La Croazia sequestra i pescherecci pugliesi. Abbiamo chiesto il rispetto del trattato di pace


Suscita curiosità la denuncia di alcuni pescatori pugliesi che hanno segnalato il comportamento scorretto da parte delle autorità croate che sequestrano i pescherecci italiani e il relativo personale di bordo, rilasciati solo su pagamento di cauzione, nonostante il loro diritto di navigazione nelle acque in cui si trovano. Per questo, con il supporto della consigliera regionale Rosa Barone che ha raccolto le testimonianze di alcun pescatori pugliesi confermate dalla Capitaneria di Porto di Molfetta, ho invitato il Governo a chiedere conto alla Croazia per il mancato rispetto del Trattato di Pace di Parigi del 1947. Il Trattato, all’art. 11, comma 2 dice che “l'Italia cede alla Jugoslavia in piena sovranità l'Isola di Pelagosa e le isolette adiacenti. L'Isola di Pelagosa rimarrà smilitarizzata. I pescatori italiani godranno a Pelagosa e nelle acque circostanti degli stessi diritti di cui godevano i pescatori jugoslavi prima del 6 aprile 1941”. Un trattato, tuttavia, non rispettato ad oggi dalla Croazia, come denunciano i pescatori.

“I primi di febbraio di quest’anno – dichiara la consigliera regionale pugliese Rosa Barone (M5S) – avendo appreso la segnalazione di numerosi pescatori pugliesi, ho inviato una richiesta alla Capitaneria di porto di Molfetta per ricevere dati riguardanti lo sconfinamento in acque straniere di pescherecci appartenenti a questa marineria".

Nella risposta della Capitaneria di Porto di Molfetta, del 27 luglio scorso, si trova l’elenco dei pescherecci iscritti nelle matricole della Capitaneria di porto di Molfetta catturati nelle acque croate. In particolare, si legge che tra il 2000 e la metà del 2011 ci sono stati almeno tre casi di cattura da parte delle forze armate croate. “Rimaniamo, inoltre – prosegue Rosa Barone – in attesa di una risposta dalla Capitaneria di Manfredonia e da quella di Bari”.

Dai dati della Capitaneria di Porto si evince che sia nel 2010 che nel 2011 ci sono stati casi di motopescherecci pugliesi che sono stati avvicinati, anche con metodi inaccettabili, da militari croati. Questi, senza aver verificato con esattezza il rispetto della legge e della geolocalizzazione dei pescherecci, hanno contestato l’abusivo esercizio di attività di pesca in acque territoriali croate, procedendo al sequestro del pescato, dell’imbarcazione ed alla condanna del comandante al pagamento di una somma di denaro. Addirittura, i membri dell'equipaggio dei pescherecci sono stati posti in stato di arresto e detenuti sino a quando è avvenuto il pagamento della multa irrogata. Tutto questo è incredibile e mi auguro che presto i ministri Graziano Delrio e Paolo Gentiloni possano dare delle risposte. Se la Croazia intende fare cassa imponendo ai nostri pescatori delle sanzioni pecuniarie privandoli della loro libertà, si sbaglia di grosso. Spero che presto il Governo spieghi a tutti i pescatori pugliesi se sapeva e non ha fatto, ma soprattutto, cosa intende fare ora per evitare che questi episodi incresciosi ed irrispettosi della libertà dei nostri cittadini, si verifichino nuovamente. A tal proposito credo sia opportuno fare chiarezza tra tutte le parti interessate affinché si permetta alle imbarcazioni italiane di agire in sicurezza e nel pieno rispetto degli accordi.

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Moltissime schede invalide dall'estero sul referendum trivelle: ho chiesto spiegazioni al Ministro

Sono ormai passati quasi quattro mesi dall’ultimo referendum, quando il 17 aprile scorso gli italiani si sono espressi sulle cosiddette “trivelle”. Tuttavia, c’è qualche dato tra quelli resi noti dal Viminale, che mi è balzato all’occhio: il numero di schede bianche e quello di schede nulle all’estero sono letteralmente sproporzionate rispetto all’Italia. In particolare, dai dati del Ministero dell’Interno si evince che all’ultima consultazione referendaria, il 10,3% dei votanti iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’Estero (AIRE), avrebbe espresso un voto non valido, a fronte dell’1,28% sul territorio nazionale.
Grazie ad una segnalazione che ho ricevuto da un cittadino italiano all’estero, ho avuto modo di leggere attentamente i dati pubblicati sul sito del Ministero dell’Interno e di notare che su un totale di 779.548 votanti (il 19,73% degli aventi diritto), si sono registrati 699.236 voti validi e un totale di 80.312 voti non validi, comprese 13.287 schede bianche. Risulterebbe, dunque, che all’ultima consultazione referendaria, il 10,3% dei votanti dell’AIRE avrebbe espresso un voto non valido, a fronte dell’1,28% sul territorio nazionale. in particolare, escludendo le schede bianche, all’estero risulterebbero l’8,60% di voti nulli, rispetto allo 0,68% in Italia! In altre parole e con le dovute proporzioni, per ogni scheda nulla in Italia ci sono più di 12 schede nulle all’Estero. Un dato a dir poco ‘inatteso’ se si considera che parliamo di una votazione dove bisognava esprimere un SI o un NO.

Il voto all’estero per le elezioni politiche nazionali e i referendum è regolato dalla Legge 27 dicembre 2001, n. 459 e dal relativo Regolamento attuativo (D.P.R. 2 aprile 2003, n. 104), in attuazione degli art. 48, 56 e 57 della Costituzione, che hanno istituito la Circoscrizione Estero. I cittadini italiani residenti all’estero e regolarmente iscritti all’AIRE esercitano il diritto di voto all’estero, utilizzando il plico elettorale che ricevono al loro domicilio e votano per corrispondenza.
Nei prossimi mesi, gli italiani saranno nuovamente chiamati a dover votare per il referendum costituzionale ed è opportuno che tutti gli aventi diritto possano esprimere e veder rispettato il loro voto. Per questo, ho immediatamente chiesto ai Ministri Alfano e Gentiloni se fossero a conoscenza dell’anomalia delle schede nulle all’estero e se abbiano intenzione di adottare misure finalizzare a ridurre il rischio di collezionare un numero così alto di schede non valide. Nel prossimo referendum non è necessario raggiungere un quorum, ma è importate tutelare ogni singolo voto, anche perché ogni voto potrebbe essere buono per mandare via, finalmente, un premier che sta portando sul lastrico il nostro paese e che, con le riforme costituzionali, rischia di rovinarlo definitivamente con la complicità di Verdini e della Boschi, i nuovi padri costituenti.

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