Immigrazione: Quali scenari si prospettano per la Puglia?


Il Consiglio europeo del 17-18 marzo ha visto l’Italia, ancora una volta, tornare a casa con un pugno di mosche in mano. Infatti, come ha affermato il ministro dell’Interno Angelino Alfano durante il question time tenutosi oggi (giovedì 31 marzo) a Montecitorio, il nostro Paese ha dovuto ribadire che “la questione migranti va affrontata assieme, rispettando gli impegni presi in merito alla riallocazione”. Al contempo, però, pressata da flussi migratori ingenti e all’interno dagli egoismi nazionali, l’Europa ha partorito una nuova strategia che prevede di pagare Turchia e Grecia affinché si prendano cura dei migranti sul loro territorio con la formula “uno a uno”. I siriani che giungeranno nel paese ellenico saranno sottoposti a riconoscimento e rispediti in Turchia nel caso non dimostrino di avere diritto a una procedura di asilo; in cambio i turchi trasferiranno dai campi profughi, in cui ospita 2,5 milioni di siriani, all’Ue altrettanti rifugiati. Alla Turchia sono stati così concessi 6 miliardi di finanziamenti – 3 subito, 3 entro il 2018 – nonché aperture di credito al Governo di Ankara che, negli ultimi anni, non ha dato sempre prova di democrazia.

Ma se il flusso di migranti che arriva in Grecia non dovesse essere contenuto dal sistema di centri di detenzione e rimpatri in Turchia, è possibile che i migranti decidano di iniziare a percorrere una rotta balcanica “alternativa”. Chiusa quella che passa per la Macedonia, potrebbero optare di entrare in Albania e da lì attraversare il Canale d’Otranto per arrivare sulle coste pugliesi.

Con la primavera alle porte ed il relativo bel tempo atmosferico, i flussi verso la Puglia aumenterebbero a dismisura la nostra regione rischia, così, di rivivere l’invasione dei migranti degli anni ’90 quando ad attraversare l’Adriatico erano gli albanesi. A questo punto, sotto l’onda dell’emergenza, potrebbe innescarsi la proliferazione di Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) per i migranti, un chiaro business per la malavita locale come già successo in altre regioni italiane, dove questi centri mal gestiti hanno comportato violazioni dei diritti umani dei migranti e contemporaneamente maggiore insicurezza per la popolazione locale, con i soli risultati di ingrossare i portafogli di chi questi centri li gestisce, fornire forze fresche alla criminalità ed al caporalato e di mettere a repentaglio la prossima stagione turistica. In questo scenario il Governatore Michele Emiliano potrebbe svolgere un ruolo cruciale per la massima trasparenza e legalità delle procedure. Memore del suo passato di magistrato, saprà ben comprendere l’entità del lucro che si annida in questi ambiti e che è giunto agli occhi di tutti con scandali come quelli capitolini di Mafia Capitale.

In Italia l'accoglienza dei migranti, richiedenti asilo e profughi è sempre stata gestita secondo le logiche dell'emergenza, dei piani straordinari, delle soluzioni tampone e degli interventi provvisori. L'assenza di una programmazione e di una politica organica sull'accoglienza ha generato un sistema ibrido pubblico-privato dove non vi è trasparenza sugli affidamenti, sui finanziamenti, sul rispetto degli standard di erogazione dei servizi previsti da convenzioni e capitolati d'appalto. Ed è proprio per questo motivo che ci preoccupa il silenzio di Emiliano su questo tema. Quali iniziative sta mettendo in atto?

Nel semestre di Presidenza Ue, il premier Renzi aveva promesso che la “questione migranti” sarebbe stata posta in cima all’agenda ma, nonostante l’approvazione del Parlamento della mozione della Commissione Affari Esteri, a prima firma del mio collega Di Stefano (M5S), il Governo non è riuscito ad aprire alcun margine di dialogo in Europa. 
A conti fatti l’Italia, con il suo ruolo diplomatico più che altro passivo, ha perso la sua partita: siamo stati persino messi in mora e accusati di non identificare i migranti che entrano nel nostro Paese. Finché a livello comunitario non sarà superato il regolamento di Dublino, finché non saranno avviate, al contempo, le procedure di riallocazione e finché le risorse non verranno distribuite a quei Paesi frontalieri come il nostro, l’Italia nonostante un suo presunto ruolo chiave in Ue rimarrà sempre sola a fronteggiare le emergenze dei flussi migratori.

Una situazione inaccettabile per il nostro Paese che a questo punto dovrebbe rifiutarsi di versare il proprio contributo economico al budget europeo (circa 15 miliardi di euro) e investire gli stessi soldi per gestire l'emergenza in Italia e garantire maggiore sicurezza ai propri cittadini, visto anche il grande e concreto ‘rischio terrorismo’ che vede la Puglia, peraltro, come regione chiave. Attendiamo di comprendere cosa il Governatore Emiliano stia mettendo in pratica concretamente.

APPROFONDIMENTI
Articolo su l'Attacco del 7 aprile 2016 

 

Adozioni: Ok per altre 47 dall'Italia. Pochi piccoli ancora rimasti in Congo







Circa una settimana fa, con una interrogazione a risposta immediata in commissione indirizzata al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, chiedevo lumi sul numero preciso di bambini che avevano ottenuto le autorizzazioni per poter abbracciare i loro genitori.
Infatti, erano da poco state sbloccate altre situazioni, ma era ancora poco chiaro il numero preciso vista la differenza di informazioni arrivate dalla Commissione Adozioni Internazionali e dal Ministero degli Affari Esteri. Dopo qualche ora dalla risposta del Sottosegretario Amendola, il quale sottolineava la tempestiva trasmissione delle informazioni alla CAI, “in vista di un auspicabile celere esito per quanto riguarda gli adempimenti di competenza della Commissione”, è arrivata un'altra bellissima notizia. Finalmente, altri 47 bambini adottati dalle famiglie italiane hanno avuto il via libera dalle Autorità del Congo e potranno abbracciare presto i loro genitori in Italia». Con questi ultimi, si chiude sostanzialmente la lunga e sofferta vicenda delle famiglie coinvolte in adozioni dalla Repubblica Democratica del Congo. Rimane ancora un numero molto limitato di piccoli, che si auspica possano essere rapidamente sbloccati. Tutte le famiglie italiane che avevano una procedura adottiva conclusa prima del 25 settembre 2013, potranno abbracciare presto i loro figli. Ora mancano le ultime procedure burocratiche, come il passaporto e il visto ma i tempi dovrebbero essere relativamente brevi.
Me lo auguro per i bambini e per le famiglie ma spero che adesso la CAI non si adagi sugli allori e continui a perseguire la positiva conclusione dell'iter adottivo sia per gli ultimi piccoli rimasti in Congo che per gli altri Paesi come Bielorussia, Etiopia e Burundi, solo per citarne alcuni.


APPROFONDIMENTI
5/08126 Interrogazione a risposta scritta in commissione

Adozioni, Congo: Altri bambini pronti ad arrivare in Italia



Sembra volgere al lieto fine la vicenda che riguarda i bambini della Repubblica Democratica del Congo regolarmente adottati da famiglie di vari Paesi, tra cui l'Italia, ma bloccati dal 2013 per sospetti sulle procedure di adozione da parte delle autorità di Kinshasa. Infatti, martedì scorso il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha espresso la sua soddisfazione per questa buona notizia arrivata dall'Autorità della Repubblica Democratica che comunica di aver concesso ad ulteriori 66 bambini di ricongiungersi con le famiglie adottive in Italia.

Il via libera dato dalle autorità della Repubblica Democratica del Congo è certamente una buona notizia. Arriva purtroppo dopo tre anni di lunga attesa, causata da una burocrazia farraginosa che ha sospeso all'infinito la possibilità per decine di genitori di abbracciare i loro figli. Inoltre, ci sono altri 45 bambini ancora in attesa di adozione che mi auguro non vengano dimenticati e che presto possano, anch'essi, gioire insieme ai loro genitori adottivi. In questa battaglia a vincere è stata la loro tenacia e determinazione. Spero che i genitori vengano al più presto contattati dalla CAI e invitati a recarsi in Congo per raggiungere e portare in Italia i loro bambini. Nella manifestazione di protesta del 20 gennaio scorso davanti a Montecitorio, ho visto volti stanchi, provati dalla lunga attesa, ma anche determinati a lottare ancora. Quella manifestazione che era stata vivamente 'sconsigliata' da alcuni enti autorizzati che invitavano i genitori a non scendere in piazza, per evitare tensioni con le autorità congolesi che avrebbero potuto ulteriormente ritardare l'arrivo dei bambini. Forse, invece, proprio quella manifestazione ha avuto un effetto positivo e propulsivo. 

Certamente, non ha influito negativamente sulla vicenda. Manifestare è un diritto dei cittadini e tale deve rimanere. Fa discutere la difformità delle informazioni tra il Ministero degli Esteri e la Commissione Adozioni Internazionali (CAI). Mentre il Dicastero della Farnesina parla di 14 bambini già autorizzati a metà febbraio e di 66 autorizzati in queste ore, la CAI nella sua nota di martedì ha parlato esclusivamente di 80 bambini autorizzati ieri. Questo sarà motivo di una mia interrogazione in commissione esteri che questa mattina ho depositato alla Camera dei Deputati. Durante la manifestazione del 20 gennaio scorso ho incontrato genitori che erano in attesa da 847 giorni. È necessario che il Ministro chiarisca, se già da metà febbraio questi bambini erano stati autorizzati, come mai si siano attesi ulteriori trenta giorni e per quali ragioni. Tutto questo è inaccettabile.

Nei prossimi giorni in Commissione Giustizia si avvierà l'iter dell’indagine conoscitiva per una modifica della legge sulle adozioni. È necessario in quella sede apportare modifiche alla legge del 1983 agendo soprattutto sulla CAI che dovrebbe coordinare il lavoro degli enti autorizzati. Non si potrà fare a meno di addentrarsi nel ginepraio degli accordi internazionali, dei minori che vivono fuori dalle famiglie d’origine, degli affidi e dei tribunali per i minori. Le nostre proposte vanno nella linea di una semplificazione, trasparenza e snellimento dell'iter adottivo mantenendo salvo il principio di offrire ad ogni bambino che ne è privo, la possibilità di crescere in una famiglia.

Sottrazione Internazionale di minori: Risoluzione per rimediare alle lacune legislative



Nonostante l’Italia abbia ratificato la convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 (con la legge 64 del 15 gennaio 1994) sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, ogni anno oltre cento bambini spariscono. Dal 2009 a fine aprile 2015, infatti, sono complessivamente 610 i nuovi casi di minori dei quali si sono perse le tracce perché sottratti al coniuge, rapiti o fuggiti da casa, Puglia inclusa. A seguito di numerosi incontri con le associazioni del settore, ho deciso di porre rimedio a questa vera e propria emergenza depositando una risoluzione sia in Commissione Esteri che in Commissione Giustizia, insieme al collega deputato Alfonso Bonafede. L’obiettivo è quello di impegnare il Governo ad assumere iniziative, sia in campo nazionale che internazionale, per arginare il fenomeno della sottrazione di bambini ad opera di un genitore, il quale decide illegittimamente di allontanarsi e di portare via con sé il figlio, in un luogo sconosciuto o all’estero, impedendo così qualsiasi rapporto con l’altro genitore.

“Il M5S ha compreso lo situazione di emergenza in cui si trovano centinaia di genitori - afferma Edmondo Sena, delegato nazionale ADIANTUM per i rapporti con il Parlamento - e soprattutto, migliaia di bambini nati e cresciuti in Italia ma, di fatto, rapiti e fatti sparire in paesi lontani. È necessario che le forze di Polizia possano trattare questi casi come un rapimento vero e proprio. Aspettiamo l'accoglimento, da parte della politica, delle proposte che i 5 Stelle hanno fatto proprie”.

“Proviamo grande soddisfazione - aggiunge Fabio Nestola, consigliere nazionale ADIANTUM - per le iniziative che i 5 Stelle stanno assumendo sull'argomento, e ci fa piacere che le proposte che stiamo studiando da oltre dieci anni siano di nuovo poste all'attenzione della Politica nazionale”.

Nella maggioranza dei Paesi occidentali, la sottrazione di minori viene considerata un reato che crea allarme sociale pertanto viene sanzionata sulla base della violenza fisica e psichica subita dal minore. In Italia, nonostante la sottrazione e il trattenimento all’estero di minore costituisca ipotesi di reato in base all’art. 574 bis del codice penale, non è chiaro quale autorità debba effettivamente occuparsi dell’effettivo rientro del minore. Anche quando i casi vengono risolti a livello giuridico, si incontrano enormi difficoltà nel far attuare le sentenze dei tribunali, sia italiani che di quei Paesi in cui i minori sono trattenuti. In questi mesi ho avuto modo di sentire un papà andriese a cui è stato strappato suo figlio, dalla moglie della Repubblica Ceca. Ad oggi, nonostante la mamma si sia suicidata, non è ancora riuscito a riportarlo a casa perché affidato ai nonni slovacchi.

Dopo aver depositato una interrogazione al Ministro della Giustizia Orlando e non avendo ricevuto risposta, ho presentato insieme al collega Bonafede questa risoluzione che mi auguro venga presto calendarizzata e votata all'unanimità, anche dai colleghi delle altre forze politiche. Ci sono tematiche, infatti che non hanno bandiera e mi auguro che anche i colleghi di diversi schieramenti politici votino nel merito della risoluzione, tralasciando, sui temi positivi e di supporto ai cittadini, la rivalità politica.

APPROFONDIMENTI
7/00927 Risoluzione in commissione