Sottrazione Internazionale di minori: La Convenzione dell'Aja va aggiornata


La battaglia per contrastare la sottrazione internazionale di minori non deve conosce soluzione di continuità. Dopo aver incontrato alcuni addetti ai lavori, aver sentito numerosi genitori e raccolto le problematiche legate al fenomeno della sottrazione internazionale, ho dapprima depositato una proposta di legge (insieme al collega Bonafede) per inasprire le pene di chi è colpevole di sottrazione internazionale di minori. Successivamente ho presentato una interrogazione al Ministro della Giustizia e adesso torno alla carica con una interpellanza alla Camera dei Deputati per chiedere al Governo di farsi promotore in sede internazionale di alcune modifiche alla Convenzione dell’Aja, in vista della scadenza del suo rinnovo quinquennale.

Le sottrazioni internazionali di minori, che si verificano nel caso in cui un minore viene illecitamente trasferito all'estero o illecitamente trattenuto all'estero (mancato rientro), sono innumerevoli nel nostro Paese così come nel resto dell'Europa e presentano aspetti assai diversi tra loro. Tra gli accordi internazionali che riguardano la sottrazione di minori vi è la Convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980, ratificata da 93 Paesi, che si pone, tra gli obiettivi, quelli di consentire il ritorno del minore nello Stato di residenza abituale e di garantire il diritto del minore ad incontrare il genitore dal quale è stato illecitamente sottratto, regolamentandone la modalità di frequentazione anche nel Paese estero. Ad oggi, la Convenzione è l'unico strumento giuridico internazionale cui è possibile ricorrere per i casi di sottrazione o per la regolamentazione del diritto di cura parentale dei minori sottratti e portati coattivamente, a grande distanza dal contesto familiare in cui sono nati e cresciuti, in Paesi non appartenenti all'Unione Europea.

Purtroppo, nel tempo si sono evidenziate alcune criticità nella Convenzione che vanno assolutamente corrette per tutelare i minori, salvaguardare il diritto dei genitori ed evitare che eventuali controversie possano costituire un elemento di forte turbamento nei rapporti tra gli Stati interessati. Entrando nel merito degli articoli, si evince che la Convenzione prevede che il genitore del minore sottratto sia obbligato a presentare l'istanza presso l'autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato in cui il minore si trova, laddove invece sarebbe opportuno poter presentare l'istanza nello stato di origine della famiglia. Questo aprirebbe scenari diversi e favorevoli in quanto, innanzitutto sarebbe un deterrente per il genitore reo dell’allontanamento forzato. Inoltre, il genitore a cui viene sottratto il minore non sarebbe più obbligato a rivolgersi a un'autorità straniera, ma a quella del luogo dove il bambino aveva per ultimo la residenza abituale e i propri affetti più cari.

Anche l'Associazione Adiantum la pensa così: “Il minore sottratto viene catapultato in un vortice di circostanze che determinano cambiamenti incisivi nella propria vita di bambino: variazioni del clima, del paesaggio, delle mura domestiche, dell'alimentazione, della lingua parlata, dei rapporti sociali, del gioco, dell'emulazione, della scuola e delle condizioni economiche (spesso disagiate). Tutto ciò segna l'inizio di un calvario sia affettivo che legale, dal momento che il bambino trascorre molto tempo prima di rivedere (o anche sentire telefonicamente) il genitore a cui è stato sottratto, in ciò acutizzando un forte senso di abbandono che lo seguirà per tutta la vita. Ci auguriamo vivamente che il Governo prenda in considerazione gli impegni proposti da Scagliusi e che, in tempi brevi si riescano a trovare soluzioni efficaci a questo problema”.

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