalla CAI e invitati a recarsi in Congo per raggiungere e portare in Italia i loro bambini. Nella manifestazione di protesta del 20 gennaio scorso davanti a Montecitorio, ho visto volti stanchi, provati dalla lunga attesa, ma anche determinati a lottare ancora. Quella manifestazione che era stata vivamente 'sconsigliata' da alcuni enti autorizzati che invitavano i genitori a non scendere in piazza, per evitare tensioni con le autorità congolesi che avrebbero potuto ulteriormente ritardare l'arrivo dei bambini. Forse, invece, proprio quella manifestazione ha avuto un effetto positivo e propulsivo. 

Certamente, non ha influito negativamente sulla vicenda. Manifestare è un diritto dei cittadini e tale deve rimanere. Fa discutere la difformità delle informazioni tra il Ministero degli Esteri e la Commissione Adozioni Internazionali (CAI). Mentre il Dicastero della Farnesina parla di 14 bambini già autorizzati a metà febbraio e di 66 autorizzati in queste ore, la CAI nella sua nota di martedì ha parlato esclusivamente di 80 bambini autorizzati ieri. Questo sarà motivo di una mia interrogazione in commissione esteri che questa mattina ho depositato alla Camera dei Deputati. Durante la manifestazione del 20 gennaio scorso ho incontrato genitori che erano in attesa da 847 giorni. È necessario che il Ministro chiarisca, se già da metà febbraio questi bambini erano stati autorizzati, come mai si siano attesi ulteriori trenta giorni e per quali ragioni. Tutto questo è inaccettabile.

Nei prossimi giorni in Commissione Giustizia si avvierà l'iter dell’indagine conoscitiva per una modifica della legge sulle adozioni. È necessario in quella sede apportare modifiche alla legge del 1983 agendo soprattutto sulla CAI che dovrebbe coordinare il lavoro degli enti autorizzati. Non si potrà fare a meno di addentrarsi nel ginepraio degli accordi internazionali, dei minori che vivono fuori dalle famiglie d’origine, degli affidi e dei tribunali per i minori. Le nostre proposte vanno nella linea di una semplificazione, trasparenza e snellimento dell'iter adottivo mantenendo salvo il principio di offrire ad ogni bambino che ne è privo, la possibilità di crescere in una famiglia.

Sottrazione Internazionale di minori: Risoluzione per rimediare alle lacune legislative



Nonostante l’Italia abbia ratificato la convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 (con la legge 64 del 15 gennaio 1994) sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, ogni anno oltre cento bambini spariscono. Dal 2009 a fine aprile 2015, infatti, sono complessivamente 610 i nuovi casi di minori dei quali si sono perse le tracce perché sottratti al coniuge, rapiti o fuggiti da casa, Puglia inclusa. A seguito di numerosi incontri con le associazioni del settore, ho deciso di porre rimedio a questa vera e propria emergenza depositando una risoluzione sia in Commissione Esteri che in Commissione Giustizia, insieme al collega deputato Alfonso Bonafede. L’obiettivo è quello di impegnare il Governo ad assumere iniziative, sia in campo nazionale che internazionale, per arginare il fenomeno della sottrazione di bambini ad opera di un genitore, il quale decide illegittimamente di allontanarsi e di portare via con sé il figlio, in un luogo sconosciuto o all’estero, impedendo così qualsiasi rapporto con l’altro genitore.

“Il M5S ha compreso lo situazione di emergenza in cui si trovano centinaia di genitori - afferma Edmondo Sena, delegato nazionale ADIANTUM per i rapporti con il Parlamento - e soprattutto, migliaia di bambini nati e cresciuti in Italia ma, di fatto, rapiti e fatti sparire in paesi lontani. È necessario che le forze di Polizia possano trattare questi casi come un rapimento vero e proprio. Aspettiamo l'accoglimento, da parte della politica, delle proposte che i 5 Stelle hanno fatto proprie”.

“Proviamo grande soddisfazione - aggiunge Fabio Nestola, consigliere nazionale ADIANTUM - per le iniziative che i 5 Stelle stanno assumendo sull'argomento, e ci fa piacere che le proposte che stiamo studiando da oltre dieci anni siano di nuovo poste all'attenzione della Politica nazionale”.

Nella maggioranza dei Paesi occidentali, la sottrazione di minori viene considerata un reato che crea allarme sociale pertanto viene sanzionata sulla base della violenza fisica e psichica subita dal minore. In Italia, nonostante la sottrazione e il trattenimento all’estero di minore costituisca ipotesi di reato in base all’art. 574 bis del codice penale, non è chiaro quale autorità debba effettivamente occuparsi dell’effettivo rientro del minore. Anche quando i casi vengono risolti a livello giuridico, si incontrano enormi difficoltà nel far attuare le sentenze dei tribunali, sia italiani che di quei Paesi in cui i minori sono trattenuti. In questi mesi ho avuto modo di sentire un papà andriese a cui è stato strappato suo figlio, dalla moglie della Repubblica Ceca. Ad oggi, nonostante la mamma si sia suicidata, non è ancora riuscito a riportarlo a casa perché affidato ai nonni slovacchi.

Dopo aver depositato una interrogazione al Ministro della Giustizia Orlando e non avendo ricevuto risposta, ho presentato insieme al collega Bonafede questa risoluzione che mi auguro venga presto calendarizzata e votata all'unanimità, anche dai colleghi delle altre forze politiche. Ci sono tematiche, infatti che non hanno bandiera e mi auguro che anche i colleghi di diversi schieramenti politici votino nel merito della risoluzione, tralasciando, sui temi positivi e di supporto ai cittadini, la rivalità politica.

APPROFONDIMENTI
7/00927 Risoluzione in commissione 

Assemblea Parlamentare OSCE: Vienna, 25 e 26 Febbraio 2016



In questi giorni sono a Vienna, per la seduta invernale dell’assemblea parlamentare OSCE.
C’è stato, qualche ora fa, un interessante intervento del Presidente della Duma Russa Sergei Naryshkin, che ha evidenziato come la stessa fiducia tra Stati, che è alla base dell’OSCE, è a rischio a causa del ritorno di una velata “guerra fredda” tra i Paesi occidentali e la Russia. Proprio l’OSCE che, il 3 luglio 1973 in pieno clima di guerra fredda, nacque proprio come un tentativo finalizzato alla ripresa di un dialogo tra Est e Ovest.
Non ha risparmiato critiche all’allargamento del blocco NATO fino ai confini russi, manovra che mette a rischio secondo la sua opinione la sicurezza di tutta l’area OSCE. “Se si vuole costruire la propria sicurezza a scapito delle altre nazioni, ha commentato Naryshkin, prima o poi se ne pagano le conseguenze.”

Ha poi lanciato un'altra frecciata in merito agli interventi NATO in IRAQ e LIBIA che avrebbero, secondo la sua opinione, svuotato gli Stati per lasciare strada libera ai terroristi dell’ISIS, con riferimento all’aumento della produzione di sostanze stupefacenti in questi Paesi, nonostante l’intervento militare. “La NATO avrebbe dovuto trasformarsi in uno strumento paritetico, in cui si coopera e si discute da pari, ma non l’ha fatto. Se falliscono gli accordi di Minsk (relativi alla situazione Ucraina) fallisce l’OSCE e fallisce l’Unione Europea. “Positivo l’accordo tra Russia e USA per la cessazione delle azioni militari in Siria, ma bisogna proseguire decisi su questa strada.” Dopo qualche minuto la delegazione russa ha abbandonato la seduta per protestare contro i ripetuti interventi della delegazione ucraina.

Del suo discorso condivido una cosa su tutte: la necessità di ripartire dal dialogo vero, tra Stati. Ma penso che il dialogo non possa più essere quello finto degli ultimi 20 anni. Non può essere “moderato” dagli Stati Uniti d’America, complici per troppi anni delle peggiori nefandezze in medio oriente, ma deve evolversi in un dibattito tra pari. Come abbiamo detto nel convegno di qualche settimana fa alla Camera “Se non fosse NATO”, è vero che la NATO si fonda sul concetto di "difesa collettiva". Ma con l’implosione dell’Unione Sovietica, ha di fatto perso il motivo alla base della sua stessa esistenza. Dal 1991 l'organizzazione si è presto trasformata in uno strumento di aggressione finalizzato al perseguimento di due obiettivi strategici per degli Stati Uniti: mantenere il dominio militare in Europa e controllare qualsiasi possibile rinascita della Russia. La crisi ucraina è solo l'ultimo capitolo di questa tragica vicenda. Il più pericoloso. Il colpo di stato del febbraio 2014 a Kiev si inserisce, infatti, nella progressiva e pericolosa espansione della NATO ad Est, presentata al grande pubblico come una benigna diffusione di democrazia.

APPROFONDIMENTI
Convegno Commissione Affari Esteri M5S "Se non fosse NATO" (video integrale)

Interconnessione TAP: Il Ministero scopre le carte e inguaia Emiliano



Dopo qualche settimana d’attesa, è giunta la risposta del Ministero dello Sviluppo economico sull’Interconnessione TAP e sul decreto che ne ha autorizzato la realizzazione. Ma le notizie, ahimè, sono tutt’altro che positive. In Commissione Attività Produttive a Montecitorio, il sottosegretario Gentile ha infatti replicato alla mia interrogazione parlamentare con cui ho chiesto al ministro Guidi se non ritenesse opportuno sospendere il progetto “Interconnessione TAP” come richiesto dalla Regione Puglia, visto il mancato rispetto delle procedure di valutazione e condivisione previste dalla normativa vigente.

“Con nota del 18 settembre 2015, il Ministero dello Sviluppo economico ha comunicato alla Regione Puglia, per eventuali osservazioni, che il metanodotto in questione sarebbe stato classificato come nazionale – ha affermato il sottosegretario Gentile nella sua risposta – Il decreto ministeriale di aggiornamento della Rete Nazionale dei Gasdotti al 1° gennaio 2016, emanato dal Mise il 20 ottobre scorso, ha conseguentemente incluso il metanodotto in progetto ‘Interconnessione TAP’ tra quelli rientranti nella rete nazionale. Solo successivamente – ha aggiunto il rappresentante del Governo – sono pervenute a questo Ministero alcune osservazioni da parte della Regione Puglia, che ha poi nuovamente scritto al Mise chiedendo una revisione del decreto stesso”. “Ancora una volta, il Governatore Emiliano prende in giro i pugliesi facendo l'esatto contrario di quello che dice sui mezzi di informazione.

Da pugliese ho provato un certo imbarazzo nel sentire dal Sottosegretario Gentile che Emiliano non ha inviato alcuna osservazione nei tempi previsti, su una questione così importante per la nostra Regione. Incompetenza o malafede? In entrambi i casi, se questa è la gestione Emiliano, c'è da preoccuparsi. Piuttosto che lanciarsi in offese personali verso di me, offese che lo qualificano e pensare che parliamo di un ex togato!, Emiliano riconosca che è grazie alla nostra opposizione attenta che si è finalmente destato dal torpore che lo ha contraddistinto e si è dato una mossa per limitare i danni presentando un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica: lo dimostrano le date, non le menzogne a cui il PD ci ha ormai abituato a tutti i livelli”. 

Nella risposta del Ministero si legge anche che, sulla base delle osservazioni pervenute, si è rilevato che non sussistono gli estremi per una revisione del citato Decreto, considerato in particolare che la normativa vigente specifica in modo puntuale i requisiti che rendono oggettivamente di carattere nazionale il progetto del gasdotto di collegamento tra il TAP e la Rete Nazionale Gas. “Inserito nella lista della Rete nazionale dei Gasdotti, il progetto Interconnessione TAP rientra adesso nell'iter agevolato previsto dallo Sblocca Italia, tanto caro al governo fossile targato Renzi, che riduce drasticamente il potere esercitabile dalla Regione, nonostante Emiliano parli tuttora di ipotetici quanto improbabili spostamenti dell'approdo. Dopo quanto appreso in Commissione, credo che le speranze riposte nel ricorso straordinario al Capo dello Stato siano ridotte al lumicino se non nulle.

Adesso, mi auguro che il Governatore dia conto all'intera regione spiegando i motivi dell'imperdonabile ritardo. Difficile, se non impossibile che il Presidente Mattarella possa intervenire ora che è troppo tardi. D'altronde parliamo dello stesso Presidente che solo pochi giorni fa ha accettato di buon grado la data del 17 aprile per il referendum sulle trivellazioni, nonostante questo comporterà il rischio di non raggiungere il quorum e la certezza di buttare al vento circa 300 milioni di euro dei cittadini italiani che si sarebbero potuti risparmiare prevedendo l’election day con le amministrative della prossima primavera. 

APPROFONDIMENTI
Ecco la risposta del Sottosegretario Gentile 

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/07407&ramo=CAMERA&leg=17

L'articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 21.02.16



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