Assemblea Parlamentare OSCE: Vienna, 25 e 26 Febbraio 2016



In questi giorni sono a Vienna, per la seduta invernale dell’assemblea parlamentare OSCE.
C’è stato, qualche ora fa, un interessante intervento del Presidente della Duma Russa Sergei Naryshkin, che ha evidenziato come la stessa fiducia tra Stati, che è alla base dell’OSCE, è a rischio a causa del ritorno di una velata “guerra fredda” tra i Paesi occidentali e la Russia. Proprio l’OSCE che, il 3 luglio 1973 in pieno clima di guerra fredda, nacque proprio come un tentativo finalizzato alla ripresa di un dialogo tra Est e Ovest.
Non ha risparmiato critiche all’allargamento del blocco NATO fino ai confini russi, manovra che mette a rischio secondo la sua opinione la sicurezza di tutta l’area OSCE. “Se si vuole costruire la propria sicurezza a scapito delle altre nazioni, ha commentato Naryshkin, prima o poi se ne pagano le conseguenze.”

Ha poi lanciato un'altra frecciata in merito agli interventi NATO in IRAQ e LIBIA che avrebbero, secondo la sua opinione, svuotato gli Stati per lasciare strada libera ai terroristi dell’ISIS, con riferimento all’aumento della produzione di sostanze stupefacenti in questi Paesi, nonostante l’intervento militare. “La NATO avrebbe dovuto trasformarsi in uno strumento paritetico, in cui si coopera e si discute da pari, ma non l’ha fatto. Se falliscono gli accordi di Minsk (relativi alla situazione Ucraina) fallisce l’OSCE e fallisce l’Unione Europea. “Positivo l’accordo tra Russia e USA per la cessazione delle azioni militari in Siria, ma bisogna proseguire decisi su questa strada.” Dopo qualche minuto la delegazione russa ha abbandonato la seduta per protestare contro i ripetuti interventi della delegazione ucraina.

Del suo discorso condivido una cosa su tutte: la necessità di ripartire dal dialogo vero, tra Stati. Ma penso che il dialogo non possa più essere quello finto degli ultimi 20 anni. Non può essere “moderato” dagli Stati Uniti d’America, complici per troppi anni delle peggiori nefandezze in medio oriente, ma deve evolversi in un dibattito tra pari. Come abbiamo detto nel convegno di qualche settimana fa alla Camera “Se non fosse NATO”, è vero che la NATO si fonda sul concetto di "difesa collettiva". Ma con l’implosione dell’Unione Sovietica, ha di fatto perso il motivo alla base della sua stessa esistenza. Dal 1991 l'organizzazione si è presto trasformata in uno strumento di aggressione finalizzato al perseguimento di due obiettivi strategici per degli Stati Uniti: mantenere il dominio militare in Europa e controllare qualsiasi possibile rinascita della Russia. La crisi ucraina è solo l'ultimo capitolo di questa tragica vicenda. Il più pericoloso. Il colpo di stato del febbraio 2014 a Kiev si inserisce, infatti, nella progressiva e pericolosa espansione della NATO ad Est, presentata al grande pubblico come una benigna diffusione di democrazia.

APPROFONDIMENTI
Convegno Commissione Affari Esteri M5S "Se non fosse NATO" (video integrale)